4 Giugno 2009
19 Marzo 2009
Videolina si arruola

Ci mancava solo Videolina nell’esercito della Grande propaganda filo-governativa.
Durante il servizio sulla manifestazione dei lavoratori della scuola in sciopero (sciopero CGIL), i suoi TG odierni ci hanno gentilmente informato - questione assolutamente secondaria, oltre che tutta da verificare - che le scuole medie di Cagliari hanno regolarmente lavorato.
A pochi minuti dall’inizio della manifestazione, i giornalisti di Videolina erano quindi già riusciti a sentire i genitori dei compagnetti dei loro figli? O avevano fatto un giro di telefonate ai referenti crumiri di qualche segreteria scolastica?
Ma sì, l’informazione deve essere utile al disegno dei propri editori, anche se incompleta, funzionale soprattutto ai disegni globali e di classe. Perchè gli editori si sentono classe padrona e perciò fratelli degli attuali governanti. Ma i giornalisti? Che c’entrano i giornalisti? Loro dovrebbero appartenere alla classe dei lavoratori.
E invece molti giornalisti di Videolina si sono arruolati nell’esercito della controparte, se ne fregano di verificare le notizie e riferiscono solo ciò che è utile al loro padrone. Bravi. Inutili, ma bravi.
Suvvia, ragazzi, uno scatto d’orgoglio.
30 Agosto 2008
Tempi moderni. Sicurezza e salute nel terzo millennio
Terra, 3 aprile 2004
ex editoriale 139
C’è una domanda drammaticamente attuale nell’articolo di Giuseppe D’Avanzo su La Repubblica di oggi: a quanti dei nostri diritti e libertà democratiche siamo disposti a rinunciare per la nostra sicurezza? E’ una domanda che attraversa tutta l’Europa contemporanea e che negli Stati Uniti d’America ha già trovato una risposta nelle pesanti limitazioni costituzionali poste agli stranieri e nelle guerre preventive contro gli “stati canaglia”.
In Italia, nei giorni scorsi, c’è stata un’azione di polizia che ha portato all’arresto di oltre 150 persone sospettate di avere legami con l’integralismo islamico. Non ci sono accuse precise, reati commessi, indizi certi, ma tutte queste persone sono in carcere e verranno probabilmente espulse dall’Italia in quanto potenzialmente pericolose.
Evidentemente sta crescendo l’allarme attentati anche nel nostro paese; e di fronte all’ignoto terrore che può colpire ovunque, reagiamo in modo democraticamente scomposto nel tentativo di allontanare la minaccia.
Questo tipo di dilemma assomiglia a un altro che ha a che fare con la nostra salute (e con i contenuti di questo sito), posto in termini simili: quanta salute siamo disposti a sacrificare in nome della libertà di movimento e di comunicazione?
E’ una domanda molto attuale in queste nostre città attanagliate dai gas di scarico dei mezzi di locomozione a benzina e ricoperte da una fitta cappa di onde elettromagnetiche legate a centraline elettriche e antenne telefoniche.
Sulla dannosità dell’inquinamento atmosferico legato al traffico nessuno ha più dubbi; su quello determinato dalle antenne telefoniche le sicurezze non sono ancora scientifiche, ma il principio di precauzione dovrebbe guidare le scelte dei nostri amministratori.
Eppure, le resistenze alla sola regolamentazione dei due fenomeni è forte e trasversale, con le varie lobby che hanno rappresentanze politiche in tutti gli schieramenti.
Se chiamiamo “A” i due pilastri positivi sacrificabili insiti nelle precedenti domande (democrazia e salute), “B” gli altri i bisogni imprescindibili (sicurezza e mobilità/comunicazione) e “xA” il quantum di A cui siamo disposti a rinunciare, parrebbe logico arrivare alla seguente espressione:
A - xA = B
Ma all’aumentare di xA, B diminuisce; per ottenerne l’incremento dovremmo far crescere A tenendo fermo xA (o solo diminuire xA).
Quant’è allora il “quid” in questione? Quando si ottiene la parità? Quanto vale quella “x” dell’uguaglianza? E quali i contenuti concreti di questa eventuale diminuzione? E siamo sicuri che il “bene” ottenuto con il sacrificio di un altro “bene”, sia un valore? E’ più importante A o B?
E non sarà invece, come dimostra l’espressione, che a maggiore democrazia e salute corrisponde maggiore sicurezza e mobilità (restando invariato xA)?
Sono le domande ricorrenti di questo mondo globalizzato d’inizio terzo millennio. Domande e questioni che rischiano di contrapporre non idee (che sarebbe bello e auspicabile) ma persone e culture.
Soprattutto la paura del terrorismo, nonostante i distinguo e le cautele del ministro Pisanu, sta generando una sorta di caccia all’arabo, un nuovo “mammaliturchi”, che rischia di allontanare per sempre due mondi, invece, intimamente legati.
Sì, perchè il nostro mondo e quello islamico nascono dalle stesse radici, hanno gli stessi padri e stesse madri, “idoli” e “profeti”, storie e leggende comuni. Così come scrive magistralmente Pietro Citati nel suo “Israele e l’Islam” nella descrizione di quell’arcangelo Raffaele in una miniatura del 1580, eseguita per Akbar, un grande sovrano della dinastia indiano-islamica dei Moghol:
“…Come voleva Akbar, le due culture si fusero tra le mani di Husayn Naqqash: l’Occidente e l’Oriente, l’Oriente e l’Occidente, come nel Divan di Goethe, si armonizzarono in un’opera sola. Il mantello rosso, dalle ricche pieghe, proviene da una pittura occidentale. Le pietre celesti e rosa, gli arbusti e i fiori celesti e rossi, completamente innaturali, la delicatissima gonna ricamata dell’angelo-huri ricordano le miniature persiane che Akbar aveva ammirato nell’adolescenza…”
L’ àncora di salvezza è sempre la stessa: cultura e conoscenza, sapienza e tolleranza, diversità come valore in sè.
Invece che riunire, questa globalizzazione sta separando. E lo fa perchè essa non è in nome della fratellanza tra i popoli, ma in nome del commercio NON equo NE’ solidale.
Anche nel secondo problema la domanda andrebbe posta altrimenti: a quanta libertà di movimento e di comunicazione è giusto rinunciare per garantire e tutelare la salute dei cittadini, soprattutto quelli più esposti, bambini ed anziani?
La possibilità di spostarsi ha sviluppato lo scambio di merci e la conoscenza, quindi la crescita economica e culturale. Nessuno chiede di rinunciare a tutto ciò.
Ma il trasporto collettivo, la comproprietà dell’auto, le biciclette, le gambe sono non solo delle valide alternative all’automobile privata, ma, nelle città supercongestionate di oggi, l’unica possibilità di spostamento veloce.
22 Novembre 2007
Addio, Pintor
Terra, 18 maggio 2003
Alla mia solita edicola (di turno questa domenica) non trovo “il manifesto” (? tardi ed ? gi? finito. Per? che strano) e per una volta decido di farne a meno. Ma quando leggo, sull’altro quotidiano, che te ne sei andato, un groppo in gola mi assale, quasi fossi un amico intimo, un parente stretto e corro a cercare un’altra edicola per comprare una copia del tuo giornale.
Non ti ho conosciuto che tramite i tuoi scritti, possenti come i nuraghi delle alture assolate di Sardegna. E come gli olivastri della nostra terra spazzata dal maestrale, hai resistito alla furia dei venti indicandoci il luogo dove stare.
E continuo ad apprendere di te attraverso le parole di Riccardo, di Valentino, di Rossana, Pietro, Luciana, Lucio e di tutti gli altri che sul manifesto di oggi, domenica 18 maggio, hanno voluto ricordarti.
Sento un bisogno impellente di scrivere anch’io qualcosa, ma la tastiera del computer ? restia, immobile; continuo a battere lettere banali che mal si adattano a ci? che sento. Leggo e rileggo l’anticipazione de “I luoghi del delitto” e mi sovvengono improbabili immagini di botteghe medievali cagliaritane, quelle del quartiere Stampace, dove i tanti Pintor lavoravano di cesello ai loro dipinti.
Mi viene in mente una bella crittografia mnemonica sulla parola “addio“, che ha come soluzione “impiegato in congedo“. Come i grandi titoli a senso multiplo in cui - ho appreso oggi - eri maestro. E mi arrendo a concludere cos?. Allora addio, Luigi, silente impiegato arrivato finalmente all’agognato congedo.
1 Settembre 2007
Sardigna.com
Incuriositi e interessati da una e-mail di Massimo Manca (ex assessore all’ambiente del comune di Quartu) con allegato un suo articolo sullo smog a Cagliari, pubblicato sul nuovo quotidiano “Sardigna.com”, abbiamo voluto comprare un numero di questo giornale.
Sorpresa! Un giornale formato tabloid, di quelli che si leggono bene anche sull’autobus o a piedi con l’ombrello? Ri-sorpresa! Un giornale su cui il redivivo Antonangelo Liori scrive insieme a Graziano Milia? No, non è possibile. Francesco Casula e Massimo Manca con Mario Carboni? (Scusi, ho sbagliato. Può rendermi l’euro? Posso cambiarlo con l’Unione?)
Vabbè, forse non abbiamo capito ancora granchè: proviamo a leggerlo, dai! Superiamo la nostra preventiva e istintiva repulsione verso gli eccessi verbali di Liori! Anche perchè, forse è vero, non abbiamo ancora capito niente di giornali e giornalismo. La prevenzione va bene in medicina, non nel campo delle idee.
In effetti le idee (a parte il nazi-fascismo) e le parole non hanno mai ucciso nessuno, anche se quelle di Liori sono aspre come un succo di limone bevuto la mattina a stomaco vuoto e, a volte, offensive e diffamanti. Posti alcuni paletti, però, ognuno deve poter dire e scrivere ciò che pensa senza per questo essere perseguitato o semplicemente additato. La tolleranza deve essere praticata con e da tutti.
Certo, usa parole e argomenti piuttosto forti per farci sapere che non tollera i musulmani e il loro modo di vivere e che per loro non costruirebbe moschee nè toglierebbe i crocifissi dalle scuole. Definisce “medievale” la loro religione, come se ci fossero religioni “moderne” o “postmoderne” e attribuendo alla parola “medievale” una connotazione negativa (dimenticandosi sia di quanto culturalmente fecondo e frizzante, di quanto allegro e vivace sia stato quel periodo, che di quanto ancora “medievali” siano certi aspetti della società barbaricina a cui si rifà costantemente).
Ma le sue sono parole. Non sono atti e azioni dolorose come le violenze fisiche che i fondamentalismi, tutti i fondamentalismi, esercitano sulle persone. Eppoi comunque la sua conclusione è che la guerra contro l’Iraq è sbagliata, assurda e ipocrita, e questo ci va benissimo. Inoltre, poco più avanti, ci pensa Francesco Casula, con la sua ferma pacatezza, a ristabilire il giusto rapporto tra la nostra e le altrui civiltà.
Allora il prodotto “Sardigna.com” è a nostro parere un buon prodotto perchè alla fin fine si ha la sensazione di aver sfogliato un giornale equilibrato, che sa commentare le notizie da almeno due punti di vista. E’ un po’ la traduzione su carta di quanto fanno sul teleschermo Ferrara e Sofri con la loro trasmissione “Otto e mezzo” in onda su LA7: temi di attualità e di qualità mediati da due conduttori bravi, di chiara e opposta appartenenza politica.
Ecco, anche su “Sardigna.com” si trattano più che notizie argomenti, con tanti editoriali che si affiancano e si controbilanciano, tante inchieste in senso lato e proprio e tanti servizi che su un quotidiano non ti aspetteresti di trovare (dagli scritti di Milia sulla Sardegna dei Giudicati, alla storia massonica dal dopoguerra a oggi, di Vigna, alle battaglie ambientaliste di Manca, che ci vedono perfettamente in sintonia).
Dopo questa sviolinata qualcuno forse ci confermerà che non capiamo proprio niente di giornali e giornalismo, e ben ci sta. Ce lo saremo meritato. La nostra speranza è che nessuno ci prenda troppo seriamente. In questo.
Ciao e auguri.
p.s.: noi non siamo musulmani, ma i crocifissi, nelle aule, non li vorremmo lo stesso.
p.p.s.: questo articolo è frutto del gruppo bordighiano di cagliarimonamour; i restanti si dissociano.