CagliariMonAmour chi si ribella gode

6 Maggio 2010

La caduta degli dei

Archiviato in: guerra e pace, movimenti, parole, globale — matilde @ 18:23

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore
. (continua…)

27 Aprile 2010

A g O R à

Archiviato in: guerra e pace, scienza, cinema — matilde @ 15:36

Un soggetto dalle potenzialità immense. Un film che traccia con pochi colpi di pennello un quadro di quella Alessandria d’Egitto del IV secolo d.c. in cui convissero diverse “etnie religiose” sotto l’egida di una libera Università e una libera Biblioteca, di cui Ipazia – scienziata alessandrina – era l’animatrice e il centro gravitazionale.Potenzialità immense, dicevo, ma forse proprio per questo, impossibili da esprimere e sviluppare in modo adeguato. Cioè una storia forte trattata in modo debole. Questo, a caldo, il mio giudizio su Agorà, il film di Amenàbar.

Certo, un film deve fare i conti con il tempo standard a lui concesso (due ore?) e ci sono soggetti che poco si prestano alla sintesi. (continua…)

13 Febbraio 2010

Contro di me scelte di guerra

Archiviato in: guerra e pace — admin @ 18:43


Nella sua storia l’umanità è stata spesso testimone di intrighi usati dalle potenze dominanti come strumento per la conservazione del potere. Si potrebbero citare numerosi esempi, dai Sumeri all’impero romano. Sono premesse storiche lontane, ma spiegano bene le congiure delle quali il popolo kurdo spesso è stato vittima. Credo che la congiura internazionale che il 15 febbraio 1999 terminò col mio rapimento e deportazione in Turchia, sia uno degli eventi più importanti nella tradizione di intrighi delle potenze dominanti
La mia odissea attraverso l’Europa iniziò il 9 ottobre 1998 con la partenza dalla Siria. Mi condusse ad Atene, in Russia ed in Italia. Da lì fui costretto a tornare in Russia e poi nuovamente in Grecia. Il tutto terminò col mio rapimento dal Kenya. Parlo di una congiura internazionale, poiché l’intero processo al quale prese parte una coalizione di potenze di quattro continenti, oltre ad intrighi politici ed interessi economici, conteneva anche un complesso mix di tradimento, violenza e inganno.
Nonostante siano passati 11 anni, credo che questa congiura internazionale rivolta, attraverso la mia persona, contro il popolo kurdo possa suscitare interesse ancora oggi. Comprenderne le cause e le conseguenze può contribuire a far luce sulla situazione politica attuale. Non ci sono dubbi sull’obiettivo primario degli attori principali, gli Usa, vale a dire l’eliminazione del nostro movimento di liberazione. Gli Stati Uniti, con il loro progetto di Grande Medio Oriente, volevano accendere la fiamma del nazionalismo e creare nuovi piccoli stati nazionali per mantenere il controllo del Medio Oriente nei decenni a venire. Un tale progetto non lascia naturalmente alcuno spazio ai movimenti di liberazione. Esiste quindi un collegamento diretto tra il loro progetto di un Grande Medio Oriente e la mia estradizione in Turchia. Gli avvenimenti che si sono succeduti dal 2003 confermano la mia affermazione. Il fatto che noi rappresentiamo una terza, vera alternativa, rispetto ad un equilibrio fondato esclusivamente sulla scelta tra potenze dominanti internazionali e forze reazionarie regionali, ci ha resi bersaglio di attacchi ideologici e politici.
Oltre a questo fine principale, la congiura internazionale perseguiva altri due obiettivi. Da un lato, con la mia morte o la mia reazione all’estradizione, ci si aspettava un’etnicizzazione del conflitto, vale a dire una guerra tra turchi e kurdi. Quello a cui oggi assistiamo in Iraq era stato allora pianificato per la Turchia. L’indebolimento della Turchia a tutti i livelli – sia politico che economico – l’avrebbe completamente legata agli Usa. Il mio comportamento accorto ed il mio intervento per una soluzione pacifica sventarono invece questo piano. Si evitò «l’irachizzazione» della Turchia. Ho lottato con tutte le mie forze per una soluzione pacifica. L’ho fatto di mia spontanea volontà e nella convinzione che fosse nell’interesse dei popoli. Ho inoltre sempre mantenuto un comportamento indipendente e pacifico. È proprio per questo motivo che siamo stati la loro spina nel fianco. Il movimento di liberazione kurdo aveva sempre inteso la propria battaglia, in corso ormai da vent’anni, come difesa del sentimento di fratellanza tra Turchi, Kurdi e tutti i popoli del Medio Oriente. Ha sempre avuto come fine un’unione democratica. Abbiamo sempre fatto affidamento sulle nostre forze e sulla nostra libera volontà. Abbiamo sempre fatto tutto il possibile per preservare la nostra sovranità. Per questo motivo, nonostante la situazione estremamente critica, continuai con la nostra politica perseguita a partire dal 1993 e volta ad una soluzione democratica e pacifica. Ciò in accordo con la nostra linea e come risposta alla congiura. Se la congiura quindi non ha conseguito a pieno il suo scopo, lo si deve in buona parte alla nostra strategia per la pace e per una soluzione democratica.
Dall’altro lato questa congiura politica ebbe anche una dimensione economica. Fin dall’inizio ho sempre sottolineato l’importanza del progetto del gasdotto chiamato Blue Stream, sul quale bisognerebbe fare chiarezza e che fa parte di questa rete di intrecci economici. Blue Stream è un grande gasdotto che trasporta il gas russo in Turchia passando sotto il Mar Nero. Di recente attraverso i miei avvocati sono venuto a conoscenza di un articolo apparso su un giornale turco, nel quale uno dei funzionari allora in servizio afferma che questo progetto, inizialmente bloccato a causa delle condizioni svantaggiose per la Turchia, dopo la mia espulsione dalla Russia il 12 novembre 1998 venne improvvisamente ripristinato su richiesta del governo turco. Ciò avrebbe cambiato il destino del progetto. Il funzionario continua dicendo che dopo la mia partenza dall’Italia il gruppo italiano Eni entrò a far parte del progetto. Questo esempio da solo basta a mostrare come, in collegamento con la mia persona, si stringono accordi economici alle spalle del popolo kurdo. Queste losche relazioni vanno ben più in profondità di quanto ad oggi non si sia potuto scoprire. Gli stati europei affermano ripetutamente di rappresentare la democrazia ed i diritti umani. Tuttavia mi chiusero tutte le porte e non fecero alcun vero tentativo di giocare un ruolo costruttivo nella soluzione della questione kurda. Al contrario si inchinarono ancor di più al volere degli USA e della Nato e, accettando di divenire il palcoscenico della congiura, si assunsero una parte infelice e drammatica. Ecco il vero volto del sistema europeo.
In questo contesto il governo greco giocò un ruolo particolare. Il fatto che andai in Grecia a seguito di un invito da parte di alcuni amici e che fui rapito e portato in Kenya, in violazione del diritto nazionale ed internazionale, mostra come a questo paese venne affidato il ruolo più sporco. Qui si rivelarono nel modo più palese le menzogne, il tradimento e l’ipocrisia che sono alla base del concetto di congiura. L’Italia invece, se paragonata agli altri paesi, si comportò in maniera leggermente migliore. Tuttavia anche lì venni isolato e fecero di tutto per liberarsi di me. Credo che durante il mio soggiorno a Roma abbia avuto un ruolo decisivo un’unità della Gladio, contro la quale il governo italiano era impotente. Il governo italiano non ebbe la fiducia in se stesso e le forze necessarie per prendere una decisione autonoma. Devo comunque ricordare che, a differenza del governo greco, tutto ciò che accadde dopo il mio arrivo fu trattato nell’ambito del diritto.
Ancora una volta vorrei ribadire che farò di tutto per opporre a questi intrighi la pace ed una soluzione democratica. Il fatto che la Turchia come in passato non abbia alcuna reazione ai nostri tentativi di pace, ma persegua una strategia volta all’eliminazione del movimento di liberazione, può essere interpretato come la continuazione della congiura internazionale. A tale riguardo la strategia della pace e della democrazia rappresenta un’opzione importante non solo per i kurdi, ma per tutti i popoli del Medio Oriente.
I cospiratori di allora, le forze reazionarie nazionali ed internazionali, reggono ancora le fila come in passato. Tuttavia anche le forze che combattono per la democrazia e la libertà continueranno la loro lotta, al pari del popolo kurdo e avanzeranno sulla loro strada decise e risolute. Le dimensioni di questa congiura hanno mostrato quanto sia importante che gli oppressi ed i popoli del mondo contrappongano all’ «offensiva globale» del capitalismo una loro «democrazia globale», e rafforzino ulteriormente questa posizione. Io la penso così, oggi come allora.
Abdullah Ocalan
Traduzione: Simona Lavo

10 Febbraio 2010

Colpevole

Archiviato in: guerra e pace — matilde @ 19:25

Terra, 5 marzo 2005 (ex ed.217)

Si sa ancora poco sulla dinamica e sulle circostanze che hanno portato i militari USA a sparare all’auto dei servizi italiani e a uccidere Nicola Calipari, oltre che a ferire Giuliana Sgrena e altri due agenti italiani. E forse non verrà mai fatta piena luce.
Le versioni delle due parti in causa sono già discordanti. Gli americani dicono che l’alta velocità dell’auto ha fatto supporre che si trattasse di un kamikaze. I feriti affermano che l’andatura era quella normale della Baghdad terrorizzata di questi anni e che il controllo al posto di blocco americano era stato superato senza problemi.
Il che lascerebbe intendere che gli americani fossero informati dell’operazione in corso: liberazione di Giuliana e suo trasferimento all’aeroporto.
Chi è il colpevole, allora, di quello che è successo, ?
L’esercito degli Stati uniti d’America, il terrorismo islamico, il fato, l’imprudenza, il nervosismo?
Chi verrà chiamato a pagare, se mai processo verrà istruito, considerato che gli USA non hanno mai ratificato la nascita del Tribunale penale internazionale? L’impero, evidentemente, non si processa.
Ma al di là delle singole responsabiità, resta da fare una considerazione più generale: quella che attribuisce alla guerra l’unica vera responsabilità di quanto accaduto.
Baghdad, e tutto l’Iraq, è ancora un inferno; e in questo inferno, più per i “marines” che per la resistenza irachena, vale il detto holliwoodiano “prima spara e poi chiedi i documenti”, che i films attribuivano solamente ai “cattivi”.
I marines usano sparare non appena qualche “sospetto” si avvicina troppo. E’ una norma di sicurezza, non esiste tolleranza. Per la loro sicurezza devono incutere terrore nella popolazione, comunicare con il linguaggio delle armi la loro assoluta fermezza e freddezza, per cercare di tenere lontani gli “insurgentes” e diminuire i rischi di attentati contro di loro.
Ma è una norma che usano, probabilmente, anche per altri fini, favoriti in questo dalla quasi totale impunità di cui godono, dalla situazione caotica che la guerra, come quella in Iraq, genera e alimenta e dalla elasticità con cui l’amministrazione Bush intende e interpreta la sicurezza degli USA e dei suoi soldati.
Ci chiediamo quanti civili innocenti abbiano involontariamente passato per le armi, in questi due anni di guerra. E quanto scomodo possa essere il giornalismo indipendente che registra questi eventi criminosi.
Ci chiediamo come sia possibile, con i mezzi e gli strumenti dell’alta tecnologia di guerra che gli USA dicono di possedere, non sapere che dentro un furgone ci sono amici e non terroristi.
La guerra genera mostri e confonde quei ruoli così bene ideologicamente delineati dalla propaganda: i “buoni” e i “cattivi”.
Non sappiamo più chi sono i buoni e chi i cattivi. Non l’abbiamo mai saputo, a dire il vero. E se già nella nostra vita quotidiana riscontriamo l’impossibilità di separare questi aggettivi, questi ruoli, beh, figuriamoci in guerra.
In Iraq stanno scomparendo le voci alternative alla guerra: gli operatori della pace (Associazioni, volontari, missionari), gli operatori della libera informazione e tutti coloro che senza armi convenzionali in pugno lavorano per gli altri (come Nicola Calipari che ha salvato la vita di almeno tre ostaggi).
Restano gli iracheni e le sofferenze che le elezioni di gennaio non hanno potuto cancellare.
Non abbiamo mai creduto alla favola dell’esportazione della pace (e della democrazia) attraverso la guerra (perchè ormai è chiaro a tutti che laggiù c’è una guerra e non un’operazione di polizia internazionale a difesa dei civili, o no?), anche se riconosciamo la buona fede di molti, singoli militari, e le loro buone intenzioni (che però lastricano anche la strada per l’inferno).
Colpevole dell’assassinio dell’agente del Sismi è dunque la guerra.
Nicola Calipari era non solo un innocente, ma l’artefice di una buona azione per la pace: salvare vite umane, anche una sola, significa darle speranza, in questa uguaglianza tra vita e pace che dovrebbe guidare gli uomini saggi (la chiesa li chiamerebbe “di buona volontà”).
Speriamo che il suo eroico sacrificio serva a rinsavire almeno i nostri governanti, visto che l’amministrazione Bush ci sembra ormai irrecuperabile.
Ritiriamo le truppe italiane dall’Iraq. Contribuiamo a condannare il colpevole.

cma

15 Gennaio 2010

Kamikaze terrorista

Archiviato in: guerra e pace — matilde @ 16:08

Kamikaze terrorista

ex editoriale 213 - Terra, 1 febbraio 2005

14 Dicembre 2009

Gli iracheni hanno votato

Archiviato in: guerra e pace — matilde @ 17:02

Gli iracheni hanno votato

ex ed. 212 del 31/01/2005

Festa di Primavera

Archiviato in: ambiente, guerra e pace, movimenti — matilde @ 16:55

Festa di Primavera

ex editoriale 208 17/01/2005

9 Agosto 2009

Archiviato in: guerra e pace — matilde @ 23:06

Le regole della guerra infrante

4 Giugno 2009

Archiviato in: politica, guerra e pace — matilde @ 19:42

Yasser Arafat. Una parte di noi

Archiviato in: guerra e pace — matilde @ 19:15

Pietà per l’Iraq

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