Terra, 24 novembre 2003
“Perchè un governo dovrebbe consentire che la televisione pubblica serva a schernirlo? Improbabile che il tacchino festeggi allegramente il Natale. Se è vera (satira, ndr) e gradita, cammina privatamente con le proprie gambe…Se invece dev’essere il pubblico canone a pagare lo sghignazzo di Stato, vuol dire che è propaganda travestita da satira della mutua.”
Così Gianni De Felice su L’Unione Sarda di domenica scorsa, 23 novembre. Un parere forte, un giudizio perentorio, realistico, ovviamente più articolato di quanto abbiamo potuto riferire, e tutto sommato logico e pertinente, oltre che legittimo. E aggiungiamo anche giusto.
Ma la giustezza di questa posizione sta nel confermare l’intervento censorio del CDA RAI nei confronti della Guzzanti. De Felice dice che è giusto. Non nega che di censura si tratta, anzi la giustifica con il diritto alla difesa da parte della maggioranza di governo attaccata nel suo stesso servizio pubblico.
Maggioranza di governo? Servizio pubblico suo? C’è qualcosa che non torna.
Ci pare che De Felice confonda lo Stato con la maggioranza di governo, il servizio pubblico con l’interesse della maggioranza di governo. Come se chi ha i numeri in Parlamento fosse anche padrone dello Stato e di ogni suo servizio pubblico. Egli sta affermando in pratica il diritto e la legge del più forte; il quale - se è vero che i servizi pubblici sono suoi - può anche decidere di intervenire sulle materie di studio e sui libri di testo della scuola pubblica, e magari decidere di intervenire sulle terapie mediche degli ospedali pubblici e su quali pazienti applicarle o meno…
E’ la teorizzazione a posteriori di quello che già stiamo vivendo sulla nostra pelle in questo periodo: la dittatura della maggioranza di governo.
Questi sono convinti - e vogliono convincere il Paese - di avere il diritto di fare e disfare ogni cosa perchè sono “gli eletti”. E lo fanno.
Abbiamo già scritto e riscritto dell’aria di regime che si respira in Italia; un regime che non usa più (almeno fino ad ora) la violenza classica (con le eccezioni di Napoli (cs) e Genova (cd)), ma che sta iniziando a epurare, a censurare, a usare la retorica della Patria per mascherare gli errori e orrori di una guerra in cui ci siamo invischiati, a legiferare - e quindi imporre comportamenti e regole - in campi che appartengono alla sfera del privato e della libertà di coscienza, a usare l’integralismo religioso per coprire il suo razzismo latente.
Non possiamo che confermare.
E lo conferma anche Gianni De Felice, non sappiamo quanto coscientemente. Per lui, chi fa satira politica contro questo stato di cose non può usare la tv pubblica, ma deve trasformarsi in combattente duro e puro portando i suoi spettacoli nelle piazze e nei teatri privati. Laonde per cui bene ha fatto, sempre secondo De Felice, il CDA RAI a sospendere RaiOt. Non sappiamo quanto coscientemente, ma egli sta così affermando che il CDA e la maggioranza di governo hanno coincidenza di interessi. Cioè quello di cui il centrosinistra (cs) accusa il centrodestra (cd), causandone l’indignazione.
Il cerchio è chiuso. La tv deve essere fatta con ben altri programmi e personaggi, caratterizzati da volgarità e nazionalpopulismo e con un pizzico di piaggeria e servilismo nei confronti del potente di turno (anche l’anomalia RAI3 sta per essere…normalizzata).
Certo, gli ascolti della prima e unica puntata di RaiOt sono stati alti, ma vuoi mettere con quelli che hanno fatto gli isolani famosi (Amsicora? No, Pappalardo).
Davanti a simili brutture, pensiamo che basti “resistere, resistere, resistere”?
commento articolo De Felice
Ben detto dal vostro articolista: il governo non può impedire che la Rai, bene pubblico di tutti, ospiti solo trasmissioni che facciano piacere al suo potere mediatico. Inoltre voglio dire chele scelte di trasmissioni di intrattenimento, zeppe di scocchezze , di allusioni sessuali, di immagini al limite del porno, fanno il gioco di questa maggioranza. Poca informazione e censurata e tanta melassa !
Invito tutti a leggere il manifesto di Megachip in www.megachip.info e l’articolo di Giulietto Chiesa
Ciao
Antonio G.