CagliariMonAmour chi si ribella gode

27 Aprile 2010

Miniere di zecchini d’oro

Archiviato in: televisioni — matilde @ 15:28

Mi è capitato di vedere (e sentire, è il caso di dirlo) il programma “Ti lascio una canzone” condotto da Antonella Clerici, in cui tanti bravissimi e giovanissimi cantanti (tutti minorenni) mostrano dalle ore 21,30 alle 24,00 le loro eccezionali doti canore.E mi chiedevo se esiste differenza tra lo sfruttamento del lavoro minorile nelle fabbriche e nelle miniere del mondo e questo genere di trasmissioni patinate e sfavillanti, dove veniamo venduti ai pubblicitari di turno per mezzo di questi ragazzini. (continua…)

16 Febbraio 2010

Il massaggio del Tg1

Archiviato in: televisioni — admin @ 20:43


Lungo spot promozionale sulle meraviglie del famoso Salaria Sport Village. Black-out, invece, sull’indignazione degli aquilani. È la mistura un po’ indecente servita agli italiani dal Tg1 di Augusto Minzolini, alle otto di domenica sera. Il più seguito telegiornale nazionale non ha voluto mostrare le immagini, diffuse dagli altri tg, dei terremotati arrampicati sulle macerie con la rabbia scritta sui cartelli («io non rido»). Qualche flash, ma solo a notte fonda. Oscurare il luogo del dolore, cancellare dallo schermo l’indignazione provocata dalle frasi degli imprenditori intercettati. E scegliere di illuminare il luogo del benessere, accompagnando il pubblico in un rassicurante e confortevole tour nel paradiso del relax. Per dimostrare l’innocenza di Bertolaso, proprio quando le ultime intercettazioni alzano il velo su favori e favorite al servizio del grande capo.
Le «problematiche alla cervicale» del sottosegretario Guido Bertolaso, tessera di platino del centro benessere Salaria Village, hanno trovato accurata ospitalità nel Tg1 della sera (domenica, edizione delle 20). L’inviata di Minzolini, tra cyclette e vasche idromassaggio, ha intervistato le addette al relax, con voce fuori campo impegnata a spiegare come «una volta al mese» il capo della protezione civile si sottoponesse, «in una cabina dalla porta scorrevole, senza chiavi», alle cure del corpo stressato.  Sappiamo tutto di Francesca, delle sue referenziate qualità professionali, e nulla sulle telefonate tra i manager dei Grandi Eventi per abbigliare adeguatamente le brasiliane, o per ripulire il luogo degli incontri. Meglio evitare i dettagli scomodi e servire, alla grande platea della tv, l’appello finale di un dipendente, giustamente preoccupato di «mantenere i posti di lavoro». Uno spot non avrebbe potuto fare meglio.
Quanto al resto dell’inchiesta sulle ruberie degli «attuatori» dei Grandi Eventi, quasi niente, a parte le ragioni degli avvocati difensori degli indagati. Persino il gran ciambellano, Gianni Letta, si è dovuto accontentare di una fugace citazione (neppure un viva voce) sul che fare della società SpA della protezione civile, al centro dello scontro di potere interno alla maggioranza di centrodestra.
Ma peggio di tutti è andata alla gente dell’Aquila, molto arrabbiata con quei manager messi di buonumore dalla tragedia del terremoto. I sette milioni di telespettatori del Tg1 non hanno visto il cancello del centro storico dell’Aquila aprirsi sotto la spinta dei terremotati, non hanno visto la polizia schierata che prova a impedire lo sfondamento delle transenne, per poi lasciar passare le persone. Se ne sono andati a letto ignoranti e abbuffati di «fiori e frappe» dedicati ai cuori di S.Valentino e ai carri del carnevale.
Quando si parla, spesso a sproposito, di par condicio, assistiamo alla mobilitazione generale degli opposti schieramenti. Toccare i politici, mettere in discussione i talk-show di sicuro infiamma il dibattito sulla libertà di informazione. Se invece l’informazione la manipoli ogni giorno, ci fai l’abitudine e magari nessuno se ne accorge.

Norma Rangeri
il manifesto
16/2/10
 

4 Giugno 2009

Archiviato in: politica, giornalismo, televisioni — matilde @ 19:17

Sfacelo Italia, Mediaset all’ingrasso

28 Marzo 2009

Bucce di banana

Archiviato in: politica, televisioni — matilde @ 13:12

Terra, 30 aprile 2004

ex editoriale 148

Ieri a Videolina, alla trasmissione Bucce di banana, era il turno di Renato Soru. Solite domande, comprese quelle, immancabili e idiote, sull’origine borsisitica del suo patrimonio personale e sui presunti “maltrattamenti” contrattuali a qualche suo dipendente, e solite risposte.
Giovedì prossimo sarà il turno di Pili, con una imprevista anteprima oggi.
Ore 13,30 circa. Interno autobus linea 5.
Un giornalista dell’emittente cagliaritana, conduttore del programma in questione, afferra il cellulare e chiama.
Ponto Mauro, ciao. Sono io. Dobbiamo vederci prima di giovedì, prima della trasmissione…è assolutamente importante che ci vediamo…Che so, a me andrebbe bene lunedì o martedì…Va bene, come vuoi tu….però chiamami. Sì, ieri mi è sembrato meglio….non ha fatto più quelle terribili lunghe pause…a molti non è piaciuto, troppo impacciato…ma è andato un po’ meglio…non ha fatto troppe pause anche perchè io lo incalzavo con domande a raffica…ne ha fatto solo due…quando ci vediamo ti faccio leggere le e-mail arrivate…con le domande fatte…sì….Sì, è d’accordo per il confronto…a patto che tu non faccia domande su cose che non c’entrano…domande cattive…ti va bene?… sono arrivate un sacco di e-mail della rete, sai i girotondini, con le solite proteste…ci accusano di averlo massacrato… i segretari dei partiti del centrosinistra invece dicono che siamo stati corretti…Sì, una trasmissione corretta ed equilibrata…ci dobbiamo vedere…te le faccio leggere…ciao ciao…aspetto una tua chiamata.

Dopo qualche minuto, il giornalista riprende il cellulare e chiama….risponde presumibilmente una segreteria…

Ah Mauro, secondo me è necessario che ti faccia dare la cassetta della trasmissione così ti prepari per bene…ciao.

Se all’altro capo del filo il Mauro non era Pili, ci facciamo frati.
Per carità, nessuno scoop e niente di strano. I due, entrambi giornalisti, sono evidentemente amici di lunga data. Niente di male se ci si scambia qualche notizia e parere sul candidato avversario.
Così come non c’è niente di male a parteggiare per un collega anzichè per uno sconosciuto. Viene naturale sperare e, magari, lavorare per una sua vittoria.
Eppure, c’è qualcosa che stona in tutto questo. Non sapremmo neppure dirlo, ma ascoltando il resoconto della telefonata fattoci da un amico abbiamo avuto la fastidiosa sensazione (magari sbagliatissima) di sentire una storia impregnata di… favoritismo? piaggeria? parzialità? nepotismo? benevolenza? complicità?
Chi è che diceva “a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca sempre”? La professionalità e l’indipendenza di Videolina, del resto, non è che siano qualità proprio scontate.
Ma c’è un solo modo per appurarlo: seguire la trasmissione di giovedì prossimo.


cma

15 Febbraio 2008

Raiot, De Felice fa il realista

Archiviato in: televisioni — admin @ 20:53

Terra, 24 novembre 2003

Perchè un governo dovrebbe consentire che la televisione pubblica serva a schernirlo? Improbabile che il tacchino festeggi allegramente il Natale. Se è vera (satira, ndr) e gradita, cammina privatamente con le proprie gambe…Se invece dev’essere il pubblico canone a pagare lo sghignazzo di Stato, vuol dire che è propaganda travestita da satira della mutua.”

Così Gianni De Felice su L’Unione Sarda di domenica scorsa, 23 novembre. Un parere forte, un giudizio perentorio, realistico, ovviamente più articolato di quanto abbiamo potuto riferire, e tutto sommato logico e pertinente, oltre che legittimo. E aggiungiamo anche giusto.

Ma la giustezza di questa posizione sta nel confermare l’intervento censorio del CDA RAI nei confronti della Guzzanti. De Felice dice che è giusto. Non nega che di censura si tratta, anzi la giustifica con il diritto alla difesa da parte della maggioranza di governo attaccata nel suo stesso servizio pubblico.

Maggioranza di governo? Servizio pubblico suo? C’è qualcosa che non torna.

Ci pare che De Felice confonda lo Stato con la maggioranza di governo, il servizio pubblico con l’interesse della maggioranza di governo. Come se chi ha i numeri in Parlamento fosse anche padrone dello Stato e di ogni suo servizio pubblico. Egli sta affermando in pratica il diritto e la legge del più forte; il quale - se è vero che i servizi pubblici sono suoi - può anche decidere di intervenire sulle materie di studio e sui libri di testo della scuola pubblica, e magari decidere di intervenire sulle terapie mediche degli ospedali pubblici e su quali pazienti applicarle o meno…

E’ la teorizzazione a posteriori di quello che già stiamo vivendo sulla nostra pelle in questo periodo: la dittatura della maggioranza di governo.
Questi sono convinti - e vogliono convincere il Paese - di avere il diritto di fare e disfare ogni cosa perchè sono “gli eletti”. E lo fanno.

Abbiamo già scritto e riscritto dell’aria di regime che si respira in Italia; un regime che non usa più (almeno fino ad ora) la violenza classica (con le eccezioni di Napoli (cs) e Genova (cd)), ma che sta iniziando a epurare, a censurare, a usare la retorica della Patria per mascherare gli errori e orrori di una guerra in cui ci siamo invischiati, a legiferare - e quindi imporre comportamenti e regole - in campi che appartengono alla sfera del privato e della libertà di coscienza, a usare l’integralismo religioso per coprire il suo razzismo latente.

Non possiamo che confermare.

E lo conferma anche Gianni De Felice, non sappiamo quanto coscientemente. Per lui, chi fa satira politica contro questo stato di cose non può usare la tv pubblica, ma deve trasformarsi in combattente duro e puro portando i suoi spettacoli nelle piazze e nei teatri privati. Laonde per cui bene ha fatto, sempre secondo De Felice, il CDA RAI a sospendere RaiOt. Non sappiamo quanto coscientemente, ma egli sta così affermando che il CDA e la maggioranza di governo hanno coincidenza di interessi. Cioè quello di cui il centrosinistra (cs) accusa il centrodestra (cd), causandone l’indignazione.

Il cerchio è chiuso. La tv deve essere fatta con ben altri programmi e personaggi, caratterizzati da volgarità e nazionalpopulismo e con un pizzico di piaggeria e servilismo nei confronti del potente di turno (anche l’anomalia RAI3 sta per essere…normalizzata).

Certo, gli ascolti della prima e unica puntata di RaiOt sono stati alti, ma vuoi mettere con quelli che hanno fatto gli isolani famosi (Amsicora? No, Pappalardo).

Davanti a simili brutture, pensiamo che basti “resistere, resistere, resistere”?


commento articolo De Felice

Ben detto dal vostro articolista: il governo non può impedire che la Rai, bene pubblico di tutti, ospiti solo trasmissioni che facciano piacere al suo potere mediatico. Inoltre voglio dire chele scelte di trasmissioni di intrattenimento, zeppe di scocchezze , di allusioni sessuali, di immagini al limite del porno, fanno il gioco di questa maggioranza. Poca informazione e censurata e tanta melassa !
Invito tutti a leggere il manifesto di Megachip in www.megachip.info e l’articolo di Giulietto Chiesa
Ciao
Antonio G.

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