CagliariMonAmour chi si ribella gode

19 Marzo 2009

Gestante

Archiviato in: società, chiesa e religione — matilde @ 20:57

“Gestante” è participio presente?

No, è preservativo imperfetto.

Che qualcuno informi Benedetto XVI sull’utilità del preservativo…grazie.

E che qualcun altro insegni al mio ragazzo come infilarselo. Io ho perso la pazienza.

25 Aprile 2008

Mangiapreti

Archiviato in: chiesa e religione — admin @ 18:39

ex editoriale 125

Terra, 13 febbraio 2004

Mi chiamano “mangiapreti” perchè non perdo mai occasione per parlare male di questi uomini, in sottana nera, dediti ai riti ecclesiastici (alcuni misteriosamente belli, lo ammetto) di santa romana chiesa. Mangiapreti come il vecchio Peppone, stalinista romagnolo.
Non dovrei perdere neppure questa, di occasione. Quella dell’indagine su alcuni sacerdoti sardi in odore (presunto) di pedofilia (a mezzo internet).
Sui gusti un po’ perversi di alcuni ministri di Dio, tutti sappiamo. Sulla loro passione per giovani imberbi, molti hanno scritto e condito. Sullo stridore provocato dalla contraddizione tra le loro prediche astratte sull’uomo astratto (inesistente) e la vita concreta delle persone concrete, loro compresi, siamo d’accordo. Anche i preti, come tutti, hanno in sè parti buone e parti meno buone (l’angioletto e il diavoletto del catechismo): è tutto normale.
Ma su questa vicenda della pedofilia tramite internet, avrei un po’ le idee confuse.
Non che sia un amante della pornografia, per giunta “minorile”. Ci mancherebbe. Dove c’è sfruttamento, violenza, prevaricazione e imposizione non ci può essere giustificazione: è per questo, in fondo, che critichiamo e combattiamo il sistema capitalistico. La perversione che al giorno d’oggi regola i rapporti sociali e che è alla base di molte tragedie famigliari di quest’ultimo periodo, rispecchia la crisi acuta della struttura economica, giunta a mio avviso a un punto di non ritorno.
Sono pure convinto che il mercato della pedofilia si regge anche sulla “domanda”, rappresentata dagli acquisti di materiale illegale. Se non ci fossero acquirenti, la “merce” non verrebbe più prodotta.
Ma internet è un mare aperto, un oceano di domande e di risposte; è quel dio a cui tutto chiedi e che tutto ti dà (basta provare Google.com). E non si può chiedere a un comune mortale di non abbandonarsi alle sue onde, di non farsi trasportare nei milioni di insenature, golfi, rade, spiagge, fiordi e scogliere che spuntano ad ogni click del mouse.
Che razza di nuovo reato è, quello virtuale per antonomasia del voyeur internettiano, incarnazione del detto “tra il dire e il fare…c’è di mezzo il cyberspazio”? Pagare è un aggravante, cambia qualcosa?
E che forme di controllo si adottano nei confronti dei cibernauti? E quale privacy è garantita al “mostro”, per di più sacerdote, sbattuto in prima pagina? C’è relazione tra queste indagini a tutto tondo e la volontà dei governi del mondo, più volte espressa, di “imbrigliare” la rete?
Viviamo nella società dell’ipocrisia perenne, in cui i bambini e le bambine sono liberamente usabili per spot e manifestazioni e quasi liberamente usati nel mondo del lavoro (magari a fare palloni per Nike); ci sono minori che scompaiono in Sudamerica e ricompaiono in USA sotto forma di organi da trapiantare; minori che vengono avviati alla prostituzione in Thailandia, dove piombano poi adulti occidentali in cerca di forti emozioni.
Nella società mercificata, in cui non solo i prodotti del lavoro sociale si erigono a merce ma persino la forza-lavoro produttrice, diventa merce e business il corpo stesso, tutto il corpo; e con esso tutto il tempo di vita, lavoro e tempo libero, svago e sacrificio.
Lottare contro tutto ciò, fermare la perversione è giusto, ma rischia di essere vano, quando non addirittura strumento per fare “altro”, per comunicare “altro”. Vano quanto vano è internet, perchè fatto di tutto tranne che di rapporti reali.
Realtà è invece la violenza sui minori, ma debellarla implica un lavoro ben più profondo e radicale del semplice sequestro di 10 cd rom e un hard disk. Credo.
Allora non me la sento di mangiarmi anche questo povero diavolo di prete. E poi potrebbe essere anche vero che stava studiando il fenomeno, preoccupato per il suo dilagare.

Leonardo Casu

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