A proposito di decibel notturni, Giagoni propone un referendum. Su cosa esattamente, mica si capisce tanto. Sulle norme di legge? Sulle ordinanze del sindaco? Sulle disposizioni delle ASL? Sul turismo sì, turismo no?Non si capisce neppure chi potrebbe votare, in questo referendum. I cagliaritani insieme ai quartesi? Tutti i sardi, visto che Cagliari è patrimonio della Sardegna?
Noi, ad esempio, faremmo votare anche i turisti, perchè non è per niente scontato che vengano in Sardegna per ascoltare il casino nottambulo che si fa in Castello e al Poetto. Ne conosciamo tanti che vengono a Cagliari per godersi la spiaggia sin dal primo mattino e che preferiscono coricarsi abbastanza presto, la notte. (continua…)
Terra, 6 marzo 2005 (ex ed 218)
Causa mancanza di soldi, niente metropolitana pesante a Cagliari. Laude al signore. Al signor Soru, s’intende.
Non che ci credessi molto alla possibilità di realizzarla. Ritenevo più probabile il ponte Cagliari Civitavecchia.
Ma il presidente della regione ha voluto levare ogni dubbio e ha bocciato, di fatto, il progetto stellare del CTM sponsorizzato dal sindaco Floris, che in quanto a megalomania inconcludente non è secondo a nessuno.
Ma ve la immaginate Cagliari, sventrata per anni, in attesa del tram sotterraneo?
Io no. 
Mentre invece me la immagino solcata in superficie dai tram delle Ferrovie Sarde, che infatti stanno già realizzando il loro progetto.
Qualche tempo fa, sulle pagine di questo sito si ventilava l’ipotesi di un tentativo di affossamento del progetto delle FFSS. Gli interessi in gioco erano e sono molti, non ultimo quello di tenere alti i prezzi degli immobili della città ostacolando i collegamenti veloci con l’area vasta di Cagliari.
Ora gioisco per questa ventata di chiarezza che ha levato dal campo un progetto dispendioso e assurdo, il cui unico scopo era intorbidire le acque.
Bisogna lavorare invece perchè la metropolitana leggera ampli il suo percorso verso est (Dolianova e Donori) e verso ovest (Capoterra e Pula) rendendo così possibile il drastico calo del traffico veicolare privato, dell’inquinamento atmosferico e dei prezzi degli appartamenti di Cagliari, e rendendo possibile una efficiente ed efficace rete metropolitana di trasporti che incrementerebbe persino gli scambi e le occasioni culturali (cinema, teatro, concerti), che non sarebbe male.
Saltando di palo in frasca, leggo che il paese di Serramanna, in provincia di Cagliari, protesta contro la nascita dell’ambulatorio del SERT (servizio pubblico per il recupero dei tossicodipendenti) che porterebbe in paese tante “facce brutte” e tanti spacciatori da tutto il medio Campidano.
Non voglio fare il buonista o commentare retoricamente una notizia di cui non conosco il contesto, gli argomenti e le motivazioni.
E’ un “NO” - quello dei cittadini di Serramanna (ma non credo che siano tutti contrari) - che mi ricorda quello degli abitanti di un quartiere bene di Cagliari (quartiere delle Nazioni) contro un centro per anziani indigenti (se non ricordo male) che il comune voleva realizzare lì.
Che dire?
Abbiamo tutti ancora una paura folle del “diverso”. Amiamo la “normalità” e il quieto vivere. Ci piace essere solidali con chi soffre, ma se sta a debita distanza è meglio.
Appartengo a una generazione dimezzata dalla droga e dall’Aids. Conosco le persone e i volti. Garantisco che sono esseri umani. Anzi certifico che sono gli esseri umani per eccellenza: ultimi, deboli, gentili, violenti, generosi e sordidi, difficili da trattare e squisiti affabulatori.
Ammetto che non è facile gestire la loro presenza, accudire alle necessità della loro dipendenza.
Ma, per cortesia, non affrontiano la questione dei Sert come si trattano le discariche di rifiuti pericolosi. I tossicodipendenti non sono scorie nucleari.
Pixim
cma
Terra, 11 aprile 2004
ex editoriale 141
Come un gorilla richiamato dai suoni di una foresta pluviale, ho passato la prima parte del week end pasquale a seguire le processioni del quartiere di Villanova, nelle strade in cui nacqui e crebbi per un po’.
La magia di quelle teorie di confratelli biancovestiti e di consorelle nerovestite che si susseguono oranti, si ripete ogni anno; e ogni anno i volti fenici, mediterranei e meticci accompagnano i simulacri cari, compunti e riverenti, tra un “trema la terra” e un bicchiere di vino rosso.
I cagliaritani dei quartieri vecchi si ritrovano qui, il venerdì santo, anche per chiacchierare di cose meno serie. Ma attuali.
Quest’anno andava Sant’Elia. Lo stadio Sant’Elia.
Uno stadio inaugurato nel 1970 e ristrutturato nel 1990 in uno spazio enorme, troppo enorme, detinato a parcheggi.
Più di un imprenditore ha messo gli occhi da tempo su quest’area così pregiata e ricca; e più di un imprenditore ha vagheggiato progetti di palazzi e centri commerciali, palestre e piscine, centri direzionali e uffici.
La questione si sta ponendo, sotto altra veste, al consiglio comunale di Cagliari.
Lo stadio Sant’Elia deve essere solamente ristrutturato, oppure buttato giù e ricostruito, completamente ripensato, con annesse attività commerciali e quant’altro?
E a quale imprenditore e con quali strumenti - appalto o assegnazione diretta - deve essere consegnato?
Oppure ha ragione Mistretta quando propone una società consortile tra il Comune, il Cagliari Calcio e un terzo?
Una cosa è certa: intorno al Sant’Elia si concentrano interessi giganteschi e idee diverse che riguardano, ad esempio, anche lo stesso quartiere. La proposta di abbattere i palazzoni popolari fa parte del gioco e del progetto.
Che fine debbano fare gli abitanti di Sant’Elia o la pista di atletica, non è dato sapere.
Si chiacchierava di questo, durante le fermate delle processioni del venerdì santo. Ma alla gente semplice di Villanova interessa vedere le partite di calcio e poco importa, purtroppo, delle manovre politiche ed economiche che riguardano lo stadio e la sua gestione.
I potentati della città conoscono abbastanza la noncuranza tipica dei loro concittadini, e la coltivano innaffiando abbondantemente la città di clientele e favoritismi, di qualche pacca sulla spalla e di qualche biglietto gratis per la partita.
Che a noi rimangano le pesanti croci da portare in processione e le statue dell’Addolorata vestite di biglietti di per grazia ricevuta.