L’universo tende naturalmente al caos, dato che anche il minimo ordine richiede l’utilizzo di energia. E l’universo non ama sprecare inutilmente le proprie forze. Caos come massima espressione della quiete, quindi, perchè la quiete non richiede molta energia.Il Poetto di Cagliari (e per estensione i nostri amministratori comunali) vive la sua ennesima stagione caotica. (continua…)
Festa di Primavera
ex editoriale 208 17/01/2005

Le pagine dei principali organi di stampa internazionali sono piene, in questi giorni, di quantità impressionanti di cifre sui cambiamenti climatici - e per lo più spaventose. Partiamo dalla concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre: nel 2008 l’Organizzazione mondiale di meteorologia, agenzia dell’Onu, ha registrato 385,2 parti per milione di Co2, due parti in più rispetto al 2007 - nel 1958 eravamo a 315 parti per milione. Dal 1750 la Co2 rilasciata nell’atmosfera è aumentata del 38% e il metano, altro pericoloso gas serra, del 19 %.
Ma chi emette di più? I paesi del G8, ovvero il 13% della popolazione mondiale, incidono per il 43%. Per entrare in dettaglio, gli Usa emettono ogni anno intorno ai 6,4 miliardi di tonnellate di Co2, ormai superati di 400 milioni di tonnellate dalla Cina (6,8 miliardi di tonnellate). Se si fa riferimento però alla media per persona, ogni americano è responsabile di 21 tonnellate, un cinese di 4,8. Per capire quanto poco incidano i paesi del Sud del mondo basti tenere a mente che un etiope ha la «responsabilità» di solo 0,1 tonnellate di Co2 annua. Eppure sono le realtà più povere del pianeta quelle che subiscono gli impatti più nefasti del processo in corso. La Banca mondiale valuta in 90 milioni i «nuovi» poveri a causa della crisi ambientale.
Per «adattarsi» ai cambiamenti climatici i paesi del Sud chiedono fondi per circa 400 miliardi di dollari; le controparti del Nord vogliono sborsare molto di meno e in alcuni casi, vedi Francia e Germania, facendo rientrare quei soldi nel conto già striminzito degli aiuti allo sviluppo.
Certo, ora tutte le superpotenze mondiali ammettono che è l’operato dell’uomo ad aver causato il surriscaldamento globale - non a caso 11 dei 12 anni più caldi sono stati registrati dal 1995 a oggi e ci sono ottime probabilità che il 2010 superi ogni limite fissato finora. Tutti i capi di stato e di governo del pianeta nel 2006 hanno senza dubbio letto il Rapporto Stern, commissionato dall’esecutivo britannico, dove si evidenzia che continuando di questo passo il pil mondiale calerà del 20%, sebbene basti solo l’1% dello stesso pil per porre un argine alla mutazione del clima.
I leader mondiali sanno anche che gli 800 scienziati autori del rapporto 2007 dell’Intergovernamental Panel on Climate Change dell’Onu hanno riempito migliaia di pagine con le previsioni sugli effetti dello stravolgimento del clima della Terra. Ci hanno avvertito che entro il 2040 l’Artico si ritroverà a vivere un’estate nella quale neppure un filo d’erba sarà coperto dalla coltre di neve; che l’Antartide ha già perso 8mila chilometri quadrati di superficie ghiacciata e che i 150 ghiacciai che esistevano nel Montana (Usa) nel 1910 saranno tutti spariti intorno al 2030, mentre quelli boliviani tra il 1975 e il 2006 hanno già perso il 48% della loro superficie. Si pensi che i ghiacciai Tuni e Condoriri, che forniscono buona parte dell’acqua per uso domestico alle città di La Paz e El Alto, continuando di questo passo spariranno rispettivamente nel 2025 e nel 2040. Ma di questi esempi, purtroppo, se ne possono fare molti. Sicuramente troppi
Luca Manes
from il manifesto 08/12/09