Terra, 24 dicembre 2003
Nella nostra tradizionale conferenza stampa di fine anno (questa) ci piacerebbe soffermarci sulle numerose questioni che ancora in questi giorni catturano l’attenzione di mass media e cittadini. Ce ne sarebbe di che riempire un libro, e gli argomenti sono tutti forti e importanti; alcuni tragici, come le guerre, i terrorismi, la povertà e la fame che uccidono migliaia di persone ogni giorno; altri, prettamente nostrani, un po’ meno drammatici, ma ugualmente tristi (la legge finanziaria, il decreto salva Rete4, lo stato della democrazia), soprattutto perchè evidenziano una profonda trasformazione del “sentire” politico di molti italiani, assuefatti al degrado, e la pochezza di un’opposizione parlamentare senza progetti e in balia delle onde berlusconiane che, un giorno da destra e l’altro da sinistra, si infrangono sulle istituzioni nate dalla lotta di Liberazione. Vorremmo altresì parlare di quella corrente civile e positiva che sta attraversando movimenti, associazioni, single e che, in risposta ai problemi di cui sopra, detta una strategia basata su pace, tutela dell’ambiente, giustizia sociale, solidarietà. Per socializzare e rendere comuni questi obiettivi, i nuovi soggetti della politica stanno rivoluzionando l’agenda delle priorità di molti partiti, rimescolando le carte della partecipazione, mettendo in crisi certezze e privilegi considerati fino ad oggi inviolabili tabù.
Ma oggi lasciamo che altri, meglio di noi, parlino di tutto ciò.
Oggi vogliamo parlare del trifoglio sardo, della carta, delle piazze materiali e del loro rapporto con la tecnologia e con il Progetto Sardegna di Renato Soru. Ben inteso, anche gli argomenti cui accenneremo, in prima e in ultima analisi, hanno a che fare con i temi della politica italiana e mondiale. Cambia la prospettiva, il punto di vista; e questo ci ha aiutato a comprendere meglio l’idea di mister Tiscali, quel suo continuo coniugare tradizione e innovazione.
Da “La Nuova Sardegna” di oggi abbiamo appreso che per i nostri pascoli importiamo semi di trifoglio dall’Australia e che si tratta di una varietà di trifoglio derivata da quello sardo, incrociata e brevettata da alcuni scienziati australiani con l’aiuto di un ricercatore agricolo sardo, lì trapiantato.
La lampadina si accende contemporaneamente a tutti e quattro: ecco cosa vuol fare Soru. Aprire una grande stagione politica in favore della ricerca e dell’ innovazione per
a) incentivare quei progetti che puntano sulla valorizzazione del prodotto nostrano e che esaltano la diversità e l’unicità che derivano dalla nostra tradizione;
b) stimolare e creare le condizioni per la permanenza in Sardegna di tutti quei cervelli costretti ora ad emigrare. Anzi, attirarne di nuovi.
Partire dal nostro favorevole “hardware”, fatto di ambiente, clima, paesaggio, agricoltura, pastorizia, per arrivare a un “software” originale di lavori e prodotti in grado di “stare sul mercato” e “confrontarsi con gli altri”.
Fino a qualche anno fa, i teorici della rivoluzione informatica vaticinavano, tra le altre cose, la scomparsa della carta e la vittoria delle piazze virtuali su quelle reali. Non è andata così, almeno fino ad ora e per fortuna. Il computer e internet si sono rivelati, invece, ottimi alleati della carta (dimostrando il ruolo insostituibile, ad esempio, dei giornali per l’approfondimento delle notizie, e dei libri stampati per lo studio e lo svago letterario) e delle piazze materiali (la rinascita dei movimenti è figlia e si serve anche di internet, ma ha la necessità di “manifestarsi” nei luoghi comuni della politica, con l’incontro e il confronto, con lo scorrere pacifico dei corpi lungo le strade della ribellione e della protesta, dell’utopia e della proposta).
Allo stesso modo, la tecnologia che Soru usa e che vuole che i sardi usino sempre più (ma, attenzione, la tecnologia non è proprietà di Soru; la tecnologia non è Tiscali), può essere usata al servizio delle nostre peculiari risorse ed essere essa stessa - con le intelligenze e le capacità che i sardi hanno dimostrato di avere - valore aggiunto per la nostra economia. Così come l’ambiente, che è un valore in sè, capace di generarne altro.
Solo quando è usata male, magari per fini ideologici, la tecnologia appiattisce e tende ad uniformare in basso. Bisognerebbe evitare, allora, grandi concentrazioni proprietarie anche in internet, ma soprattutto far circolare le conoscenze, garantire a tutti istruzione e libero accesso, tutelare il software aperto e copyleft e la privacy, sviluppare le connessioni a fibre ottiche, le uniche a poter garantire (con la potenza, capienza e velocità che garantiscono) un reale incremento dell’offerta televisiva e quindi del pluralismo (sarà per questo che il governo italiano sponsorizza i pc portatili e con essi le connessioni wireless?). Anche in Sardegna.
Ci rendiamo conto che i temi trattati pongono il problema del conflitto di interessi, più che altro perchè Soru parte dalla sua esperienza più recente di mister Tiscali, infarcita di tecnologia come il panettone classico di canditi. Ma ne è ben cosciente e ha dichiarato di volerlo superare.
Dunque il trifoglio (agricoltura e pastorizia), la carta (conoscenza, formazione, ricerca) e le piazze dei nostri paesi (la ricchezza dell’ambiente e la partecipazione alla gestione del bene pubblico, il pluralismo e la giustizia sociale) possono essere una metafora di questo progetto Soru, che forse per questo raccoglie tanti consensi.
Ovviamente il progetto Soru prevede e dice anche tante altre cose, alcune delle quali molto indigeste ai signori della politica sarda. Ma di queste abbiamo già detto, e ancora ne diremo…più in là.
l’Agricoltura del futuro
Sono il responsabile per la Sardegna dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica.
Il nostro metodo di agricoltura non si basa su vecchie tecniche ormai insolventi le neccessità attuali in agricoltura, ma vogliono apportare quei miglioramenti che; ne l’agricoltura convenzionale (chimica), ne l’agricoltura biologica sono riusciti a portare per un rinnovamento dell’agricoltura.
la nostra terra, ricca di sole, luce, aria è nel mediterraneo un’occasione per poter realizzare e produrre prodotti di qualità e che vengano riconosciuti a livello internazionale, ma per fare questo c’è bisogno che le strutture amministrative collaborino per realizzare questo progetto.
questo è ciò che chiediamo al movimento che ci impegnamo a sostenere nel caso questo impegno fosse preso.
Sergio Lecca
25/12/03