Terra, 16 aprile 2004
ex editoriale 143
La puntata di “ma però” - il talk show di Sardegna 1 condotto da Giacomo Mameli - cui abbiamo assistito ieri sera, ha affrontato il tema del Poetto e ci ha dato modo di vedere finalmente le facce dei tecnici che hanno contribuito al disastro. Facce di bronzo è dir poco. Già conoscevamo quella del presidente Balletto. Ci mancavano le altre. Emblematica quella di tal Lorenzo Mulas, ingegnere al quale non affideremmo neppure la costruzione di una casetta in LEGO, che ha continuato a dire per tutta la sera che le cose miglioreranno. Col tempo, ma miglioreranno. In un paese quasi normale, come potrebbero essere gli USA, delle persone che hanno dichiarato “BLA BLA” solo due anni fa, e oggi dicono “ZUT ZUT”, sarebbero già da tempo, se non sottoposte al giudizio del tribunale del popolo, impegnate a cercare cartone sotto i ponti di Brooklin.
Questi signori, due anni fa giuravano che nel giro di pochi mesi la sabbia nuova sarebbe diventata bianca e fine come la vecchia, anche con l’aiuto di una buona “grigliatura”; oggi dicono che il ripascimento prevedeva l’utilizzo di sabbia grossa per evitare che il vento la riportasse via, e sono orgogliosi di averlo fatto così.
Due anni fa dicevano che le dune non erano indispensabili (e c’era invece ancora un po’ di sabbia fine e bianca da proteggere); oggi sono tutti pronti, con palette e secchielli, a riprendere a giocare sulla sabbia per posare le famose “dune” (per proteggere una sabbia che non vola neanche a pagarla).
Due anni fa assicuravano che il Poetto sarebbe tornato, nel giro di un anno, più bello di prima; oggi affermano che era un intervento di “protezione civile” e non un imbellettamento (sic!).
A riprova di ciò continuano a mostrarci le due solite foto della prima fermata ante ripascimento e ci stontonano con i sacchetti di sabbia del Lido.
Evidentemente il presidente della provincia non sa neanche cosa fosse, il Poetto, prima. Ma ci è mai passato? Per lui esiste solo la prima fermata e la parte sinistra del Lido.
Ma tutto il resto della spiaggia - la quarta fermata, la quinta, la sesta, l’ospedale marino - tutto il resto della spiaggia, l’ha mai vista? Si è mai reso conto che non solo non era in condizioni disastrose, ma che fino all’anno prima del ripascimento era “bella”? E che necessitava solo di un intervento soft, molto soft?
Adesso il disastro è sotto gli occhi di tutti. Fate una foto oggi, dopo la levantata di questa notte e consegnatela a Balletto e ai suoi tecnici.Ad essere in condizioni pietose c’è tutto il litorale, per non parlare del mare che, da subito dopo il ripascimento, è torbido e non più limpido e trasparente (tornerà mai come prima?).
Oh ragazzi, questa è gente pericolosa perché oltre ad essere incapace è anche testarda e presuntuosa.
In un paese normale come gli USA, dicevamo, chi opera è responsabile di ciò che fa, e se sbaglia paga.
In Italia - e in particolare qui a Cagliari - l’amministratore pubblico si specializza in capriole, in attesa del tanto ambito “giudizio del popolo”, la “gabina elettorale”, il “voto libero e cosciente”, che questi politicanti dell’ultim’ora hanno elevato a rango di bagno purificatore di ogni peccato e di ogni responsabilità. Gli eletti sono, per loro, assolutamente intoccabili (a meno che non siano gli eletti dell’opposizione) e sono, come il Papa, infallibili; la libertà è libertà di fare i loro porci comodi e obbligare gli altri ad adeguarsi alla loro “etica”. La casa delle libertà. Pfui.
Dalla trasmissione di ieri, traiamo comunque una nota positiva. Cagliari è in grado di generare opportuni anticorpi alla strafottenza degli incapaci; ne segnaliamo due per tutti: la professoressa Teresa Crespellani e il consigliere comunale Piero Comandini.
cma