Sciopero generale, la piazza sarda è unita
Terra, 26 marzo 2004
Grande manifestazione a Cagliari, in occasione dello sciopero generale proclamato da CGIL CISL e UIL a difesa di pensioni e salari e contro la politica economica disastrosa del centrodestra. Quella che ha relegato l’Italia al 41° posto della classifica internazionale in base alla competitività economica (è un indice basato su andamenti macroeconomici, istituzioni e capacità tecnologico-innovativa); quella che che ci vede sotto la media dei paesi ad alto reddito persino nell’indice di benessere umano (attesa di vita, educazione, reddito); quella che continua a ridurre la spesa sociale (pensioni, sanità, invalidità, famiglia e figli, disoccupazione, abitazione ed esclusione sociale) che già nel 2000, con il 25,2% sul PIL, era al di sotto della media UE, al 27,3%; quella che vedeva nel 2002 l’11% delle famiglie italiane (esattamente 2.456.000 famiglie, oltre 7 milioni di persone) in condizioni di povertà relativa e il 4,2% (926.000 famiglie per quasi tre milioni di persone) in povertà assoluta; quella che continua a creare differenze abissali nella distribuzione della ricchezza (nel 1998 il 20% più ricco del paese incamerava il 42,6% del reddito nazionale mentre il 20% più povero solo il 6%).
Grande manifestazione, dicevamo, e grande unità delle forze sindacali e politiche.
Infatti, oltre a CGIL CISL e UIL hanno sfilato in corteo quasi tutti i segretari e gli uomini più in vista dei partiti e dei movimenti del centrosinistra, da Zidda a Valentini, da Cogodi a Fadda, da Cherchi a Palomba, da Soru e l’inseparabile Murgia a Sanna e tutti gli altri che, ce ne scuseranno, non stiamo ad elencare.
E poi i lavoratori, gli studenti e il popolo del centrosinistra, veramente unito e saltellante (sulle note rappate di Bella Ciao), incazzato ma felice di ritrovarsi insieme, così voglioso di cacciare via il governo Berlusconi, responsabile di quel declino economico industriale denunciato più volte dal sindacato, e il governo regionale di centrodestra, che a chiamarlo governo si fa un’offesa alla lingua italiana.
Questo popolo unito reclama altresì l’autonomia delle sue varie componenti, autonomia rispetto ai partiti e all’interno del movimento stesso. Ciò vuol dire che non si faranno sconti a nessuno e che la concertazione, se verrà, non sarà più al ribasso.
Ci stiamo facendo l’abitudine, a queste grandi manifestazioni; e ci stiamo abituando a vedere tanti giovani e giovanissimi, studenti medi ed universitari, nuova generazione pronta a dare il cambio a quei simpatici e longevi vegliardi dei loro padri.
Piazza unita, dunque, per gli oltre ventimila manifestanti di Cagliari. Un patrimonio che consegnamo, seppur recalcitranti, a Renato Soru, nella speranza che non lo sappia dilapidare.
