CagliariMonAmour chi si ribella gode

13 Luglio 2008

Sciopero generale, la piazza sarda è unita

Archiviato in: sindacato — admin @ 21:13

ex editoriale 136

Terra, 26 marzo 2004

Grande manifestazione a Cagliari, in occasione dello sciopero generale proclamato da CGIL CISL e UIL a difesa di pensioni e salari e contro la politica economica disastrosa del centrodestra. Quella che ha relegato l’Italia al 41° posto della classifica internazionale in base alla competitività economica (è un indice basato su andamenti macroeconomici, istituzioni e capacità tecnologico-innovativa); quella che che ci vede sotto la media dei paesi ad alto reddito persino nell’indice di benessere umano (attesa di vita, educazione, reddito); quella che continua a ridurre la spesa sociale (pensioni, sanità, invalidità, famiglia e figli, disoccupazione, abitazione ed esclusione sociale) che già nel 2000, con il 25,2% sul PIL, era al di sotto della media UE, al 27,3%; quella che vedeva nel 2002 l’11% delle famiglie italiane (esattamente 2.456.000 famiglie, oltre 7 milioni di persone) in condizioni di povertà relativa e il 4,2% (926.000 famiglie per quasi tre milioni di persone) in povertà assoluta; quella che continua a creare differenze abissali nella distribuzione della ricchezza (nel 1998 il 20% più ricco del paese incamerava il 42,6% del reddito nazionale mentre il 20% più povero solo il 6%).
Grande manifestazione, dicevamo, e grande unità delle forze sindacali e politiche.
Infatti, oltre a CGIL CISL e UIL hanno sfilato in corteo quasi tutti i segretari e gli uomini più in vista dei partiti e dei movimenti del centrosinistra, da Zidda a Valentini, da Cogodi a Fadda, da Cherchi a Palomba, da Soru e l’inseparabile Murgia a Sanna e tutti gli altri che, ce ne scuseranno, non stiamo ad elencare.
E poi i lavoratori, gli studenti e il popolo del centrosinistra, veramente unito e saltellante (sulle note rappate di Bella Ciao), incazzato ma felice di ritrovarsi insieme, così voglioso di cacciare via il governo Berlusconi, responsabile di quel declino economico industriale denunciato più volte dal sindacato, e il governo regionale di centrodestra, che a chiamarlo governo si fa un’offesa alla lingua italiana.
Questo popolo unito reclama altresì l’autonomia delle sue varie componenti, autonomia rispetto ai partiti e all’interno del movimento stesso. Ciò vuol dire che non si faranno sconti a nessuno e che la concertazione, se verrà, non sarà più al ribasso.
Ci stiamo facendo l’abitudine, a queste grandi manifestazioni; e ci stiamo abituando a vedere tanti giovani e giovanissimi, studenti medi ed universitari, nuova generazione pronta a dare il cambio a quei simpatici e longevi vegliardi dei loro padri.
Piazza unita, dunque, per gli oltre ventimila manifestanti di Cagliari. Un patrimonio che consegnamo, seppur recalcitranti, a Renato Soru, nella speranza che non lo sappia dilapidare.

26 Aprile 2008

Vertenza Sardegna, arriva Guglielmo Epifani

Archiviato in: sindacato — admin @ 19:38

ex editoriale 129

Terra, 07 marzo 2004

Per venerdì 12 marzo CGIL CISL e UIL regionali hanno indetto un’ assemblea dei quadri dirigenti a sostegno della vertenza contro i governi nazionale e regionale. In tarda mattinata è previsto l’intervento di Guglielmo Epifani a nome delle tre confederazioni.
La situazione economica e sociale della Sardegna è drammatica. Nel 2003 c’è stato il calo della produzione manifatturiera di oltre il 3,5 per cento; il calo del fatturato del 5,4 per cento; l’ulteriore diminuzione degli investimenti fissi lordi (- 4,4 per cento); il tasso di disoccupazione regionale cresciuto al 16,5 per cento; una forte ripresa dell’emigrazione che vede, ogni anno da almeno 4, 3.000 sardi trasferirsi nel Continente; una incidenza della povertà che supera il 17 per cento contro la media nazionale del 10,8 per cento.
Contro tutto questo e contro lo smantellamento della grande industria (riduzione dei livelli occupazionali; calo del numero delle imprese per numero di abitanti; incidenza dell’occupazione manifatturiera del 10 per cento sull’intera forza lavoro isolana - 536.000 unità - contro una media nazionale del 23 per cento; valore aggiunto pari al 15 per cento del totale prodotto in Sardegna contro una media italiana del 24 per cento) CGIL CISL e UIL hanno aperto un confronto con il governo nazionale e con quello, quasi inesistente, regionale e predisposto una piattaforma che, tra le altre cose, prevede il rispetto degli impegni assunti e delle intese raggiunte per l’abbattimento del costo dell’energia, per la valorizzazione dei siti chimici, per i piani di intervento per Ottana, Porto Torres e Assemini.
Le Organizzazioni Sindacali rivendicano l’avvio definitivo del Parco Geominerario e l’assunzione definitiva dei lavoratori socialmente utili; il rilancio del settore dell’estrazione del marmo e del granito; azioni a sostegno dei settori tessile, metallurgico e manifatturiero; la costituzione dell’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale e l’avvio della bonifica delle aree dismesse; la realizzazione del gasdotto Algeria Sardegna Continente europeo e la metanizzazione dell’isola.
Per ciò che riguarda le infrastrutture e il sociale, i sindacati chiedono l’ammodernamento della rete ferroviaria e il miglioramento della viabilità interna, nonchè il potenziamento del sistema portuale complessivo; la lotta alla povertà con misure a sostegno del reddito delle famiglie e delle persone indigenti e in cerca di occupazione; la razionalizzazione della spesa sanitaria e l’attivazione del Piano Sanitario regionale; l’abolizione dei tickets sulla spesa farmaceutica.
D’altro canto, la Sardegna esce da quell’obiettivo 1 europeo che garantiva tutta una serie di aiuti e risorse a favore delle regioni con reddito pro capite inferiore al 75 per cento della media comunitaria.
Checchè ne pensi Soru, la Sardegna aveva e ha bisogno di quei fondi europei per riequilibrare gli handicap legati alla oggettiva situazione economico-sociale.
La crescita del reddito (indicazione sicuramente contraddittoria con quel senso di difficoltà e di maggiore povertà diffusa che ci pervade), legata all’incremento del prodotto interno lordo dello 0,5 per cento e a una leggera crescita dell’occupazione (+ 1,7 per cento), sta paradossalmente premiando le classi dominanti e acuisce le differenze tra queste ultime e i ceti meno abbienti e medi.
Cresce la speculazione e la rendita parassitaria e immobiliare che, a differenza di qualche decennio fa, vede una certa fastidiosa commistione con il mondo imprenditoriale.
I disoccupati e i senza casa di Cagliari hanno perso anche la speranza.
Questa situazione è figlia innanzitutto del sistema capitalistico, imperfetto e squilibrato per sua natura, della gestione fallimentare del centrodestra regionale, della miopia (speriamo corretta) di una parte del centrosinistra e del sindacato che avevano guardato con speranza e benevolenza alle politiche concertative e al neoliberismo soft.
Questa situazione necessita di una risposta forte e di classe, che sappia puntare alla crescita ecosostenibile e alla redistribuzione più equa del prodotto sociale.
La mobilitazione sindacale di questo periodo e lo sciopero generale al quale, speriamo, verremo chiamati sono il primo ineluttabile passo.
E venerdì, tutti da Epifani.

15 Febbraio 2008

Gli arresti mediatici non offuscano lo sciopero

Archiviato in: politica, sindacato — admin @ 20:33

Terra, 24 ottobre 2003

La prima mezza giornata di sciopero generale contro la “riforma” delle pensioni è riuscita. Non c’era da dubitarne. Quella che il governo Berlusconi tenta di imporre è una manovra squallida, iniqua e con ben altri obiettivi che il risanamento dei conti INPS (la benvolenza europea nei confronti della manovra finanziaria, una bella iniezione di liquidità al sistema grazie all’affare tfr fondi-pensione obbligatori…). Le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, e con loro la maggioranza degli italiani, l’hanno capito e si mobilitano. Hanno capito che al peggio non c’è mai fine e che in un futuro non troppo lontano, se i conti economici italiani non dovessero migliorare (cosa assolutamente certa e indipendente dagli equilibri previdenziali) e se gli appetiti dei padroni non fossero sopiti, una nuova ulteriore mazzata sulle pensioni è sempre possibile, magari con le stesse forme che il governo tedesco sta studiando per i suoi attuali e futuri pensionati (forti risparmi sugli importi e sui tempi di pagamento delle pensioni e innalzamento a 70 anni dell’età pensionistica).

Le piazze italiane si sono dunque nuovamente riempite, questa volta anche di bandiere CISL e UIL, organizzazioni che hanno potuto così ritrovare il bandolo della matassa della loro indubbia crisi di consensi e aggrapparsi alla CGIL per rifarsi il look con i propri iscritti. (Ben vengano. Noi crediamo che l’unità dei lavoratori sia un valore in sè, a prescindere dall’appartenenza o meno a sigle sindacali. Vorremmo che la democrazia nei posti di lavoro non fosse qualcosa riservata agli iscritti e basta. Vorremmo che tutti gli accordi - contrattuali o generali che siano - fossero sottoposti al vaglio e al voto di tutti i diretti interessati, con o senza tessera, soprattutto in caso di “diversità di vedute” e “accordi separati”. E vorremmo che in tutte le aziende si procedesse all’elezione delle rappresentanze unitarie dei lavoratori, senza alcuna riserva indiana). Fine della parantesi.

Ma nella nostra società dell’informazione, le battaglie non sono solo sul merito delle questioni (se così fosse, il centrodestra ne avrebbe già perse molte). Il ruolo dei mass media e della televisione in particolare non lo scopriamo noi. E’ importantissima la “visibilità” mediatica: il numero di persone che sono raggiunte dal messaggio, il modo in cui si pone il problema, il tempo e il luogo in cui si sceglie di “inserire una notizia”.

Il controllo e il sapiente uso di questi mezzi può aiutare chiunque a far vedere rossa una toga nera.

Entro certi limiti. Questi giochetti non funzionano ad esempio con chi conosce le tecniche di manipolazione delle informazioni; con chi ha l’accortezza di attingere a diverse fonti (e in questo è fondamentale INTERNET); o quando un evento è tanto grosso e imponente da “bucare” lo schermo e imporsi. Lo sciopero generale di oggi è riuscito nell’intento di diventare “notizia”.

I nostri carismatici governanti le hanno provate tutte per oscurare l’evento e, consci della difficoltà dell’impresa, hanno voluto giocare l’ultima carta in loro possesso: la “produzione” di una “notizia bomba” con cui aprire tutti i telegiornali e tutti gli spazi informativi nel tentativo - solo in parte riuscito - di relegare in secondo piano lo sciopero e le manifestazioni.

Nella “nuttata” di ieri, carabinieri e polizia hanno arrestato 6 presunti brigatisti responsabili degli omicidi D’Antona e Biagi. Non tre giorni fa o tra una settimana. Ieri notte. Mediaticamente oggi. Tutti i telegiornali hanno aperto con questa “colossale” notizia. Il TG1 delle 13 e 30 ha dedicato tra rif e raf ben 13 minuti all’arresto dei presunti assassini dei due economisti e solo 5 minuti alla vera notizia del giorno.

Non tre giorni fa o dopodomani. Ieri notte. Notizia pronta per i telegiornali di oggi e per i giornali di domani e dopodomani. La paura di questo governo, memore della lezione del 1994, era veramente grande e ha fatto 90.

Ma nonostante questa sapiente regia, nonostante le frasi smorza entusiasmo degli “speakers” RAI (”…sciopero riuscito, secondo i sindacati, solo il 30% di adesioni secondo la Confindustria”) la notizia della riuscita dello sciopero è arrivata. A darla sono state anche le città che hanno chiuso i battenti, i dieci milioni di scioperanti, i quasi 2 milioni di fischietti e tamburini nelle piazze d’Italia. La protesta di lavoratrici e lavoratori si è espansa, ha trasbordato, è entrata nelle case dalle strade e ha posto chiaramente una richiesta:
la controriforma delle pensioni va ritirata.

Un’altra domanda la poniamo noi:
quale diversivo verrà studiato per il prossimo (crediamo inevitabile) sciopero generale?

16 Giugno 2007

Ma Cofferati non divide il movimento

Archiviato in: politica, sindacato — admin @ 09:49

Terra, 14 gennaio 2003

L’alto indice di gradimento che i movimenti mostrano verso Cofferati ha come contraltare la levata di scudi di molti leaders del centrosinistra, soprattutto di quelli che a torto o a ragione vengono indicati come responsabili della sconfitta alle ultime elezioni politiche. Molti “centristi” (del centrosinistra) vedono in lui il segretario di quella CGIL che ha evidenziato, con il rigore morale e la tenacia nella difesa dell’articolo 18 e dei diritti in genere, il ruolo equivoco della CISL alla quale sono legati; molti “sinistri” (sempre del centrosinistra) vedono riflessi in lui i loro errori strategici, non ancora ammessi chiaramente, che sono alla base della sconfitta elettorale: in sostanza, l’adesione al neoliberismo clintonblairiano con il suo carico di privatizzazioni forsennate, di flessibilità poco regolamentate, di abbandono del blocco sociale di riferimento perchè ritenuto, ormai, poco consistente numericamente.
Ma quello che fa più specie è l’atteggiamento di Fausto Bertinotti che dopo aver apprezzato la svolta movimentista della CGIL di Cofferati (soprattutto perchè andava nella direzione che Bertinotti sostiene chiaramente e giustamente da tanti anni) adesso manifesta alcune perplessità sul ruolo che l’ex segretario della CGIL si starebbe ritagliando, o meglio sugli effetti che il trascinatore di folle potrebbe avere. Sintetizzando e semplificando: l’attivismo politico di Cofferati, secondo Bertinotti, può essere causa (involontaria) della divisione dei movimenti. Una parte consistente di essi (il ceto medio dei girotondini) sarebbe pronto infatti a mollare gli ormeggi per salpare verso il progetto di un Ulivo più forte perchè più rappresentativo della società, lasciando a terra gli altri, i movimenti antagonisti e più antistituzionali.
Il fatto stesso che i disobbedienti non siano andati a Firenze riproverebbe ciò.
Ma quello che Cofferati ha instaurato con i movimenti è il rapporto dialettico di una parte di esso con il tutto. Il cinese è tanto parte integrante di questi movimenti quanto equidistante dalle diverse sue componenti; e non per volontà divina o per mero calcolo tattico, ma perchè ha sperimentato sulla sua pelle (e sulle sue emozioni) la necessità “storica”, per i partiti che si dicono progressisti, dell’unità dei e coi movimenti che la società civile esprime. Senza di essi non ci sarebbe stata la rinascita della CGIL nè Cofferati; senza di essi non c’è futuro per lui, accerchiato com’è da squali e sirene stonate; senza la loro spinta non ci sarà alcuna rivincita morale ed elettorale.
La divisione dei movimenti o è nelle cose o non si realizzerà mai per l’improbabile, semplice volontà di un singolo, seppure leader carismatico come Sergio Cofferati: non è in suo potere. E del resto è indubbio il grado di maturità raggiunto dalle svariate organizzazioni che compongono la rete dei movimenti.
La divisione di questi avverrà - se avverrà - quando si affronterà il nodo del “potere”, del “governo”, di quale sbocco politico dare all’attivismo di oggi. Perchè prima o poi la questione del “quale progetto per il Paese e per l’amministrazione della cosa pubblica” si porrà.
Ma anche su questo sono ottimista. La “biodiversità” presente oggi nella foresta pluviale dei movimenti è garanzia di ricchezza e di equilibrio interno; ogni organismo lavora autonomamente e si unisce agli altri sui terreni e per le battaglie comuni. La foresta vive grazie ad essi ed essi vivono grazie ad essa. E Cofferati non mi sembra il tipo cui piaccia disboscare.

14 Aprile 2007

Referendum e scioperi generali

Archiviato in: sindacato — admin @ 18:36

Terra, 5 luglio 2002
Il dado è tratto. CISL e UIL hanno deciso di aderire al progetto berlusconiano che prevede che i lavoratori siano assolutamente sottomessi al capitale. I lavoratori e la loro dignità. Il centrodestra canta vittoria: sono state create le basi per un futuro di lavoratori precari e ricattabili, lavoratori di serie B che potranno essere licenziati senza alcuna causa legittima e senza la possibilità di chiedere a un giudice il reintegro.

La nostra generazione, che per il momento è tutelata, sarà sostituita inevitabilmente da un’altra che sarà costretta a tenere la testa china oppure a iniziare un conflitto senza sosta, con danni notevoli per tutti.

Già da tempo CISL e UIL hanno iniziato la stagione degli accordi separati e anche questa volta, nonostante lo sciopero generale unitario, aleggiava una voglia di firme disgiunte. E già da tempo CISL e UIL hanno paura di affrontare assemblee e votazioni per le RSU. Pare che preferiscano il riconoscimento che piove dall’alto.

Mia nonna ripeteva sempre “meglio poveri e onesti”. La CGIL ha avuto l’onestà di rispettare la piattaforma e il volere di milioni di lavoratori, facendo una scelta prettamente sindacale, mentre sono state le altre sigle ad avere un atteggiamento politico. Politica di appoggio al centrodestra, senza alcuna contropartita seria.

Ma ci può essere contropartita per un diritto negato?

Adesso sono necessari referendum e scioperi diffusi fino al prossimo, generale. Questa è stata la risposta della CGIL.
Staremo a vedere.

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