Terra, 15 gennaio 2004
Il famigerato piano commerciale della Provincia di Cagliari è stato temporaneamente sospeso. Le guerre di religione tra l’amministrazione Balletto e i comuni del territorio della futura provincia del Medio Campidano, tra piccoli negozianti e grande distribuzione, tra marchi diversi della stessa grande distribuzione e tra impresari edili si sono concluse con una tregua. C’è di che stare allegri? Quella del commercio è una gran brutta gatta da pelare (in senso economico-filosofico), perchè non si capisce bene chi abbia ragione e quali interessi reali ci siano in gioco. Proviamo a raccapezzarci un po’.
Il grande capitale è alla continua ricerca di occasioni di investimento e valorizzazione. Di solito, gira e rigira, va a bussare alle porte più redditizie del momento. Più redditizie in quanto evidentemente garantiscono alti saggi di profitto e una buona domanda a supporto. Tanto per capirci, nessuno oggi investirebbe quattrini in una fabbrica di trottole sarde (bardunfule) dato che i bambini non ci giocano più; li investirebbe invece nella costruzione di geomag o di barbie.
L’affare del momento sembra essere l’investimento in grossi centri commerciali: le città mercato. Una gran massa di capitale finanziario, alla ricerca di lavoro vivo da sfruttare, preme per essere utilizzata lì. Edilizia, ristorazione, alimentazione, boutique…e chi più ne ha più ne metta…tutto concentrato in un unico grande spazio, luogo di ritrovo dotato di ampi e confortevoli parcheggi, multimediale piazza paesana in cui, come attratte da potenti calamite, continuano ad affacciarsi nuove attività legate all’intrattenimento e allo spettacolo.
Insomma, la filosofia è la stessa che ha portato alla nascita del mercato di San Benedetto. Cambiano le dimensioni e alcune implicazioni.
La gente si accalca e spende, sempre e comunque. Anche perchè, come dicono i piccoli commercianti, nessuno può competere con i prezzi della grande distribuzione. Quindi le città mercato, e il capitale che le crea, svolgono anche una preziosa funzione sociale: abbattono i prezzi. Benissimo. Ma allora perchè bloccarle?
Paradossalmente, proprio i centri commerciali (futuri) del Medio Campidano sarebbero più utili ed efficienti di quelli dell’area cagliaritana, sempre intasati dal traffico perchè costruiti in zone chiuse o con pochi sbocchi. E allora? Quali altri interessi, temporaneamente opposti a quelli che le vorrebbero, si oppongono alla loro nascita?
Si dice che i piccoli commercianti sarebbero costretti a chiudere e i centri storici delle città si svuoterebbero. E’ vero. Ma è un processo già iniziato da diverso tempo e alla cui origine stanno appetiti e interessi dei più vari. Basti pensare a Cagliari, dove il mercato immobiliare registra prezzi altissimi che invogliano i propietari a vendere e che scoraggiano l’acquisto da parte “semplici lavoratori”. L’amministrazione comunale non solo non fa niente per far calare i prezzi, ma concorre in vari modi ad aumentarli. A comprare, a Cagliari, sono sempre le stesse persone che poi affittano a negozi, bar, attività imprenditoriali, studi professionali. E i centri storici si svuotano.
Che fare, allora? Innanzitutto cercare di evitare che le città mercato siano costruite e gestite sempre dalle stesse persone; dovrebbe, al contrario, essere garantita una sana concorrenza e la massima trasparenza in tutti gli atti amministrativi che sottostanno alla loro nascita.
Quindi sarebbe necessaria una forte tutela della forza lavoro impiegata anche attraverso interventi legislativi che riducano le estreme flessibilità (in ciò, la legge 30 è un ostacolo da rimuovere) e un controllo sul regime degli orari e dei riposi domenicali.
Questo potrebbe essere un primo tentativo, a nostro avviso, di regolare e mediare i saggi del profitto del settore ed evitare in prospettiva un numero troppo elevato di “metri quadri di negozi” in rapporto al numero di abitanti.
Per ultimo bisognerebbe favorire la cooperazione tra piccoli e medi commercianti, nella convinzione che, in ultima analisi, a un certo consumatore (che sta diventando maggioranza) interessa sempre più il rapporto qualità/prezzo e che in questo i prodotti locali possono sicuramente competere.
Il piano del commercio della Provincia di Cagliari risponde a tutto ciò?