CagliariMonAmour chi si ribella gode

26 Maggio 2007

Smog. Il vento non salva Cagliari

Archiviato in: ambiente — admin @ 10:42

Terra, 13 dicembre 2002

Sui diritti non si media. Il diritto alla salute è uno di questi, e richiede, per la sua difesa, pensieri e atteggiamenti integralisti, senza compromessi nè mediazioni. Bisogna essere pasdaran.

Il traffico cittadino, con i tubi di scarico delle migliaia di veicoli circolanti, produce il famigerato particolato (PM10) che secondo studi recenti potrebbe essere responsabile di circa 100.000 morti all’anno in Europa. 100.000 morti: il 5% dei decessi totali!

Non credo che per il PM10 ci siano dei valori al di sotto dei quali non ci siano rischi per la salute. Figuriamoci quando i limiti di legge vengono superati.

Ebbene, a Cagliari le centraline di rilevamento dell’inquinamento atmosferico stanno segnalando valori di PM10 ben oltre la soglia di attenzione. Quest’ultima è di 40 microgrammi per metro cubo, mentre quella di allarme - alla quale si rifà il Comune di Cagliari - è di 60 microgrammi.

Andando a ritroso nel tempo: il giorno 11/12/02 (dati prelevati dal sito del comune www.comune.cagliari.it/tecnologico/index.asp) in via Italia, a Pirri, valore medio PM10 rilevato 121,5 microgrammi per metro cubo; viale Ciusa 78,9.
Il valore medio lascia supporre punte molto più alte, per non considerare il fatto che le centraline analizzano l’aria prelevata a…quote più alte del nostro naso e, soprattutto, di quello dei bambini.
Il 10/12/02 via Italia 84,8; viale Ciusa 71,3; colle Tuvixeddu 43,9.
Il 9/12/02 via Italia 81,5; viale Ciusa 64,9.
Il 5/12/02 Piazza Repubblica 56,7; il 4/12/02 viale Ciusa 51,3; e così via fino ad arrivare al 25/11/02 (ultima data che ho controllato) con piazza Repubblica 64,6; via Italia 106,9 e viale Ciusa 94,4.

Che dire di più?

Speravamo che i nostri amministratori avessero ragione a parlare dell’aria di Cagliari come di un’aria tenuta pulita dal vento, ma non è così.

Se poi consideriamo che le centraline di via Roma e piazza Sant’Avendrace (assai trafficate) sono ancora fuori servizio, il quadro non è per niente confortante: i pedoni, i bambini, gli anziani, i cardiopatici sono a rischio e i nostri assessori al traffico e all’ambiente, nonchè il sindaco Floris (cardiologo, se non erro), farebbero bene a tenerne conto.

Così come stiamo mettendo al bando le sigarette, dovremmo bandire dalla città anche le auto: centro storico chiuso al traffico, potenziamento e innovazione tecnologica per il trasporto pubblico; piste ciclabili; tolleranza zero per i parcheggi in doppia fila; niente parcheggi multipiano in centro; strisce blu gratis per i residenti.

E chi più ne ha, più ne dica.

Lettera a Babbo Natale

Archiviato in: amarofantasy — admin @ 10:36

Terra, 10 dicembre 2002

Ciao babbo Natale. Come stai?
E’ trentacinquanni e passa che non ci si sente, dal tempo in cui a girovagare per via San Giovanni e Castello, le sere d’inverno, mi sembrava di essere la comparsa di un presepio vivente: deboli lampadine attaccate ai muri delle case per illuminare le strade; canuti artigiani sull’uscio di bottega ad aspettare la buona stella e poche macchine sui marciapiedi, dove vecchiette imparentate trotterellavano perennemente verso chiesa. Nei negozietti di alimentari si trovava l’olio sfuso, noi ragazzini si giocava a “prontus cuaddus” e prima di scuola tutti da signor Garuffi a comprare farina di castagne.
In tutti questi anni ognuno di noi ha percorso la propria strada: io immerso nella…realtà dei problemi quotidiani e tu nel mondo della fantasia a soddisfare i desideri dei bambini.
Ma questa volta vorrei invertire i ruoli, chiedendoti di occuparti di questioni forse meno importanti dei bambini, ma che con il loro futuro hanno sicuramente a che fare.
Ti scrivo, o babbo, perchè le cose qui sulla Terra non vanno mica tanto bene e perchè un tuo intervento sembra essere ormai l’unica via d’uscita.
Il mondo è governato da savissimi pazzi che hanno a cuore il potere e la ricchezza, e che per essi sono disposti a guerre e devastazioni, a soprusi e dittature.
Niente di nuovo sotto il sole, dirai tu. E hai ragione. Non passa giorno in cui le guerre del pianeta producano le loro vittime, e noi qui a non poter fare niente di veramente utile. Possiamo solo cercare di evitare che anche il nostro paese venga coinvolto.
Ma di questi tempi il rischio è molto alto; anzi, sembra che i nostri governanti non vedano l’ora di “scendere in campo” a fianco del forzuto protettore, l’impero del bene, per dare una lezione al cattivo di turno.
Almeno fosse!
La verità è che i cattivi difficilmente pagano il prezzo della guerra, tutto a carico dei più deboli.
Ecco, babbo Natale, proprio questo ti chiedo: se proprio guerra deve essere, fai che sia dei deboli contro i forti, degli sfruttati contro gli sfruttatori, degli affamati contro gli affamatori, degli offesi contro i prepotenti. Armali di coraggio e di resistenza, di saggezza strategica e di lungimiranza, di pazienza e di gaiezza, di fermezza e decisione. Fai che sia una guerra il meno cruenta possibile, ma che ponga fine alla arroganza dei potenti della terra.
Ma come - potresti dirmi - da ragazzino il Natale ti serviva a parlare di pace e ora mi chiedi la guerra?

Ma c’è veramente differenza, dico io, tra il parlare di pace e il volere la ribellione degli umili?
Se fossimo capaci di organizzare una società in cui la ricchezza e la democrazia sono distribuite equamente tra tutti, le guerre non avrebbero più ragione d’essere.
Se riuscissimo ad eliminare le classi sociali, non avremmo neanche bisogno di Stati, e senza Stati, forse, non ci sarebbero nemmeno guerre.
Ecco, babbo Natale, ti chiedo poprio questo.
So che non lo farai perchè la tua logica è, per fortuna, un’altra. E va bene così.
Però, almeno quest’anno, non prestarti alle sceneggiate “hollywoodiane”, tutte “amore, pace e bontà”; datti malato o entra in sciopero, ma non farti coinvolgere in tutte quelle ipocrite baggianate del “vero spirito del Natale”: in Palestina, in Costa d’Avorio, in Congo, in Uganda, in Nepal, a Timor Est, in Somalia, in Iraq, in Argentina, in Colombia, in Venezuela, in Amazzonia ecuadorena, non sanno che farsene.
Stammi bene, babbo.
Ah dimenticavo. L’illuminazione di via San Giovanni e di Castello non è cambiata molto, ma gli artigiani e le botteghe non ci sono più, e quell’aria da presepe è finita da un pezzo.
E mentre assaggio una triglia di scoglio, una spina mi va di traverso… e il tempo si fa più clemente

Buon Natale
 

Amadu pie’ veloce, 110 all’ora

Archiviato in: politica — admin @ 10:25

Terra, 21 novembre 2002

Quando vedeva qualcuno correre, mia nonna ripeteva: “chi va piano va sano e va lontano…”

Non sarà sempre vero, ma per chi corre in automobile calza a pennello. Gli effetti sul corpo umano di un impatto a soli 50 Km orari possono essere terrificanti nonostante i livelli di sicurezza delle auto di oggi.

L’onorevole Amadu, assessore regionale ai Trasporti, la pensa diversamente. La sua richiesta di aumentare il limite di velocità sulla “Carlo Felice”, portandolo a 110 Km/h, e soprattutto le motivazioni addotte, la dicono lunga sul suo concetto di sicurezza.

Amadu dice: aumentando il limite si accorcia finalmente il tempo di percorrenza della Cagliari/Sassari; il limite di velocità attuale non lo rispetta quasi nessuno perchè è anacronistico; chi non lo rispetta (per di più lavoratori (sic!)) va incontro a inique multe.

Mi sembra di sentire l’onorevole Previti che ammette candidamente di avere evaso le tasse “come una buona parte di italiani”. Oppure mi pare di vedere il fratello del nostro Mauro Pili mentre tira sù un bell’edificio sul Molentargius, in attesa di una non impossibile sanatoria.

Vabbè, sarò il solito integralista, ma alcune considerazioni vorrei farle.

1) Passare dagli attuali 90 Km/h ai 110 Km/h significa raggiungere Sassari da Cagliari in 2 ore (supposti 220 Km di distanza e una velocità costante) anzichè in 2 ore e 26 minuti. Chi partisse alle 8,30 arriverebbe alle 10,30. Un grande risparmio? Lo stesso risultato lo si potrebbe raggiungere, con maggiore sicurezza e tranquillità, partendo alle 8,04

2) Chi non rispetta oggi i limiti, non va a 110 Km/h ma a velocità ancora più sostenute; e continuerebbe a farlo anche con il nuovo limite.
Amadu proporrebbe allora di aumentarlo ancora?

3) Per evitare le multe ai lavoratori che corrono sulla “Carlo Felice” (ma vorrei capire chi sono, per Amadu, questi lavoratori) si potrebbe:
a) pensare ad orari più elastici e flessibili;
b) cominciare ad allentare la pressione dei datori di lavoro sui dipendenti;
c) potenziare e velocizzare le linee ferroviarie e incentivare il trasporto merci su rotaia anzichè su gomma.

4) Già da ora, l’informatica e le telecomunicazioni permettono a chi, come Amadu, partecipa a convegni e conferenze, di farlo via web, senza spostarsi da casa e risparmiando così non 26 miseri minuti ma 2 ore e 26 minuti, in massima sicurezza.

Se poi il problema è quello di esserci comunque prima, consiglio ad Amadu di comprarsi un elicottero: è meno inquinante.

Gita a Pula. Andata con Soru, ritorno con Cellino

Archiviato in: politica, ambiente — admin @ 10:19

Terra,18 novembre 2002

Ieri, domenica, ho fatto una gita a Piscinamanna, splendida località boschiva sui monti di Pula. Appena uscito da Cagliari mi sono imbattuto nella costruenda cittadella tecnologica di Tiscali, a Sa Illetta. Invece, mentre rientravo in città, nel tardo pomeriggio, la voce soffusa della radio mi informava di quanto accaduto allo stadio Sant’Elia durante la partita di calcio Cagliari Messina.

Soru e Cellino. Tiscali e Cagliari calcio. Santa Gilla e Sant’Elia.

Soru e Cellino sono due persone molto diverse. Il primo è gentile, sobrio, competente e chiaro nel parlare. Il settore in cui opera, seppure non più dorato come qualche anno fa, rappresenta il futuro della Sardegna e del mondo intero.
Il secondo è più casereccio, si mangia le parole quando parla, getta il sale sull’erba del campo per portare fortuna alla squadra ; dà l’idea di non essere all’altezza dei compiti che ha un presidente di una squadra di calcio. I settori in cui opera (oltre al mondo del pallone, il grano) rappresentano una realtà che qui in Sardegna non ha più spazio e sono perciò destinati al fallimento.

Eppure questi due personaggi hanno qualcosa in comune: un grande “friend-appeal” in Comune. Grazie alle loro amicizie - il sindaco Floris in primis -hanno ottenuto due grossi favori.

Soru, con lo specchietto di nuovi posti di lavoro (ma più realisticamente con la promessa di non far emigrare a Milano il “cervello” di Tiscali) ha ottenuto di poter costruire il polo telematico a Sa Illetta, in una delle zone più pregiate - per paesaggio e storia - di Cagliari.

Cellino, minacciando apertamente, in modo più volgare, di far giocare altrove il suo Cagliari, ha ottenuto la gestione pluriennale del Sant’Elia a prezzi stracciati e di poter eliminare la pista di atletica per far posto alle gradinate in tubi innocenti su cui si appostano parecchi banditi (il famoso dodicesimo uomo in campo, come dice, tronfio, qualche idiota commentatore sportivo nostrano).

Ma è credibile che il nostro sindaco si sia fatto ricattare? Penso proprio di no. I Floris sono la prima potenza mondiale di Cagliari e si mettono in tasca Soru e Cellino messi insieme.

Il fatto è che sia Tiscali che il Cagliari calcio sono funzionali al progetto Floris di “Cagliari capitale del Mediterraneo”; e una capitale non può non avere un centro direzionale informatico e una squadra di pallone che punta alla serie “A”.

Questo progetto non si ferma davanti a niente; calpesta luoghi e diritti, cancella storie e memorie, è pronto a comprare tutto e a svenderlo ancor più. Le poche cose positive (ad esempio il gemellaggio con Padova e la relativa mostra sulla Cappella degli Scrovegni allestita nella cripta di San Domenico) sono subissate e annullate da altre manifestazioni (ad esempio formula 3000 e capodanni vari) che non c’azzeccano nulla l’una con l’altra.

La visione della costruenda nuova cittadella tecnologica di Tiscali, a Sa Illetta è un pugno nell’occhio, una toccata e fuga stonata, un vomito di cane sul marciapiede di via Montenapoleone.
Mentre andavo a Pula mi è apparsa questa cattedrale, inno alla potenza e alla fama di Tiscali e del suo padrone e ho capito al volo le rimostranze di Gianni Loy verso un progetto che si appropria di uno degli angoli più prestigiosi e incontaminati della città, più ricchi di storia e ambiente, in nome di uno sviluppo produttivo e occupazionale (falso) di Cagliari. Falso perchè la crescita del mercato non dipende certo dall’ubicazione del polo informatico di Tiscali. Se è vero, come è vero, che il computer elimina le distanze e permette di creare in una regione scarsamente attrezzata come la nostra una società di valore europeo, allora può anche permettere di stare sulla piana di San Lorenzo (faccio per dire) anzichè a Santa Gilla.

Cellino, dal canto suo, non ha esitato un momento davanti al rischio che le tribune così vicine al campo potessero invogliare qualcuno a fare meglio quello che ha sempre fatto e sempre farà. E se sempre lo ha fatto e sempre lo farà, è compito di chi ha responsabilità in materia quello di prevenire le manifestazioni di violenza. Gli amministratori comunali hanno sbagliato. Il presidente del Cagliari, anzichè pensare solo ad attrezzare lo stadio con negozi e palestre, ristrutturi ciò che della vecchia struttura è, a suo dire, inagibile e sgomberi immediatamente la pista di atletica. Lo stadio non è suo. E non è solo per il calcio.

Signor sindaco, Cagliari capitale ha bisogno di uno stadio comunale. Cellino può costruire il suo ad Assemini se non vuole sottostare a questa esigenza della collettività.

14 Maggio 2007

Il P.U.C. è un piano scordato

Archiviato in: politica, ambiente — admin @ 09:13

Terra, 2 novembre 2002

La storia di Cagliari è la storia del suo mare, dei suoi stagni, delle sue colline e della sua millenaria cultura, anche architettonica.

Cagliari viene e verrà ricordata e citata per queste sue caratteristiche che la rendono unica.

Il Piano Urbanistico Comunale, invece, regolamenta l’assalto alle bellezze cittadine, immolandole sull’altare della rendita finanziaria. La valorizzazione del bene ambiente è concepita a senso unico, come occasione edificatoria; la propensione turistica - che questo bene ambiente consentirebbe - viene tradotta in sviluppo alberghiero d’alto bordo.

La cittadinanza viene coinvolta solo a scelte effettuate, per sollevare improbabili obiezioni di carattere strettamente tecnico, mentre in Consiglio comunale l’opposizione viene relegata al ruolo di “grillo parlante” da una maggioranza che, come “Pinocchio”, non accoglie nessun suggerimento.

Di contorno al PUC ci sono i vari accordi di programma siglati con imprenditori privati (il Polo telematico di Santa Gilla, l’area dell’ex cementeria, la necropoli di Tuvixeddu) il cui tornaconto pubblico è dubbio.

Persino Molentargius ha rischiato seriamente di finire nella voragine degli appetiti edificatori, visto e considerato che dall’area del Parco si volevano estrapolare Medau su Cramu e le Saline per costruirci strutture “ricettive”.

Ciliegina sulla torta gli scempi del Poetto e dell’area archeologica di San Bartolomeo, dove il Comune - pur non responsabile in prima persona - si distingue a volte per il silenzio assordante, a volte per un loquace immobilismo.

Sembra uno scherzo di Halloween.

Invece il PUC è ormai una realtà. Alcuni capitoli dovranno tornare all’organo di controllo , ma il più è fatto.

Due anni fa sintetizzammo la filosofia del PUC in una parola: mattoni. Oggi il senso è sempre lo stesso: i soliti mattoni ( ma non per l’edilizia popolare, che anzi sparisce dalla scena insieme alle aree specifiche all’uopo individuate in precedenza) per i grandi costruttori del cagliaritano, per le lobby dell’edilizia di lusso e degli alberghi, quelle in combutta con le grandi agenzie immobiliari e con le banche cittadine nel grande affare casa/mutui casa.

Questo scelto dal PUC è il modo per premiare la rendita: ingenti somme verrano redistribuite a favore dei proprietari di aree, terreni e immobili.

Dall’Ippodromo all’Ospedale marino, dallo stadio Sant’Elia a santa Gilla, alla Fiera, a Genneruxi, il Consiglio comunale ha previsto diverse colate di cemento: alcune di queste sono potenziali (nel senso che si attende l’arrivo di qualche imprenditore privato e dei suoi soldi per dare il via ai progetti approvati), altre sono già operative.

Intendiamoci: l’ambiente e l’ambientalismo non vogliono un territorio ingessato e non fruibile, recintato in una specie di teca di cristallo inavvicinabile. E non vogliono neppure che in queste aree di pregio, e in genere in città, non si costruisca. Sanno bene che l’edilizia è parte importante dell’ingranaggio economico metropolitano, con tante persone che ci lavorano e che intorno all’economia del mattone vivono.

Vorrebbero più semplicemente alcune cose:

  • che nelle zone pregiate ambientalmente, come Santa Gilla, resti la classificazione “H” che consente le costruzioni “compatibili”;
  • che l’obiettivo prioritario diventi quello di abbassare i prezzi, costruendo edifici “popolari” (sono ancora tanti i senza tetto e tante le situazioni precarie) e sviluppando il trasporto pubblico metropolitano;
  • che in tutti i casi di nuove costruzioni si opti per materiali ecologici finalizzati al risparmio energetico e al rispetto della salute dell’uomo e dell’ambiente;
  • che l’edilizia, se deve essere il volano dello sviluppo, lo sia inaugurando una filiera ecocompatibile: dallo sviluppo di bioedilizia e bioarchitettura alla bonifica delle zone degrate del territorio; dalla sistemazione e riconversione delle aree industriali dismesse alle ristrutturazioni dei centri urbani; dalla difesa del territorio al riciclo dei materiali di risulta di demolizioni e ristrutturazioni.In un contesto simile acquisterebbe maggior significato il sogno del sindaco Floris di fare di Cagliari non già la capitale del Mediterraneo (che è una fesseria), ma una città turistica, con la passeggiata sul mare, con la grande piazza di via Roma, con le sue risorse ambientali e storico culturali tutelate e fruibili.Per il momento ci basterebbe vedere operativo il Parco di Molentargius, con l’Ente di gestione istituito e lo statuto approvato. Ci riusciremo?
  • Ottobre, considerazioni semiserie su 3 fattacci sardi

    Archiviato in: politica, ambiente — admin @ 09:05

    Terra, 13 ottobre 2002

    In questo piovoso ottobre cagliaritano, le nubi oscure di scirocco hanno offuscato le stanze della politica nostrana. Sono di questi giorni le notizie
    a) dell’espulsione dei quattro dissidenti diessini (quasi anagramma);
    b) della scelta aventiniana dei consiglieri regionali di AN (quasi contrappasso);
    c) delle dichiarazioni di Zirone sull’irreversibilità del danno commesso alla sabbia del Poetto (quasi buffo).

    Sul punto a)
    Il gioco in casa DS si sta facendo duro. Nello scontro tra chi considera prioritario il rapporto con il centro e il ruolo dell’Ulivo e chi pensa invece necessaria un’alleanza con la società civile (l’incivile la lasciamo alla destra), con il sindacato e i nuovi movimenti, sembra arrivato il momento dell’abiura e della condanna di staliniana memoria.
    I quattro politici espulsi (neanche fossero la banda dei quattro) hanno posto questioni politiche importanti e vitali per un partito che si richiama all’autonomia sarda e al progresso civile.
    Niente di strano che la questione si risolva positivamente e che i quattro rientrino (dopo un atto di abiura, magari), ma le differenze interne ai DS (e all’Ulivo) stanno scoppiando.
    E’ ormai chiaro che per rilanciare il centrosinistra dalemian-rutelliano non devono esserci impedimenti di sorta e che, anche a costo di colpi di maggioranza, o la sinistra dei DS si adegua o la si invita ad andare con Cossutta (il quale però non sembra gradire ed è pronto a saltare sul carro del vincitore).
    Ho letto da qualche parte un’interpretazione fantapolitica: tra D’Alema e Berlusconi è stato stretto un patto che prevede il via libera del primo al secondo sulle riforme “ad personam”; e del secondo al primo per l’investitura a presidente del consiglio successore del Berlusca, ormai in crisi e stracotto, alla primavera prossima. Chi non la pensa come D’Alema (e Blair) su guerra, diritti e sindacato, può accomodarsi.
    Mah?!

    Sul punto b)
    Alleanza nazionale, in un rigurgito moralizzante e moralista, si è stancata dell’attuale gestione Pili, e vorrebbe una svolta sulla strada delle riforme. A sostegno della richiesta ha fatto saltare una seduta del consiglio regionale e minaccia il ritiro della delegazione in giunta (gli assessori). Al suo interno gli appetiti non mancano, ma è molto probabile che qualche illuso creda veramente che l’attuale classe politica al governo della Sardegna possa migliorare.
    A riportare tutti all’ordine ci penserà Fini (l’ultimo vero uomo della prima repubblica (cioè in grado di parlare a braccio per ore senza dire niente (sorge perfino il dubbio che non sappia cosa dire :-) ) ), che ha spiegato, più o meno, ai suoi, che possono aprire tutte le crisi che vogliono ma che intanto sono ostaggi di Forza Italia in quanto partito sdoganatore, e unico a sopportare i post-fascisti e i loro inutili capricci. Quindi che finissero presto con la sceneggiata.
    Alla fine anche Liori troverà casa.

    Sul punto c)
    Che dire? Zirone farebbe pena, se appartenesse al genere umano. La sua pervicacia nel continuare ad affermare che il Poetto era una pietraia già da prima del ripascimento, vuol dire due cose:

    1) si è finalmente accorto che il Poetto di oggi è una pietraia (cosa che aveva sempre negato);
    e
    2) al Poetto, lui, non ci andava spesso prima dei lavori di annerimento.

    L’unica “pietraia”, forse, era alla prima fermata. Per il resto, il problema del Poetto era l’assottigliamento della striscia di spiaggia (bianca), ma non le pietre.
    Comunque è stato onesto a riconoscere (durante il convegno organizzato dalla “Margherita” venerdì scorso) che la sabbia del ripascimento non diventerà mai bianca e che il Poetto non tornerà più come prima.
    E’ stato meno onesto, invece, quando ha affermato che il Poetto nero non è così terribile come lo si descrive, dato che anche quest’estate era pieno di bagnanti e i chioschi hanno fatto affari d’oro.
    Se, oltre che furbetto, fosse sensibile e intelligente, non assimilerebbe i bagnanti a meri approvatori soddisfatti del suo operato e si informerebbe meglio sull’incremento di affari degli operatori turistici al Poetto. Inoltre rassegnerebbe immediatamente le dimissioni da assessore provinciale e tornerebbe a fare l’extraterrestre nel suo negozio di ottica.

    6 Maggio 2007

    Un’altra città è possibile?

    Archiviato in: politica — admin @ 23:15

    Terra, 7 ottobre 2002
    La manifestazione del 5 ottobre contro la guerra è stata un successo anche qui a Cagliari. La presenza di tutto l’arcipelago cittadino dei cosiddetti “no-global” o “new-global”, la massiccia partecipazione degli studenti universitari e medi lasciano ben sperare sul futuro politico di questa città piuttosto sonnecchiosa e crapulona, poco avvezza alla protesta, a volte qualunquista e reazionaria.
    E’ un movimento maturo e responsabile, che pone questioni concrete, che rifugge la guerra e la violenza e che vuole costruire un argine contro quelle schegge impazzite che sono l’attuale amministrazione americana e i suoi accoliti europei.
    Ai nostri governanti - e crediamo anche a Bush, considerate le grandi “antenne” USA - saranno fischiate le orecchie. Ma per sapere se il movimento avrà raggiunto l’obiettivo di fermare la pazzia della guerra preventiva bisognerà aspettare qualche settimana, o forse mese.
    Nel frattempo, citando Moretti, non bisognerà perdersi di vista.
    Ma per fare che?
    Dicevamo della maturità e della capacità del movimento. Bene. Proviamo a farci carico anche dei problemi, apparentemente più spiccioli, di questa nostra città; problemi la cui soluzione ci darebbe soddisfazioni più immediate e tangibili. Lo slogan “un altro mondo è? possibile” deve riguardare anche e - noi diciamo - innanzitutto Cagliari.
    Un movimento forte, ricco di diversità, colorato, tollerante ma allo stesso tempo esigente e inflessibile sui propri princìpi come quello che si è visto alla manifestazione dell’altro giorno (ma vogliamo ricordare anche quello più imponente del 16 aprile, sciopero generale della Sardegna) deve puntare a rendere possibile un’altra città: dal volto più umano, più aperta, più libera, più antifascista.
    Non abbiamo ricette nè obiettivi ben definiti, ma riteniamo che la lettera di Barbara Fois ai girotondini di Cagliari sia un valido contributo alla loro individuazione.
    Le qualità tutte dell’area di Cagliari sono sottoposte a un attacco senza precedenti da parte della rendita finanziaria e della speculazione edilizia. Dall’area archeologica di Tuvixeddu a quella di San Bartolomeo; dall’Anfiteatro romano alla spiaggia del Poetto; dal Molentargius a Sa Illetta e Santa Gilla: è tutto un brulicare di progetti speculativi e di servigi alle varie lobby cittadine .
    Il piano urbanistico comunale, ormai in via di definitiva approvazione, è funzionale all’idea della “Cagliari da bere“, con la sua furbesca “flessibilità” e con l’apertura agli accordi con i privati che di fatto scavalcherebbero il PUC stesso.
    Ci sono tante altre questioni aperte su cui poter intervenire: dal problema dell’approvvigionamento dell’acqua a quello della sua distribuzione; dalla questione dell’abusivismo edilizio dei ricchi (con la famiglia Pili che costruisce a Molentargius) a quella dei senzatetto e allo stop ai programmi di edilizia popolare; dalla qualità dell’aria al piano del traffico; dalla questione del trasporto urbano e metropolitano ai problemi dei singoli quartieri e circoscrizioni; per arrivare alla questione centrale dell’occupazione (porto canale docet) e dei servizi comunali.
    Basta pensare poi che i trasferimenti regionali saranno sempre più scarsi negli anni a venire (la Finanziaria nazionale toglie alla Sardegna per i prossimi anni 3.000 miliardi di vecchie lire) per capire che tutto ciò imporrà tagli e scelte sui quali non possiamo nè tacere nè restare immobili.
    Se riteniamo di poter fare qualcosa contro la guerra - con il movimento globale di questi giorni - possiamo tentare di incidere anche sulle attuali e prossime scelte delle nostre amministrazioni comunale, provinciale e regionale.
    Non stiamo dicendo di darci alla politica tradizionale e di abbandonare le piazze e le strade. No. Le nostre forme nuove di resistenza e di lotta sono il futuro; ma i contenuti, gli obiettivi non possono che essere quelli che l’attuale politica e l’attuale centro sinistra non sono in grado di perseguire.
    Questo è a nostro avviso uno dei significati di Porto Alegre.
    Se vogliamo buttare a mare le basi militari, se vogliamo poter fare qualcosa contro lo sfruttamento dei lavoratori del commercio e della grande distribuzione cittadina o contrastare in concreto l’applicazione della legge Bossi Fini a Cagliari, allora occupiamo i centri di potere perchè è da lì che potremo far vincere le nostre ragioni: palazzo e piazza uniti nella lotta.
    E’ quello per cui alla fin fine, fatte salve le debite e dolorose differenze, stanno combattendo i palestinesi, gli studenti del Nepal, i cocaleros boliviani, i kurdi.
    CGIL, FIOM, Comitati di base, RdB, Rete Lilliput, Gettiamo le Basi, Collettivi studenteschi, Rifondazione, Democratici di sinistra, Sinistra giovanile, Pax Christi, Attac, Legambiente, Greenpeace, Comunisti italiani, Comitato 6 maggio e tutti gli altri soggetti del movimento sono in grado di costruire, predisporre, organizzare una “piattaforma per la città possibile” e inventarsi magari un’altra grande manifestazione a sostegno.
    Non stiamo inventando niente di nuovo, sappiamo che ogni gruppo e associazione discute e tratta al proprio interno queste matasse che già altri non sono riusciti a sbrogliare.
    Forse è l’entusiasmo per aver visto tanti ragazzi pronti a urlare contro la guerra e contro il fascismo - sempre in agguato - con i loro nuovi slogan e anche con le vecchie parole d’ordine, che ci fa parlare.
    Sarebbe bello però rivederli in azione per conquistare - che dire? - una pista ciclabile? un campo nomadi decente? più asili e più campi sportivi? più attenzione per Sant’Elia? (stadio compreso, ormai quasi proprietà privata Cellino).
    Chi offre un tavolo comune per il confronto?

    Traffico e nuvole

    Archiviato in: ambiente — admin @ 23:05

    Terra, 28 settembre 2002
    Il consiglio comunale di Cagliari sta iniziando a discutere il piano del traffico cittadino.
    Credo che un dibattito teso a risolvere i problemi non possa prescindere dalla pericolosità dello smog e soprattutto delle polveri sottili, capaci di veicolare all’interno del nostro apparato respiratorio le particelle tossiche e cancerogene (come il benzene) dei gas di scarico delle autovetture.
    L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) conferma che nelle 8 principali città italiane la morte di 3.500 persone è dovuta allo smog.
    In Europa il 5% della mortalità dipende dall’inquinamento atmosferico, dai veleni che respiriamo quotidianamente; e il settore trasporto incide, nell’inquinamento dell’aria, dal 60 al 70 per cento.
    In tutto il pianeta, le morti da smog sono oltre 3 milioni, il triplo di quelle causate direttamente da incidenti stradali. Come dire che le auto sono doppiamente pericolose: incidenti e smog.
    Nessuno dubita più della verità di questi dati.
    Anche a Cagliari i pneumologi lanciano l’allarme, segnalando l’incremento delle patologie legate in qualche modo alla qualità, scarsa, dell’aria. Nonostante il maestrale, quindi, la nostra città non è immune dai problemi tipici di un traffico caotico, cresciuto senza regole, che ha fagocitato ormai ogni spazio libero.
    Una passeggiata per le vie del centro, magari a fare shopping, ci istruisce sull’odore dello smog e sull’invasione di auto, camion, motocicli e quant’altro. Via Sonnino, via Paoli, via Alghero, via Dante; oppure via Is Mirrionis, viale Sant’Avendrace, il Corso; sono tutte delle specie di camere a gas per bambini, anziani, asmatici, cardiopatici.
    E non credo che i cosiddetti valori soglia siano effettivamente un limite al di sotto del quale i PM10 non sono pericolosi. Del resto quello che si respira ad esempio in via Roma, lato mare, alla fermata degli autobus ( soprattutto quelli direzione Cagliari-est: Poetto, Sonnino ecc.) non è e non sarà mai misurato e misurabile da alcun rilevatore (sistemato con i criteri attuali).
    Cagliari nonè? una città molto grande; un camminatore medio può arrivare dall’Amsicora al Largo Carlo Felice in 40 minuti, da piazza Garibaldi a Genneruxi in 15, dal mercato civico a piazza San Michele in 30. Ovviamente i ritmi della vita moderna richiedono altri tempi e ci costringono a tanti altri percorsi, ma anzichè camminare allora si potrebbero usare mezzi pubblici e biciclette, auto e motorini elettrici. Sarebbe così tragico? I commercianti cittadini forse che non ci guadagnerebbero? Non ci guadagnerebbero la nostra salute e il nostro portafoglio?
    Pensate che uno studio effettuato dall’Istituto Lester Brown (riportato da diversi giornali italiani) ha stabilito che lo smog costa alla provincia canadese dell’Ontario un miliardo di dollari in ricoveri, cure, assistenza, giornate di lavoro perse. In Cina si perde il 5% del p.i.l.
    Il piano del traffico della citta di Cagliari deve partire da qui e trovare soluzioni a questo problema; che non è un problema solo di sensi unici, parcheggi a pagamento e nuove strade, ma di un diverso concetto di mobilità.
    Ma sembra che anche la metropolitana leggera debba essere sacrificata sull’altare del profitto e della rendita. Infatti, se fosse realizzata, ad esempio per collegare i paesi dell’area metropolitana (da Monserrato a Dolianova e Donori; da Assemini a Capoterra e Uta, tanto per citarne alcuni), probabilmente i prezzi delle case di Cagliari calerebbero e la lobby del petrolio vedrebbe intaccati i suoi profitti (ma sarebbe poi così?).
    Il centro cittadino dovrebbe essere chiuso al traffico almeno durante il fine settimana; i mezzi pubblici dovrebbero avere più corsie preferenziali e i ciclisti una pista realmente percorribile e sicura.
    Solo così si potrebbe iniziare a discutere di striscie blu e parcheggi sotterranei, di flussi di traffico e di nuove strade: e sarebbe tutto più facile.

    L’antifascista

    Archiviato in: politica — admin @ 23:00

    Le leggi razziste imposte dal fascismo hanno istigato le peggiori atrocità perpetrate in tutta la storia dell’umanità…il fascismo ha soppresso i diritti umani e va denunciato senza riserve per aver soppresso i diritti democratici in Italia…non esiste fascismo buono e fascismo cattivo: la storia ha già dato la risposta finale… il fascismo è da condannare certamente per aver distrutto la democrazia.
    Gianfranco Fini

    Terra, 14 settembre 2002

    Sulle affermazioni di Fini rilasciate al quotidiano israeliano Haaretz si possono avere tutte le riserve possibili.
    Dalla contraddizione con quanto affermato poco tempo fa a proposito dello statista Mussolini all’opportunismo politico dell’intervista, legato alla futura visita in Israele; dall’impossibilità di dire cose diverse sul ventennio (in Italia esiste ancora il reato di apologia del fascismo?) alla scorrettezza storica di accomunare gli italiani nella colpa delle leggi razziali, cancellando la verità dell’antifascismo e della resistenza ad esso. E chi più ne ha, più ne dica.
    Ma le sue perentorie dichiarazioni di condanna del fascismo, anche se non nuove, sono parole pesanti e a mio avviso importanti perchè non sono così scontate come parrebbe: non credo che tutti i dirigenti dell’ex MSI siano capaci di dirle. E potrebbero lasciare il segno in AN, se ad esse seguiranno comportamenti e fatti conseguenti.
    In AN e in una parte considerevole del mondo di destra, la questione del fascismo e la considerazione per Mussolini sono problemi tutt’altro che risolti.
    Basta dare un’occhiata al materiale che circola sul web, ai legami tra circoli giovanili di AN e gruppi tipo Forza Nuova, ai verbali degli interrogatori dei testimoni dei fatti di Genova, per rendersi conto che la realtà è ancora altra rispetto alla visione finiana: una realtà fatta di incontri col saluto romano; di scantinati dove troneggiano fotografie del duce e dove si obbligano “i fermati” a baciarle; di commemorazioni più o meno ufficiali (del resto lo stesso Fini è riluttante, come ha dimostrato nell’intervista, a definire Mussolini un criminale). Anche questo è il bacino elettorale di Alleanza Nazionale.
    Fini conosce queste cose, e cerca di scappottarsi dando rilevanza solo ai documenti ufficiali (quelli di Fiuggi), alla posizione dei leaders di AN (solo i suoi colonnelli, però) e al fatto che i nostalgici sono andati via dal partito chiamandolo “traditore”. Lui, dice cercando di discolparsi, non è uno psichiatra e non può sapere cosa fanno in privato i membri del partito o i suoi elettori. Lui, dice, è responsabile del suo partito e della sua politica. E’ vero. Ma perchè allora chiede perdono agli ebrei? Chi glielo ha suggerito, se non la convinzione che la responsabilità è evidentemente anche sua personale, per essere stato l’erede convinto dei fascisti di Salò? E perchè non chiede espressamente perdono ai comunisti, ai democratici, agli zingari, agli omosessuali che il fascismo ha perseguitato?
    Insomma, le contraddizioni sono tante, e la strada da percorrere sulla via di Damasco è ancora lunga, anche se le parole sono un buon viatico. Ma alle parole devono seguire i fatti.
    Ad esempio la messa in mora di ogni forma di alleanza con il MSI Fiamma.
    O l’abbandono della Lega Nord xenofoba e antimeridionale.
    O il favorire la nascita di una nuova formazione politica, sulle ceneri di AN, che sancisca la sua condanna senza appello del fascismo e possa così ottenere quel perdono richiesto (degli ebrei e degli italiani perseguitati).
    Fini non sarà mai Presidente del Consiglio dei Ministri, ma il suo lavoro per la legittimazione di una nuova formazione di centrodestra potrebbe servire a un prossimo leader di AN.

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