Opere che vanno, opere che vengono
Terra, 18 gennaio 2003
Opere che vanno
L’edificio della manifattura tabacchi di Cagliari è stato venduto alla Fintecna, una società ex IRI. Secondo Rossano Caddeo, il primo ad essersi accorto del misfatto, la struttura, venduta a “prezzi di costo”, verrà rivenduta ai privati e il ricavato servirà a finanziare il grande ponte sullo stretto di Messina.
La Regione è attonita, il sindaco del capoluogo ammutolito.Povero sindaco! Possibile che l’abbiano tenuto all’oscuro? Lui che è uno dei “partecipanti” di una delle famiglie più ricche e influenti della città, si è visto soffiare sotto il naso un monumento così importante e prezioso per la storia di Cagliari. E questo nonostante avesse firmato un accordo con il demanio per studiare insieme un progetto sul futuro dell’immobile.
Ma Floris protesta: ha già spedito una raccomandata con avviso di ricevimento per chiedere spiegazioni.
Non saprei se alla notizia di una protesta così veemente si debba ridere o piangere. Ma forse sarebbe il caso che il primo cittadino di Cagliari si decidesse a dare le dimissioni: nella vita i soldi sono senz’altro una cosa importante, e danno anche molto potere; ma la capacità e l’autorevolezza dell’amministrare non si comprano.
Il centro destra, a Roma come in Sardegna, sta causando danni incalcolabili, oltre che al patrimonio pubblico, alla cultura e al vivere civile di questo Paese. E non solo perchè si sta rivelando incapace di “governare” - sa solo comandare - ma perchè la commistione tra interessi privati e politica è grande.
In quello spazio si potevano e si possono pensare tanti e diversi progetti (da biblioteche a ludoteche, centri multimediali, polifunzionali, centri sociali, spazi per ragazzi, eccetera eccetera) che il Comune, anche insieme ai privati, avrebbe potuto e potrebbe realizzare; ma in questa città di speculatori edilizi è forte il rischio che l’utilizzo - e l’utile - sia tutto privato (la zona, del resto, è urbanisticamente pregiata).
Opere che vengono
Pili, il presidente della giunta regionale sarda, non è grande amico dei Floris (almeno si dice), ma pare che abbia promesso al nostro Emilio i soldi per realizzare il dissalatore, suo pallino.Evidentemente comincia a tirare aria di elezioni (a scadenza naturale o anticipate che siano) e i favori sono importanti per spostare equilibri e voti. Ma i favori a Floris non sono favori alla collettività. Di tutte le opere necessarie a combattere la sete dei sardi e dei loro campi (problema già noto agli antichi romani !! Uè ragazzi, duemila anni fa, mica l’altro ieri), il dissalatore è forse il meno urgente (e anche il più osteggiato, fino a qualche tempo addietro, dallo stesso Pili) , l’ultima ratio (considerati i problemi che pone).
La questione della mancanza d’acqua dolce e del rischio desertificazione è un problema mondiale che catalizza e catalizzarà l’attenzione di tutti i Paesi nei prossimi anni. La privatizzazione di essa e dell’accesso ad essa è una realtà, purtroppo.
Da quando l’Organizzazione per il commercio mondiale (il WTO) ha stabilito che l’acqua è una merce - e non un diritto - i ricchi del pianeta si sono lanciati sull’affare e a farne le spese sono sempre gli stessi.
Il dissalatore di Cagliari è un capitolo di questo libro? La sua costruzione, la sua gestione e quella dell’acqua che desalinezzerà ha a che fare con tutto questo?
E mentre pensiamo alla risposta, milioni di metri cubi di quell’acqua caduta abbondante in Sardegna in questi mesi stanno finendo in mare, da dove Floris spera di ripescarla.