CagliariMonAmour chi si ribella gode

16 Giugno 2007

Opere che vanno, opere che vengono

Archiviato in: politica, ambiente — admin @ 09:54

Terra, 18 gennaio 2003

Opere che vanno

L’edificio della manifattura tabacchi di Cagliari è stato venduto alla Fintecna, una società ex IRI. Secondo Rossano Caddeo, il primo ad essersi accorto del misfatto, la struttura, venduta a “prezzi di costo”, verrà rivenduta ai privati e il ricavato servirà a finanziare il grande ponte sullo stretto di Messina.
La Regione è attonita, il sindaco del capoluogo ammutolito.Povero sindaco! Possibile che l’abbiano tenuto all’oscuro? Lui che è uno dei “partecipanti” di una delle famiglie più ricche e influenti della città, si è visto soffiare sotto il naso un monumento così importante e prezioso per la storia di Cagliari. E questo nonostante avesse firmato un accordo con il demanio per studiare insieme un progetto sul futuro dell’immobile.
Ma Floris protesta: ha già spedito una raccomandata con avviso di ricevimento per chiedere spiegazioni.

Non saprei se alla notizia di una protesta così veemente si debba ridere o piangere. Ma forse sarebbe il caso che il primo cittadino di Cagliari si decidesse a dare le dimissioni: nella vita i soldi sono senz’altro una cosa importante, e danno anche molto potere; ma la capacità e l’autorevolezza dell’amministrare non si comprano.

Il centro destra, a Roma come in Sardegna, sta causando danni incalcolabili, oltre che al patrimonio pubblico, alla cultura e al vivere civile di questo Paese. E non solo perchè si sta rivelando incapace di “governare” - sa solo comandare - ma perchè la commistione tra interessi privati e politica è grande.

In quello spazio si potevano e si possono pensare tanti e diversi progetti (da biblioteche a ludoteche, centri multimediali, polifunzionali, centri sociali, spazi per ragazzi, eccetera eccetera) che il Comune, anche insieme ai privati, avrebbe potuto e potrebbe realizzare; ma in questa città di speculatori edilizi è forte il rischio che l’utilizzo - e l’utile - sia tutto privato (la zona, del resto, è urbanisticamente pregiata).

Opere che vengono

Pili, il presidente della giunta regionale sarda, non è grande amico dei Floris (almeno si dice), ma pare che abbia promesso al nostro Emilio i soldi per realizzare il dissalatore, suo pallino.Evidentemente comincia a tirare aria di elezioni (a scadenza naturale o anticipate che siano) e i favori sono importanti per spostare equilibri e voti. Ma i favori a Floris non sono favori alla collettività. Di tutte le opere necessarie a combattere la sete dei sardi e dei loro campi (problema già noto agli antichi romani !! Uè ragazzi, duemila anni fa, mica l’altro ieri), il dissalatore è forse il meno urgente (e anche il più osteggiato, fino a qualche tempo addietro, dallo stesso Pili) , l’ultima ratio (considerati i problemi che pone).

La questione della mancanza d’acqua dolce e del rischio desertificazione è un problema mondiale che catalizza e catalizzarà l’attenzione di tutti i Paesi nei prossimi anni. La privatizzazione di essa e dell’accesso ad essa è una realtà, purtroppo.
Da quando l’Organizzazione per il commercio mondiale (il WTO) ha stabilito che l’acqua è una merce - e non un diritto - i ricchi del pianeta si sono lanciati sull’affare e a farne le spese sono sempre gli stessi.

Il dissalatore di Cagliari è un capitolo di questo libro? La sua costruzione, la sua gestione e quella dell’acqua che desalinezzerà ha a che fare con tutto questo?

E mentre pensiamo alla risposta, milioni di metri cubi di quell’acqua caduta abbondante in Sardegna in questi mesi stanno finendo in mare, da dove Floris spera di ripescarla.

Ma Cofferati non divide il movimento

Archiviato in: politica, sindacato — admin @ 09:49

Terra, 14 gennaio 2003

L’alto indice di gradimento che i movimenti mostrano verso Cofferati ha come contraltare la levata di scudi di molti leaders del centrosinistra, soprattutto di quelli che a torto o a ragione vengono indicati come responsabili della sconfitta alle ultime elezioni politiche. Molti “centristi” (del centrosinistra) vedono in lui il segretario di quella CGIL che ha evidenziato, con il rigore morale e la tenacia nella difesa dell’articolo 18 e dei diritti in genere, il ruolo equivoco della CISL alla quale sono legati; molti “sinistri” (sempre del centrosinistra) vedono riflessi in lui i loro errori strategici, non ancora ammessi chiaramente, che sono alla base della sconfitta elettorale: in sostanza, l’adesione al neoliberismo clintonblairiano con il suo carico di privatizzazioni forsennate, di flessibilità poco regolamentate, di abbandono del blocco sociale di riferimento perchè ritenuto, ormai, poco consistente numericamente.
Ma quello che fa più specie è l’atteggiamento di Fausto Bertinotti che dopo aver apprezzato la svolta movimentista della CGIL di Cofferati (soprattutto perchè andava nella direzione che Bertinotti sostiene chiaramente e giustamente da tanti anni) adesso manifesta alcune perplessità sul ruolo che l’ex segretario della CGIL si starebbe ritagliando, o meglio sugli effetti che il trascinatore di folle potrebbe avere. Sintetizzando e semplificando: l’attivismo politico di Cofferati, secondo Bertinotti, può essere causa (involontaria) della divisione dei movimenti. Una parte consistente di essi (il ceto medio dei girotondini) sarebbe pronto infatti a mollare gli ormeggi per salpare verso il progetto di un Ulivo più forte perchè più rappresentativo della società, lasciando a terra gli altri, i movimenti antagonisti e più antistituzionali.
Il fatto stesso che i disobbedienti non siano andati a Firenze riproverebbe ciò.
Ma quello che Cofferati ha instaurato con i movimenti è il rapporto dialettico di una parte di esso con il tutto. Il cinese è tanto parte integrante di questi movimenti quanto equidistante dalle diverse sue componenti; e non per volontà divina o per mero calcolo tattico, ma perchè ha sperimentato sulla sua pelle (e sulle sue emozioni) la necessità “storica”, per i partiti che si dicono progressisti, dell’unità dei e coi movimenti che la società civile esprime. Senza di essi non ci sarebbe stata la rinascita della CGIL nè Cofferati; senza di essi non c’è futuro per lui, accerchiato com’è da squali e sirene stonate; senza la loro spinta non ci sarà alcuna rivincita morale ed elettorale.
La divisione dei movimenti o è nelle cose o non si realizzerà mai per l’improbabile, semplice volontà di un singolo, seppure leader carismatico come Sergio Cofferati: non è in suo potere. E del resto è indubbio il grado di maturità raggiunto dalle svariate organizzazioni che compongono la rete dei movimenti.
La divisione di questi avverrà - se avverrà - quando si affronterà il nodo del “potere”, del “governo”, di quale sbocco politico dare all’attivismo di oggi. Perchè prima o poi la questione del “quale progetto per il Paese e per l’amministrazione della cosa pubblica” si porrà.
Ma anche su questo sono ottimista. La “biodiversità” presente oggi nella foresta pluviale dei movimenti è garanzia di ricchezza e di equilibrio interno; ogni organismo lavora autonomamente e si unisce agli altri sui terreni e per le battaglie comuni. La foresta vive grazie ad essi ed essi vivono grazie ad essa. E Cofferati non mi sembra il tipo cui piaccia disboscare.

Le province sarde e la qualità della vita

Archiviato in: politica, ambiente — admin @ 09:42

Terra, 2 gennaio 2003

Il dossier sulla qualità della vita nelle città italiane, messo a punto e pubblicato dal quotidiano “Il sole 24 ore”, assegna quest’anno il primo posto alla provincia di Sondrio, che subentra a quella di Bolzano, e l’ultimo posto, il 103°, a Foggia che scende di 11 posizioni rispetto all’anno scorso.

Oristano è la prima provincia sarda, con il suo 53° posto, e guadagna rispetto alla precedente rilevazione ben 31 posizioni.
Cagliari è 66° (+9), Sassari è al 69° posto (con un +14) e, ultima tra le province sarde, Nuoro, 76° posto (-30).

Cagliari (e tutta la regione) brilla per il suo sostanziale anonimato, ben lontana dalle prime posizioni (oltre la metà classifica) e superata anche in Sardegna da una città come Oristano che si candida così a vera capitale del Mediterraneo, almeno sotto l’aspetto del “buon vivere”.

Sono stati analizzati e confrontati diversi parametri, poi organizzati in capitoli più generali come il “tenore di vita”, “affari e lavoro”, “servizi e ambiente”, “criminalità”, “popolazione” e “tempo libero”. Chi volesse consultare il rapporto intero, lo può trovare cliccando sul sito de “il sole 24 ore” e indirizzandosi poi sull’edizione di lunedì 30 dicembre.

Qui invece vorrei fare solo un brevissimo riepilogo dei risultati per me più significativi ottenuti dalle nostre province e di alcuni specifici indicatori.

Il dato che a mio avviso compendia l’intera indagine è il cosiddetto “indice di percezione del miglioramento della qualità della vita negli ultimi 3 anni”. Cagliari, al di sotto della media nazionale, è distante ben 39 posizioni dal dato di Sassari e 5 da Nuoro, città - queste ultime - dove evidentemente il grado di soddisfazione per l’operato delle giunte provinciali e comunali è più alto; la relativa bocciatura delle giunte del capoluogo, seppure virtuale, è netta e dovrebbe far riflettere i signorotti Balletto e Floris quantomeno sulle loro reali capacità comunicative (il che non disturberà i loro sonni e neppure la possibilità di una loro rielezione, ma questo è un altro discorso).

Altrettanto indicativa è la bassa posizione complessiva della nostra regione per quanto riguarda tenore di vita, ricchezza e lavoro, perennemente in bilico tra la mera sopravvivenza e la depressione economica (relativamente al dato nazionale, è ovvio). La Sardegna sembra incapace di cogliere le opportunità e di utilizzare appieno la specificità delle proprie caratteristiche, nonchè di sviluppare e dare respiro a quelle iniziative che pure si intravedono.

I dati presentati nel rapporto, quelli relativi alla ricchezza pro-capite prodotta o al reddito disponibile per i consumi delle famiglie, ci relegano nella parte bassa della classifica.
La prima provincia sarda per ricchezza pro-capite prodotta è Sassari (72°é posto) con 15.730,33 euro. Cagliari è al 76° posto con 14.990,96 euro, seguono Nuoro (77° 14.578,38 euro) e Oristano (79° 14.272).
Sassari si distingue anche per il reddito a disposizione delle famiglie per i consumi e per il risparmio (65° posto con 13.692,97 euro); Cagliari 75° con 12.674,69 mentre è 65° (e prima in Sardegna con 7.347,66 euro pro-capite) per depositi bancari per abitante.
Il numero di nuove imprese ogni 100 abitanti è basso (soprattutto per Cagliari, al 79° posto, ultima in Sardegna, con 9,35) mentre cresce il rapporto tra nuove imprese e cessazioni (Nuoro è addirittura seconda, in Italia, con 1,83)

Poisitivo invece il risultato ottenuto dalle province sarde nel capitolo “servizi e ambiente” anche se la pagella ecologica relega Cagliari al 58° posto, in media col dato nazionale ma al di sotto delle reali potenzialità.

Anche il capitolo sulla criminalità vede la Sardegna collocata all’ottavo posto tra le regioni italiane. Ma, mentre Oristano e Nuoro eccellono con il 3° e 31° posto assoluti, Cagliari e soprattutto Sassari vanno peggio (rispettivamente al n.49 e 91), con record negativi nei furti di autovetture la prima, e nei furti negli appartamenti la seconda.

Buono il risultato anche sul capitolo dedicato alla popolazione (densità demografica, nascite, quoziente mortalità, ecc.), mentre langue il punteggio nel capitolo dedicato al tempo libero (sport, cultura, cinema e ritoranti).

Sono dati che pur nella loro contradditorietà confermano la marginalità della Sardegna nell’economia nazionale e il ruolo non certo trainante di Cagliari e provincia all’interno della regione.

Questi sono dati concreti, purtroppo; e non sarà certo la loquacità di Mauro Pili a migliorarli. Su una cosa, però, il presidente della giunta regionale ha ragione: dovremmo essere tutti più ottimisti e lavorare con maggiore entusiasmo. Bene. E con ottimismo ci auguriamo che il nuovo anno ci tolga di mezzo tutte queste mezze calzette di politicanti nostrani, e lavoreremo con tutto il nostro entusiasmo perche ciò avvenga.

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