CagliariMonAmour chi si ribella gode

18 Settembre 2007

Tragicomico week end

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Terra, 02 marzo 2003

Questo fine settimana a cavallo tra febbraio e marzo è stato latore di alcuni divertenti disguidi politico amministrativi accaduti nelle città amiche-rivali del sud Sardegna, Cagliari e Quartu. Mi riferisco alla falsa annunciazione della fine delle restrizioni idriche e alla relazione sul progetto dei fondi per il Poetto e per l’ex mercato civico di Quartu.

L’acqua negata. Mauro Pili annuncia la revoca delle restizioni idriche per Cagliari e città vicine che dal primo marzo, e per un mese intero almeno, avranno l’acqua 24 ore su 24. A questo proclama non segue, pare, alcun atto formale che autorizzi l’EAF ad agire di conseguenza e il Comune a non chiudere i rubinetti. E il Comune, infatti, non fidandosi delle parole ufficiali di Pili e senza alcuna comunicazione tecnica da parte dell’EAF che garantisca le giuste riserve d’acqua, chiude le saracinesche alle 15 in punto.

Il progetto di Quartu. In consiglio comunale arriva una relazione sui fondi per la pineta del Poetto e per l’ex mercato civico che parla di una città che non c’è: industrie petrolchimiche e chimiche, diverse centinaia di migliaia di cittadini trepidanti, calcoli palesemente errati sui finanziamenti necessari al POR. Il sindaco, assente per malattia (avrà mandato il certificato medico?), denuncia una cospirazione ai suoi danni; i consiglieri tutti denunciano un forte mal di pancia per il gran ridere.

Mi rendo conto che soprattutto la prima vicenda ha a che fare con la rabbia di tanti cittadini e con i disagi causati loro dal disservizio (ed è per questo che parlo di tragicomicità), ma l’aspetto a mio avviso più importante è l’ormai manifesto sputtanamento di tutta una classe politica - l’attuale centro destra - che paradossalmente dà torto a chi, come noi di cagliarimonamour, la pensavamo in grado di un progetto reazionario restauratore controrivoluzionario finalizzato al loro tornaconto personale.

E invece no. Sono proprio incapaci. Ci si deve preoccupare sul serio. E si devono preoccupare anche gli elettori e i referenti di questo centro destra, perchè non saranno certo questi signori a fare la loro fortuna.

Mi torna in mente il Peter Sellers di “Oltre il giardino”, un povero sempliciotto e mezzo ritardato mentale che viene scambiato per un genio della finanza e della politica e che assurge al ruolo di consigliere del presidente della repubblica (U.S.A.). Iperbolica rappresentazione della società statunitense e della sua classe politica, ma non solo.

I nostrani Peter Sellers pare stiano invadendo le stanze dei bottoni della Regione, della Provincia, del Comune di Cagliari e ora anche di Quartu.

La città gemella di Cagliari ha conosciuto in questi ultimi anni uno sviluppo economico notevole, fatto anche di qualità e di rispetto per l’ambiente. Il suo pregiatissimo territorio, pur con tutte le contraddizioni e le difficoltà presenti, è stato utilizzato per guidare la crescita dell’offerta turistica complessiva e, con essa, l’intera economia: edilizia, artigianato, agroalimentare.

Adesso invece, contagiati dal vento di destra che spira nel paese, i quartesi hanno scelto degli amministratori la cui unica aspirazione è fare del Poetto un mega parco giochi per grandi e piccini (con automobili al seguito) di riminiana memoria, in ciò sodali dei nostri Floris, Balletto e compagni, unendo così all’utile immediato e privato dei soliti gestori la non troppo lontana completa distruzione del litorale. Sta di fatto che anche l’abusivismo, sempre presente a Quartu, ha subito una improvvisa accelerazione in tutto il territorio.

E di Cagliari, che dire? Per restare al tema odierno, quello della crisi idrica, le piogge abbondanti di questi giorni hanno un po’ rotto le uova nel paniere di Floris e di chi continua a perorare la causa del dissalatore. Ciononostante i nostri amministratori hanno seriamente intenzione di portarne avanti il progetto. E non come ultima ratio, ma come unica ratio. Non si capisce perchè non diano la caccia ai soldi per riparare le condotte idriche, ottima occasione per rifare a nuovo anche il manto stradale della città, ridotto ormai a un mega campo da golf a duecentoventi buche (saranno contenti i Fantola).

Ma evidentemente riaprire le strade e riparare il patrimonio tubistico cittadino non è un’ operazione redditizia in termini elettorali e d’immagine: ci vuole troppo tempo, e i disagi per i cittadini sarebbero elevati (salvo che i disagi siano causati dagli scavi per interrare centinaia di parcheggi privati e lucrosi). E’ più facile costruire un grande dissalatore in mezzo a un parco di importanza e di rilevanza internazionale e far finta che i problemi ambientali che una simile realizzazione comporta siano solo marginali e comunque risolvibili.

Certo, sono risolvibili. Come tutto, o quasi. Ad esempio si potrebbe usare il sale rinveniente dal processo di dissalazione per reintegrare le sudorazioni cerebrali degli amministratori di Cagliari, Quartu, Provincia di Cagliari e Regione Sarda: giuro che se ne rimanesse ancora lo utilizzerei io per cucinare orate alla greca.

Rivoluzione

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Terra, 16 febbraio 2003

Quella di ieri è stata la giornata della rivoluzione mondiale. Una rivoluzione, contro la guerra preventiva di Bush, che ha riempito le piazze delle città del pianeta di centinaia di milioni di persone. Una rivoluzione pacifica e pacifista che ha visto unite persone di diverso colore, di diverse idee politiche e estrazione sociale, religiosi, no global, di sinistra, di centro e, sicuramente, anche di destra.

Questa è la forma della rivoluzione del terzo millennio. Dopo il secolo breve, caratterizzato dalla grande speranza di riscatto dei popoli oppressi e sfruttati (le rivoluzioni russa, cinese e cubana), arriva la nuova rivoluzione pacifica.

Che non è rivoluzione comunista o socialista o anarchica, ma è una rivoluzione in cui socialisti, comunisti e anarchici camminano insieme a democratici, liberali e cittadini senza tessere.

Grazie allo sviluppo dei mezzi di comunicazione - soprattutto internet, ma non solo - i popoli della terra possono esprimere contemporaneamente le loro idee e manifestare la loro volontà; grazie e attraverso i forum sociali europeo e mondiale di Firenze e Porto Alegre la gente ha imparato a occuparsi di temi che fino a ieri erano appannaggio dei potenti della terra, ma che da ieri stesso e d’ora in poi sono e sarannno sempre di tutti.

I popoli hanno occupato le piazze e le strade del mondo per una causa giusta e sensata, e per la quale, se non fosse stata tale, non si sarebbero mossi. E’ questo il dato sconvolgente e grandioso: se tanta gente si muove tutta insieme su un tema per indicare la strada giusta, questa strada è di per sè giusta e i Governi non ne potranno non tenere conto.

Bush, Blair e Berlusconi sono con le spalle al muro. Ancora di più se faranno la guerra preventiva all’Iraq.

Questo è il linguaggio della nuova rivoluzione che, strada facendo, imparerà a trattare tutti quei temi che richiedono altrettante rivoluzioni pacifiche (dalla fame nel mondo, alle disuglianze nella distribuzione della ricchezza, alla tutela ambientale del pianeta su cui viviamo tutti) e saranno temi per i quali i popoli sapranno indicare altre strade, giuste.

E noi italiani abbiamo scoperto di essere, grazie alla nostra storia del dopoguerra e alle nostre tradizioni progressiste, organizzatori ed esportatori non solo di abbigliamento e alimentari ma anche di manifestazioni e rivoluzioni pacifiche. Siamo in prima fila.

In questo grande mare rivoluzionario e pacifico, se vogliono sopravvivere a se stessi, devono imparare a nuotare i partiti tradizionali, non per governarne la rotta e i processi, ma per rifondarsi attraverso di esso, per essere parte di questo fenomeno e di questo movimento che non è più disposto a delegare ad essi tutta la politica.

Parcheggi privati, guai assicurati

Archiviato in: politica, ambiente — admin @ 18:19

Terra, 12 febbraio 2003

La vicenda dei parcheggi sotterranei realizzati a Cagliari, in via Amat e in via Regina Elena, è emblematica, lasciateci dire, dell’ideologia liberista tanto in voga oggi.

Una amministrazione pubblica, credendo di risparmiare e poichè a corto di risorse, affida a un’impresa privata la realizzazione e la gestione di un’opera che ritiene utile, anzi indispensabile per regolare la sosta automobilitica in città.

L’impresa privata, volendo logicamente profittare, fa mettere nero su bianco che si occuperà non solo della gestione della cosa realizzata (in questo caso i parcheggi) ma pure della gestione di un altro bel pezzo di “res” pubblica (la strada, con i suoi parcheggi di superficie).

La APCOA Parking Italia s.p.a. (la società realizzatrice dei parcheggi sotterranei) ha ottenuto la gestione delle aree intorno alle opere eseguite e deciderà di eliminare dalla zona molti parcheggi liberi, trasformando a pagamento i restanti. Se così non facesse riempirebbe più lentamente i suoi silos per auto.

In sostanza il privato scippa l’amministrazione comunale delle sue prerogative e decide su spazi, tariffe e, in ultima analisi, anche sul piano del traffico, determinando e imponendo politiche contrarie alle tasche (e alla salute, diciamo noi) dei cittadini.

Eh già, proprio così. Il Comune anzichè affrontare il discorso di una diversa mobilità e assumersi l’onere di una corretta, moderna gestione del traffico e della sosta, fa costruire in centro mega parcheggi privati che incentivano l’afflusso di auto, rischiando per di più di scontentare molti cagliaritani, soprattutto quelli residenti nei pressi dei parcheggi sotterranei.

In tutta questa confusione il dato certo è che l’inquinamento aumenta, così come il caos del traffico cittadino (arrivato ormai a livelli che inficiano la mobilità stessa), e che le pressioni delle lobbies affaristiche e commerciali della città, gli interessi dell’imprenditoria direttamente coinvolta, vogliono ostacolare quelle parti del piano del traffico a loro sgradite.

A Cagliari, poi, c’è l’aggravante di una classe dirigente che è anche classe imprenditoriale. Gli intrecci sono molteplici, i poteri forti incontrollabili, le ombre tante (magari tra i titolari della società dei parcheggi multipiano c’è qualche parente di qualche assessore).

Quale sarà il risultato? A occhio e croce, come dicevamo, ci sarà una forte pressione automobilistica nelle zone immediatamente adiacenti a quelle di competenza Apcoa; aumenterà il parcheggio selvaggio e parallelamente la tolleranza dei poliziotti comunali; i livelli complessivi del traffico cittadino aumenteranno e, di conseguenza, anche i valori delle sostanze inquinanti presenti nell’aria; il tanto decantato piano del traffico verrà rivisto, con tagli a quelle parti qualificanti che prevedendo la trasformazione di alcune vie del centro in strade pedonali, danneggiano in primis gli interessi della società Apcoa; i residenti del centro città dovranno sborsare qualche euro in più; la presenza dei multipiano attirerà in centro molte delle aute provenienti dall’area metropolitana con grande gioia di alcuni (pochi) e grande pena per altri (molti).

Insomma, un gran casino.

Cari lettori amanti dell’auto sempre e comunque, quando ci presenteremo alle elezioni non votateci, perchè le prime cose che faremo sono 1) chiudere al traffico privato (tranne quello dei residenti e di chi ci lavora) tutto il centro della città e 2) dimezzare il prezzo dei biglietti dell’autobus facendo pagare la differenza ai 3 politici più in gamba di Cagliari: Fantola, Floris e Balletto.

1 Settembre 2007

Guerra. Profitti e perdite

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Terra, 12 febbraio 2003

Le guerre sono sempre infami. Anche quelle di liberazione, pur necessarie: non c’è nessuno che non ne farebbe a meno, forse neanche gli USA.

Se gli americani ci stanno pensando così assiduamente è perchè si sentono “insicuri”; e la sicurezza e gli interessi vitali degli Stati Uniti vanno difesi in tutto il mondo, costi quel che costi.

Ovviamente non c’è nessuno in America o nel mondo che creda veramente che Saddam possa lanciare un attacco non convenzionale agli USA. Quello che è importante per Bush e co. è la rilevanza strategica dell’Iraq nella “filiera” del petrolio, le sue scorte e la sua posizione geografica. L’estrazione del petrolio ha toccato il picco e adesso si pone la questione della limitatezza delle riserve e del controllo politico militare dei paesi produttori.

Così come è importante - per la lobby militare/industriale USA - mettere in moto quella poderosa macchina bellica che succhia miliardi di dollari e altrettanti ne fa girare. Quella macchina che assicura il predominio militare statunitense che, a sua volta, consente agli americani il diritto di vivere a sbaffo degli altri paesi (finanziando il mirabolante deficit con i dollari emessi a vuoto).

La guerra inoltre distoglierebbe l’attenzione dai problemi interni: disoccupazione in aumento, consumi ridotti, scandali finanziari, stagnazione incombente; e restituirebbe agli statunitensi (ancora in lutto per l’11 settembre) l’immagine cara di una nazione che lotta per la propria sicurezza.

All’ amministrazione Bush non interessa l’opinione pubblica internazionale sempre più contraria all’intervento preventivo in Iraq (e in grado di iniziare una vasta campagna di boicottaggio), o il rinsaldarsi dei rapporti tra organizzazioni terroristiche - oggi divise - che farebbero aumentare il rischio di attentati, o la posizione intransigente della vecchia Europa che assume posizioni contrarie anche in seno alla NATO. Sono costi che hanno calcolato. Anzi, vien quasi da pensare che l’obiettivo degli USA sia la realizzazione di alcuni di questi scenari.

L’Europa dell’euro, infatti (ma anche la CINA, la grande rivale commerciale), fa paura agli Stati Uniti e la battaglia dei dazi e delle ritorsioni commerciali testimonia l’acrimonia con cui Bush vede l’Europa e i suoi tentativi di affrancarsi dall’influenza americana.

Agli USA sembra neppure interessare il fatto che quasi tutti gli economisti concordino sugli effetti deleteri che la guerra avrebbe sulla ripresa economica, nonostante un illusorio effetto iniziale benefico sulle spese militari.

Ma c’è un’alternativa alla guerra, anche nell’ottica del rapporto costi/benefici tipica della mentalità pragmatica dei governanti USA: la neuropsichiatria infantile. Non sto ironizzando. A parte i complessi edipici (di cui qualcuno ha già parlato per spiegare la guerra all’Iraq) del giovane Bush che vorrebbe riuscire laddove il padre ha fallito, sto dicendo che la relazione Bush-Saddam può essere letta come relazione genitore-figlio.

Una relazione in cui il padre intende correggere il figlio difficile con le punizioni. Prima l’embargo, poi qualche bombardamento non tanto sporadico e leggero, infine la guerra e l’invasione.

Anche se l’uomo comune continua a ritenere questo l’unico metodo valido nell’educazione della prole, chi si occupa professionalmente del problema dice il contrario.

Dice, innanzitutto, che i comportamenti “difficili” dei bambini nascondono disagi e sofferenze che vanno risolti alla radice (non gettando in mare il bambino con l’acqua sporca). La comprensione e la “compassione” verso questi disagi è fondamentale per intervenire quindi con successo.

Ai bambini difficili e “capricciosi” servono quasi sempre carezze e attenzioni, parole gentili e comportamenti tolleranti che sveleniscano la sua “cattiveria” e la sua “ira”.

Allora, se il paragone è valido, significa che la sconfitta di Saddam dittatore può essere ottenuta non solo rimuovendo l’embargo, ma inondando il paese di medicine e beni di ogni sorta, riaprendo linee di credito, riallacciando tutti i contatti diplomatici, sedendosi a un tavolo per discutere.

La popolazione irakena, rifocillata e rinfrancata, troverebbe la forza di superare la dittatura di Saddam e di farsi protagonista del proprio destino, e gli USA raggiungerebbero tutti gli obiettivi previsti senza sacrificare alcuna vita umana, americana o irakena che sia. Compreso l’obiettivo della ripresa economica mondiale, che un periodo lungo di pace incoraggerebbe. E il lungo periodo di pace lo si potrebbe ottenere risolvendo allo stesso modo la questione palestinese e israeliana e sfamando i tanti bambini africani e asiatici che ancora muoiono di stenti. Anche il terrorismo affonderebbe e con esso l’insicurezza del popolo statunitense.

Troppo facile? Troppo semplicistico? Troppo puerile?

La pace è l’ unica valida alternativa alla guerra. Pace che non significa accondiscendenza e passività verso dittature e violenze, ma comportamenti attivi e conseguenti in grado di ostacolarle e limitarle.

Un caro amico nonviolento, alla domanda su come si sarebbe comportato davanti a un invasore che volesse occupargli casa sua, rispondeva serafico che avrebbe detto: prego, accomodati, vuoi un caffe?

Bene, questo è l’appello che rivolgo a Bush e a Saddam, conscio del fatto che tra i due, forse forse, il figlio difficile è Bush.

Sardigna.com

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Terra, 4 febbraio 2003

Incuriositi e interessati da una e-mail di Massimo Manca (ex assessore all’ambiente del comune di Quartu) con allegato un suo articolo sullo smog a Cagliari, pubblicato sul nuovo quotidiano “Sardigna.com”, abbiamo voluto comprare un numero di questo giornale.

Sorpresa! Un giornale formato tabloid, di quelli che si leggono bene anche sull’autobus o a piedi con l’ombrello? Ri-sorpresa! Un giornale su cui il redivivo Antonangelo Liori scrive insieme a Graziano Milia? No, non è possibile. Francesco Casula e Massimo Manca con Mario Carboni? (Scusi, ho sbagliato. Può rendermi l’euro? Posso cambiarlo con l’Unione?)

Vabbè, forse non abbiamo capito ancora granchè: proviamo a leggerlo, dai! Superiamo la nostra preventiva e istintiva repulsione verso gli eccessi verbali di Liori! Anche perchè, forse è vero, non abbiamo ancora capito niente di giornali e giornalismo. La prevenzione va bene in medicina, non nel campo delle idee.

In effetti le idee (a parte il nazi-fascismo) e le parole non hanno mai ucciso nessuno, anche se quelle di Liori sono aspre come un succo di limone bevuto la mattina a stomaco vuoto e, a volte, offensive e diffamanti. Posti alcuni paletti, però, ognuno deve poter dire e scrivere ciò che pensa senza per questo essere perseguitato o semplicemente additato. La tolleranza deve essere praticata con e da tutti.

Certo, usa parole e argomenti piuttosto forti per farci sapere che non tollera i musulmani e il loro modo di vivere e che per loro non costruirebbe moschee nè toglierebbe i crocifissi dalle scuole. Definisce “medievale” la loro religione, come se ci fossero religioni “moderne” o “postmoderne” e attribuendo alla parola “medievale” una connotazione negativa (dimenticandosi sia di quanto culturalmente fecondo e frizzante, di quanto allegro e vivace sia stato quel periodo, che di quanto ancora “medievali” siano certi aspetti della società barbaricina a cui si rifà costantemente).

Ma le sue sono parole. Non sono atti e azioni dolorose come le violenze fisiche che i fondamentalismi, tutti i fondamentalismi, esercitano sulle persone. Eppoi comunque la sua conclusione è che la guerra contro l’Iraq è sbagliata, assurda e ipocrita, e questo ci va benissimo. Inoltre, poco più avanti, ci pensa Francesco Casula, con la sua ferma pacatezza, a ristabilire il giusto rapporto tra la nostra e le altrui civiltà.

Allora il prodotto “Sardigna.com” è a nostro parere un buon prodotto perchè alla fin fine si ha la sensazione di aver sfogliato un giornale equilibrato, che sa commentare le notizie da almeno due punti di vista. E’ un po’ la traduzione su carta di quanto fanno sul teleschermo Ferrara e Sofri con la loro trasmissione “Otto e mezzo” in onda su LA7: temi di attualità e di qualità mediati da due conduttori bravi, di chiara e opposta appartenenza politica.

Ecco, anche su “Sardigna.com” si trattano più che notizie argomenti, con tanti editoriali che si affiancano e si controbilanciano, tante inchieste in senso lato e proprio e tanti servizi che su un quotidiano non ti aspetteresti di trovare (dagli scritti di Milia sulla Sardegna dei Giudicati, alla storia massonica dal dopoguerra a oggi, di Vigna, alle battaglie ambientaliste di Manca, che ci vedono perfettamente in sintonia).

Dopo questa sviolinata qualcuno forse ci confermerà che non capiamo proprio niente di giornali e giornalismo, e ben ci sta. Ce lo saremo meritato. La nostra speranza è che nessuno ci prenda troppo seriamente. In questo.

Ciao e auguri.

p.s.: noi non siamo musulmani, ma i crocifissi, nelle aule, non li vorremmo lo stesso.

p.p.s.: questo articolo è frutto del gruppo bordighiano di cagliarimonamour; i restanti si dissociano.

Un euro, mille lire

Archiviato in: politica, economia — admin @ 18:16

Terra, 2 febbraio 2003

 

In Italia ci sono più di tre milioni di persone povere, assolutamente povere. Vivono senza quei beni essenziali in grado di garantirgli un’esistenza dignitosa. Ci sono poi altri due milioni di italiani il cui reddito è ben al di sotto della media nazionale e si trovano periodicamente in condizioni di povertà relativa.

Una famiglia ogni cinque possiede un patrimonio (si fa per dire) di meno di 10.000 euro, mentre a livello di reddito pro capite i cittadini del meridione d’Italia dispongono di 5.000 euro in meno dei loro connazionali “padani”.

A fronte di questa povertà, assoluta e relativa, il 10 per cento delle famiglie più facoltose dispone della metà della ricchezza netta complessiva del paese.

Non ci sono numeri più adatti per dimostrare che la crescita economica non è automaticamente crescita per tutti e che, anzi, molte volte, a causa di politiche distributive errate, contribuisce ad acuire le disuguaglianze.

Lo dicono il CIES e l’EURISPES ma lo sapevamo anche noi, istintivamente e grazie alla concretezza della nostra vita quotidiana, con i problemi legati alla casa, al supermarket, alle bollette varie. Stiamo diventando più poveri: guadagnamo relativamente di meno rispetto alla crescita dei prezzi (crescita che non si fermerà fino a quando non verrà stabilita la nuova parità 1 euro = 1.000 lire, cioè con un euro compreremo merce che vale le vecchie mille lire) e abbiamo di meno come welfare (sanità, pensioni, istruzione, giustizia…).

Questi problemi sono come macigni e andrebbero affrontati con tutto il rigore e la capacità di cui potremmo essere in grado.

Eppure in Italia abbiamo altre emergenze. Il peggio deve ancora venire, se il progetto della destra governante andrà avanti: una società con meno tasse per i ricchi e, quindi, con sempre meno servizi pubblici universali e gratuiti; una società con più devolution e meno diritti per i lavoratori, precari o stabili che siano; una società che esclude i diversi e gli stranieri e in cui la politica rappresenta sempre meno cittadini e nonostante ciò si appresta a “dominarli” con il presidenzialismo e con un sistema sempre più maggioritario e repressivo.

Una società in cui chi dissente rema contro il governo ed il paese, e va demonizzato, e in cui ai magistrati deve essere tolta l’arma “micidiale” in loro possesso: l’interpretazione delle leggi. Quell’interpretazione che fa giurisprudenza e che tanto spaventa il potere legislativo, che oggi è il potere del signore, perchè mette in luce le sue incapacità e le contraddizioni.

Una società in cui i comunisti italiani siano banditi perchè quelli russi erano cattivi, e dove siano bandite le loro idee pericolose di uguaglianza e di eliminazione dello sfruttamento capitalista.

Una società, infine, in cui il comportamento dei singoli sia dettato dalle maggioranze politiche e dai fondamentalismi ideologici: aborto ridimensionato, niente adozioni per single, nessun riconoscimento delle coppie di fatto nè tantomeno gay, anzi caccia agli omosessuali e via dicendo. E dove i libri di storia vengono scelti dal potere politico, così come gli insegnanti, i ricercatori, i pubblici ministeri.

Un virus circola per l’Italia. E questo virus ha pesantemente infettato il nostro Berlusconi, non più in grado di distinguere ormai nazismo da comunismo, Olocausto da gulag, bene collettivo da bene suo personale. Non più in grado di pronunciare la parola “fascismo”, perchè intimorito dal doverci fare i conti.

Sì, fare i conti con il fascismo è ancora il suo problema, ma ho paura che sia un problema che dovremo affrontare anche noi, tra poco, di nuovo.

Acque morte

Archiviato in: ambiente, poetto — admin @ 18:09

Terra 29 gennaio 2003

Certi giorni d’estate inoltrata, al Poetto, la luce delle prime ore del pomeriggio rimanda colori e ombre che mi ricordano - chissà perchè - i mari di Somerset Maugham. Sono sensazioni legate, penso, alla calma e alla quiete dei miei giorni di ferie, quando il dondolio del materassino nel mare tornato deserto è l’unico rumore vicino: quei silenzi tipici dei romanzi di mare (del sud) di Maugham. Oppure alla salsedine di cui immagino imbiancati i suoi personaggi.

Ma cosa c’entrano, in pieno inverno, Poetto e ferie? Eppoi ora che i colori della spiaggia sono cambiati e la possibilità di rivederla nel suo antico splendore pare svanire completamente! Beh, la ragione sta nella notizia diffusa oggi di uno studio dell’ENEA che annovera la costa cagliaritana tra quelle a rischio scomparsa. Colpa dei cambiamenti climatici e del costante aumento della temperatura terrestre, dovuti all’azione dell’uomo, che fanno innalzare il livello dei mari.

Nel 2050 il Mediterraneo salirà fino a 30 centimetri e a farne le spese, con un’immersione non voluta, saranno le coste dell’alto Adriatico, del golfo di Taranto, del medio Tirreno e della Sardegna, soprattutto quella occidentale e meridionale.

Nel 2100 Cagliari potrebbe essere un acquitrino irriconoscibile, un’unica rocca attraversata e solcata da fiumi marini e imbarcazioni rimediate; i portici di via Roma tane per polpi e murene (esagerata!).

E sicuramente il Poetto non ci sarà più; neanche quello ripasciuto e tanto vituperato.

L’ENEA suggerisce di non realizzare imprudentemente quegli interventi, costosi e forse inutili, già programmati a difesa delle coste, ma di valutare attentamente caso per caso. Azz, l’avesse detto prima…La Provincia avrebbe risparmiato un po’ di soldi pubblici e una pessima figura, e noi avremmo potuto crogiolarci ancora qualche anno nella sabbia bianca del Poetto.

In tutto questo, però, c’è una nota positiva: i prezzi della case della costa sarda interessata al fenomeno dell’immersione potrebbero scendere di molto. Ve lo immaginate: villa pressi ex D’Aquila acquistata a 25.000 euro dal Comune di Cagliari per alloggiare alcune famiglie di senza tetto (esagerata!).

Oltre la soglia

Archiviato in: ambiente — admin @ 18:04

Terra, 24 gennaio 2003

Dopo la conquistata notorietà, grazie all’articolo de l’Unione Sarda di mercoledì 22 gennaio, e dopo il meritato brindisi a base di vermentino e nuragus, con la scusa del compleanno di una nipotina, è di prammatica un articolo - serio :-)) - che riepiloghi e faccia il punto sulla questione dell’inquinamento aeriforme di Cagliari.

Primo. Considerando soltanto il PM10 (cioè quelle polveri sottili che riescono a entrare nei nostri polmoni trasportando gas nocivi e causando numerosi e a volte irreparabili danni), tra l’1 dicembre 2002 e il 16 gennaio 2003 (i dati disponibili sono aggiornati a questa data) le centraline di rilevamento hanno registrato per 20 giorni (ripetiamo: 20 giorni su un totale di 47 monitorati) almeno uno sforamento della soglia limite. Cliccare per credere.

Secondo. Per la suddetta sostanza (PM10), considerata la pericolosità, il valore limite è anche valore di allarme; sono quindi fuori luogo, nonchè azzardate, le rassicurazioni dell’assessore Angius sulla bontà della nostra aria quotidiana dato il non superamento delle soglie di “allarme”.

Terzo. Il periodo di riferimento è ad alta concentrazione di vacanze (natalizie e di fine anno) e la circolazione veicolare privata dovrebbe essere quindi al di sotto della norma; nonostante ciò i valori sono piuttosto negativi.

Quarto. Mancano ancora all’appello le centraline di via Roma e piazza Santa Avendrace (non ancora in funzione), due zone a traffico automobilistico intenso e ad intensa presenza pedonale (cioè “umana”). Provate ad esempio a mettervi nei panni di quei poveri cristi che prendono l’autobus in via Roma, lato porto, in quella strisciolina di marciapiede che se sbagli appoggio finisci sotto un tir, o che se l’autobus ritarda ingurgiti tante polveri sottili che neanche alla manifattura tabacchi se lo sognavano.

Quinto. Concordiamo sulla necessità di un monitoraggio continuo ed attento prima di dare giudizi perentori sulla qualità dell’aria (in un senso o nell’altro), ma diffidiamo della classica trascuratezza (fattus e lassaus) e della arrendevolezza dei cagliaritani (a tarare le centraline bisognerebbe mettere dei sassaresi) che portano a sottovalutare, spesso, le situazioni di pericolo.

Sesto. Gli obiettivi di qualità prevedono una graduale consistente riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti. Per il PM10 ad esempio è previsto che il limite giornaliero sia di 40 microgrammi/metrocubo, limite che oggi in alcune strade viene superato quasi quotidianamente. Per verificare le norme europee, recepite dall’Italia cliccate qui sopra

Settimo. Sulle possibili soluzioni al “presunto” problema di inquinamento si stanno scrivendo volumi interi e sulle pagine di questo sito si possono trovare altre idee al proposito; il piano del traffico che l’amministrazione comunale sta portando all’attenzione del consiglio può essere una prima risposta positiva, verso il decongestionamento del traffico. Ma la costruzione di mega parcheggi sotterranei nel centro cittadino contraddice questa tendenza e rischia di attirare più auto di quante la pedonalizzazione di alcune strade ne respinga.

Ultimo. Non siamo così catastrofisti - nè così narcisi - da augurarci che i nostri dati vengano confermati anche per il futuro. Ci piacerebbe vivere in una città dove la tutela della salute dei cittadini e la prevenzione fossero una pratica concreta e non un esercizio retorico. Ma non siamo neanche così ingenui da non sapere che il problema dell’inquinamento e del suo superamento incontra forti interessi economici che suggeriscono atteggiamenti “negazionisti”.

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