CagliariMonAmour chi si ribella gode

22 Novembre 2007

Sulla crisi economica dell’isola

Archiviato in: politica — admin @ 20:24

Terra, 22 giugno 2003

La crisi economica della Sardegna si inserisce in un quadro complessivo nazionale e internazionale altrettanto problematico, ma le carenze strutturali dell’isola ne accentuano gli aspetti drammatici.

L’organizzazione e il sistema di produzione capitilistico non sono mai riusciti a garantire piena occupazione e benessere costante, n? mai ci riusciranno; anzi sembrano essere una delle cause della povert? relativa della nostra regione.

In genere il processo di accumulazione richiede, tra le altre cose, la pressione continua di masse di disoccupati tesa ad abbassare i salari e ad innalzare cos? i profitti. La precarizzazione, la flessibilit? accentuata e l’assalto all’ambiente e al territorio costituiscono un altro motivo di incremento del tasso di sfruttamento economico e di dominio politico culturale.

Se il contesto socio economico politico non ? in grado di garantire ci?, il grande capitale migra verso altri lidi. In Sardegna, per tutta una serie di motivi, sta accadendo esattamente questo, ma non solo.

Per anni l’intervento straordinario dello Stato ? riuscito a colmare il gap infrastrutturale e le debolezze croniche (legate anche a una forsennata predazione delle risorse durata secoli e secoli), garantendo livelli di reddito accettabili.

E’ la stessa Banca d’Italia ad ammetterlo quando nelle considerazioni finali alla “Assemblea generale ordinaria dei partecipanti” del 31/5/2003 dice:
…il carattere dualistico del sistema economico italiano, attenuatosi fino agli anni settanta, grazie agli elevati investimenti nelle regioni meridionali in infrastrutture e nei settori di base attuati con l’intervento straordinario, si ? di nuovo accentuato negli ultimi decenni. Al Centro Nord ? localizzato l’85 per cento della capacit? produttiva industriale. Le condizioni ambientali, la distanza dalle regioni ricche dell’Europa, la carenza di efficienti reti di trasporto rendono la produzione del Mezzogiorno meno competitiva di quella delle regioni centrali e settentrionali. Le conseguenze si ritrovano in un pi? basso tasso di occupazione, in una pi? alta disoccupazione, in una quota elevata di attivit? sommerse e di lavoro irregolare“.

Tutti gli indicatori economici sono al ribasso e, come dice qualche studioso, il peggio non ? tanto nelle oscillazioni di essi quanto nel fatto che siano “strutturalmente” negativi.

Tutto vero. Ma non ? tutto. E’ evidente ad esempio che, cos? come gli speculatori di borsa riescono a guadagnare in un mercato ribassista (ad esempio vendendo allo scoperto e comprando a termine), ci sono tanti imprenditori o presunti tali (con il loro circondario di pesci pilota) che guadagnano molto (e forse di pi?) in momenti difficili come questo che attraversiamo.

Lavoro nero, lavoro sommerso, maggiore flessibilit? richiesta ai dipendenti, estensione della giornata lavorativa, straordinari eccedenti qualsiasi limite, minori tutele e minore sicurezza nei posti di lavoro (sar? un caso l’incremento delle vittime nei cantieri?) si accompagnano a tutta una serie di agevolazioni e incentivi statali che vanno a finire nelle tasche private di qualcuno anzich? a finanziare gli investimenti. Per non parlare di quel mondo variegato delle “partita IVA” amante dell’evasione fiscale sistematica (conoscete molti liberi professionisti che rilasciano la ricevuta?) O delle fantasmagoriche regalie che tanti nostri amministratori pubblici fanno ad amici e parenti attraverso le famigerate consulenze.

Non amiamo fare i moralisti, per?, nelle nostre citt?, ai senza tetto e ai disoccupati si affianca tutta una serie di “professionisti del furto legalizzato” che girano in mercedes, si possono permettere una settimana in Costa Smeralda (centinaia di milioni solo per l’albergo) e viaggi d’elite ad Acapulco.

Ci viene da pensare che condizione necessaria per tanta ricchezza (sfoggiata e ostentata senza vergongna) sia la disoccupazione e la povert? relativa di masse consistenti di lavoratori.

Eppure l’ideologia dominante tende non solo a nascondere questa realt?, ma a giustificarla travisandola, asserendo cio? che ? solo la ricchezza di questi pochi “fortunati” a poter creare occupazione con gli investimenti; sono loro i benefattori dell’umanit?, coloro che “danno lavoro” e sfamano tante famiglie.

A nessuno sembra passare per la testa che sia esattamente il contrario: il capitale ha necessit? di impiegare lavoro per valorizzarsi e lo impiega solo nella misura in cui crea nuovo valore, altrimenti licenzia o non assume pi?. Questo ? il capitalismo.

L’ideologia dominante occulta questa verit? e attraverso il potere e il suo esercizio annacqua i cervelli e le coscienze. Anche questo ? capitalismo. Le leggi economiche sono queste e non altre. E’ illusoria l’idea cattolica di un capitalismo buono (non vivete nel lusso sfrenato ma date vita a imprese produttive, non sfruttate ma date il giusto compenso). Il capitalismo non ? n? buono n? cattivo. E’ solo un sistema - necessario storicamente - che contiene dentro di s? la speranza del suo “superamento”.

In Sardegna dobbiamo parlare anche di questo se vogliamo provare a cercare la strada per risolvere la crisi.

Nel frattempo dobbiamo appoggiare l’azione radicale dei sindacati, difendere le giuste posizioni autonomiste e nazionalitarie, lottare per far cadere una giunta di centro destra rivelatasi per la pochezza e la miserevole inerzia amministrativa. Se avversari devono essere, che siano almeno in gamba.


Valanga Rossa

Archiviato in: politica — admin @ 20:23

Terra, 18 giugno 2003

Il 15 e 16 giugno abbiamo fatto una grande manifestazione di piazza, alla quale hanno partecipato 11 milioni di persone, di cui oltre 10 milioni hanno gridato: SI all’estensione dei diritti, SI alla tutela della salute contro l’inquinamento elettromagnetico.

Tutti gli altri sono rimasti a casa, in silenzio. Non hanno partecipato alla grande manifestazione. Non hanno voluto gridare slogan, nè contro nè a favore.

Crediamo che in una democrazia, per quanto imperfetta come la nostra, quello che conti sia esprimere la propria opinione. E noi l’abbiamo fatto.

Comprendiamo l’amarezza e il pessimismo di chi, anche tra noi, punta l’attenzione sulla sconfitta, sul mancato raggiungimento del quorum; ma nel nostro ottimismo ci piace pensare di essere la stragrande maggioranza di coloro che si sono espressi, la stragrande maggioranza di coloro che si impegnano e partecipano alla vita politica del Paese.

Del resto come possiamo interpretare la parola di chi non parla, di chi si astiene? E’ un no? E’ un sì?

Molte persone hanno motivato con argomenti anche complessi la loro astensione. Ma quante sono? Venti, trenta, mille? E tutti gli altri?

Davvero crediamo che coloro che si sono astenuti lo abbiano fatto, tutti, per seguire le indicazioni di Fassino, Berlusconi, Pezzotta, Fini e Cofferati?

Oppure - facciamo i cattivi - tutti i politici e i sindacalisti hanno dato quell’indicazione già sapendo che i due referendum, così come altri in questi ultimi tempi, erano destinati a non raggiungere il quorum? Quanti referendum, infatti, sono falliti pur senza alcuna esplicita incitazione dei partiti all’astensione?

Allora, cari compagni, il voto di domenica e lunedì non è stato un “deserto rosso” (come la delusione delle prime ore ci ha portato a valutare il mancato quorum), ma un torrente in piena in grado di formare un gran bel lago. O una valanga colorata di gente che scende velocissima a valle, come la famosa “valanga rosa” delle sciatrici anni ‘80.

Se decidessimo, ad esempio, di formare una coalizione politica avente due semplici obiettivi programmatici - l’estensione dei diritti dei lavoratori e la lotta agli inquinatori dell’ambiente e della nostra salute - saremmo in grado di condizionare la vita parlamentare dell’Italia e ottenere dei risultati.

Perchè non provarci, cari Bertinotti, Epifani, Diliberto, Pecoraro, Salvi e compagnia?

Quorum, doccia fredda

Archiviato in: politica — admin @ 20:20

Terra, 16 giugno 2003

Quasi un deserto nei seggi elettorali d’Italia, allestiti per i referendum sull’articolo 18 e sulla servit? di elettrodotto. Una sconfitta scottante come il sole di questi giorni, ma non solo per noi.
Sia ben chiaro: in Italia non c’era barbarie prima di questi referendum e non c’? barbarie neanche adesso. Il diritto al reintegro per i licenziati senza giusta causa rimane prerogativa dei lavoratori occupati in aziende con pi? di 15 dipendenti. Va bene cos?. Cio?… va male cos?.
Ma la sconfitta ? per tutti. Nessuno creda che quel 75% di cittadini che non ? andato a votare sia tutto merito degli appelli di centro destra e centro sinistra, o di Confindustria, Cisl e Uil. E nessun altro creda che il 25% che ieri ? andato a votare abbia sottoscritto una delega in bianco a Bertinotti.
Il fenomeno dell’astensione ? manifestazione di insofferenza e di disaffezione, di intolleranza crescente verso le semplificazioni (e noi abbiamo sottovalutato questo aspetto) e verso un sistema partitico che stenta a farsi capire (l’astensione ? crescente anche nelle elezioni politiche).
Il bisogno di partecipazione alle scelte che riguardano la collettiv? ? ben altra cosa di una crocetta su di un SI o un NO, o sul simbolo di un qualche partito. Ma evidentemente fa comodo che le cose restino cos?.
Se i cittadini vogliono fare politica, che si iscrivano a un partito, che ne formino un altro, che facciano un girotondo…ma che non spacchino le palle con nuove forme di partecipazione diretta e cose simili.
Eh gi?. Questa ? la barbarie. Aver lavorato per far vincere l’astensione. Con il boicottaggio mediatico e con la disinformazione. Con la scelta, assolutamente legittima (ma forse non proprio democratica), di propagandare l’astensione.
Di cosa abbiamo avuto paura, compagni? Quale calcolo paranoico ci ha ridotto alla scelta di stare zitti davanti a una domanda cos? forte, come quella del diritto a non essere licenziati senza un valido motivo? E dove abbiamo sbagliato noialtri? Nella comunicazione, nell’analisi della situazione, nel progetto di spostare a sinistra il centro?
Il rischio ? che molti di quel 25% che ha votato (e non sono neanche bruscolini: pi? di 10 milioni) non vadano pi? a votare, amareggiati e disgustati.

Ma che diavolo succede? Vittoria dell’Ulivo?

Archiviato in: politica — admin @ 20:17

Terra, 9 giugno 2003

I primi exit poll, le prime proiezioni, le prime reazioni dei politici sembrano confermare la vittoria dell’Ulivo anche in questa seconda tornata di votazioni.

Ma che diavolo succede? Sogno o son desto? Boh. Comincio a non capirci pi? niente.

Oh intendiamoci: sono contentissimo e stanotte andr? in giro a sventolare bandiere rosse (quelle vituperate dal Berla), ma non riesco a capire come sia stato possibile (sempre che la vittoria venga confermata domani). E’ un’ inversione di tendenza? L’effetto Berlusconi ? gi? finito? Il liberismo agli sgoccioli?

Mah.
Cos?, a caldo, mi pare che, considerato che gli uomini dell’Ulivo sono quasi gli stessi della ancora bruciante sconfitta del 2001, le ragioni di questa vittoria siano almeno tre:

  • il centrodestra si sta dimostrando pi? incapace del previsto (che avesse ragione Montanelli?) , oltre che arrogante e troppo concentrato sugli affari del presidente;
  • la vasta lotta sociale, sindacale, i movimenti per la pace e contro il neoliberismo targato FMI e Banca mondiale hanno avuto un peso importante;
  • il ruolo di Rifondazione e di Bertinotti, nonostante i calcioni che “qualcuna” della RdM darebbe al Fausto nazionale, ? strategicamente importante e positivo.Sul primo punto c’? ben poco da aggiungere. Parlano i conti economici del Paese e il rischio declino per l’industria nazionale e per i lavoratori. L’export ? in calo, cos? come gli investimenti e la ricerca, l’occupazione peggiora in qualit?, il prodotto interno non cresce e l’inflazione concorre a dare un quadro di stagnazione se non di deflazione.
    Certo, la congiuntura internazionale non aiuta il governo, ma la classe non ? acqua e i buoni amministratori non si creano dall’oggi al domani. Nei comuni, nelle regioni e nelle province il centrodestra si sta dimostrando incompetente e i cittadini cominciano a rendersene conto (in Sardegna tutto ci? ? molto evidente).
    Ancora pi? negativo l’atteggiamento “rivoluzionario” del premier nei confronti di magistratura, opposizione e costituzione. Che quella che si vuole attuare sia una “rivoluzione”, nessuno ne dubita. Comincia per? a serpeggiare anche tra di loro il dubbio che non sia una rivoluzione in meglio.

    Il secondo punto ? quello a mio avviso pi? determinante. La ripresa del conflitto sociale, la richiesta di nuovi e maggiori diritti per i lavoratori precari, la difesa di quelli attaccati dal governo e dalle forze imprenditoriali (quelle pi? oscurantiste, che amano scaricare le loro inefficienze sui pi? deboli) hanno creato e concorso a diffondere la coscienza che questa destra al governo ? una destra di classe, che rappresenta (seppur malamente) interessi concreti del tutto opposti ai lavoratori.
    Questo movimento si ? saldato con i gi? esistenti movimenti anti-g8 e con il nuovo fenomeno dei girotondi. Insieme hanno fatto un fronte comune (con l’Ulivo) contro la guerra in Iraq e per la pace, coinvolgendo milioni di cittadini pronti a esporsi e a esporre le bandiere arcobaleno (che ancora sventolano dai balconi). Queste amministrative sono diventate perci? il primo banco di prova politico della nuova alleanza.

    Il terzo punto. Rifondazione comunista ? stata l’anello di congiunzione di questi movimenti. Senza cercare egemonie o primogeniture, i ragazzi di RC erano e sono parte attiva di essi. Bertinotti (dico lui ma penso al partito) rappresenta molta pi? gente di quella che lo vota e il suo agire antiliberista ? necessario sia ai movimenti che all’Ulivo. L’analisi concreta della situazione del paese e la capacit? di anticipare (in qualche occasione anche troppo) le tendenze del Paese gli hanno permesso di giocare un ruolo “trainante” a sinistra di tutto l’asse della veccia coalizione. Oggi pi? di ieri la CGIL, i DS e il centro si sono spostati su posizioni meno distanti da RC, e anche i Comunisti italiani sembrano essere pi? vicini a un ricongiungimento (almeno sostanziale se non formale).
    Adesso le condizioni permettono non solo un “voto tattico” per sconfiggere Berlusconi e questo attuale centrodestra, ma anche un accordo pi? ampio, programmatico e di lungo respiro. A queste condizioni hanno contribuito i movimenti di cui sopra.

    L’Ulivo, dicevo, ? sempre lo stesso del 2001, ma siccome i suoi dirigenti non sono n? stupidi, n? incapaci, anzi sono coloro che si pongono concretamente il problema del che fare, hanno valutato correttamente il cambiamento di contesto e si sono, in parte, adeguati (a questo termine non do’ alcuna connotazione opportunistica). Il primo risultato di tutte queste componenti ? l’inversione di tendenza nel voto amministrativo.

    Ma non ? finita. Non ? neppure cominciata. Il vento neoliberista e ultrareazionario ? ancora forte e dispone di mezzi e risorse adeguati a una rapida riscossa. Credere che la sconfitta del Berlusca sia dietro l’angolo sarebbe un errore, cos? come sarebbe un errore (nostro) smettere di stimolare il centrosinistra dell’Ulivo affinch? abbandoni l’idea blairiana della sottomissione completa della societ? al profitto privato e alle sue regole (un buon inizio sarebbe quello di decidere di andare a votare ai referendum del 15 e 16 giugno), e l’idea che le guerre si possano camuffare semplicemente chiamandole operazioni di polizia internazionale.

    Per il momento godiamoci questa vittoria. Sempre che vittoria sia.

  • CTM, una vertenza di tutti

    Archiviato in: ambiente — admin @ 20:16

    Terra, 1 giugno 2003

    La lotta dei lavoratori del CTM di Cagliari ci riguarda molto da vicino. Per almeno due motivi:
    perchè siamo utenti di quel servizio;
    perchè pone questioni e problemi trattati anche in queste pagine.
    Ci pare giusto, quindi, avanzare qualche considerazione e, soprattutto, qualche domanda ai diversi attori della vertenza.

    Innanzitutto notiamo che l’adesione agli scioperi è elevata e che ciò, anche se non è garanzia di giustezza dei motivi di essi, è sicuramente espressione di un forte disagio dei lavoratori nonchè spia di un generale malessere nell’Azienda.
    E’ di pessimo gusto allora l’atteggiamento dei vari responsabili di essa e di alcuni amministratori cittadini che, quasi sbeffeggiando i lavoratori in lotta, affermano di voler attendere “il passaggio del cadavere del nemico”.

    Se non abbiamo capito male, le questioni sul tappeto sono il godimento delle ferie pregresse, i carichi di lavoro, i turni, i tempi di percorrenza.
    Tutti problemi che richiedono, come affermano i sindacalisti del CTM, la soluzione di altri (le corsie preferenziali e il loro rispetto, il potenziamento degli organici, il rispetto delle norme di sicurezza) e che - se affrontati e risolti - renderebbero migliore il servizio reso all’utenza.

    Su questi temi la RdB e la Uil stanno riuscendo a coinvolgere anche gli altri sindacati aziendali, gi? sensibili agli argomenti e sicuramente stizziti per essere stati scavalcati dai loro “organi superiori” nella firma dell’accordo con CTM.

    Non conosciamo tutti i risvolti della vicenda e le varie fasi cronologiche, ma non ? un buon modo di procedere quello di emarginare, o quantomeno non considerare appieno, le rappresentenze sindacali aziendali e siglare contratti in barba al loro parere. La democrazia nei luoghi di lavoro richiede altri comportamenti.

    Ora, aldil? dei torti e delle ragioni, com’? possibile, ci chiediamo, che non si riesca ad organizzare un referendum con tutti i crismi per stabilire se l’accordo firmato da Cgil e Cisl ? da applicare o da respingere? Perch? non restituire la parola e il potere decisionale a chi lavora nell’azienda? O si ha la capacit? di convincere la gente della bont? del proprio operato o si rimette tutto in discussione.

    E’ proprio la Cgil nazionale, del resto, a sostenere che in caso di accordi separati e di forte conflittualit?, l’unico strumento chiarificatore, che pu? indicare la strada da seguire, ? il referendum. Perch? non si applica adesso questa regola? C’? qualche sigla contraria? Oppure la Camera del Lavoro ritiene i tanti lavoratori in lotta non in grado di comprendere le necessit? future del CTM?

    Eppure crediamo che per primi gli utenti, e tutti i cittadini proprietari del CTM, vorrebbero vedere incrementati gli automezzi e diminuiti i tempi di percorrenza, e non sentire soltanto promesse su quelle fantascientifiche innovazioni in grado di rendere pi? puntuali e sicuri i viaggi (ben venga la loro realizzazione).

    La crescita del CTM, il miglioramento dell’offerta e del servizio passano attraverso il pieno e democratico coinvolgimento dei lavoratori e hanno, come logica conseguenza, la possibilit? di una mobilit? cittadina diversa, pi? umana, meno inquinante, rispettosa delle esigenze di tutti gli utenti, dagli studenti ai lavoratori, dai diversamente abili agli anziani.

    Nell’esprimere la nostra solidariet? ai lavoratori del CTM, chiediamo che le parti interessate della vertenza facciano un passo avanti verso quel tavolo negoziale di cui tutti abbiamo bisogno.

    FERMATE ‘STO BALLETTO

    Archiviato in: poetto — admin @ 20:13

    Terra, 28 maggio 2003

    E’ vero e non par vero
    eppure è verità
    che uno più è vicino a zero
    e più un dio si crederà.

    Parrebbe ormai sicuro
    che, tosto come un muro,
    ancor vuol far Balletto
    ripascere il Poetto.

    Non domo nè mai sazio
    di aver fatto uno strazio,
    su quella sabbia ex-bianca
    il Nostro ancora arranca

    e assegna i suoi progetti
    a geometri e architetti
    per far tornar quel manto
    della città il bel vanto.

    Lo Yemen già avvisato,
    il sindaco allertato:
    verrà dal Medioriente
    il bianco ricoprente.

    Ma visti i precedenti
    un grido esce dai denti:
    FERMATE ‘STO BALLETTO,
    ‘STO ATTILA D’ER POETTO!

    Poetto, “L’Unione sarda” soffre il caldo

    Archiviato in: poetto — admin @ 20:11

    Terra, 25 maggio 2003

    Il Poetto di Cagliari sarà quel che sarà, ma il sole è sempre lo stesso. E se lo pigli in certe ore, senza adeguata protezione e considerato il “buco nell’ozono”, anche a maggio ti pu? far male: le insolazioni possono essere all’ordine del giorno. Anzi all’ordine…dei giornalisti.

    Su “L’Unione Sarda” di oggi, 25 maggio, Paolo Paolini firma un articolo basato su una serie di interviste, raccolte sul litorale cagliaritano, che sono una sequela di giuste denunce sullo stato di degrado della spiaggia, legato sia al ripascimento zironian-ballettiano che alla cronica sporcizia da vandali.

    Poi, non sappiamo se per invenzione assolata del cronista o per colpo di sole degli ultimi intervistati, ecco che si incominciano a decantare le qualit? del nostro bel mare del Poetto, rimasto intatto come prima e perci? degno di essere frequentato. A riprova di questo, i parcheggi pieni.

    A parte il fatto che avere i parcheggi pieni non ? garanzia n? del gradimento del mare, da parte dei suoi frequentatori, n? della sua “oggettiva” bellezza, bisogna ricordarsi che a frequentare il Poetto sono tutte quelle persone che non hanno seconde o terze case a Villasimius o a Santa Margherita di Pula (ah, come ci piacerebbe sapere se ce l’hanno i nostri cari amministratori responsabili dello scempio) e che probabilmente non hanno neppure voglia di affrontare le lunghe code in auto per arrivare in spiagge pi? decenti.

    Ma come si fa, diciamo noi, a non “vedere” che ? anche il mare ad aver subito conseguenze nefaste dall’intervento umano (sempre che Zirone e Balletto non siano venusiani)?

    La trasparenza dell’acqua, la sua limpidezza anche nei giorni dei “cavalloni”, il potersi vedere sempre i piedi e le mormorette intorno, concorrevano a fare della spiaggia del Poetto una delle pi? belle del Mediterraneo. Fino a due anni fa, e non ai tempi della seconda guerra mondiale. Cio? fino a prima del ripascimento.

    Oggi l’acqua ? lattiginosa, impura, torbida, diremmo quasi schifosa se non fosse per l’amore che ci lega comunque a questo mare. Entrare a bagnarsi ? un’esperienza dolorosa, sia per i sassi che “massaggiano” i piedi, che per la perenne, forte risacca, che hanno fatto del Poetto una spiaggia atlantica, non pi? mediterranea.

    Una delle sue caratteristiche era il dolce degradare verso profondit? mai proibitive, per i bambini, almeno per 30 metri, 50 nelle giornate di maestrale. I genitori potevano tranquillamente controllare i loro piccoli dall’ombrellone, sdraiati a leggersi “L’Unione”, sicuri della placida benevolenza con cui il mare di Cagliari avrebbe accolto i marmocchi.

    Oggi la profondit? ? cambiata, l’acqua ? pi? alta e le correnti pi? infide, per grandi e piccini; eppoi se stai sdraiato non vedi pi? il bagnasciuga a causa del promontorio che si ? creato in riva e che d? luogo a una specie di uno “scivolo” a mare, cos? ripido che anche i giochi gonfiabili di Monte Claro se lo sognano.

    Quanto durer? questa situazione? E, soprattutto, cosa si pu? fare per migliorarla?

    Sinceramente non lo sappiamo. Non siamo dei tecnici. Quella che deve cambiare, a nostro avviso, ? la mentalit?, l’idea stessa di Poetto e di parco in genere. La nostra citt? (ma anche la Provincia e la Regione) sta dimostrando di non avere a cuore neanche l’area di Molentargius-Saline e sta rischiando di mandare in malora una notevole ricchezza ambientale. Questo approccio va cambiato. Vigilanza, tutela, pianificazione, bandi internazionali di concorso per assicurare progetti di recupero validi scientificamente.

    La spiaggia e il mare deveno tornare ad essere rispettati. Anche da quei chioschi che stanno ingrandendosi a danno della vera sabbia del Poetto, quella bianca e fine ancora rimasta.

    Bandiera blu non la trionferà…

    Archiviato in: ambiente — admin @ 20:10

    Mannaggia alle rilevazioni ambientali e a chi le ha inventate.
    Ma possibile che con tutte le coste che abbiamo, con tutte le spiagge di cui ci vantiamo, con la tanto sbandierata vocazione turistica che i nostri amministratori assegnano all’isola, con la competenza ambientale dei vari assessori a ci? preposti, ci siano state date solo 3 bandiere blu?
    Ma dai. Ma chi li sceglie i criteri? La Fondazione per l’educazione ambientale? E con quale diritto?
    Vabb?.
    Anche quest’anno la Sardegna ha raccolto poche (3) bandiere blu per le spiagge:
    Rena Bianca di S. Teresa di Gallura
    Maria Pia e Lazzaretto di Alghero
    Quartu S. Elena;
    e pochine (6) per gli approdi turistici:
    S. Teresa di Gallura
    Marina dell’Orso, Poltu Quatu
    Marina di Porto Cervo
    Marina di Portisco
    Marina di Portorotondo
    Marina di Capitana, Quartu S. Elena.
    Toscana, Liguria ed Emilia Romagna, rispettivamente con 12, 9 e 8 bandiere blu ci surclassano, cos? come le Marche e l’Abruzzo (11 entrambe), la Campania (7), la Puglia (7), la Calabria (6) e persino il Lazio (4).
    I criteri, consultabili pi? dettagliatamente sul sito della fondazione , vanno dalla depurazione delle acque reflue alla raccolta differenziata, dalle aree pedonali alle piste ciclabili e alle aree verdi.
    Tutte fesserie, queste.
    Noi privilegiamo ben altre cose: dai campi di golf per v.i.p. alle ville megagalattiche ed esclusive; dall’assalto alle bellezze di Is Arenas ( cliccate qui per una passeggiata in quei problemi) alle scorie nucleari ( vai all’articolo apparso su l’Unit?); dai ripascimenti grigio topo agli scarichi fognari in area parchi.
    Di questi ultimi punti, il Molentargius e il Poetto sono validi campioni. Il Parco non riesce a decollare per colpa di “alcuni cani” randagi che hanno appreso anche ad appiccare il fuoco ai capanni di avvistamento uccelli (nel frattempo si bega per tutelare i parenti dei potentati e le loro costruzioni abusive e per rivedere, magari, i confini del parco); il Poetto annaspa invece tra un aspetto meno pietroso di qualche mese fa e un look post domenicale sempre pi? lurido e abbandonato (il mare ? sempre lattiginoso).
    Questa ? il volere degli amministratori. Niente vigilanza, niente controlli, niente Parco e niente tutele. Ognuno ? libero di inquinare, di rubare, di danneggiare. E questo ? valido per il Molentargius come per tanti altri luoghi che meriterebbero diversa attenzione.
    Chi sta bene ? la Costa Smeralda. Ma quella ? roba loro; noi possiamo vederla in cartolina.
    Ma sta bene anche Quartu e il suo litorale, grazie alla lungimiranza dei suoi politici e nonostante il buon Galantuomo, che di tutela ambientale ne sa quanto noi di fisica delle particelle.
    Comunque, brava Quartu. Quest’anno al mare veniamo da te.

    Addio, Pintor

    Archiviato in: giornalismo — admin @ 20:08

    Terra, 18 maggio 2003

    Ieri sera ho cenato con degli amici che non vedevo da anni. Grandi chiacchiere, risate, niente televisione; e tra un mirto e l’altro abbiamo fatto molto tardi. Stamane, il gallo non mi ha svegliato.

    Alla mia solita edicola (di turno questa domenica) non trovo “il manifesto” (? tardi ed ? gi? finito. Per? che strano) e per una volta decido di farne a meno. Ma quando leggo, sull’altro quotidiano, che te ne sei andato, un groppo in gola mi assale, quasi fossi un amico intimo, un parente stretto e corro a cercare un’altra edicola per comprare una copia del tuo giornale.

    Non ti ho conosciuto che tramite i tuoi scritti, possenti come i nuraghi delle alture assolate di Sardegna. E come gli olivastri della nostra terra spazzata dal maestrale, hai resistito alla furia dei venti indicandoci il luogo dove stare.

    E continuo ad apprendere di te attraverso le parole di Riccardo, di Valentino, di Rossana, Pietro, Luciana, Lucio e di tutti gli altri che sul manifesto di oggi, domenica 18 maggio, hanno voluto ricordarti.

    Sento un bisogno impellente di scrivere anch’io qualcosa, ma la tastiera del computer ? restia, immobile; continuo a battere lettere banali che mal si adattano a ci? che sento. Leggo e rileggo l’anticipazione de “I luoghi del delitto” e mi sovvengono improbabili immagini di botteghe medievali cagliaritane, quelle del quartiere Stampace, dove i tanti Pintor lavoravano di cesello ai loro dipinti.

    Mi viene in mente una bella crittografia mnemonica sulla parola “addio“, che ha come soluzione “impiegato in congedo“. Come i grandi titoli a senso multiplo in cui - ho appreso oggi - eri maestro. E mi arrendo a concludere cos?. Allora addio, Luigi, silente impiegato arrivato finalmente all’agognato congedo.

    Volo L’Avana/Roma/New York e ritorno

    Archiviato in: politica — admin @ 20:06

    Terra, 17 maggio 2003

    La questione cubana ? tornata alla ribalta in questi giorni per la condanna a morte di alcuni oppositori al regime, rei di aver dirottato un traghetto per tentare la fuga a Miami.

    Fidel denuncia l’ennesimo complotto USA ai danni dell’isola, tendente a destabilizzare la societ? cubana e a preparare l’invasione dell’esercito statunitense.

    Nessuno pu? permettersi di non sapere che la rivoluzione cubana ? accerchiata da sempre, e che l’embargo ha ridotto le sue possibilit? di riuscita. Ma pu? questo essere una valida giustificazione alla pena di morte che Cuba commina ai complottatori?

    Pu? essere una valida giustificazione al carcere e alla limitazione della libert? di movimento degli oppositori?

    Mi chiedo: c’? ancora spazio per il progetto marxista di liberare il lavoro e i lavoratori - e con essi l’intera societ? - quando le esperienze storiche realizzatesi nei paesi del socialismo reale sembrano dirci il contrario?

    E perch? le grandiose rivoluzioni del secolo scorso, che tanta speranza avevano infuso negli ultimi della societ?, sono cos? miseramente fallite?

    Questioni semplici, vero?

    Sono sempre stato convinto che le societ? ad economia capitalista si basano sull’appropriazione privata di quote di lavoro sociale; non l’ho inventato io: i meccanismi di tale furto sono scientificamente descritti ne “Il Capitale” e chi volesse studiarli e approfondirli non deve che armarsi di pazienza e curiosit?.

    Supposto che ci? in cui credo sia anche vero, si pone allora la questione del miglioramento della struttura economica. Questione che, mentre per i socialdemocratici si risolve con le riforme e gli aggiustamenti graduali, attraverso una politica fiscale riequilibratrice e creatrice di “welfare state”, per i comunisti diventa eliminazione di questi rapporti di sfruttamento e superamento delle societ? a regime capitalista verso una societ? in cui tutti gli uomini producano liberamente le condizioni del proprio vivere e in cui ognuno possa godere liberamente dei frutti del lavoro sociale. Insomma, una Casa delle Libert? ante litteram.

    Ma come pervenire a ci?? La necessit? “leninista” della dittatura del proletariato ? ancora verosimile? O la costruzione di una societ? dal lavoro liberato pu? conoscere altre vie?

    Non ? forse che l’Italia degli anni delle grandi battaglie sociali e sindacali, l’Italia dello “stato sociale” forte e garantista, fosse pi? vicina al “socialismo realizzato” di quanto non lo sia mai stata l’Unione Sovietica?

    Ma, d’altro canto, non ? che l’Italia di quegli anni fosse cos? avanti - nell’esperienza socialista - proprio per la presenza, nello scacchiere mondiale, della repubblica dei “soviet“?

    E non sar? che questo periodo di controriforme, da noi in Italia e nel mondo intero, sia il preludio, o sia esso stesso un’altra forma di dittatura?

    Tornando a Cuba, siamo sicuri che non abbiano un poco di ragione quando affermano che anche negli USA c’? dittatura? Del resto anche l? c’? il carcere per chi attenta (ad esempio col furto) alle regole del capitalismo (la tutela della propriet? privata, storicamente originata essa stessa dal furto). E anche l? c’? la pena di morte per terroristi e assassini.

    Ecco, la dittatura del proletariato ? come una risposta - sbagliata oggi, ma necessaria in un determinato periodo storico - alla dittatura del capitale, e fino a quando ci sar? la dittatura del capitale ci sar? qualcuno che prover? a sconfiggerla.

    Ma, come una ruota in perenne movimento, siamo tornati alla domanda: come?

    commenti:

    CUBA 20/5/2003

    CONTENZIOSO L’AVANA-UE SU ADESIONE ACCORDO COTONOU

    Il governo di Fidel Castro ritirer? la domanda di adesione all’accordo di Cotonou, che regola le relazioni economiche e di cooperazione tra l’Unione Europea e i 79 Paesi dell’Apc (Africa, Caraibi e Pacifico). L’Avana ha risposto in tal modo alla decisione della Ue che lo scorso 30 aprile ha congelato ’sine die’ la valutazione della richiesta cubana di aderire all’intesa. Il contenzioso scaturisce dalle recenti condanne a morte e a lunghe pene detentive comminate a Cuba, le prime contro tre dirottatori di un traghetto e le altre a carico di ‘dissidenti’. In entrambe i casi L’Avana sostiene che si ? trattato di provvedimento necessari a sroncare un complotto d’ispirazione Usa. In un comunicato, il ministero degli esteri cubano definisce “ingiusta e inaccettabile” la posizione di Bruxelles, tacciata di “vergognoso allineamento con il fallito tentativo statunitense di ottenere la condanna di Cuba da parte della Commissione dei diritti umani dell’Onu”. Una censura ? stata comunque esperssa, seppure in forma ‘moderata’. “Se i rappresentanti della Ue vivessero sotto un embargo che dura gi? da oltre 44 anni e avessero dovuto soffrire, come noi, aggressioni, invasioni armate, attacchi terroristici, complotti di assassinio contro i loro leader e una brutale campagna di discredito e menzogne, forse comprenderebbero meglio l’ingiustizia che si sta commettendo contro Cuba” aggiunge la nota. Da parte sua, il presidente del parlamento cubano, Ricardo Alarc?n, ha accusato il governatore della Florida, Jeb Bush, fratello del presidente americano George W. Bush, di voler “promuovere un’intervento armato” contro l’isola caraibica “simile a quello realizzato dagli Stati Uniti contro l’Iraq”. In un’intervista rilasciata all’emittente televisiva statubnitense Abc, Alarc?n ha contestato la recente espulsione di 14 diplomatici cubani da parte degli Usa, sostenendo che “le accuse di terrorismo sono false e gli americani lo sanno ma qualcuno a Washington ? interessato a provocare un conflitto con Cuba”.
    notizia MISNA


    nossi !

    A me risulta che le carceri cubane siano zeppe di persone che hanno la sola colpa di non pensarla come il Fidel (che voi avete messo nella foto di copertina).
    Mi risulta che i dirottatori del traghetto erano dei poveracci che volevano scappare dal regime…particolarmente sfortunati, ? terminato il cherosene durante il viaggio.
    Mi risulta che l’isola di Cuba sia piena zeppa di immagini e statue del Fidel : il culto dell’immagine ? una caratteristica precipua dei regimi pi? spietati.
    Mi risulta anche ( ma forse sono male informato ) che il regime chiuda mille occhi di fronte al dilagare della prostituzione e….per concludere…sono convinto che se Fidel ne avesse la possibilit? ci concellerebbe tutti quanti dalla faccia della terra.
    Stefano D.P.

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