CagliariMonAmour chi si ribella gode

21 Dicembre 2007

Autorevoli cittadini

Archiviato in: politica, società — admin @ 20:09

Terra, 04 settembre 2003

L’assessore ai lavori pubblici del comune di Cagliari, ing. Raffaele Lorrai (Dio l’abbia in gloria), è stato intervistato qualche giorno fa per il TG3 Sardegna a proposito dell’imminente eliminazione delle barriere architettoniche dai marciapiedi di Cagliari (finalmente sono arrivati i finanziamenti).

E quando il cronista faceva notare la contraddizione tra questo progetto e il recente innalzamento di altre barriere in alcune vie cittadine (sotto forma di “dissuasori”, a giusta protezione dei pedoni contro il parcheggio selvaggio delle auto), Lorrai affermava (cito a memoria): lei ha ragione, ma per la loro sistemazione ci sono state diverse richieste da parte di autorevoli cittadini

Premesso che il problema della invasione delle auto in tutti gli spazi liberi della citt? - marciapiedi compresi - ? serio e reale, che i “dissuasori” rappresentano a volte l’unica soluzione disponibile (e non sarebbe poi cos? difficile realizzare degli accorgimenti perch? non diventino “ostacolo” per i diversamente abili), che questa volta concordo in linea di massima con quanto fatto da Lorrai, mi rode la curiosit? per scoprire chi siano quegli “autorevoli cittadini”.

Vuoi vedere che mentre inseguivo il sogno di una citt? diversa e vivibile, non mi ero accorto che Lorrai (ma penso la giunta intera) stava importando il modello Porto Alegre? E non il semplice “bilancio partecipativo”, ma una specie di cogestione a tutto sesto in cui gli amministratori agiscono sulla base dei suggerimenti di autorevoli cittadini. Bene.

Poi ripenso alle ultime vicende accadute nella e alla nostra Cagliari e mi rendo conto che tanti altri autorevoli cittadini non sono stati ascoltati, anzi si ? fatto il contrario di quanto sostenevano e chiedevano. Penso ad esempio all’anfiteatro romano e alla implorazione di liberarlo dalle catene di legno, avanzata da accademici, letterati e tanti “semplici” cittadini; agli alberi di via Amat, tagliati e deportati nonostante la rivolta di un intero quartiere; al Poetto lasciato in mano a Zirone e Balletto, mentre tutta la citt? chiedeva di fermarli.

Eppure, anche questi casi eclatanti meritavano un’attenzione diversa da parte di Lorrai (per sineddoche l’intera amministrazione) e soprattutto un dialogo con gli autorevoli cittadini che proponevano alternative sensate, ma che non c’? stato. Perch?? Giunta schizofrenica? O forse pasticciona e distratta? Oppure dietro quei silenzi e quegli atti balordi c’erano inconfessati interessi di altri autorevoli cittadini?

Infatti la frase di Lorrai, con quel suo riferimento agli autorevoli cittadini, ? il classico lapsus freudiano che svela i legami neanche tanto segreti tra i nostri amministratori e le varie lobbies cittadine: costruttori, affaristi, editori, presidenti di squadre di calcio, baroni e faccendieri. I quali non intervengono di certo per far sistemare i marciapiedi e liberarli dalle auto (che sarebbe cosa buona e giusta), ma che di certo dicono la loro (ascoltati e soddisfatti) per indirizzare piani urbanistici e accordi di programma, per variare destinazioni d’uso e vincoli urbanistici, per costruire mega impianti mercantili e ritardare nascite di parchi.

Bene. Dico di nuovo bene. Sono disposto anche a non scandalizzarmi pi?. E non mi scandalizzo. Del resto sono un sostenitore del dialogo tra la politica e i cittadini che essa governa. Chiedo solo che questo rapporto si dispieghi alla luce del sole, magari in assemblee aperte a tutti i cittadini, e che anch’io venga annoverato tra gli “autorevoli cittadini”.

Lorrai, se mi sente batta un colpo e provi a spiegarmi il suo concetto di “autorevolezza”. Sono tutto orecchi.

C’è una grossa novità

Archiviato in: politica, società, movimenti — admin @ 20:03

Terra, 29 agosto 2003

Pregiatissimo dr. Soru,
come suo abbonato pluriennale, nonch? feroce utilizzatore degli spazi server gratuiti da lei concessici, mi permetto di indirizzarle innanzitutto un saluto e quindi un augurio per la nuova attivit? che si accinge ad intraprendere al servizio delle istituzioni autonomiste sarde.

Le confesso di essere rimasto sbalordito, al rientro odierno dalle mie ferie dorate (campo di lavoro in un luogo dimenticato dagli dei), per tutte le novit? che hanno “rinfrescato” questo torrido agosto mediterraneo: gli sbandamenti del centrodestra in consiglio regionale, le dimissioni di Mauro Pili, il tentativo di un post(?)fascista per la formazione di una nuova giunta, il presidente del Cagliari Calcio che capeggia una rivolta moralizzatrice contro le grandi del pallone, la sua disponibilit? ad occuparsi della cosa pubblica insieme al centrosinistra.

Questa disponibilit? - in quanto tentativo di superare vecchie logiche consolidate, un po’ come successe con Federico Palomba - ? di per s? positiva e va salutata con favore, anche a prescindere dai programmi che, mi immagino, sono una cosa un po’ lunghetta da predisporre.

Ma di programmi, prima o poi, bisogner? parlarne, anche se, a proposito di questi, non ho ancora capito come funziona la loro elaborazione:
il potenziale leader li predispone e poi si candida con quelli che ci stanno?
Oppure uno si candida con lo schieramento con cui pensa di essere in sintonia e solo in seguito vengono predisposti?
E in questo caso li prepara il candidato o la coalizione?
E’ una questione di rapporti di forza, o di fascino personale?
E come si fa a dire che sono programmi di sinistra o programmi di destra?
Dipende dalla posizione in aula di chi li prepara, o dai contenuti?

Le espongo questi miei dubbi (che poi sono gli stessi che abbiamo in molti, compreso lei, ritengo) per due motivi. Primo, perch? credo siano, modestamente, lo specchio della politica italiana e regionale di questi ultimi dieci anni, in cui le cure per affrontare i mali del paese e della regione sono molto simili, a destra e a sinistra; in cui le ricette, preparate all’interno degli steccati necessari alla valorizzazione del capitale, alla fin fine si assomigliano (nel darla in testa sempre agli stessi). Secondo, perch? il popolo di sinistra attende segnali forti e univoci a favore di una politica che sia non per “i sardi” in genere (perch? “i sardi” in genere non esistono), ma per “quei sardi” pi? deboli e svantaggiati e per “quei sardi” che lavorano e producono, ma che vedono quote sempre pi? grandi del prodotto regionale finire nelle solite tasche di “altri soliti sardi”.

Mi sbaglio? O vogliamo provare a distinguerci maggiormente dalla destra? E in che modo?
Pu? bastare il riproporre la questione morale, con l’etica del servizio alla comunit?, con l’abbandono delle logiche spartitorie e dell’occupazione, a tutti i costi, del potere? Oppure ? necessario affiancare a questa una battaglia per rintuzzare l’attacco ai disoccupati e ai diritti di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, all’ambiente e al paesaggio?

Ecco l’importanza dei programmi.

Penso che si debba ripartire da qui: una politica incontrovertibilmente a favore dei ceti meno abbienti, dei disoccupati e dei cassaintegrati del Sulcis, di Ottana, di Porto Torres, di Macomer…, della sanit? regionale, della scuola pubblica, dei servizi ai cittadini, del territorio e della sua tutela; sapendo che una siffatta scelta di campo porta spesso a sfavorire i ceti privilegiati, impresari compresi.

Su questi temi (che tra l’altro la vedono in prima linea e in sintonia, verbale, con molti esponenti del centrosinistra) anche lei ? debitore di alcune risposte, vista la sua posizione di “datore di lavoro” oggettivamente in conflitto con i lavoratori e le loro organizzazioni (che non vogliono, ad esempio, flessibilit? selvagge e orari o ritmi stressanti), e considerato il danno al paesaggio di Santa Gilla causato anche dai nuovi insediamenti della sua Tiscali.

Se i suoi argomenti saranno convincenti e i programmi adeguati, sono certo che la grossa novit? che lei gi? oggi rappresenta porter?, oltre che la vittoria, risultati positivi e duraturi.

Rinnovandole l’augurio di buon lavoro e con la speranza di non vederla troppo a lungo coinvolta in quei meandri fumosi e pericolosi del palazzo regionale, la saluto cordialmente.

58 anni dalla bomba di Hiroshima

Archiviato in: guerra e pace — admin @ 20:00

Terra, 6 agosto 2003

Il 6 agosto del 1945 gli americani sganciarono sulla citt? giapponese di Hiroshima “Little boy”, nomignolo dato alla prima bomba atomica dal pilota di Enola Gay.
In un solo botto vennero ammazzati pi? di 100.000 civili e con il passare degli anni ( e delle radiazioni) il numero dei morti arriv? a oltre 230.000
Che altro abbiamo da aggiungere? Nutriamo la memoria di immagini dei film di Kurosawa, con i silenzi dei superstiti, i volti degli anziani che hanno assistito; dei documentari in bianco e nero, con la luce accecante dell’esplosione e con il macabro fungo che spunta quasi al rallenty e poi cresce fino a coprire chilometri quadrati di macerie e deserto.
Nutriamo la memoria con le guerre e gli attentati dei nostri giorni, con i morti dovuti alla fame, alla sete, alle esecuzioni capitali, alle epidemie legate alla scarsit? di medicinali…
Ma la memoria dei potenti ? come se fosse disconnessa dalla loro mente, non in grado di guidare il loro agire. Le bandiere della pace sventolano tra cannoni e uranio impoverito, le grandi manifestazioni contro la guerra urlano al vento.
Il sindaco di Hiroshima, Tadatoshi Akiba, ha invitato Bush a vedere la citt? perch? possa provare a rendersi conto degli effetti che l’uranio ha sull’uomo e sulle cose; perch? la paura di Akiba - e la nostra - ? che una nuova corsa agli armamenti nucleari sia dietro l’angolo. E con essa, il rischio di un conflitto nucleare.
cagliarimonamour/hiroshimamonamour

La frutta e la verdura fanno bene alla salute…di chi le vende

Archiviato in: politica, economia, società — admin @ 19:55

Terra, 25 luglio 2003

La dieta mediterranea, ricca di cereali, ortaggi, verdure e frutta di stagione, è consigliata da tutti i più grandi centri medici di ricerca e di prevenzione. Non passa giorno in cui gli esperti del Ministero della Salute non raccomandino l’assiduo consumo di frutta e verdura per prevenire o attenuare il rischio di malattie cardiovascolari e diversi tipi di tumore.

Riuscire a diminuire l’incidenza di queste malattie significa

  • garantire a un pi? ampio numero di persone una migliore qualit? di vita;
  • ridurre drasticamente la spesa medico-farmaceutica del Paese (basta pensare ai costi di ospedalizzazione e a quelli sociali).Ma sembra che pi? si decantano le virt? dei cibi tipici della nostra tradizione e pi? crescono i loro prezzi finali. E gli aumenti segnalati in questi giorni stanno inducendo a una riduzione dei consumi di frutta e verdura, con tutto ci? che potrebbe comportare anche in materia sanitaria.Allora ci chiediamo: se il mangiare sano pu? ridurre la spesa medica perch? non se ne incentiva il consumo controllando i prezzi di ortaggi, frutta e verdure alla fonte? E perch? non si d? un messaggio forte e chiaro anche sulla contaminazione da OGM dei cibi, seguendo l’esempio della regione Piemonte e guidando l’Europa verso norme severe e poco tolleranti verso pericolosi accostamenti?

    I risparmi economici e sociali cos? conseguiti in Italia potrebbero essere usati per sostenere il reddito dei produttori eventualmente svantaggiati dalle politiche di “controllo artificioso dei prezzi”. Tenendo bassi i prezzi alla produzione di frutta e verdure e monitorando costantemente i successivi passaggi della merce, si dovrebbero evitare le speculazioni e gli aumenti ingiustificati di prezzo.

    Altrettanto importante, come pi? sopra accennato, la tutela della qualit? e delle produzioni biologiche, rimarcata dalla stessa nuova Politica Agricola Comunitaria, ma che contrasta con le attuali posizioni possibiliste dell’Europa a proposito di OGM.

    In conclusione, riteniamo che coordinare i saperi e le competenze dei vari ministeri - in questo caso Agricoltura e Sanit? - possa significare l’avvio di una concreta programmazione degli interventi e delle politiche del Paese.

  • http://www.rfb.it/comuni.liberi.ogm/
  • Poetto inquinato, black-out di correnti

    Archiviato in: ambiente, poetto — admin @ 19:51

    Terra, 25 luglio 2003

    I biologi marini di “Goletta verde” e Legambiente Sardegna analizzano i campioni d’acqua marina prelevati davanti al Lido di Cagliari (spiaggia del Poetto) e alla insenatura di Calamosca (lato ovest del costone roccioso della Sella del Diavolo). Risultato: la “cagata” del ripascimento ha contaminato - era persino ovvio - anche il mare, estendendo i suoi enterococchi fecali nelle immediate vicinanze.

    I motivi di questo inquinamento temporaneo - ma persistente da due anni - sono da ricercare nelle pi? alte temperature medie registrate quest’anno nel mare luglieno, nella alta presenza umana - scarsamente servita da cessi pubblici - e nelle probabilissime modificazioni intervenute nelle correnti marine a seguito del mega prelievo di sabbia per il ripascimento.

    Le indagini dei nostri tecnici, che in soldoni parlavano di un preoccupante abbassamento dei movimenti di “risacca”, vengono cos? avvalorate dalle conclusioni degli studiosi di “Goletta verde” oltrech? dalla esperienza quotidiana dei tanti bagnanti che affollano le rive di quel “Gange” che ? oggi il Poetto. Quando non spira il “maestrale”, l’acqua ? come stagnante, lattiginosa, visibilmente sporca. E adesso, anche inquinata. Quelle risacche potenti, in grado di rimestare i lasciti a mare di scafisti incivili, sembrano scomparse e hanno lasciato il posto a strane sciroccate che trasportano a riva cartacce e schiume oleose.

    Nella rincorsa cittadina ai canoni delle spiagge riminesi, ci scordiamo di applicare quel severo rispetto delle norme e quella valorizzazione delle proprie ricchezze tipici dei romagnoli e dei loro amministratori. Il loro mare e le spiagge, non belle come le nostre - a parte il Poetto - sono pi? pulite. E l’attenzione quasi spasmodica alla qualit? dei servizi, le rende pi? appetibili di tante localit? sarde.

    Si metta l’anima in pace il signor Testa Alberto che, con l’editoriale ideologico di oggi su “L’Unione sarda”, ci informa sarcasticamente che i biologi di Legambiente preferiscono comunque tuffarsi nelle acque sarde piuttosto che in quelle riminesi. Forse ? vero, non lo sappiamo.
    Ma sicuramente si tufferebbero pi? nelle acque di Piscinas o di Berchida che in quelle del D’Aquila o del Lido. Come fanno del resto anche i responsabili locali dello scempio Poetto.

    Assemblea Partiti-Movimenti: che barba.

    Archiviato in: politica, movimenti — admin @ 19:50

    Terra, 18 luglio 2003

    Noi siamo un gruppo che si occupa di ambiente e dei suoi imprescindibili legami con la gestione del bene pubblico. Non siamo professionisti della politica e perciò deleghiamo, in genere, ai partiti - i cui programmi siano a noi graditi - il lavoro “sporco” del palazzo.

    Per non fare gli ipocriti diciamo che ci piacerebbe essere talmente liberi e autonomi da scegliere tra tutti i partiti e tutti i programmi politici presentati, ma che in effetti abbiamo una specie di “mal di pancia acuto” quando abbiamo a che fare con la destra, soprattutto quella attuale, dominata dai servi del conflitto d’interessi e dagli eredi dichiarati di Salò.

    Ci guidano ancora quelle idee generali per cui a destra ci sta il conservatorismo e a sinistra il progressismo, anche se a volte - soprattutto in questi ultimi anni - c’? stata un po’ di confusione nell’assegnazione dei ruoli classici. La destra si ? spesso presentata come riformatrice e rivoluzionaria e la sinistra come difenditrice dello status quo. Per fortuna, aggiungiamo.

    Tornando alla delega ai partiti, e ai politici, vorremmo darla sempre meno in bianco e sempre pi? convinta e ragionata. Per cui attendiamo che i soggetti della politica regionale e i movimenti elaborino una piattaforma programmatica che ci piace.

    La strada del confronto ? iniziata oggi al palazzo dei congressi della Fiera Campionaria di Cagliari, ma se il buongiorno si vede dal mattino, buonanotte.

    Un’assemblea affollata pi? nei corridoi che in sala, dove un chiacchiericcio continuo testimoniava lo scarso interesse suscitato dagli oratori e la voglia di novit? che asseta i sardi.

    Una voglia che non ? una condanna nei confronti dei “vecchi” della politica (che sono dei veri e validi professionisti), ma la constatazione che i loro discorsi i sardi li conoscono, dato che li sentono in continuazione in TV, alla radio e sui giornali.

    Insomma, a parte qualche sprazzo di sana, anche se sfumata, contestazione da parte di Barbara Fois (a nome della Rete dei Movimenti) e di Ivana Dettori (la rete delle donne per il nuovo Centrosinistra sardo), ? stata una grande noia. Con in pi? qualche scantonata fuori tema (articolo 18 e giustizia) che con la convention poco c’entrava.

    La solita passerella che mette in mostra l’eloquenza e le indubbie capacit? espositive dei politici e che ci fa sorgere il dubbio che la forma “grande convenzione” all’americana sia gi? vecchia e stantia e che se proprio ci si vuole incontrare (per chiacchierare) forse ? meglio organizzare uno spuntino a Monte Urpinu.

    Ma per non essere, come al solito, distruttivi e basta, condividiamo lo spirito e il progetto della convenzione: la costituzione di un blocco sociale, oltre che politico, che abbia come obiettivo non “battere il centrodestra” ma “lo sviluppo e il progresso della Sardegna”, del suo ambiente e delle sue risorse produttive, in autonomia e in pace. La sconfitta del centrodestra ne sarebbe una conseguenza.

    C O M M E N T I 

    Se la cantonata ? l’articolo 18…

    Che la convenzione di oggi sia stata quasi estenuante nel poter reggere l’attenzione e la fame, questo ? vero. Se le cantonate sono sull’art. 18, questo ? un giudizio politico. Non relativo! politico! Contestabile, quindi, anche perch? condivido il merito della cantonata. D’accordo, come del resto si dice, sulla costruzione d’un blocco sociale e politico. (anche per questo, se si vuole la costruzione di questo blocco, perch? scandalizzarsi se si affronta il nodo dei diritti del mondo del lavoro?)
    Semmai un limite: non tutti i movimenti sono riusciti ad avere parola nell’assemblea.
    Causa temporis, per rapporti di forza, sia come sia. Ma parti significative di espressione politica di questa regione non hanno parlato.
    Emanuele Pes
    18/7/03


    Carissimo,
    ho letto il commento sull’incontro partiti-movimenti e ti d? assolutamente ragione! Noi avevamo chiesto che si facesse un dibattito, che ci sembrava pi? democratico e anche infinitamente pi? interessante di quella passerella di gente per lo pi? ignota (me compresa), che non riusciva a tener desta l’attenzione di nessuno. Per scelta politica abbiamo preferito fare un solo intervento come Rete e non come singoli gruppi ( a parte Palomba che ha voluto a tutti i costi parlare da solo…mah!!), un intervento concordato fra tutti, duro abbastanza senza essere provocatorio ( ma ci riserviamo di arrivare a scontri durissimi, a seconda di come verranno gestite le cose e di andarcene per i fatti nostri, scegliendoci un nostro leader…), che mettesse per? dei paletti ben fermi. Non so che succeder? in futuro, ma chiss? perch? non ho mai creduto nei miracoli, soprattutto in politica….
    Barbara
    20/7/03

    A Sant’Elia

    Archiviato in: politica, amarofantasy, società — admin @ 19:46

    Terra, 14 luglio 2003

    Reverendissimo Sant’Elia, perdoni la sfacciataggine di una peccatrice, quale io sono, nel rivolgere ad Ella una prece affinch? possa intercedere per i miei amici cagliaritani presso le alte sfere a Lei note.

    Da qualche decennio, in effetti, la collettivit? locale si ? data, come governanti, taluni potentati che, tra alti e bassi, tra gentiluomini e “arrogadoris” (Lei capisce il castellano), non hanno sviluppato appieno le potenzialit? della nostra citt?.

    A dirla tutta, la crescita ? stata talmente confusa e scoordinata che Cagliari appare ai pi? come una citt? disordinata e incomprensibile, soprattutto nei quartieri nati dopo il secondo dopoguerra. Una citt? che ha acuito le proprie contraddizioni sociali (Cagliari ? una citt? palazzinara ma anche ricca di “senza tetto”) e che non ha saputo ancora distinguersi e lavorare per essere la leader del territorio metropolitano (emblematica la vicenda del parco di Molentargius e lo stato semicomatoso dei trasporti pubblici). Difficile diventare capitale del Mediterraneo senza essere nanche capitale del Campidano.

    Ma Sua Santit? conosce bene le vicende - e spero che ne possa condividere anche il mio punto di vista - e avr? sicuramente sentito della fine riservata allo stadio ad Ella intitolato. Il Sant’Elia si appresta a diventare o lo sfizio di tal Cellino (attuale presidente del Cagliari calcio e noto “pagano” dei campi di calcio sui quali si diverte a spargere sale divinatorio), con negozi, ristoranti e centro commerciale per portafogliati locali e non, o un deserto assolato senza pi? la “nostra squadra del cuore” a riscaldarci le domeniche invernali.

    Sant’Elia, lo stadio ? Suo. Ne faccia ci? che vuole. Ma valuti la possibilit? di renderlo fruibile a tutti i cittadini, e non solo per assistere finalmente a veri grandi eventi (come i meeting di atletica leggera), ma anche per usarlo diversamente.

    Ci siamo francamente stufate, io e molte mie amiche, di assistere al continuo rincoglionimento (mi scuso per il neologismo) della popolazione con il calcio e con i centri commerciali. Migliaia di persone che hanno perso il gusto di fare sport e si divertono soltanto ad imprecare contro un arbitro e a lanciare seggioline agli avversari, a scandire slogan da adolescenti mentecatti e a formare circoli e clubs in cui il cui massimo della cultura ? possedere (non leggere) il libro sulle prodezze di Gigi Riva.
    Oppure a passare le serate libere al centro commerciale di turno, avanti indietro vetrina dopo l’altra a mettere in mostra l’anello al naso.

    Adesso si vorrebbe addirittura coagulare le due mistiche esperienze in un’ unica realt?: lo stadio Sant’Elia inglobato in un altro mega centro commerciale.

    (E tutto questo mentre un’altra parte della popolazione, la crema, si diletta con “prime” di concerti e di mostre d’autore, alle quali gli “altri” non sono invitati)

    Non ? mia consuetudine condannare alcuno per i suoi gusti, n? peraltro, rivolgendomi a Lei, mi permetterei. N? amo la cultura “imposta” dall’alto, in una specie di orwelliana comunit? di “sofisti”. Ma reputo dovere di una seria amministrazione offrire alternative concrete di svago, qualcosa di diverso e di pi? appagante per un quartiere e per una citt? che si rispettino.

    Il calcio ? una necessit?? Bene, si costruiscano campi di gioco per i ragazzi di quartiere. Il centro commerciale ? di moda? Bene, ce ne sono almeno quattro per un territorio non proprio densamente abitato come il nostro. Adesso pensiamo a qualcos’altro. Non dico un novello Centre Pompidou, ma qualcosa di simile s?. Qualcosa in cui sia consentito “fare” pi? che “assistere”, “sperimentare” pi? che essere sperimentati.

    La Sua intercessione riguarderebbe la raccimolazione dei fondi necessari che, a quanto pare, mancano ai nostri taccagni governanti. Del resto non si pu? chiedere ai privati di privarsi di qualcosa per accontentare la collettivit?. I loro soldi, frutto di sudore e di titanica fatica quotidiana, sono loro appunto. E si sa che il denaro chiama altro denaro.

    Quel tal Cellino offre i suoi soldi per comprarsi lo stadio e la possibilit? di farci ci? che vuole. Ma di ricchi, o reverendissimo, ne esistono di altri. Lei dia la forza agli amministratori di Cagliari per resistere alla tentazione del diavolo e per fare un progetto che sia realmente degno per il quartiere e per la citt?.

    Pere cotte

    Archiviato in: politica — admin @ 19:44

    Terra, 02 luglio 2003

    Dopo la pessima figura fatta quest’oggi da Berlusconi, qualcosa nel centro destra si muove.

    Consci del rischio di affogare politicamente insieme al tappetto di Arcore (che, per inciso, non ha grandi colpe per la sua arroganza: ? questione di DNA) Fini, Buttiglione e Follini avanzano dei distinguo chiari e forti.

    Il gioco al massacro che stanno imponendo, in Italia e ora anche in Europa, Lega e Forza Italia (per motivi che francamente non capisco) sta diventando inaccettabile per chi, come centristi e nazionalalleati, punta a dare un’immagine di s? moderata e politicamente corretta.

    Concluso il purgatorio cui sono stati destinati (AN come ex-ultima erede ufficiale di Sal? e i centristi come fratelli degli inquisiti democristiani), Fini e Follini sentono che il problema della governabilit?, adesso, ? proprio Berlusconi, e si apprestano ad iniziare le danze del “dopo festival

    Berlusconi insomma ? sputtanato e bisogna smarcarsi da lui, anche se non credo che le insofferenze dei moderati siano frutto solo di calcoli politici.

    Fare politica richiede capacit? e doti non indifferenti e, tra queste, anche quel pizzico di “follia” creativa in cui Berlusconi sicuramente eccelle, ma esagerando.

    Se la sua bravura a tener sveglia la gente, se le sue intuizioni imprenditoriali e il carisma che lo contraddistinguono fossero accompagnati da conoscenza dei problemi del Paese e da limpida moralit? nell’affrontarli, saremmo di fronte a un vero leader rivoluzionario della destra, un avversario politicamente degno.

    Ma cos?, purtroppo, non ?. Lo circonda, in Forza Italia, uno stuolo di avvocati e magistrati che, lungi dal compensare le sue carenze, pensano - ahinoi - a salvargli il culo. Solo gli ex DC e, in misura minore, AN avrebbero potuto disegnare la strada delle riforme. Ma in un contesto diverso. La rissa, ? vero, serve a nascondere anche i loro errori (e sono parecchi). Per? ogni cosa ha un limite e forse questa volta ? stato superato.

    Il fatto che, sempre oggi, AN abbia votato un emendamento al DDL sugli immobili presentato da Rifondazione comunista e sostenuto da tutto l’Ulivo, permettendo cos? di battere il governo, ne ? un segnale.

    Quando le pere sono ben cotte cadono da sole dall’albero. E mi pare di sentire profumo di crisi.

    Patente a punti, furbata italiana

    Archiviato in: società — admin @ 19:42

    Terra, 30 giugno 2003

    Patente a punti. Il commento pi? carino e sottile ? stato quello di Valentino Parlato, sul manifesto di domenica scorsa. Io non avrei granch? da aggiungere, se non che non viene assolutamente sanzionato uno dei comportamenti pi? antipatici e dannosi per l’ambiente cittadino - e non solo - in cui viviamo: il parcheggio abusivo. La lodevole tolleranza con cui i poliziotti nostrani fronteggiano il fenomeno ? disarmante (la usassero pure per i migranti…). In alcune strade di Cagliari, strisce blu o non strisce blu, ? talmente radicato e endemico il vezzo del parcheggio in doppia fila che nessun tutore dell’ordine (o parcheggiatore CTM autorizzato) si azzarda a intervenire: tempo sprecato. Punti levati: zero. E benimindi a Casteddu. Ho paura che ci sar? un forte aumento di parcheggio selvaggio.

    Lo dico non perch? auspico l’intervento repressivo e autoritario dello stato contro i contravventori, figuriamoci. Ma perch? sono convinto che taluni comportamenti stimolino e incentivino l’uso sconsiderato dell’auto in citt?, e che ci? aggravi la salute dell’aria e dei nostri polmoni. Punti: zero.

    Ma se punti devono essere, vedrei bene un incremento di 2 punti all’anno sulla patente di chi lascia l’auto in garage e utilizza il mezzo pubblico per andare a lavoro; un decremento di altrettanti punti per chi parcheggia in divieto di sosta; un bonus di cinque punti per chi si ferma sulle strisce pedonali a far passare una vecchietta; una penalizzazione di 3 punti per chi non lo fa e in pi? usa il clacson in citt?; dieci punti in pi? a chi usa la bicicletta (e se non ha la patente? un buono acquisto per una bibita rinfrescante); quindici punti per chi va a piedi (o buono acquisto per scarpe nuove); quattro punti per chi viaggia in auto a pieno carico; penalit? di sei punti per chi transita nelle corsie preferenziali per i mezzi pubblici; e cos? via.

    Ma dai, scherzo. Lo so che gli intenti del nuovo codice sono buoni. Salvare vite umane, ridurre gli incidenti e, come dice Parlato, tentare di non indispettire la FIAT. Anche se la FIAT non mi pare pi? quella grande trascinatrice di folle di politici leccapalle di un tempo. Peccato che per salvare vite umane si pensi di aumentare i limiti di velocit? e non si rattoppino le nostre malandate viuzze extraurbane; si diano incentivi per l’acquisto di nuove auto e si depotenzi la rete del trasporto pubblico: treni, tram e autobus. Ne sanno qualcosa gli autisti del CTM cagliaritano.

    In fondo in fondo, questo nuovo codice della strada mi sembra pi? permissivo che intollerante, pi? accondiscendente che autoritario. Peccato. Al mercato nero un punto di patente vale gi? 50 euro.

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