CagliariMonAmour chi si ribella gode

15 Febbraio 2008

Drammi italici di fine 2003: super euro e Parmalat

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Terra, 30 dicembre 2003

Super Euro

Con sgomento, una notizia attraversa l’Italia: un euro vale molto più di un dollaro. Esattamente 1 punto 25 centesimi di dollaro.
Con lo stesso, identico sgomento, appena qualche mese fa, guardavamo al super dollaro e alla lira che rotolava verso un pauroso deprezzamento.
Però questi analisti di economia, questi commentatori che tentano di orientare l’opinione pubblica dovrebbero chiarirsi le idee, una buona volta. E chiarirle anche a noi.
Quando la lira era debole mettevano in evidenza l’aumento del prezzo delle importazioni (leggi petrolio) e l’obbligo - come risposta economica - di tenere alti i tassi per controllare l’inflazione.
Adesso, invece, ci dicono che le esportazioni, con il super euro, sono crollate e che tutta la struttura industriale del paese ne risentirà.
Ma, considerato che entrambe le situazioni possono essere lette anche al contrario, e cioè come opportunità di crescita economica e di miglioramento, ho la sensazione che il motivo di tutto questo pessimismo sia comunicare il seguente messaggio: cari lavoratori, vi attende un periodo di sacrifici e rinunce, i contratti non potranno essere rinnovati alle condizioni pattuite, le spese dello Stato dovranno essere ulteriormente ridotte e le privatizzazioni aumentate. Eccetera.
Insomma, alla fin fine, la distribuzione di benefici e oneri che derivano dal super euro (o dal super dollaro) è un aspetto della più generale redistribuzione della ricchezza prodotta; è un momento di ciò che continuo a chiamare “lotta di classe”, anche se più che una lotta sembra il tentativo di lavare il cervello delle masse, convincendole che l’economia, oltre ad essere materia ostica per dei semplici lavoratori, è anche scienza esatta e immutabile.

Parmalat

Il vero dramma è però il crac finanziario di Parmalat, perchè ha bruciato i risparmi di tantissima gente e perchè costringerà a pesanti sacrifici, ancora una volta, le migliaia di lavoratori coinvolti e alla lunga anche tutti gli altri onesti lavoratori italiani.
Sì, onesti. A differenza di tutti i disonesti che la vicenda Parmalat sta mettendo in luce e di tutti quelli che anche la legge finanziaria 2004 protegge e “condona”.
E mentre all’estero ci considerano come un paese al limite dell’insolvenza a causa del debito pubblico, della mancanza di regole certe a garanzia del risparmio e delle imprese, della nuova tendenza a modificare quelle esistenti ad uso e consumo dei soliti furbi, noi continuiamo a considerarci una grande nazione e ci apprestiamo a digerire come normale tutto il marciume di questi ultimi anni.
Il capitalismo, che è un sistema economico non certo perfetto, qui in Italia è aggravato da usi e costumi deleteri, da imprenditori cresciuti dal e nel malaffare, dalla commistione tra impresa e multinazionale del crimine (mafia, ‘ndrangheta e camorra).
La politica, che dovrebbe correre ai ripari e tamponare le falle, quando non latita interviene non a correggere gli errori ma a confermare questi usi. Un sondaggio commissionato dal sito “LaVoce.info” mostra come il 60% degli italiani si aspettasse il condono fiscale anche per i redditi 2002, il che significa che l’effetto a catena è garantito.
In questo sistema capitalistico così sregolato e in cui la politica è connivente, rischia di venire a mancare la fiducia verso qualsiasi soggetto, comprese quelle società pubbliche - le poche rimaste - che sembrano produrre utili e sembrano trasparenti. Sembrano, appunto. Ieri avrei detto “producono” e “sono”.

Non sono il solo

Ma voglio concludere queste brevi e perfettibili considerazioni con una nota di speranza (vagamente vanesia, lo ammetto) che, però, con gli argomenti esposti non c’entra tantissimo.
Nelle nostre (di cagliarimonamour) elucubrazioni serali, in questi deliri ideologici cui spesso ci lasciamo andare, ci piace disegnare l’Italia che vorremmo. Ma non voglio elencarvi, per il momento almeno, tutte le nostre illusioni.
Mi basta dire che nel nostro progetto, alla voce “pensioni”, prevediamo che lo Stato dia a tutti i cittadini, e fino al 40° anno d’età, una degnissima pensione (viaggi, studio, famiglia, società). E che poi si lavori dai 41 fino ai 70 anni (ovviamente con i tempi e i ritmi che le nuove tecnologie consentono).
Ebbene, durante una trasmissione televisiva dedicata al rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero, un professore di sociologia dell’Università di Milano ha prospettato la stessa, identica idea. Per di più, molto seriamente, avanzava l’ipotesi di una proposta di legge in questo senso.
Allora non sono il solo a pensarla così. Non siamo i soli.
Dunque, la nostra idea di società più giusta, più solidale, più aperta, più internazionale potrebbe non essere così lontana dal cuore della gente.
Certo, questa coincidenza di pensieri può voler dire che sono aumentati i matti in circolazione. Ma se i matti diventanassero maggioranza?

Progetto Soru

Archiviato in: politica, informatica, società, movimenti — admin @ 21:10

Terra, 24 dicembre 2003

Nella nostra tradizionale conferenza stampa di fine anno (questa) ci piacerebbe soffermarci sulle numerose questioni che ancora in questi giorni catturano l’attenzione di mass media e cittadini. Ce ne sarebbe di che riempire un libro, e gli argomenti sono tutti forti e importanti; alcuni tragici, come le guerre, i terrorismi, la povertà e la fame che uccidono migliaia di persone ogni giorno; altri, prettamente nostrani, un po’ meno drammatici, ma ugualmente tristi (la legge finanziaria, il decreto salva Rete4, lo stato della democrazia), soprattutto perchè evidenziano una profonda trasformazione del “sentire” politico di molti italiani, assuefatti al degrado, e la pochezza di un’opposizione parlamentare senza progetti e in balia delle onde berlusconiane che, un giorno da destra e l’altro da sinistra, si infrangono sulle istituzioni nate dalla lotta di Liberazione. Vorremmo altresì parlare di quella corrente civile e positiva che sta attraversando movimenti, associazioni, single e che, in risposta ai problemi di cui sopra, detta una strategia basata su pace, tutela dell’ambiente, giustizia sociale, solidarietà. Per socializzare e rendere comuni questi obiettivi, i nuovi soggetti della politica stanno rivoluzionando l’agenda delle priorità di molti partiti, rimescolando le carte della partecipazione, mettendo in crisi certezze e privilegi considerati fino ad oggi inviolabili tabù.

Ma oggi lasciamo che altri, meglio di noi, parlino di tutto ciò.

Oggi vogliamo parlare del trifoglio sardo, della carta, delle piazze materiali e del loro rapporto con la tecnologia e con il Progetto Sardegna di Renato Soru. Ben inteso, anche gli argomenti cui accenneremo, in prima e in ultima analisi, hanno a che fare con i temi della politica italiana e mondiale. Cambia la prospettiva, il punto di vista; e questo ci ha aiutato a comprendere meglio l’idea di mister Tiscali, quel suo continuo coniugare tradizione e innovazione.

Da “La Nuova Sardegna” di oggi abbiamo appreso che per i nostri pascoli importiamo semi di trifoglio dall’Australia e che si tratta di una varietà di trifoglio derivata da quello sardo, incrociata e brevettata da alcuni scienziati australiani con l’aiuto di un ricercatore agricolo sardo, lì trapiantato.

La lampadina si accende contemporaneamente a tutti e quattro: ecco cosa vuol fare Soru. Aprire una grande stagione politica in favore della ricerca e dell’ innovazione per

a) incentivare quei progetti che puntano sulla valorizzazione del prodotto nostrano e che esaltano la diversità e l’unicità che derivano dalla nostra tradizione;

b) stimolare e creare le condizioni per la permanenza in Sardegna di tutti quei cervelli costretti ora ad emigrare. Anzi, attirarne di nuovi.

Partire dal nostro favorevole “hardware”, fatto di ambiente, clima, paesaggio, agricoltura, pastorizia, per arrivare a un “software” originale di lavori e prodotti in grado di “stare sul mercato” e “confrontarsi con gli altri”.

Fino a qualche anno fa, i teorici della rivoluzione informatica vaticinavano, tra le altre cose, la scomparsa della carta e la vittoria delle piazze virtuali su quelle reali. Non è andata così, almeno fino ad ora e per fortuna. Il computer e internet si sono rivelati, invece, ottimi alleati della carta (dimostrando il ruolo insostituibile, ad esempio, dei giornali per l’approfondimento delle notizie, e dei libri stampati per lo studio e lo svago letterario) e delle piazze materiali (la rinascita dei movimenti è figlia e si serve anche di internet, ma ha la necessità di “manifestarsi” nei luoghi comuni della politica, con l’incontro e il confronto, con lo scorrere pacifico dei corpi lungo le strade della ribellione e della protesta, dell’utopia e della proposta).

Allo stesso modo, la tecnologia che Soru usa e che vuole che i sardi usino sempre più (ma, attenzione, la tecnologia non è proprietà di Soru; la tecnologia non è Tiscali), può essere usata al servizio delle nostre peculiari risorse ed essere essa stessa - con le intelligenze e le capacità che i sardi hanno dimostrato di avere - valore aggiunto per la nostra economia. Così come l’ambiente, che è un valore in sè, capace di generarne altro.

Solo quando è usata male, magari per fini ideologici, la tecnologia appiattisce e tende ad uniformare in basso. Bisognerebbe evitare, allora, grandi concentrazioni proprietarie anche in internet, ma soprattutto far circolare le conoscenze, garantire a tutti istruzione e libero accesso, tutelare il software aperto e copyleft e la privacy, sviluppare le connessioni a fibre ottiche, le uniche a poter garantire (con la potenza, capienza e velocità che garantiscono) un reale incremento dell’offerta televisiva e quindi del pluralismo (sarà per questo che il governo italiano sponsorizza i pc portatili e con essi le connessioni wireless?). Anche in Sardegna.

Ci rendiamo conto che i temi trattati pongono il problema del conflitto di interessi, più che altro perchè Soru parte dalla sua esperienza più recente di mister Tiscali, infarcita di tecnologia come il panettone classico di canditi. Ma ne è ben cosciente e ha dichiarato di volerlo superare.

Dunque il trifoglio (agricoltura e pastorizia), la carta (conoscenza, formazione, ricerca) e le piazze dei nostri paesi (la ricchezza dell’ambiente e la partecipazione alla gestione del bene pubblico, il pluralismo e la giustizia sociale) possono essere una metafora di questo progetto Soru, che forse per questo raccoglie tanti consensi.

Ovviamente il progetto Soru prevede e dice anche tante altre cose, alcune delle quali molto indigeste ai signori della politica sarda. Ma di queste abbiamo già detto, e ancora ne diremo…più in là.


l’Agricoltura del futuro

Sono il responsabile per la Sardegna dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica.
Il nostro metodo di agricoltura non si basa su vecchie tecniche ormai insolventi le neccessità attuali in agricoltura, ma vogliono apportare quei miglioramenti che; ne l’agricoltura convenzionale (chimica), ne l’agricoltura biologica sono riusciti a portare per un rinnovamento dell’agricoltura.
la nostra terra, ricca di sole, luce, aria è nel mediterraneo un’occasione per poter realizzare e produrre prodotti di qualità e che vengano riconosciuti a livello internazionale, ma per fare questo c’è bisogno che le strutture amministrative collaborino per realizzare questo progetto.
questo è ciò che chiediamo al movimento che ci impegnamo a sostenere nel caso questo impegno fosse preso.
Sergio Lecca
25/12/03

Fantola e la sua base

Archiviato in: politica — admin @ 21:06

Terra, 14 dicembre 2003

Con la sua solita tempestività nel cogliere i presunti errori altrui, Massimo Fantola si esibisce nell’ennesimo tentativo di sferzare eticamente la coalizione del centrodestra, spedendo agli organi di stampa una lettera aperta rivolta ai suoi amici della casa delle libertà. Non bisogna ripetere gli errori del centrosinistra nella gestione della candidatura Soru, dice Fantola, ma dobbiamo ripartire dalla nostra base, dalla nostra gente, per coinvolgerla nella individuazione di candidato e programmi.

Pensiero non proprio originale e nemmeno troppo profondo.

Comprendiamo lo spirito moralizzatore che sottosta alla lettera, e lo apprezziamo, ma ci chiediamo, non per fare i soliti goliardici rompiscatole, a quale “base” si riferisce, Massimo Fantola. A quella dei Riformatori?

E tra questi, a chi si vorrebbe rivolgere maggiormente? A quelli che passano alcune ore al bar Genovese sorseggiando aperitivi costosissimi, a quelli che trascorrono il tempo curando l’addestramento di possenti mastini napoletani, o a quelli, biondi e sempre abbronzati, il cui interesse più impegnato è cavalcare le onde del Poetto sul wind surf?

A quelli che hanno dato il benservito elettorale al suo referente ideale, Mariotto Segni, evidenziando lo scarso seguito del partito, o a quelli che progettano campi da golf e funivie sulla Sella del Diavolo e che hanno forti interessi immobiliari a Cagliari e dintorni?

A questa gente, dei programmi e delle belle parole, non gliene frega niente. Hanno completamente delegato ai partiti la costruzione di macchine elettorali tritatutto, in grado di creare vittorie e consenso funzionale ai loro appetiti.

Mah. In noi, la parola “base” evoca invece un insieme di persone semplici e allo stesso tempo impegnate e interessate alla Politica, e non con interessi in politica; persone che coltivano la passione per la gestione corretta del bene comune e che vorrebbero, questo sì, maggiore attenzione da parte dei vertici dei partiti; uomini e donne che ancora gridano allo scandalo e vergogna davanti all’assenza e agli scempi perpetrati da questo governo regionale, di cui Fantola è sostenitore; cittadini che, contrariamente a quanto pensa Fantola, proprio con, per e sulla candidatura di Soru sono maggiormente coinvolti.

Questa base, che è la vera base della Politica qualsiasi partito voti, è lontana da lui e dai suoi alleati anni luce, per fortuna.

In sostanza, crediamo noi, questa lettera aperta è il tentativo di Fantola di rifarsi la verginità, perduta dietro l’appoggio dato a un progetto che si è rivelato di puro potere, di sistematica occupazione di posti e poltrone. Un progetto, tra l’altro, portato avanti da emeriti imbecilli.

Catturato Saddam. Ancora liberi Bush, Blair e Berlusconi

Archiviato in: guerra e pace — admin @ 21:04

Terra, 14 dicembre 2003

Grande gioia in Iraq e nel mondo intero per la cattura di Saddam. Ci uniamo cordialmente e sinceramente ai festeggiamenti, felici per il regalo che kurdi e statunitensi hanno fatto al mondo intero. E’ davvero apprezzabile, soprattutto, la capacità USA di correggere i propri errori del passato, quando il feroce gasatore del popolo kurdo era finanziato e sorretto dall’amministrazione a stelle e strisce.

Ma poichè la legalità e il diritto non sono degli optional, ci auguriamo che presto seguano gli arresti di chi, in questi anni, ha deliberatamente causato guerre, ucciso civili, compromesso l’ambiente, ridotto le libertà civili degli oppositori e di tutti i cittadini.

Proponiamo una forza internazionale di polizia , guidata da D’Alema, con l’incarico di catturare gli attuali numeri uno del crimine internazionale: Bush, Blair e Berlusconi.


Catturato Saddam

Sono pienamente d’accordo sulla istituzione della forza internazionale di polizia, e devo dire che, appena appresa la notizia della cattura di Saddam, il pensiero è subito volato al nostro prode Silvio… Non so se metterei D’Alema a capo della forza internazionale, comunque….
A.Pabedda
17/12/03

Viale Marconi dei desideri: rifacciamo l’autostop

Archiviato in: traffico e nuvole — admin @ 21:02

Terra, 14 dicembre 2003

La soluzione al problema traffico in viale Marconi sarà la costruzione del cavalcavia per bypassare lo svincolo di Is Pontis Paris? Forse. Speriamo.
La situazione si è terribilmente complicata con la nascita dei mega centri commerciali e della multisala cinematografica proprio nei pressi di quell’incrocio.
L’afflusso crescente di auto provoca code chilometriche che avanzano in genere a passo d’uomo, con tutte le corsie della carreggiata occupate, rallentando così il transito dei mezzi di soccorso, dei vigili del fuoco e degli autobus del CTM.
Usare la macchina sta diventando un limite per la mobilità urbana. Per brevi percorsi diventa più conveniente andare in bicicletta o a piedi, se non fosse per il rischio avvelenamento da polveri sottili.
Spezzare questo circolo vizioso, in cui non si prende il mezzo pubblico perchè è lento e poco frequente e si prende l’auto che concorre a bloccare il mezzo pubblico, ci pare essenziale per tentare di risolvere il tappo viale Marconi (ma anche il traffico cittadino tutto).
Ma come?
Abbandonata per codardia e falso liberismo l’idea di obbligare la gente a usare in città l’autobus, ai nostri amministratori non rimane che la strada dell’incentivazione di quei comportamenti positivi e utili al mantenimento di buoni livelli qualitativi dell’aria che respiriamo.
Il 90% delle auto che transitano in viale Marconi ha un solo passeggero (l’autista), il 90% di esse si muove sempre alla stessa ora e il 60% percorre lo stesso tragitto per molti chiometri.
Da cui si evince che

  • incentivando l’uso a pieno carico, o con almeno un altro passeggero, delle auto;
  • differenziando gli orari della città (apertura uffici, scuole e negozi);
  • predisponendo una linea tranviaria di superificie tra Quartu e Cagliari o bus navetta per coprire ad esempio solo il tratto di viale Marconi
    i problemi della mobilità metropolitana si alleggerirebbero di tanto.
    Sul primo punto in particolare, i Comuni dell’area interessata potrebbero finanziare progetti o sviluppare essi stessi una sorta di “portale internet” che favorisca l’incontro e l’accordo tra tutti gli utenti interessati.
    Siamo convinti che ci sarebbe una buona domanda e che il risparmio per cittadini e amministrazioni sarebbe notevole, sia in termini strettamente economici che sociali e “culturali”.
    Il terzo punto, invece, implica l’aumento della frequenza dei mezzi pubblici, obiettivo facilmente raggiungibile se venissero create corsie preferenziali e si riuscisse a decongestionare la rete stradale con le altre misure.
    Ci piacerebbe che al vertice di domani, 15 dicembre, convocato dalla prefettura di Cagliari per elaborare una strategia utile a evitare il caos traffico in viale Marconi, si parlasse anche di questo.
  • Poetto in balia di escavatrici e vanghe

    Archiviato in: poetto — admin @ 21:01

    Terra, 06 dicembre 2003

    Per essere dicembre, fa proprio caldo oggi. In effetti noi cagliaritani siamo abituati a queste miti temperature di fine autunno; un po’ meno alle bufere di vento come quella dell’altro giorno, anche se quaggiù il maestrale e lo scirocco non ci mancano proprio. A soffrirne maggiormente, di queste trombe d’aria, è la ex bella spiaggia del Poetto, che puntualmente, da due anni a questa parte, si trasforma in un pantano quasi infrequentabile, con la vecchia ultima sabbia bianca che si sparge sulla carreggiata e sui muri delle villette dall’altra parte della strada.

    Certo che dell’importanza eco-ambientale del Poetto per l’equilibrio di tutta la zona umida, non ce ne siamo ancora resi ben conto.

    In una spiaggia così cruciale e delicata, ci saremmo aspettati di trovare - dopo le mareggiate scorse - qualche amministratore provinciale e comunale insieme a scienziati di chiara fama e competenza per studiare il da farsi e predisporre piani per il recupero dell’arenile.

    Niente. C’è capitato invece di assistere alla scena felliniana di una macchina escavatrice (di una ditta privata) che dall’interno della spiaggia tentava di riacchiappare la sabbia dal ciglio della strada per ridistenderla sul suo sito naturale.

    Poco più distante, un tecnico della stessa ditta che dava sfogo alla sua ira, discutendo con qualche passante. “Questi amministratori sono dei farabutti. Hanno rovinato il Poetto…e poi spariscono, non si fanno vedere…e mandano noi a fare queste porcherie…che se scoprono che stiamo a fare questo lavoro ci denunciano subito…”

    “Vede, signora, quella villa? Là ci abita un pezzo grosso… e sono sicuro che è stato lui a far togliere i casotti…il signore…ah, se ci fossero ancora i casotti…invece hanno lasciato gli stabilimenti militari e quegli altri, i grossi…ma lì ci hanno mangiato tutti…mazzette, soldi”.

    “Ma qual’è il vostro compito?”, chiede qualcuno. “A noi ci ha mandato il Comune a ripulire la carreggiata…si figuri che un ingegnere dell’Amministrazione…uno stronzo…voleva che facessimo questo lavoro con le scope…ma si rende conto? E se ci vedono sulla spiaggia con questa ruspa ci arrestano…abbiamo degli amministratori incapaci, inetti…e poi vogliono il voto…hanno distrutto il Poetto con questo ripascimento…disgraziaus”.

    Una signora avanza una richiesta. “Perchè non recuperate anche la sabbia che sta dall’altra parte?” “Signora, risponde il tecnico, ma lo sa che la sabbia finita in strada è un “rifiuto speciale” e che andrebbe portata in discarica?”

    “Ma, scusi, l’ha detto lei che state facendo già una cosa illegale…” “E vuole che ne facciamo un’altra?”

    Intanto, in qualche baretto della zona, i gestori, sconsolati ma attivi, armati di vanghe e pale cercavano di restituire lustro al pavimento della loro creatura. Pavimenti e lastricati che neanche in Castello se ne trovano così: belli, ampi, robusti…e invadenti (ormai ci sono più mattonelle che sabbia, al Poetto).

    Insomma, il senso di queste scenette è quello che accennavamo prima: il Poetto è ormai abbandonato a sè stesso o, peggio, all’iniziativa del singolo (che, a volte, può causare danni irreparabili. Zirone insegna). Ognuno si organizza come vuole, si appropria di spazi e beni che dovrebbero essere di tutti (siamo sicuri, ad esempio, che tutte le recinzioni poste dagli stabilimenti balneari siano lecite? Che la spiaggia del ripascimento non sia stata occupata abusivamente, dagli stessi stabilimenti? Che i metri quadri destinati dai baretti a tavolini, sdraio, palme, palestre, vetrate e quant’altro, non siano eccessivi?) e cerca di porre rimedio alle mareggiate con il classico “mi arrangio” italiano.

    Ma è questo il modo per tutelare e difendere quel po’ di bello che rimane al Poetto? E’ questa la strada giusta per iniziare a valorizzare anche quel Parco di Molentargius a cui il Poetto è intrinsecamente legato, e che è ancora sulla carta? Riusciamo a capire che la tutela di un bene come la spiaggia cagliaritana non è solo “ecologia”, ma anche “economia”, “cultura”, “storia”, e che in una regione povera come la Sardegna non possiamo permetterci di perderla?

    Crediamo che i tempi siano stramaturi per affiancare alle giuste battaglie legali del “Gruppo di intervento giuridico” e degli “Amici della terra”, alle riuscite campagne di denuncia di Legmabiente, alle battaglie politiche di tutta l’opposizione nelle varie assemblee consiliari, una grande mobilitazione di tutta la cittadinanza (pensiamo anche a uno sciopero territoriale) che solleciti i nostri amministratori ad affidare finalmente a persone competenti il recupero del litorale.

    REGOLE (secondo i padroni)

    Archiviato in: politica, economia, movimenti — admin @ 20:59

    Terra, 05 dicembre 2003

    Gran bella invenzione le regole. E grande campo di battaglia intorno ad esse e al significato del loro rispetto o, viceversa, della loro infrazione. In questo campo di battaglia ci pare di scorgere, a volte, elementi di quella vecchia lotta di classe che tutti credevamo morta e sepolta da una coltre di interclassismo.

    E’ il caso, forse, della discussione intorno al diritto di sciopero, alla sua ulteriore regolamentazione e all’incremento delle sanzioni per chi vìola la normativa sul preavviso, durata e la fornitura dei servizi minimi essenziali.

    Epifani, che rappresenta un sindacato che si è speso ed esposto per la regolamentazione del diritto di sciopero nei pubblici servizi, dice che oggi il problema è quello di decomprimerlo dai lacci e lacciuoli che lo stanno soffocando.

    Maroni, che rappresenta un governo assai legato a un certo padronato nazionale, dietro la cortina fumogena dell’ideologia del buon cittadino (e su questo termine cresce la confusione), si dice pronto a modificare (in peggio per i lavoratori) le regole sullo sciopero nei servizi essenziali.

    Chi avrà ragione? Mah.

    Diciamo che da vent’anni a questa parte, essendo mutata - per vari motivi - la forza dei classici contendenti del regime capitalistico (capitale/lavoro), il capitale è riuscito a imporre trasformazioni a suo favore nei rapporti che lo legano al lavoro.

    Queste trasformazioni significano sempre un maggiore controllo sociale, un maggiore potere nei posti di lavoro e, soprattutto, migliori condizioni di “sfruttamento” della merce lavoro. La regolamentazione del diritto di sciopero, anche se non riguarda strettamente le fabbriche, è specchio del rapporto padroni/operai nonchè strumento per modificare ulteriormente i rapporti delle forze in campo (e quindi si ritorce anche contro i “produttori di ricchezza”: gli operai).

    Uè ragazzi, però le regole sono regole e vanno rispettate. Si vabbè, in alcuni casi lor signori se le cambiano, le modellano a loro uso e consumo…però intanto le rispettano. Tutte…tranne…

    Tranne quelle del patto di stabilità europeo. No, quelle no. Lor signori ci spiegano che le regole vanno sapute interpretare con quell’ intelligenza flessibile che, sola, deve guidare i governanti!

    “I parametri di Maastricht, e in primo luogo il rapporto deficit/pil, possono andare a farsi friggere, e con essi l’Europa…” Non dicono, ma pensano e fanno.

    Però vogliono avere metropolitane, aerei e treni sempre a disposizione, con pochi scioperi, ben ordinati, ben programmati e preavvertiti.

    Cazzo, ragazzi. E’ proprio vero che questi padroni - e i loro scagnozzi - se la cantano, se la suonano e se la ballano pure.

    AN, voglia di giovinezza

    Archiviato in: antifà — admin @ 20:57

    Terra, 29 novembre 2003

    Saremmo anche degli ingenui ottimisti, ma eravamo convinti che il fascismo fosse un capitolo chiuso della nostra storia e del nostro presente. Davamo per scontato che tutte le formazioni del cosiddetto arco parlamentare italiano fossero antifasciste e dessero un giudizio negativo non solo sulla repubblica di Salò, ma sull’intero ventennio, Mussolini compreso. Le parole di Fini in Israele, le abbiamo considerate come l’ovvio tributo di un politico italiano al popolo ebraico; tributo che il leader di AN aveva di certo maturato personalmente da tantissimo tempo e pubblicamente dal congresso di Fiuggi del 1995.

    Invece, la reazione sconcertata di parte di AN, le precisazioni degli stessi fedelissimi di Fini, l’abbandono del partito da parte della Mussolini, ci hanno risvegliato a una realtà che credevamo morta e sepolta. Siamo noi ad essere sconcertati di tale sconcerto.

    Ma come, c’è ancora gente che rimuggina sul ruolo del fascismo nell’Italia e nel mondo, non considerandolo nefasto? Ci sono politici parlamentari che si scandalizzano sentendo i giudizi negativi di Fini sul fascismo, Mussolini e le leggi razziali? Esistono ministri della Repubblica italiana non completamente in sintonia con Fini, nel senso che non si vergognano del fascismo e dei suoi misfatti, che vorrebbero fare dei distinguo sulla politica italiana di quegli anni?

    A questo punto pensiamo che le esternazioni di Gianfranco Fini, anzichè chiudere un capitolo di questo nostro lungo dopoguerra (concordiamo con D’Alema - e ci scusiamo per la presunzione - quando dice che la cosa notevole è che la stragrande maggioranza degli italiani ha già fatto le stesse considerazioni di Fini, ma già da 60 anni), ne stiano aprendo ancora un altro. Nell’anno di grazia 2003, quando oramai sono rimasti in pochissimi - tra i politici attivi - ad avere avuto diretta esperienza del fascismo, continua ad ardere “la fiamma” nel cuore di molti AN.

    Tutta gente tranquilla? Nessun pericolo per la democrazia? Solo innocente nostalgia (ma di che, considerata la loro giovane età?) o semplice prosecuzione delle tradizioni familiari?

    E i vari tentativi di questo governo di mettere mani sulla libertà di insegnamento e nei libri di storia, c’entrano qualcosa? E l’odio contro i diversi e gli immigrati clandestini ha a che fare con questi rigurgiti? E il viscerale anticomunismo del presidente del consiglio è figlio anch’esso del ventennio? E l’occupazione strisciante di quasi tutti i mezzi di informazione (non lo diciamo solo noi. Lo dicono anche americani ed europei) è da annoverare tra le manifestazioni di questo novello fascismo? E questa sacra alleanza con Lega e Forza Italia, dove si annidano spiriti ancora più bollenti e integralisti, e che tirano AN nella direzione opposta a quella indicata da Fini, che significato può avere?

    Lo scontro all’interno di Alleanza Nazionale - perchè di scontro ormai si deve parlare - non è soltanto folclore. Nel concreto riguarda gli assetti del partito e dell’attuale maggioranza di governo; politicamente riguarda il futuro delle politiche sull’immigrazione, il rapporto con le guerre preventive, le riforme sociali, la redistribuzione del reddito, l’aborto, le droghe, la famiglia. E anche gli ebrei italiani.

    Perchè non siamo sicuri se debbano più esultare per le parole di Fini o preoccuparsi per la reazione di tanta parte del partito e soprattutto della base.

    Vuoi vedere che quelli che sembravano solo slogan romantici della sinistra, come “ORA E SEMPRE RESISTENZA” o come il più recente RESISTERE RESISTERE RESISTERE, rappresentavano invece la consapevolezza di una realtà ancora troppo legata, purtroppo, a quel periodo buio della storia d’Italia?

    Vuoi scommettere che sbagliavamo noi a considerare il 25 aprile come festa di tutti gli italiani, nonostante le assenze di AN (ma anche del Berluska) alle commemorazioni pubbliche?


    ma dove avete vissuto?

    carissimi,ma dove avete vissuto sin ora per aver creduto ke il dibattito sù fascismo e anti-fascismo si fosse concluso 60anni fa?in tv nn si parla d’altro…i giovani,ke non s fanno dividere dal conformismo sociale,si lasciano dividere dal “colore”politico e dal giudizio su fascismo e anti-fascismo…-dove avete vissuto?-torno a ripetere!
    il problema è forse solo di coloro ke credono sia kiusa la questione dei morti dalla parte giusta ed i morti dalla parte sbagliata…i repubblikini…poco più ke ragazzini incapaci di scegliere la parte giusta della barricata,quella in cui si combatte per l’italia. allora m sorge il dubbio ,credo lecito:ma se i partigiani e la resistenza tutta combattevano per l’Italia,i ragazzi della R.S.I. per cosa combattevano?la dignità della morte di coloro ke pur combattendo gridando con tutto il fiato in corpo-Per l’Italia!!!-,ma dalla parte sbagliata,è inferiore rispetto a quella dei resistenti morti inneggiando ank’essi all’Italia?
    Voi tutti rispondetevi a questa domanda e solo allora potremo considerare davvero kiuso il “discorso fascismo”.
    Mariagrazia I.
    03/12/03


    antifascisti con la testa sotto la sabbia

    la dignità della morte (dei repubblichini),è inferiore rispetto a quella dei resistenti (partigiani)? Problema completamente mal posto….non si tratta di stabilire chi ha dignità e chi no… (cosa facciamo: una classifica? come diamo i punti? )
    Il punto è: cosa hanno costruito vivendo (e morendo) i partigiani? cosa hanno costruito e tentato di tenere in vita i fascisti?
    Per il resto..ognuno si pianga i morti propri; ma, quando i giovanotti di AN E forza nuova strumentalizzano, per fini politici, i fascisti morti, deve arrivare l’opposizione di chi crede (DAVVERO !) che il FASCISMO sia UN MALE ASSOLUTO. I fascisti a Cagliari fanno il bello e il cattivo tempo e questo non sembra importare/preoccupare che pochi “facinorosi”.
    Da anni i fascisti per il 25 aprile fanno contromanifestazioni pubbliche “in onore dei caduti della repubblica di Salò”, con tutte le loro testine rasate, anfibi, bomber e esponendo bandiere fasciste e croci celtiche…..
    Quest’anno sono state organizzate almeno tre conferenze revisioniste-fasciste con ospiti d’onore: Rauti, Merlino e Ciavardini (cioè terroristi, stragisti e criminali di guerra); alcune di queste conferenze sono state finanziate con soldi pubblici. Durante queste manifestazioni i fascisti si sono trovati davanti un piccolo gruppo di persone, deciso a restare lì per urlare l’indignazione per questa riproposizione di simboli e valori fascisti.
    La polizia ha sempre sgomberato e denunciato i manifestanti antifascisti e protetto i fascisti. Mi domando se l’antifascismo debba restare un affare per pochi intimi o se sia interesse di tutti che questa gentaglia non aumenti ulteriormente il proprio potere.
    Io ho un incubo: vedere in futuro anche in Italia un grande partito fortemente razzista e fascista (alla Le Pen). Sento l’esigenza che i veri democratici e antifascisti a Cagliari si organizzino per opporsi al revisionismo dilagante…
    Viviana M.
    14/12/03

    Scanzano, chi si ribella gode

    Archiviato in: ambiente, movimenti — admin @ 20:54

    Terra, 27 novembre 2003

    Davanti ai soprusi e alle ingiustizie bisogna ribellarsi. Scanzano Jonico l’ha fatto e ha vinto: dal decreto del governo sul sito unico nazionale per lo stoccaggio delle scorie nucleari sparisce la cittadina lucana. Che serva da lezione ai governanti e a tutti noi.

    Ai governanti perchè capiscano che il popolo non ha l’anello al naso. In materie così delicate le scelte vanno fatte sulla base di criteri scientifici, approfonditi, studiati, meditati e, ovviamente, preventivi alla scelta stessa; imporre sacrifici così pesanti senza e contro il consenso della gente è sbagliato.

    A noi perchè ci ricordiamo che la lotta, non violenta e sorretta da valide ragioni, paga. Non sempre, ma bisogna sempre provarci. A volte ci diciamo, e ci sentiamo dire nei posti di lavoro, “ma a che serve scioperare…”, “Tanto non risolviamo nulla…”, “E’ già tutto deciso…”

    Non è così. Ci sono certo battaglie di retroguardia, battaglie condotte male, o perdenti perchè sbagliate. Ma se crediamo in qualcosa è giusto provarci, è giusto ribellarsi, è giusto organizzarsi.

    Qualche volta potremmo anche avere l’impressione di non aver vinto un bel niente, come nel caso delle grandi mobilitazioni globali contro la guerra preventiva. Spesso però sono impressioni errate o non completamente giuste (le contraddizioni che l’attacco all’Iraq ha reso evidenti sono davanti agli occhi di tutti e l’idea della pace sta contagiando sempre più persone) e comunque altre strade non ce ne sono. Forse bisogna solo migliorare l’organizzazione e la manifestazione del dissenso, forse bisognerà scendere in piazza in duecento milioni anzichè in cento, ma la strada delle classi subalterne, delle genti pacifiste, dei popoli inquinati è questa.

    Bravo Scanzano, brava Basilicata.

    Raiot, De Felice fa il realista

    Archiviato in: televisioni — admin @ 20:53

    Terra, 24 novembre 2003

    Perchè un governo dovrebbe consentire che la televisione pubblica serva a schernirlo? Improbabile che il tacchino festeggi allegramente il Natale. Se è vera (satira, ndr) e gradita, cammina privatamente con le proprie gambe…Se invece dev’essere il pubblico canone a pagare lo sghignazzo di Stato, vuol dire che è propaganda travestita da satira della mutua.”

    Così Gianni De Felice su L’Unione Sarda di domenica scorsa, 23 novembre. Un parere forte, un giudizio perentorio, realistico, ovviamente più articolato di quanto abbiamo potuto riferire, e tutto sommato logico e pertinente, oltre che legittimo. E aggiungiamo anche giusto.

    Ma la giustezza di questa posizione sta nel confermare l’intervento censorio del CDA RAI nei confronti della Guzzanti. De Felice dice che è giusto. Non nega che di censura si tratta, anzi la giustifica con il diritto alla difesa da parte della maggioranza di governo attaccata nel suo stesso servizio pubblico.

    Maggioranza di governo? Servizio pubblico suo? C’è qualcosa che non torna.

    Ci pare che De Felice confonda lo Stato con la maggioranza di governo, il servizio pubblico con l’interesse della maggioranza di governo. Come se chi ha i numeri in Parlamento fosse anche padrone dello Stato e di ogni suo servizio pubblico. Egli sta affermando in pratica il diritto e la legge del più forte; il quale - se è vero che i servizi pubblici sono suoi - può anche decidere di intervenire sulle materie di studio e sui libri di testo della scuola pubblica, e magari decidere di intervenire sulle terapie mediche degli ospedali pubblici e su quali pazienti applicarle o meno…

    E’ la teorizzazione a posteriori di quello che già stiamo vivendo sulla nostra pelle in questo periodo: la dittatura della maggioranza di governo.
    Questi sono convinti - e vogliono convincere il Paese - di avere il diritto di fare e disfare ogni cosa perchè sono “gli eletti”. E lo fanno.

    Abbiamo già scritto e riscritto dell’aria di regime che si respira in Italia; un regime che non usa più (almeno fino ad ora) la violenza classica (con le eccezioni di Napoli (cs) e Genova (cd)), ma che sta iniziando a epurare, a censurare, a usare la retorica della Patria per mascherare gli errori e orrori di una guerra in cui ci siamo invischiati, a legiferare - e quindi imporre comportamenti e regole - in campi che appartengono alla sfera del privato e della libertà di coscienza, a usare l’integralismo religioso per coprire il suo razzismo latente.

    Non possiamo che confermare.

    E lo conferma anche Gianni De Felice, non sappiamo quanto coscientemente. Per lui, chi fa satira politica contro questo stato di cose non può usare la tv pubblica, ma deve trasformarsi in combattente duro e puro portando i suoi spettacoli nelle piazze e nei teatri privati. Laonde per cui bene ha fatto, sempre secondo De Felice, il CDA RAI a sospendere RaiOt. Non sappiamo quanto coscientemente, ma egli sta così affermando che il CDA e la maggioranza di governo hanno coincidenza di interessi. Cioè quello di cui il centrosinistra (cs) accusa il centrodestra (cd), causandone l’indignazione.

    Il cerchio è chiuso. La tv deve essere fatta con ben altri programmi e personaggi, caratterizzati da volgarità e nazionalpopulismo e con un pizzico di piaggeria e servilismo nei confronti del potente di turno (anche l’anomalia RAI3 sta per essere…normalizzata).

    Certo, gli ascolti della prima e unica puntata di RaiOt sono stati alti, ma vuoi mettere con quelli che hanno fatto gli isolani famosi (Amsicora? No, Pappalardo).

    Davanti a simili brutture, pensiamo che basti “resistere, resistere, resistere”?


    commento articolo De Felice

    Ben detto dal vostro articolista: il governo non può impedire che la Rai, bene pubblico di tutti, ospiti solo trasmissioni che facciano piacere al suo potere mediatico. Inoltre voglio dire chele scelte di trasmissioni di intrattenimento, zeppe di scocchezze , di allusioni sessuali, di immagini al limite del porno, fanno il gioco di questa maggioranza. Poca informazione e censurata e tanta melassa !
    Invito tutti a leggere il manifesto di Megachip in www.megachip.info e l’articolo di Giulietto Chiesa
    Ciao
    Antonio G.

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