Vertenza Sardegna, arriva Guglielmo Epifani
ex editoriale 129
Terra, 07 marzo 2004

Per venerdì 12 marzo CGIL CISL e UIL regionali hanno indetto un’ assemblea dei quadri dirigenti a sostegno della vertenza contro i governi nazionale e regionale. In tarda mattinata è previsto l’intervento di Guglielmo Epifani a nome delle tre confederazioni.
La situazione economica e sociale della Sardegna è drammatica. Nel 2003 c’è stato il calo della produzione manifatturiera di oltre il 3,5 per cento; il calo del fatturato del 5,4 per cento; l’ulteriore diminuzione degli investimenti fissi lordi (- 4,4 per cento); il tasso di disoccupazione regionale cresciuto al 16,5 per cento; una forte ripresa dell’emigrazione che vede, ogni anno da almeno 4, 3.000 sardi trasferirsi nel Continente; una incidenza della povertà che supera il 17 per cento contro la media nazionale del 10,8 per cento.
Contro tutto questo e contro lo smantellamento della grande industria (riduzione dei livelli occupazionali; calo del numero delle imprese per numero di abitanti; incidenza dell’occupazione manifatturiera del 10 per cento sull’intera forza lavoro isolana - 536.000 unità - contro una media nazionale del 23 per cento; valore aggiunto pari al 15 per cento del totale prodotto in Sardegna contro una media italiana del 24 per cento) CGIL CISL e UIL hanno aperto un confronto con il governo nazionale e con quello, quasi inesistente, regionale e predisposto una piattaforma che, tra le altre cose, prevede il rispetto degli impegni assunti e delle intese raggiunte per l’abbattimento del costo dell’energia, per la valorizzazione dei siti chimici, per i piani di intervento per Ottana, Porto Torres e Assemini.
Le Organizzazioni Sindacali rivendicano l’avvio definitivo del Parco Geominerario e l’assunzione definitiva dei lavoratori socialmente utili; il rilancio del settore dell’estrazione del marmo e del granito; azioni a sostegno dei settori tessile, metallurgico e manifatturiero; la costituzione dell’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale e l’avvio della bonifica delle aree dismesse; la realizzazione del gasdotto Algeria Sardegna Continente europeo e la metanizzazione dell’isola.
Per ciò che riguarda le infrastrutture e il sociale, i sindacati chiedono l’ammodernamento della rete ferroviaria e il miglioramento della viabilità interna, nonchè il potenziamento del sistema portuale complessivo; la lotta alla povertà con misure a sostegno del reddito delle famiglie e delle persone indigenti e in cerca di occupazione; la razionalizzazione della spesa sanitaria e l’attivazione del Piano Sanitario regionale; l’abolizione dei tickets sulla spesa farmaceutica.
D’altro canto, la Sardegna esce da quell’obiettivo 1 europeo che garantiva tutta una serie di aiuti e risorse a favore delle regioni con reddito pro capite inferiore al 75 per cento della media comunitaria.
Checchè ne pensi Soru, la Sardegna aveva e ha bisogno di quei fondi europei per riequilibrare gli handicap legati alla oggettiva situazione economico-sociale.
La crescita del reddito (indicazione sicuramente contraddittoria con quel senso di difficoltà e di maggiore povertà diffusa che ci pervade), legata all’incremento del prodotto interno lordo dello 0,5 per cento e a una leggera crescita dell’occupazione (+ 1,7 per cento), sta paradossalmente premiando le classi dominanti e acuisce le differenze tra queste ultime e i ceti meno abbienti e medi.
Cresce la speculazione e la rendita parassitaria e immobiliare che, a differenza di qualche decennio fa, vede una certa fastidiosa commistione con il mondo imprenditoriale.
I disoccupati e i senza casa di Cagliari hanno perso anche la speranza.
Questa situazione è figlia innanzitutto del sistema capitalistico, imperfetto e squilibrato per sua natura, della gestione fallimentare del centrodestra regionale, della miopia (speriamo corretta) di una parte del centrosinistra e del sindacato che avevano guardato con speranza e benevolenza alle politiche concertative e al neoliberismo soft.
Questa situazione necessita di una risposta forte e di classe, che sappia puntare alla crescita ecosostenibile e alla redistribuzione più equa del prodotto sociale.
La mobilitazione sindacale di questo periodo e lo sciopero generale al quale, speriamo, verremo chiamati sono il primo ineluttabile passo.
E venerdì, tutti da Epifani.
