20 marzo, fermiamo le stragi
ex editoriale 131
Terra, 12 marzo 2004
Terrorismi e guerre sono intimamente legati. Si rincorrono e si anticipano, si preparano a vicenda e a vicenda si giustificano in una spirale di odii e violenze che generano altre stragi, troppo dolore.
Stragi e dolore che non si fermano davanti a nessun muro. Morti e feriti che cercano un perchè, prima ancora di giustizia.
E una pace che appare sempre più un miraggio lontano.
Ma fermarsi, proprio ora, non si può. E’ proprio adesso che ci si deve mobilitare per pretendere la fine di tutte le guerre e il ritiro di tutti i militari dai teatri di guerra, come gesto di buona volontà nei confronti della pace.
Ma non basta. Chi è per la pace è ora che guardi in faccia la realtà della violenza e la chiami per nome: capitalismo e globalizzazione liberista.
L’ideologia dominante - quella borghese - tenta da sempre di nascondere, di celare le proprie origini violente e ciò che la sua politica economica, non da oggi, genera nel terzo e quarto mondo.
E’ proprio adesso il momento di riconoscere e ripudiare quella violenza che sta alla base delle nostre società, opulente per pochi e sfruttatrici di ricchezza altrui, e che genera ingiustizie e diseguaglianze in tutto il mondo. Sono queste ultime a provocare povertà, conflitti, guerre, stragi.
I padri comboniani ne sanno qualcosa. Nelle missioni sparse in tutto il mondo, aiutano quotidianamente a sopravvivere chi è privato dall’accesso ai medicinali, al cibo, all’acqua. Assistono i contadini impoveriti dalle politiche dei grandi commercianti del nord del mondo e dalle politiche finanziarie del FMI. Aiutano chi scappa da quelle guerre a volte direttamente e sfacciatamente finanziate da paesi occidentali e dalle loro brame di fonti energetiche, di pietre preziose, di foreste da tagliare, di braccia da sfruttare.
In fondo, guerre e terrorismi sono alleati; sono facce della stessa medaglia e funzionali allo stesso progetto destabilizzante.
Fermare l’uno può significare sconfiggere l’altro. Considerare giusto l’uno significa giustificare l’altro.
La vera e unica guerra al terrorismo la si fa chiedendo di fermare le guerre per il controllo strategico delle vie del petrolio. E lo faremo il 20 marzo.
In quella data, allora, pensando a Madrid, ma anche a New York, al Medioriente, al Sud America, al Congo, alla Somalia, al Sudan, al Nepal, chiederemo di riportare a casa i nostri soldati per depotenziare i terrorismi, e ai terroristi chiederemo di fermare le stragi per togliere alibi alle guerre.
Ma dovremo cominciare a mettere in agenda un altro, fondamentale obiettivo, senza il quale guerre e terrorismi continueranno a trionfare: il superamento del capitalismo.
O c’è dell’altro che si può fare?