Soru, Progetto Sardegna e la “convention”
ex editoriale 138

Terra, 27 marzo 2004
27 marzo, convention Progetto Sardegna, palacongressi Fiera di Cagliari.
La sensazione iniziale è di aver sbagliato padiglione ed essere capitati nel bel mezzo di un qualche lancio pubblicitario di prodotti di bellezza. Hostess alte e ben piazzate ci accolgono con le magliette rosse tutte uguali, con il sorriso stampato in faccia come se dovessero venderci qualcosa; guardie giurate in ogni angolo del palazzetto a protezione non si capisce di che; e poi tante signore e signori elegantissimi che, minimo, ti immagini essere loro quei costruttori di villette devasta-coste contro cui lotta Soru.
Ragazzi, abbiamo sbagliato, torniamo indietro.
E invece no. Basta uno sguardo più attento in sala e capiamo, dalla presenza di molti politici del centrosinistra, che è proprio la manifestazione di Progetto Sardegna.
Ci piacerebbe sapere chi è l’ideatore della scenografia e chi il regista dell’ambientazione, per evitarli accuratamente.
La grande sala si riempie in men che non si dica; alle 10 e 45 si chiudono le porte e si invita la gente che continua ad affluire a seguire il convegno all’aperto, davanti al megaschermo appositamente predisposto. Speriamo che da Nuoro, Oristano e Sassari siano già arrivati, altrimenti sai che spasso per loro.
La seconda sensazione è altrettanto fastidiosa. Che ci sta a fare Giacomo Mameli nei panni dell’intrattenitore di qualità? La risposta è semplice: quello cui ci accingiamo ad assistere è un evento mediatico, anzi televisivo; pensato, strutturato e realizzato come un talk-show costanziano, con tanto di ospiti cantanti e attori. Era d’obbligo, quindi, il presentatore intellettuale (e per fortuna che non si è optato per Nicola Scano), comunque bravo e non troppo invadente.
Ci chiediamo: è questa la forma della nuova politica, così poco sarda e tanto americana, con un pessimo retrogusto forzaitaliota? Non sarà il caso di consigliare a Renato il cambio dllo staff? Mah!
Qualcuno propone di levare le tende, ma resitiamo alla tentazione. E abbiamo fatto bene.
Per fortuna, cominciano a salire sul palco, in sequenza, una studentessa, un’architetta, un contadino, un capraro, una lavoratrice di Ottana, insegnanti e scienziati, professori universitari e precari, scrittori ed artisti, emigrati e sindaci.
Nonostante il silenzio dei politici di professione, abili e sapienti oratori, l’assemblea sale di tono e ascoltiamo finalmente gente vera che parla di problemi veri, del suo vissuto e delle sue difficoltà, dei suoi mestieri e delle sue competenze, di quello che vorrebbe fosse fatto e di quello che sogna. Lo stesso identico sogno: cambiare la politica per cambiare in meglio la Sardegna, fare e realizzare quello che gli altri hanno saputo solo dire.
Tutti, per questo, offrono le loro capacità e il loro tempo. Comincia a materializzarsi un progetto fatto di intelligenze e disponibilità, di identità e fantasia.
Adesso abbiamo la netta sensazione di essere ritornati in Sardegna, tra il nostro popolo discendente di antichi guerrieri, maestri in metallurgia e commercianti, conosciuti in tutto il Mediterraneo antico, attraverso il quale navigavano per scambiare merci con gli altri popoli (sarebbe stato bello avere in sala anche il Sergio Frau delle Colonne d’Ercole…o c’era?).
E quando inizia a parlare Soru, la sensazione diventa una certezza. Quest’uomo timido, che si sfrega impacciato le mani e che si schermisce, che parla del proprio carattere chiuso e freddo come neanche dall’analista farebbe, che cincischia nel suo parlare a braccio e “senza scaletta”; quest’uomo sa ammaliare le platee perchè parla di cose complesse facendosi capire e perchè ha saputo, e saprà, mobilitare l’orgoglio e la fantasia, la laboriosità e il coraggio dei sardi.
Perchè quando parla, ti rendi conto che non sta bluffando, che non c’è nessun secondo fine, che la sua passione per l’identità, per l’ambiente, per la cultura e il sapere, è una passione vera. Ci possiamo fidare.
Ma abbiamo anche altre due certezze, purtroppo. La prima. Per realizzare il suo programma, per migliorare le condizioni di tutti, andranno fatte delle scelte e privilegiate alcune classi sociali: le più deboli e maltrattate. Solo la crescita e la maggiore ricchezza di queste possono creare le condizioni ed essere esse stesse, nel medio termine, crescita per ogni sardo.
Ma non tutti capiranno. Soru troverà molti ostacoli non solo nel centro destra, ma anche all’interno di Progetto Sardegna che è ancora un contenitore “interclassista” destinato, alla lunga, a sfaldarsi.
Quando succederà, se Soru starà con i lavoratori sardi, siano essi lavoratori della chimica o dell’università, operai o scienziati, braccianti o servi pastori, noi staremo con lui.
La seconda. Per vincere veramente, non basterà dare la parola ai sardi, saperli ascoltare e sposare le loro istanze per rappresentarle al meglio. No. E’ necessario che i sardi, senza mediatori e deleghe, possano decidere direttamente sulle questioni che riguardano il bene collettivo, la politica. Questa e niente altro sarebbe la democrazia.
E Renato Soru lo sa.

