CagliariMonAmour chi si ribella gode

13 Luglio 2008

Soru, Progetto Sardegna e la “convention”

Archiviato in: politica, società, movimenti — matilde @ 21:18

ex editoriale 138

Terra, 27 marzo 2004

27 marzo, convention Progetto Sardegna, palacongressi Fiera di Cagliari.
La sensazione iniziale è di aver sbagliato padiglione ed essere capitati nel bel mezzo di un qualche lancio pubblicitario di prodotti di bellezza.
Hostess alte e ben piazzate ci accolgono con le magliette rosse tutte uguali, con il sorriso stampato in faccia come se dovessero venderci qualcosa; guardie giurate in ogni angolo del palazzetto a protezione non si capisce di che; e poi tante signore e signori elegantissimi che, minimo, ti immagini essere loro quei costruttori di villette devasta-coste contro cui lotta Soru.

Ragazzi, abbiamo sbagliato, torniamo indietro.

E invece no. Basta uno sguardo più attento in sala e capiamo, dalla presenza di molti politici del centrosinistra, che è proprio la manifestazione di Progetto Sardegna.

Ci piacerebbe sapere chi è l’ideatore della scenografia e chi il regista dell’ambientazione, per evitarli accuratamente.

La grande sala si riempie in men che non si dica; alle 10 e 45 si chiudono le porte e si invita la gente che continua ad affluire a seguire il convegno all’aperto, davanti al megaschermo appositamente predisposto. Speriamo che da Nuoro, Oristano e Sassari siano già arrivati, altrimenti sai che spasso per loro.

La seconda sensazione è altrettanto fastidiosa. Che ci sta a fare Giacomo Mameli nei panni dell’intrattenitore di qualità? La risposta è semplice: quello cui ci accingiamo ad assistere è un evento mediatico, anzi televisivo; pensato, strutturato e realizzato come un talk-show costanziano, con tanto di ospiti cantanti e attori. Era d’obbligo, quindi, il presentatore intellettuale (e per fortuna che non si è optato per Nicola Scano), comunque bravo e non troppo invadente.

Ci chiediamo: è questa la forma della nuova politica, così poco sarda e tanto americana, con un pessimo retrogusto forzaitaliota? Non sarà il caso di consigliare a Renato il cambio dllo staff? Mah!

Qualcuno propone di levare le tende, ma resitiamo alla tentazione. E abbiamo fatto bene.

Per fortuna, cominciano a salire sul palco, in sequenza, una studentessa, un’architetta, un contadino, un capraro, una lavoratrice di Ottana, insegnanti e scienziati, professori universitari e precari, scrittori ed artisti, emigrati e sindaci.

Nonostante il silenzio dei politici di professione, abili e sapienti oratori, l’assemblea sale di tono e ascoltiamo finalmente gente vera che parla di problemi veri, del suo vissuto e delle sue difficoltà, dei suoi mestieri e delle sue competenze, di quello che vorrebbe fosse fatto e di quello che sogna. Lo stesso identico sogno: cambiare la politica per cambiare in meglio la Sardegna, fare e realizzare quello che gli altri hanno saputo solo dire.

Tutti, per questo, offrono le loro capacità e il loro tempo. Comincia a materializzarsi un progetto fatto di intelligenze e disponibilità, di identità e fantasia.
Adesso abbiamo la netta sensazione di essere ritornati in Sardegna, tra il nostro popolo discendente di antichi guerrieri, maestri in metallurgia e commercianti, conosciuti in tutto il Mediterraneo antico, attraverso il quale navigavano per scambiare merci con gli altri popoli (sarebbe stato bello avere in sala anche il Sergio Frau delle Colonne d’Ercole…o c’era?).

E quando inizia a parlare Soru, la sensazione diventa una certezza. Quest’uomo timido, che si sfrega impacciato le mani e che si schermisce, che parla del proprio carattere chiuso e freddo come neanche dall’analista farebbe, che cincischia nel suo parlare a braccio e “senza scaletta”; quest’uomo sa ammaliare le platee perchè parla di cose complesse facendosi capire e perchè ha saputo, e saprà, mobilitare l’orgoglio e la fantasia, la laboriosità e il coraggio dei sardi.

Perchè quando parla, ti rendi conto che non sta bluffando, che non c’è nessun secondo fine, che la sua passione per l’identità, per l’ambiente, per la cultura e il sapere, è una passione vera. Ci possiamo fidare.

Ma abbiamo anche altre due certezze, purtroppo. La prima. Per realizzare il suo programma, per migliorare le condizioni di tutti, andranno fatte delle scelte e privilegiate alcune classi sociali: le più deboli e maltrattate. Solo la crescita e la maggiore ricchezza di queste possono creare le condizioni ed essere esse stesse, nel medio termine, crescita per ogni sardo.

Ma non tutti capiranno. Soru troverà molti ostacoli non solo nel centro destra, ma anche all’interno di Progetto Sardegna che è ancora un contenitore “interclassista” destinato, alla lunga, a sfaldarsi.

Quando succederà, se Soru starà con i lavoratori sardi, siano essi lavoratori della chimica o dell’università, operai o scienziati, braccianti o servi pastori, noi staremo con lui.

La seconda. Per vincere veramente, non basterà dare la parola ai sardi, saperli ascoltare e sposare le loro istanze per rappresentarle al meglio. No. E’ necessario che i sardi, senza mediatori e deleghe, possano decidere direttamente sulle questioni che riguardano il bene collettivo, la politica. Questa e niente altro sarebbe la democrazia.

E Renato Soru lo sa.

Caccia. Il Governo è permissivo

Archiviato in: ambiente, società — admin @ 21:15

ex editoriale 137

Terra, 26 marzo 2004

L’ondivago Governo italiano non riesce nemmeno a raccordarsi con se stesso e, a seconda dell’argomento che tratta, si comporta come un padre proibizionista o come un fratello permissivista.

Sulle droghe, ad esempio, ha adottato i classici due pesi e due misure, vietando quelle che spaventano il proprio subconscio bacchettone e permettendo quelle ben più pericolose dal punto di vista medico-scientifico, come alcol e sigarette.

Ancora, tratta l’immigrazione clandestina come il nemico numero uno dell’Italia, e la combatte, mentre si arrende davanti all’evasione, agli abusi - tutti italici - ai falsi in bilancio, premiandoli con condoni e depenalizzazioni varie.

E a proposito di queste ultime, i “nostri signori dell’illegalità” si apprestano a concederne un’altra ai bracconieri, ai cacciatori di frodo e a quelli che sparano all’interno delle aree protette.

Con uno scandaloso disegno di legge, i nipotini del duce concedono alla lobby dei cacciatori più tempo per il loro “sport” preferito, più specie cui sparare e, adesso, anche più territorio in cui divertirsi a sventrare animali, cinghiali o chiurli che siano.

Sparare nei parchi e il bracconaggio, infatti, non saranno più dei reati penali e i nostri contravventori potranno cavarsela con una multa. Che popolo di santi! Che governanti sensibili! Che grandissimi strateghi del “lasciar fare”!

Contro questa aberrante iniziativa elettoralistica è giusto ribellarsi e lottare: è già iniziata la campagna per la sottoscrizione dell’appello “Una firma per fermare la barbarie venatoria” alla quale aderiamo senz’altro e per la quale invitiamo tutti alla mobilitazione.

Firma la petizione

Blitz alla Camera sulla caccia

Al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi
Al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Giovanni Alemanno

Sciopero generale, la piazza sarda è unita

Archiviato in: sindacato — admin @ 21:13

ex editoriale 136

Terra, 26 marzo 2004

Grande manifestazione a Cagliari, in occasione dello sciopero generale proclamato da CGIL CISL e UIL a difesa di pensioni e salari e contro la politica economica disastrosa del centrodestra. Quella che ha relegato l’Italia al 41° posto della classifica internazionale in base alla competitività economica (è un indice basato su andamenti macroeconomici, istituzioni e capacità tecnologico-innovativa); quella che che ci vede sotto la media dei paesi ad alto reddito persino nell’indice di benessere umano (attesa di vita, educazione, reddito); quella che continua a ridurre la spesa sociale (pensioni, sanità, invalidità, famiglia e figli, disoccupazione, abitazione ed esclusione sociale) che già nel 2000, con il 25,2% sul PIL, era al di sotto della media UE, al 27,3%; quella che vedeva nel 2002 l’11% delle famiglie italiane (esattamente 2.456.000 famiglie, oltre 7 milioni di persone) in condizioni di povertà relativa e il 4,2% (926.000 famiglie per quasi tre milioni di persone) in povertà assoluta; quella che continua a creare differenze abissali nella distribuzione della ricchezza (nel 1998 il 20% più ricco del paese incamerava il 42,6% del reddito nazionale mentre il 20% più povero solo il 6%).
Grande manifestazione, dicevamo, e grande unità delle forze sindacali e politiche.
Infatti, oltre a CGIL CISL e UIL hanno sfilato in corteo quasi tutti i segretari e gli uomini più in vista dei partiti e dei movimenti del centrosinistra, da Zidda a Valentini, da Cogodi a Fadda, da Cherchi a Palomba, da Soru e l’inseparabile Murgia a Sanna e tutti gli altri che, ce ne scuseranno, non stiamo ad elencare.
E poi i lavoratori, gli studenti e il popolo del centrosinistra, veramente unito e saltellante (sulle note rappate di Bella Ciao), incazzato ma felice di ritrovarsi insieme, così voglioso di cacciare via il governo Berlusconi, responsabile di quel declino economico industriale denunciato più volte dal sindacato, e il governo regionale di centrodestra, che a chiamarlo governo si fa un’offesa alla lingua italiana.
Questo popolo unito reclama altresì l’autonomia delle sue varie componenti, autonomia rispetto ai partiti e all’interno del movimento stesso. Ciò vuol dire che non si faranno sconti a nessuno e che la concertazione, se verrà, non sarà più al ribasso.
Ci stiamo facendo l’abitudine, a queste grandi manifestazioni; e ci stiamo abituando a vedere tanti giovani e giovanissimi, studenti medi ed universitari, nuova generazione pronta a dare il cambio a quei simpatici e longevi vegliardi dei loro padri.
Piazza unita, dunque, per gli oltre ventimila manifestanti di Cagliari. Un patrimonio che consegnamo, seppur recalcitranti, a Renato Soru, nella speranza che non lo sappia dilapidare.

Il bilancino del Comune

Archiviato in: politica — admin @ 21:10

ex editoriale 135

Terra, 26 marzo 2004

Il Comune di Cagliari, prendendo atto dei minori trasferimenti statali e dei tagli operati dal governo amico del centrodestra ha presentato, finalmente, il bilancio di previsione per l’anno 2004.

Rispetto a quello precedente, ci sono oltre 4.600.000,00 euro in meno. L’assessore Lippi, contraddicendo l’amato Berlusconi che parla di miracolo italiano e di benessere economico diffuso, conferma il periodo di “vacche magre” per le casse pubbliche e annuncia pesanti tagli alle spese.

In questa pochezza (..politico economica :-) ), l’unico investimento produttivo parrebbe essere la metropolitana sotterranea del CTM.

Ora, niente da dire su un progetto che si pone l’obiettivo di razionalizzare il trasporto collettivo pubblico e di decongestionare, potenzialmente, il traffico cittadino (dico potenzialmente perchè per ridurre il traffico cittadino occorre anche aumentare le zone a traffico limitato, le piste ciclabili, le strade solo pedonali, vietare il parcheggio nel centro storico, aumentare le corsie preferenziali per gli autobus, ecc., così come si propone il nuovo piano del traffico. Ma si farà tutto?).

Pongo però un’ altra questione: è opportuno spendere oltre 460 milioni di euro quando potremmo ottenere gli stessi risultati in minor tempo e con meno spesa attuando l’altro progetto - pur perfettibile - di metropolitana, quello per la metro di superficie presentato dalle Ferrovie della Sardegna e attuando subito quel piano del traffico che renderebbe sin d’ora più appetibile usare gli autobus anzichè le auto?

I problemi di Cagliari ci consentono di dedicarci “anima e core” a una questione così “sopra le righe”?

E’ davvero così urgente (ma non si finirebbe però prima del 2009) un’opera faranoica e complessa, nonchè di dubbia efficacia, quando ci sono da sfamare migliaia di concittadini, case da costruire, patrimonio immobiliare da manutenere, strade da rattoppare?

Questa smania (che è anche un po’ mania) di ambire a diventare come le grandi metropoli italiane ed europee è utile a una cittadina come Cagliari, che dovrebbe invece operare più concretamente per fare poche cose, ma farle bene, e per valorizzare le sue caratteristiche e quei lati positivi di piccola città quale essa è?

I fautori e difensori di questo progetto dicono, giustamente, che in un’area depressa come la nostra un investimento simile può fare da volano alla ripartenza dell’economia. Ma se riuscissimo ad ottenere gli stessi risultati spendendo dieci volte di meno per un sistema di trasporto pubblico altrettanto efficiente, e se spendessimo le risorse finanziarie restanti nella risoluzione degli altri problemi cittadini, non sarebbe meglio?

Insomma, questo bilancio 2004 manca di carisma. Un po’ come il suo assessore.

Noi c’eravamo

Archiviato in: guerra e pace, movimenti — admin @ 21:07

Terra, 21 marzo 2004

Maria è a Bilbao, Leonardo e Sara a Roma, Lucky è a New York, Pixim e Marielisa sono a Cagliari. Le piazze di mezzo mondo sono piene: Barcellona, Bangkok, New Delhi, Tokyo, Rio, Londra, Glasgow, Ankara, Manila, Srinagar, Hong Kong, Madrid, Sydney, Bombay…e tutte le altre.
Solo a Roma siamo più di un milione e la voglia di far festa è grande. Una festa di pace per la pace e contro le violenze della guerra e del terrorismo.
Il movimento è maturo e sta prendendo piena coscienza della propria forza e dell’importanza politica che può avere in ogni nazione del mondo.
Le ambiguità, i distinguo, i giri di parole, gli intellettualismi non sono comprensibili nè più giustificabili.
Questo popolo parla ai governanti della terra, non certo ai terroristi, per chiedere loro atti concreti contro le guerre e un impegno vero e non ipocrita contro il terrorismo. Chiede il ritiro di tutte le truppe di occupazione, chiede il sostegno delle polizie locali contro le violenze etniche, chiede la lotta alla povertà e la fine dell’economia di pseudo-mercato (quello drogato dalle posizioni dominanti delle multinazionali e dalle politiche del WTO), chiede uno Stato per palestinesi e kurdi, e indipendenza per ceceni e baschi.
Qualcuno ha detto che anche eliminando tutti i focolai di ingiustizia e disuguaglianza, il terrorismo islamico esisterebbe sempre perchè esso nasce non dalla povertà e dal ruolo dll’Occidente, ma dall’interpretazione del Corano e dall’integralismo.
A noi ci pare una “strunzata“, razzista, fascista e, questa sì, figlia di certi ambienti integralisti ed estremisti cattolici alla Socci.
Ma anche se così fosse, il comportamento giusto sarebbe sempre la non violenza e la cessazione unilaterale di ogni nostro fuoco.
Ciò che questo movimento pacifista ha invece capito - anche nella sua componente cattolica e ambientalista - è l’intima connessione tra capitalismo e certe forme di guerra, perchè il capitale nasce e vive e si ingrossa sulla deprivazione altrui e sulla violenza che accompagna questa deprivazione. Il terrorismo ne è il corollario.
Vincere la pace, dunque, è vincere sul capitale.
Il percorso è arduo, la strada impervia. Ma non c’è vittoria, non c’è conquista, senza un grande partito pacifista.

1 Luglio 2008

18 marzo, manifestazione dell’assurdo

Archiviato in: Senza categoria, guerra e pace — admin @ 22:24

ex editoriale 133

Terra, 18 marzo 2004

Strana manifestazione, quella di oggi. No, perchè al di là dei contenuti - ovviamente (e fin troppo) condivisibili - non si capisce bene a chi si debba gridare “NO AL TERRORISMO”.

Spero non ad Al Qaeda o ai Talebani. Per due motivi: il primo, perchè rivolgersi ai terroristi contraddice quella linea della fermezza tanto decantata e auspicata; il secondo, perchè, parliamoci chiaro, quelli neanche ci ascoltano.

Non so… è come se decidessimo di fare un corteo contro il cancro al polmone, tutti insieme, fumatori e non fumatori. Ma sarebbe…fiato sprecato.

Ma allora, perchè questa manifestazione con destra e sinistra insieme e contro chi è rivolto quel grido?

Azzardo un paio di ipotesi:

  • la prima. Si è trattato di un errore. Al momento in cui l’Anci l’ha proposta si era ancora convinti che nell’attentato di Madrid ci fosse di mezzo l’ETA, che la guerra in Iraq non fosse quindi il “movente” della strage (ho virgolettato la parola “movente” perchè sono convinto che non ci siano legami di causa ed effetto tra guerra e terrorismo: sono la stessa cosa) e che le elezioni spagnole le avrebbe vinte Aznar. Non c’era quindi il pericolo, per il centrosinistra, di fare una manifestazione in contraddizione con quella di sabato prossimo. In più, il centrosinistra moderato è alla disperata ricerca di “visibilità mediatica”, considerato lo strapotere telecomunicativo degli avversari. Riuscire a garantirsi una sorta di “pole position” nella lotta al terrore, e costringere Berlusconi, per una volta, ad accodarsi, faceva gola. Il centrodestra, d’altro canto, non poteva certo rifiutare l’invito, considerato il rischio di essere tacciato di ipocrisia. Se questa ipotesi è vera, il grido è rivolto dalla sinistra contro la destra e viceversa;
  • la seconda. I partiti del triciclo e quelli del centrodestra si sentono minacciati dal popolo della pace; sentono il fiato sul collo e tentano, ad ogni occasione, di spezzare la sua unità. La CDL, neppure tanto velatamente, avanza l’equazione pacifismo=protezione del terrorismo e denuncia chi è contro la guerra in Iraq come amico di Saddam e di Bin Laden. Berlusconi e company hanno così colto al volo l’occasione della manifestazione del 18 marzo per tentare di boicottare quella ben più seria e rigorosa del 20 marzo. Fassino e Rutelli friggono nei loro atteggiamenti ondivaghi (costantemente beccati dai pacifisti), tra un non voto e l’altro, tra una guerra fatta con l’ONU e un’altra rifiutata con gli USA. Il grido, in questo caso, è rivolto al popolo arcobaleno.A scombussolare il tutto, poi, ci si sono messi anche gli spagnoli e il loro nuovo premier, Zapatero. Trasparenti e chiari come l’acqua hanno detto: siamo per la pace e contro il terrorismo, quindi ritiriamo le nostre truppe dall’Iraq se non interviene una vera forza di pace, a guida ONU.Ha allora ancora un senso, se mai l’ha avuto, la manifestazione di oggi?Ritengo di no. E’ una manifestazione assolutamente insignificante anche perchè priva dell’individuazione di una controparte cui chiedere maggiore impegno contro il terrorismo. Anzi, l’unica controparte che potrebbe fare qualcosa di serio contro il fanatismo integralista (cioè togliergli l’erba sotto i piedi, ritirando le truppe dall’Iraq), cerca di fuggire dalle proprie responsabilità e si nasconde nel corteo trasversale.

    Stando così le cose, non vedo alternativa: bisogna partecipare alla manifestazione del 20 marzo. L’unica veramente in grado di individuare il percorso più giusto per sconfiggere guerre e terrorismi: il percorso Zapatero.

  • Zapatero sferza Rutelli e Fassino

    Archiviato in: guerra e pace — admin @ 22:24

    ex editoriale 132

    Terra, 15 marzo 2004

    La posizione del nuovo leader spagnolo, Zapatero, è chiara e precisa: se l’ONU non interviene a dirigere le operazioni “umanitarie” in Iraq, i soldati spagnoli torneranno a casa. Entro giugno.
    Questo significa valutare l’occupazione militare dell’Iraq da parte degli USA come illegittima; significa giudicare sbagliata la guerra preventiva e l’appoggio dato ad essa; significa individuare il ruolo di Francia e Germania come determinante e trainante nella nuova Europa. Altro che vecchia Europa.
    Zapatero è una speranza concreta di cambiamento della politica bellicista di parte del Continente e, perchè no, degli stessi USA.
    Quali i riflessi in Italia?
    La prima epidermica sensazione è che i più spiazzati di tutti siano proprio Fassino e Rutelli, leaders di quel centrosinistra italiano più restio a prendere una posizione altrettanto netta e sicura sulle truppe italiane in Iraq.
    Sempre alla ricerca di un irraggiungibile equilibrio, i nostri perseguono il pacifismo con i distinguo, quello che non ti consente di votare il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq per “senso di responsabilità”. E’ vero che il loro rifiuto a votare è legato al fatto che il decreto della maggioranza metteva, furbescamente, insieme diverse questioni e missioni; così come è vero che Fassino e Rutelli dicono che avrebbero votato per il ritiro se la domanda fosse stata seccamente posta; ma è proprio questo esasperato tatticismo, questa ricerca degli argomenti più razionali e giustificabili a risultare incomprensibile ai più. O meglio, a risultare più sbagliata e opportunista.
    La politica deve permettersi, ogni tanto, di parlare al cuore del popolo con il linguaggio del popolo, senza demagogia e senza intellettualismi. Ma con chiarezza.
    Sono tante, ad esempio, le questioni sulle quali potrebbero dare un segnale preciso ai cittadini italiani, a cominciare dalla scuola (cosa facciamo se andiamo al governo, depenniamo la Moratti?) per finire con la legge 30 (poniamo fine alla flessibilità del lavoro?).
    Zapatero, pur con tutte le precauzioni del caso e considerate le scottature che ci siamo presi a sostenere acriticamente altri “sinistri” personaggi, sta dicendo pane al pane e vino al vino. Una bella sferzata per tutto il centrosinistra europeo, specialmente il nostrano.

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