CagliariMonAmour chi si ribella gode

21 Ottobre 2008

Tra Pili e Soru c’è una bella differenza

Archiviato in: politica, movimenti — matilde @ 19:49

Terra, 25 aprile 2004

ex editoriale 146

E’ cominciata la corsa alla presidenza della regione Sardegna. I candidati, al momento, sono Pili, Soru, Floris, Sanna, Corda e Gavino Sale. Chi prenderà più voti sarà il presidente della regione e porterà con sè le donne e gli uomini del listino, ed avrà la maggioranza dei seggi del Consiglio, attribuiti con il metodo proporzionale nei collegi provinciali. Nonostante gli outsiders siano agguerriti, forti e degni di attenzione (ci riserviamo di approfondire il discorso su indipendentismo e nazione sarda), la partita si giocherà tra Renato Soru e Mauro Pili. Entrambi puntano al rinnovamento della Sardegna, alla tutela dell’ambiente, a un turismo eco compatibile, alla difesa e allo sviluppo dell’artigianato, alla qualità dei nostri prodotti per sfruttare l’opportunità dell’allargamento del mercato dell’unione europea, alla ristrutturazione della macchina burocratica della regione (il compito più arduo), alla conoscenza e alla ricerca, alla tutela della pastorizia e delle produzioni locali, allo sviluppo del senso identitario e alla nostra cultura.

Sembra quasi che si siano messi d’accordo.

Ma non poteva che essere così, visti i problemi che affliggono la regione sarda. La differenza, i due, se la stanno giocando sulle forme della inizianda campagna elettorale. Centrata sul sorriso, sulla propria immagine e sulle grandi abilità dialettiche quella di Pili; più popolare e sanguigna, misurata su tutti i leaders di partiti e movimenti, quella di Soru.

Pili, sicuro di sè (almeno più del suo referente nazionale Berlusconi), sfida Soru a un confronto diretto sui programmi per cercare di risalire qualche punto percentuale grazie alle sue abilità nel contraddittorio. Soru, forte della sua cultura superiore (non solo imprenditoriale) potrebbe accettare la sfida e riuscire anche a vincerla, con quelle sue efficaci pause celentaniane.

Ma l’unica, grande, differenza tra i due è il passato.

Pili ha già avuto la sua chance e ha fallito. Ha copiato, ha sbagliato, ha accettato traditori, ha sfruttato tutto ciò che ora dice di voler combattere, ha ridotto la legislatura a una tragica farsa. Il suo centrodestra sta trascinando l’isola al tracollo finanziario. Nonostante i suoi 37 anni, è un vecchio. Un vecchio (neanche tanto marpione) della vecchia politica isolana. Come far governare uno che dice, riferito ai concorrenti del centrosinistra: “loro convocano la gente, noi ci andiamo incontro”? Come si può votare uno che è convinto che Soru abbia fatto i soldi facendo calare le quotazioni di borsa dei titoli Tiscali? Se non è rinco…to, poco ci manca.

Il passato di Soru, per sua fortuna, non è politico. Sulla sua carriera di imprenditore possiamo dire tutto e il suo contrario, ma c’entra poco o niente con la nuova avventura che sta affrontando (a parte il possibile conflitto di interessi, che va eliminato). Come politico rappresenta il nuovo e può ambire alla fiducia dei sardi. I quali, se eletto, sapranno valutare i risultati e giudicarne l’operato. E, se del caso, rimandarlo a casa.


cma

25 aprile

Archiviato in: politica, antifà — matilde @ 19:44

Terra, 25 aprile 2004

ex editoriale 145

Ancora una volta, la festa del 25 aprile si è dimostrata di una vitalità sconvolgente. Una festa sconvolgente e grandiosa nella sua forza che dirompe gli schieramenti precostituiti.
L’obiettivo di renderla festa di tutti gli italiani - in quanto festa della liberazione dal nazifascismo e della nascita di fatto della Repubblica italiana e della sua Costituzione - non è stato ancora raggiunto. Vuol dire che molte ferite sono ancora aperte e che molti fascisti hanno continuato a seminare veleno.
Gli attuali inquilini di palazzo Chigi e delle stanze del potere lavorano, anzi, alla cancellazione formale, oltre che sostanziale, del 25 aprile: la loro assenza da qualsiasi manifestazione ufficiale la dice lunga sulla bontà delle numerose abiure fatte da Fini e soci e sulla democraticità del premier Berlusconi.
IL 25 aprile è quindi una …festa viva e vitale perchè è in grado di rappresentare le contraddizioni del Paese e perchè al suo interno si rispecchiano e amplificano le vicende politiche attuali.
Quest’anno, ad esempio, i motivi del ricordo e della viva commemorazione antifascista si sono intrecciati ai temi della guerra in Iraq e della rivolta operaia a Melfi, FIAT.
La liberazione è per antonomasia liberazione dalla guerra e conquista della pace. Ma oggi l’Italia si trova invischiata in una guerra che, più dell’articolo 11 della carta costituzionale, non è voluta dalla stragrande maggioranza della popolazione.
La liberazione è stata innanzitutto insurrezione operaia contro la dittatura e l’occupazione straniera e per la democrazia anche nelle fabbriche. Ma oggi il padronato italiano, la FIAT, dopo aver attaccato per anni le condizioni di produzione e di vita degli operai, tenta di cancellare il sindacato attraverso la sua divisione e l’emarginazione del conflitto.
Ebbene, contro queste due truci realtà, il Paese resiste e si ribella. E lo fa anche nelle piazze del 25 aprile, a volte diviso come è successo a Cagliari, ma cosciente della gravità della situazione.
L’Italia deve ritirare i suoi soldati dall’Iraq; a Melfi devono finire i turni massacranti, i salari devono essere uguali a quelli degli altri operai FIAT e a trattare devono essere convocate le RSU.
Il 25 aprile è una festa entusiasmante e non finirà mai di stupirci.


cma

Sul rapporto della Provincia sulla qualità dell’aria

Archiviato in: ambiente, traffico e nuvole — matilde @ 19:43

Terra, 21 aprile 2004

ex editoriale 144

Spettabile “La Nuova Sardegna”, ho letto con interesse l’articolo di s.a. titolato “Aria buona in città e persino a Macchiareddu” e pubblicato sull’edizione odierna del Vostro quotidiano.
Premetto di non avere ancora a disposizione il rapporto annuale della Provincia di Cagliari, di cui il succitato articolo è una sintesi. Ma, non avendo alcun dubbio sulla correttezza dei dati, riportati da s.a., che parlano di una sostanziale bontà dell’aria cittadina, vorrei avanzare alcune considerazioni.
Per farlo, mi servirò dei dati forniti dalla rete di rilevazione ambientale del Comune; dati che, seppure raccolti in maniera conforme alle disposizioni vigenti, non fotografano perfettamente la situazione poichè riguardano solo alcune vie (larghe e ben ventilate) e perchè l’aria “studiata” è prelevata ad altezze ben superiori a quelle in cui i pedoni - soprattutto i bambini - respirano.
Le stazioni cittadine di rilevazione sono 7, ma di queste ne funzionano (con qualche comprensibile intoppo) sei, dato che quella di via Roma (ora, mercato ittico) non è mai entrata in funzione.
Dunque, nei primi 107 giorni dell’anno corrente, in riferimento alle cosiddette “polveri sottili”, ci sono state 742 (vado ad abbondare perchè non considero i “fuori servizio”) misurazioni medie giornaliere. Di queste ben 101 hanno superato la soglia limite (che adesso è di 55 microgrammi per metrocubo, ma l’obiettivo di qualità è 40), cioè più del 13,5% delle rilevazioni.
Non solo. Utilizzando gli stessi criteri della Provincia, e sempre in riferimento al PM10, per ben 111 volte le stazioni hanno qualificato l’aria esaminata come “pessima” (il 14,95%), cioè con concentrazioni medie giornaliere superiori ai 41 microgrammi per metrocubo, e 126 volte “scadente” (il 16,98%), cioè con concentrazioni tra i 30 e i 40 microgrammi.
Quindi, oltre il 45% delle rilevazioni effettuate dal primo gennaio al 16 aprile 2004 ci segnalano una qualità dell’aria (per polveri presenti) non proprio buona.
Paradossalmente, l’aria parrebbe migliore proprio a Macchiareddu.
Ma la considerazione che voglio fare è un’altra. Da diverso tempo, i medici che a Cagliari si occupano di malattie dell’apparato respiratorio segnalano un preoccupante incremento delle malattie legate proprio alla qualità dell’aria che respiriamo e alla presenza di fattori inquinanti.
Non voglio fare allarmismo, ma non vorrei neanche che si affermassero concetti e filosofie del tutto opposte e che si trovassero alibi per non intervenire, ad esempio, contro il traffico automobilistico, che è tra i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico.
Per bambini e anziani non ci sono soglie minime al di sotto delle quali le sostanze inquinanti respirate non fanno male. Fanno sempre male. Il nostro obiettivo deve essere quello di tendere alla migliore qualità possibile, al miglior compromesso possibile - in base alle nostre conoscenze e al nostro sviluppo tecnologico - tra legittime esigenze di mobilità urbana e diritto alla salute.

Leonardo
cma

…ma però il Poetto è un disastro

Archiviato in: poetto — matilde @ 19:40

Terra, 16 aprile 2004

ex editoriale 143

La puntata di “ma però” - il talk show di Sardegna 1 condotto da Giacomo Mameli - cui abbiamo assistito ieri sera, ha affrontato il tema del Poetto e ci ha dato modo di vedere finalmente le facce dei tecnici che hanno contribuito al disastro. Facce di bronzo è dir poco. Già conoscevamo quella del presidente Balletto. Ci mancavano le altre. Emblematica quella di tal Lorenzo Mulas, ingegnere al quale non affideremmo neppure la costruzione di una casetta in LEGO, che ha continuato a dire per tutta la sera che le cose miglioreranno. Col tempo, ma miglioreranno. In un paese quasi normale, come potrebbero essere gli USA, delle persone che hanno dichiarato “BLA BLA” solo due anni fa, e oggi dicono “ZUT ZUT”, sarebbero già da tempo, se non sottoposte al giudizio del tribunale del popolo, impegnate a cercare cartone sotto i ponti di Brooklin.

Questi signori, due anni fa giuravano che nel giro di pochi mesi la sabbia nuova sarebbe diventata bianca e fine come la vecchia, anche con l’aiuto di una buona “grigliatura”; oggi dicono che il ripascimento prevedeva l’utilizzo di sabbia grossa per evitare che il vento la riportasse via, e sono orgogliosi di averlo fatto così.

Due anni fa dicevano che le dune non erano indispensabili (e c’era invece ancora un po’ di sabbia fine e bianca da proteggere); oggi sono tutti pronti, con palette e secchielli, a riprendere a giocare sulla sabbia per posare le famose “dune” (per proteggere una sabbia che non vola neanche a pagarla).

Due anni fa assicuravano che il Poetto sarebbe tornato, nel giro di un anno, più bello di prima; oggi affermano che era un intervento di “protezione civile” e non un imbellettamento (sic!).

A riprova di ciò continuano a mostrarci le due solite foto della prima fermata ante ripascimento e ci stontonano con i sacchetti di sabbia del Lido.

Evidentemente il presidente della provincia non sa neanche cosa fosse, il Poetto, prima. Ma ci è mai passato? Per lui esiste solo la prima fermata e la parte sinistra del Lido.

Ma tutto il resto della spiaggia - la quarta fermata, la quinta, la sesta, l’ospedale marino - tutto il resto della spiaggia, l’ha mai vista? Si è mai reso conto che non solo non era in condizioni disastrose, ma che fino all’anno prima del ripascimento era “bella”? E che necessitava solo di un intervento soft, molto soft?

Adesso il disastro è sotto gli occhi di tutti. Fate una foto oggi, dopo la levantata di questa notte e consegnatela a Balletto e ai suoi tecnici.Ad essere in condizioni pietose c’è tutto il litorale, per non parlare del mare che, da subito dopo il ripascimento, è torbido e non più limpido e trasparente (tornerà mai come prima?).

Oh ragazzi, questa è gente pericolosa perché oltre ad essere incapace è anche testarda e presuntuosa.

In un paese normale come gli USA, dicevamo, chi opera è responsabile di ciò che fa, e se sbaglia paga.

In Italia - e in particolare qui a Cagliari - l’amministratore pubblico si specializza in capriole, in attesa del tanto ambito “giudizio del popolo”, la “gabina elettorale”, il “voto libero e cosciente”, che questi politicanti dell’ultim’ora hanno elevato a rango di bagno purificatore di ogni peccato e di ogni responsabilità. Gli eletti sono, per loro, assolutamente intoccabili (a meno che non siano gli eletti dell’opposizione) e sono, come il Papa, infallibili; la libertà è libertà di fare i loro porci comodi e obbligare gli altri ad adeguarsi alla loro “etica”. La casa delle libertà. Pfui.

Dalla trasmissione di ieri, traiamo comunque una nota positiva. Cagliari è in grado di generare opportuni anticorpi alla strafottenza degli incapaci; ne segnaliamo due per tutti: la professoressa Teresa Crespellani e il consigliere comunale Piero Comandini.

cma

In Iraq è in corso una mortifera partita a poker

Archiviato in: guerra e pace — matilde @ 19:33

Terra, 14 aprile 2004

ex editoriale 142

Baghdad, April 14, 2004. Ha ripreso a far caldo, quaggiù. Non faccio altro che cianfrusagliare in Internet, tappato nel quartier generale USA, dal quale non mi allontano se non con le dovute cautele (scorta, giubbotto antiproiettili, Bibbia etc). In questi giorni terribili, in cui le uniche a parlare sono le armi pesanti e leggere di marines e guerriglieri, ho come l’impressione che il mio presidente Bush e i suoi alleati stiano giocando una lugubre partita a poker sulla pelle di tutta la popolazione dell’Iraq.

Questa partita ha come posta il petrolio iracheno - perchè è il petrolio la vera causa di questa guerra, e chi crede ancora alle parole libertarie degli invasori è fuori di testa - da conquistare attraverso le grandi manovre politiche che porteranno alla nascita di un futuro (quanto futuro?) governo fantoccio iracheno.

Identica partita, ma con diverso obiettivo, per miliziani sciiti e sunniti. Cercano di spostare, ognuno a proprio favore, i rapporti di forza e conquistarsi così le posizioni migliori per la prossima trattativa. E’ per questo che hanno intensificato gli attacchi e le operazioni di guerriglia, per il momento uniti ma pronti a scannarsi a breve.

E’ evidente a tutti che non si tratta di terrorismo - almeno non più di quello perpetrato dai marines statunitensi, capaci di uccidere a manganellate chi si rifiuta di togliere dalla propria auto il ritratto di Al Sadr - ma di resistenza contro gli eserciti occupanti.

Eserciti che non sono poi così “regolari” come qualcuno tenta di farci credere. In Iraq c’è di tutto, da mercenari a spie, da agenti segreti a sabotatori infiltrati, iraniani e siriani, russi e francesi: tutti con l’obiettivo di vincere qualche mano a questo sanguinoso poker per il petrolio (niente di strano che anche i 4 italiani rapiti siano agenti dei servizi segreti, come assicurano i miliziani). Molto istruttivo, al proposito, è l’articolo di Roberto Di Nunzio per Reporter associati

Di certo, in Iraq non ci sono più (e da tempo) “civili” dei paesi occidentali belligeranti, se non qualche sparuto giornalista. Solo un ingenuo può credere il contrario.

Di certo, in Iraq la situazione peggiora di giorno in giorno e le migliaia di vittime di queste ultime due settimane testimoniano la volontà degli invasori di schiacciare la resistenza, accusando di terrorismo chiunque si ribelli e si opponga al processo di “normalizzazione”.

Altrettanto certo è che i vari Bush, Blair e Berlusconi stanno giocando sul filo del rasoio perchè la situazione potrebbe sfuggire di mano ed esplodere ancor di più da un momento all’altro, ma vanno avanti, non cedono di un millimetro e - come nei migliori bluff - si mostrano spavaldi e sicuri. Vogliono portare a casa le grandi commesse per la ricostruzione del Paese e già indicano al mondo e agli iracheni l’unico modo che questi ultimi hanno per pagare: il “loro” petrolio.

La liberazione del Paese dalla dittatura di Saddam, insomma, ha un costo, un prezzo. Nessuno fa niente per niente, in regime capitalista. Gli iracheni lo dovranno pagare, più di quanto non abbiano già pagato con il decennale embargo e di quanto non lo stiano pagando oggi con le vittime civili di questa guerra.

Ritengo che la situazione non sia destinata a migliorare anche se, come sembra, a questo tavolo di poker si aggiungerà il leader sciita Al Sadr. E’ di poche ore fa la notizia della sua disponibilità a trattare senza condizioni, cosa per cui hanno lavorato assiduamente in queste ore sia gli americani, che hanno bisogno di rinsaldare quella che sembrava un’alleanza vincente (con la maggioranza sciita), sia gli intermediari sciiti iraniani, che si stanno giocando un nuovo ruolo in medioriente.

Ma a trattare cosa? E in cambio di che?

No, non vedo niente di buono all’orizzonte. Anzi, sullo sfondo mi pare di intravedere la sagoma di Sharon e il rinnovato appoggio americano al suo muro e alla sua politica. I coloni israeliani in terra palestinese possono stare tranquilli. Un po’ meno i palestinesi. E con queste premesse, anche se in Iraq gli americani dovessero riuscire a bloccare la resistenza, per il mondo non ci sarebbe ancora pace. Purtroppo.

Lucky Tompson
cma

8 Ottobre 2008

Il Sant’Elia fa gola a molti

Archiviato in: società, comune — matilde @ 20:31

Terra, 11 aprile 2004

ex editoriale 141

Come un gorilla richiamato dai suoni di una foresta pluviale, ho passato la prima parte del week end pasquale a seguire le processioni del quartiere di Villanova, nelle strade in cui nacqui e crebbi per un po’.
La magia di quelle teorie di confratelli biancovestiti e di consorelle nerovestite che si susseguono oranti, si ripete ogni anno; e ogni anno i volti fenici, mediterranei e meticci accompagnano i simulacri cari, compunti e riverenti, tra un “trema la terra” e un bicchiere di vino rosso.
I cagliaritani dei quartieri vecchi si ritrovano qui, il venerdì santo, anche per chiacchierare di cose meno serie. Ma attuali.
Quest’anno andava Sant’Elia. Lo stadio Sant’Elia.
Uno stadio inaugurato nel 1970 e ristrutturato nel 1990 in uno spazio enorme, troppo enorme, detinato a parcheggi.
Più di un imprenditore ha messo gli occhi da tempo su quest’area così pregiata e ricca; e più di un imprenditore ha vagheggiato progetti di palazzi e centri commerciali, palestre e piscine, centri direzionali e uffici.
La questione si sta ponendo, sotto altra veste, al consiglio comunale di Cagliari.
Lo stadio Sant’Elia deve essere solamente ristrutturato, oppure buttato giù e ricostruito, completamente ripensato, con annesse attività commerciali e quant’altro?
E a quale imprenditore e con quali strumenti - appalto o assegnazione diretta - deve essere consegnato?
Oppure ha ragione Mistretta quando propone una società consortile tra il Comune, il Cagliari Calcio e un terzo?
Una cosa è certa: intorno al Sant’Elia si concentrano interessi giganteschi e idee diverse che riguardano, ad esempio, anche lo stesso quartiere. La proposta di abbattere i palazzoni popolari fa parte del gioco e del progetto.
Che fine debbano fare gli abitanti di Sant’Elia o la pista di atletica, non è dato sapere.
Si chiacchierava di questo, durante le fermate delle processioni del venerdì santo. Ma alla gente semplice di Villanova interessa vedere le partite di calcio e poco importa, purtroppo, delle manovre politiche ed economiche che riguardano lo stadio e la sua gestione.
I potentati della città conoscono abbastanza la noncuranza tipica dei loro concittadini, e la coltivano innaffiando abbondantemente la città di clientele e favoritismi, di qualche pacca sulla spalla e di qualche biglietto gratis per la partita.
Che a noi rimangano le pesanti croci da portare in processione e le statue dell’Addolorata vestite di biglietti di per grazia ricevuta.

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