Tra Pili e Soru c’è una bella differenza
Terra, 25 aprile 2004
ex editoriale 146
E’ cominciata la corsa alla presidenza della regione Sardegna. I candidati, al momento, sono Pili, Soru, Floris, Sanna, Corda e Gavino Sale. Chi prenderà più voti sarà il presidente della regione e porterà con sè le donne e gli uomini del listino, ed avrà la maggioranza dei seggi del Consiglio, attribuiti con il metodo proporzionale nei collegi provinciali. Nonostante gli outsiders siano agguerriti, forti e degni di attenzione (ci riserviamo di approfondire il discorso su indipendentismo e nazione sarda), la partita si giocherà tra Renato Soru e Mauro Pili. Entrambi puntano al rinnovamento della Sardegna, alla tutela dell’ambiente, a un turismo eco compatibile, alla difesa e allo sviluppo dell’artigianato, alla qualità dei nostri prodotti per sfruttare l’opportunità dell’allargamento del mercato dell’unione europea, alla ristrutturazione della macchina burocratica della regione (il compito più arduo), alla conoscenza e alla ricerca, alla tutela della pastorizia e delle produzioni locali, allo sviluppo del senso identitario e alla nostra cultura.
Sembra quasi che si siano messi d’accordo.
Ma non poteva che essere così, visti i problemi che affliggono la regione sarda. La differenza, i due, se la stanno giocando sulle forme della inizianda campagna elettorale. Centrata sul sorriso, sulla propria immagine e sulle grandi abilità dialettiche quella di Pili; più popolare e sanguigna, misurata su tutti i leaders di partiti e movimenti, quella di Soru.
Pili, sicuro di sè (almeno più del suo referente nazionale Berlusconi), sfida Soru a un confronto diretto sui programmi per cercare di risalire qualche punto percentuale grazie alle sue abilità nel contraddittorio. Soru, forte della sua cultura superiore (non solo imprenditoriale) potrebbe accettare la sfida e riuscire anche a vincerla, con quelle sue efficaci pause celentaniane.
Ma l’unica, grande, differenza tra i due è il passato.
Pili ha già avuto la sua chance e ha fallito. Ha copiato, ha sbagliato, ha accettato traditori, ha sfruttato tutto ciò che ora dice di voler combattere, ha ridotto la legislatura a una tragica farsa. Il suo centrodestra sta trascinando l’isola al tracollo finanziario. Nonostante i suoi 37 anni, è un vecchio. Un vecchio (neanche tanto marpione) della vecchia politica isolana. Come far governare uno che dice, riferito ai concorrenti del centrosinistra: “loro convocano la gente, noi ci andiamo incontro”? Come si può votare uno che è convinto che Soru abbia fatto i soldi facendo calare le quotazioni di borsa dei titoli Tiscali? Se non è rinco…to, poco ci manca.
Il passato di Soru, per sua fortuna, non è politico. Sulla sua carriera di imprenditore possiamo dire tutto e il suo contrario, ma c’entra poco o niente con la nuova avventura che sta affrontando (a parte il possibile conflitto di interessi, che va eliminato). Come politico rappresenta il nuovo e può ambire alla fiducia dei sardi. I quali, se eletto, sapranno valutare i risultati e giudicarne l’operato. E, se del caso, rimandarlo a casa.
cma