28 Marzo 2009
Cellino con Soru? Pericolo scampato
Terra, 8 maggio 2004
ex edit 149
Da qualche tornata elettorale in qua, gli opposti schieramenti politici sono alla strenua ricerca di candidature eccellenti, personaggi di chiara fama e gloria da inserire ognuno nelle proprie liste elettorali.
In una società, come la nostra, caratterizzata da tanti eccessi televisivi e in cui lo spettacolo, i reality show, il calcio parlato e giocato occupano gran parte del tempo libero degli italiani e tentano di imporre argomenti e stili di vita lontani mille miglia dalla realtà, c’era da aspettarsi che anche la politica si sarebbe trasformata sempre più in una sorta di grande carrozzone, di mercato globale degli acquisti in cui inserire gli specchietti per le allodole.
Le liste sono sempre più ricche di personaggi del mondo televisivo e dello sport, del cinema e della canzone, la maggior parte dei quali è lì per la sua bella faccia o per ciò che rappresenta nell’immaginario collettivo.
Le eccezioni ci sono. I tanti nomi di scienziati, letterati, rappresentanti del mondo del lavoro che non possono che arricchire, con le loro conoscenze della realtà e le loro capacità pratiche, i listini in cui vengono candidati. Ma sono, appunto, eccezioni.
Per un certo periodo girava voce di una candidatura di Cellino (presidente del Cagliari calcio) nel centrosinistra ed eravamo seriamente preoccupati che anche Soru si stesse facendo coinvolgere in questa forsennata caccia al nome brillante, ma di poca sostanza.
Cellino non ci è mai piaciuto. Il suo modo di fare arrogante, strafottente, piuttosto rozzo; la sua perenne ricerca dell’affare del secolo, non importa se con il calcio o con il grano (l’importante è fare la grana); i suoi “rapporti” - a proposito di grano e UE - con la magistratura nostrana; le sue dichiarazioni sull’appartenenza mai rinnegata, da giovane, a gruppi dell’estrema destra; tutto ciò lo rende assai poco assimilabile al movimento di Soru, di tutt’altro spessore, e invece molto affine a Pili e alla destra cagliaritana.
Per fortuna nostra è intervenuto Silvio Berlusconi che, come in un calcio mercato di infima categoria, ha convinto Cellino ad andare con Pili. Udite udite le offerte:
2 giocatori del Milan in prestito al Cagliari, se verrà promosso in serie A;
un peso maggiore all’interno della Federazione calcistica;
la candidatura a sindaco di Cagliari, in nome e per conto di Forza Italia.
C’è qualcuno che si scandalizza? Non vi sembrano convenienti simili concessioni fatte a uno che non parla correntemente l’italiano?
Non sappiamo se tutto ciò sia vero. Di sicuro è verosimile e va bene così. Pili è in grossa difficoltà; ha un disperato bisogno di qualche “colpaccio” che gli faccia recuperare su Soru qualche punto percentuale, e in simili situazioni è facile commettere errori. La ciambella, stavolta, non ha il buco.
Cellino non gode di buona fama neanche tra tutti i supporters del Cagliari calcio e in città è visto quasi come il fumo negli occhi a causa della sua ostinazione nel volersi accaparrare lo stadio Sant’Elia.
Neanche un passaggio a Videolina, tra i Lapola, per la promozione del Cagliari, gli farebbe guadagnare consensi.
Quindi: pericolo scampato.
E per una volta, grazie a Berlusconi.
cma
Bucce di banana
Terra, 30 aprile 2004
ex editoriale 148
Ieri a Videolina, alla trasmissione Bucce di banana, era il turno di Renato Soru. Solite domande, comprese quelle, immancabili e idiote, sull’origine borsisitica del suo patrimonio personale e sui presunti “maltrattamenti” contrattuali a qualche suo dipendente, e solite risposte.
Giovedì prossimo sarà il turno di Pili, con una imprevista anteprima oggi.
Ore 13,30 circa. Interno autobus linea 5.
Un giornalista dell’emittente cagliaritana, conduttore del programma in questione, afferra il cellulare e chiama. Ponto Mauro, ciao. Sono io. Dobbiamo vederci prima di giovedì, prima della trasmissione…è assolutamente importante che ci vediamo…Che so, a me andrebbe bene lunedì o martedì…Va bene, come vuoi tu….però chiamami. Sì, ieri mi è sembrato meglio….non ha fatto più quelle terribili lunghe pause…a molti non è piaciuto, troppo impacciato…ma è andato un po’ meglio…non ha fatto troppe pause anche perchè io lo incalzavo con domande a raffica…ne ha fatto solo due…quando ci vediamo ti faccio leggere le e-mail arrivate…con le domande fatte…sì….Sì, è d’accordo per il confronto…a patto che tu non faccia domande su cose che non c’entrano…domande cattive…ti va bene?… sono arrivate un sacco di e-mail della rete, sai i girotondini, con le solite proteste…ci accusano di averlo massacrato… i segretari dei partiti del centrosinistra invece dicono che siamo stati corretti…Sì, una trasmissione corretta ed equilibrata…ci dobbiamo vedere…te le faccio leggere…ciao ciao…aspetto una tua chiamata.
Dopo qualche minuto, il giornalista riprende il cellulare e chiama….risponde presumibilmente una segreteria…
Ah Mauro, secondo me è necessario che ti faccia dare la cassetta della trasmissione così ti prepari per bene…ciao.
Se all’altro capo del filo il Mauro non era Pili, ci facciamo frati.
Per carità, nessuno scoop e niente di strano. I due, entrambi giornalisti, sono evidentemente amici di lunga data. Niente di male se ci si scambia qualche notizia e parere sul candidato avversario.
Così come non c’è niente di male a parteggiare per un collega anzichè per uno sconosciuto. Viene naturale sperare e, magari, lavorare per una sua vittoria.
Eppure, c’è qualcosa che stona in tutto questo. Non sapremmo neppure dirlo, ma ascoltando il resoconto della telefonata fattoci da un amico abbiamo avuto la fastidiosa sensazione (magari sbagliatissima) di sentire una storia impregnata di… favoritismo? piaggeria? parzialità? nepotismo? benevolenza? complicità?
Chi è che diceva “a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca sempre”? La professionalità e l’indipendenza di Videolina, del resto, non è che siano qualità proprio scontate.
Ma c’è un solo modo per appurarlo: seguire la trasmissione di giovedì prossimo.
cma
29 aprile: manifestiamo contro la guerra
Terra, 29 aprile 2004
ex editoriale 147
Se qualcuno ti punta il fucile addosso e cerca di obbligare te - o qualcun altro - a fare qualcosa, è un criminale ricattatore?
Ovviamente dipende da cosa ti vuole far fare e dal contesto. E il contesto è in genere regolato da un codice di comportamento e da tutta una serie di norme che definiscono il lecito e l’illecito.
Qui da noi, se quel qualcuno è un carabiniere che vuole obbligarti a stare fermo per impedirti di rapinare una gioielleria o far del male a qualcuno, non è un criminale.
Se anzichè essere carabiniere, o poliziotto, fosse un privato cittadino, dovrebbe spiegare il possesso dell’arma e sarebbe probabilmente inquisito, ma non sarebbe giusto definirlo criminale.
Cioè, un fine positivo e auspicabile (ad esempio la salvaguardia della natura) non giustifica qualsiasi mezzo per raggiungerlo (le bombe sotto i tralicci dell’alta tensione).
Se, invece, chi ti punta addosso il fucile vuole che tu vada a rubare per lui, o vuole che gli svuoti la cassaforte della banca, è un criminale.
Nei rapporti internazionali, la definizione di criminale è un pochino più complessa e diventa quasi quasi impossibile quando c’è di mezzo una guerra.
Esistono comunque le convenzioni e gli accordi che regolano i comportamenti dei combattenti e i tribunali internazionali che indicano i crimini di guerra e giudicano chi li ha commessi.
Ad esempio è sancita l’intoccabilità dei civili e vietato il maltrattamento dei prigionieri di guerra; oppure, per quei combattenti, non in divisa, che vengono catturati, è prevista l’accusa di spionaggio e può essere applicata la pena di morte.
Di fatto però sui campi di battaglia succede di tutto - soprattutto ai civili e ai prigionieri - e nessuno dice niente quando a commetterlo sono gli amici, mentre si è pronti a denunciare come criminale qualsiasi atto del nemico.
Detto questo, a me scoccerebbe tantissimo se qualcuno, con la prepotenza o le minacce, mi obbligasse, che so, a usare in città i mezzi di trasporto pubblici, anche se credo che sia giusto non usare i mezzi privati, cosa che abitualmente già faccio. Sarei quasi tentato di non farlo più.
Quasi tentato.
Il caso degli ostaggi italiani in mano alla resistenza irachena è simile ma anche diverso. Simile perchè c’è ancora una volta la coercizione e il sopruso che, annebbiandoci la vista, ci consigliano di fare l’esatto contrario di quanto richiesto; diverso perchè lì c’è di mezzo:
contro la guerra in Iraq, contro la politica bellicista del nostro governo, per il ritiro delle nostre truppe, per la pace.
Augurandomi che servano.
19 Marzo 2009
Gestante

“Gestante” è participio presente?
No, è preservativo imperfetto.
Che qualcuno informi Benedetto XVI sull’utilità del preservativo…grazie.
E che qualcun altro insegni al mio ragazzo come infilarselo. Io ho perso la pazienza.