CagliariMonAmour chi si ribella gode

23 Febbraio 2010

Giuliano Ferrara suona la ritirata?

Archiviato in: politica — matilde @ 12:32

 

«Una corte è una corte, e i cortigiani sono vil razza dannata, lo si sa dal melodramma. Ma dietro il fumo divisivo, l’avvelenamento dell’aria, la guerra di tutti contro tutti, c’è sempre un difetto di conduzione che risale al principe. Berlusconi non va in parlamento da quando presentò alle camere il governo, e sono quasi due anni. Non fa un discorso impegnativo da mesi e mesi. Non tiene ferma la barra e non la fissa con chiarezza su una rotta di iniziative e di riforme discernibile, che sia il segno esterno chiaro del significato del suo comando, della sua leadership». Non è un giornale di quelli che il premier definisce «disfattisti» a stilare questi giudizi ma «il Foglio», per la penna dell’Elefantino Giuliano Ferrara, preoccupato del rischio di una ingloriosa decadenza della leadership del cavaliere. Dunque ci si può credere, la fine dell’era berlusconiana sta entrando nell’ordine di idee dei collaboratori più prossimi del premier, non solo nei desiderata degli avversari più lontani. Quanto però a intuire, di questa fine, le modalità possibili, o a delineare gli scenari del dopo, qui l’immaginazione politica difetta, a destra e a manca. (continua…)

21 Febbraio 2010

Genova G8 - Infiltrati e “Black bloc”

Archiviato in: movimenti — matilde @ 17:58

Genova G8 - Infiltrati e “Black bloc”

20 Febbraio 2010

Sì alla libera preghiera di tutti

Archiviato in: movimenti, Sardegna — matilde @ 19:28

Ai cagliaritani dubbiosi sulla liceità del riunirsi nella strada pubblica a pregare, dedichiamo questi articoli della Costituzione italiana e il servizio pubblicato oggi su L’Unione Sarda, a proposito della moschea in Marina. Per fortuna, almeno dal punto di vista della cultura della tolleranza - al netto di qualche eccezione, Cagliari non è il profondo nord padano…


Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

(continua…)

Craker. Dalla Cina con furore….

Archiviato in: informatica — matilde @ 12:33


Alla fine la pistola fumante è stata scoperta, ma invece di chiarire ha annebbiato ancora di più una situazione già complicata. Gli hacker che pochi mesi fa hanno attaccato Google e altre decine di aziende americane dando l’avvio a una crisi diplomatica inaspettata - anche se certo con radici più profonde - tra Pechino e Washington erano proprio cinesi. E quel che è peggio, studenti di due istituti della Repubblica popolare.
A tirare la bordata è stato ieri il New York Times, che in questa vicenda di guerriglia informatica e di schermaglie politiche degna dei tempi della Guerra fredda ha ormai il ruolo della corazzata. L’autorevole testata ha avuto una soffiata altrettanto autorevole: nientemeno che i servizi segreti interni, quella National Security Agency cui la stessa Google si era rivolta, non senza suscitare a sua volta perplessità tra gli utenti, dopo lo smacco subito con la violazione dei propri server da parte di potenti criminali informatici.
(continua…)

19 Febbraio 2010

NoTav: la polizia carica selvaggiamente

Archiviato in: movimenti — admin @ 14:19

NoTav: la polizia carica selvaggiamente

L’ITALIA IN VAL DI SUSA

Archiviato in: movimenti — admin @ 12:10

Quanto è accaduto in Val di Susa nella notte tra mercoledì e giovedì è terribilmente significativo dell’Italia di oggi.
Per certi versi tragicamente esemplare. Mentre il paese intero sprofondava nel fango per lo scandalo della Protezione civile, esattamente nel momento in cui a Roma i giudici della Corte dei Conti denunciavano la crescita esponenziale della corruzione, lo Stato si scatenava, con una violenza del tutto sproporzionata e ingiustificata, contro una popolazione che - tra i pochi - tenta di contrastare la logica dell’affarismo e la devastazione del territorio. Comandava la piazza - guarda chi si rivede - lo stesso alto funzionario per il quale i PM titolari dell’inchiesta genovese sul «macello» della scuola Diaz avevano chiesto la condanna a un anno e mezzo di reclusione con l’accusa di aver tentato, come il suo capo De Gennaro, di occultare le responsabilità. E che con De Gennaro era stato assolto, con una sentenza che sollevò scandalo.

Non stupisce che anche questa volta le testimonianze parlino di un accanimento particolare nei pestaggi, con scene simili a quelle di Genova 2001: l’uso feroce dei manganelli, la gente a terra malmenata da grappoli di agenti inferociti, la caccia all’uomo anche quando gli assembramenti erano sciolti, complice l’oscurità e l’assenza di giornalisti. Risultato: un giovane in gravissime condizioni per un trauma cranico con emorragia, una donna di Villarfocchiardo con fratture plurime al volto e alle costole e sospette lesioni interne, decine di feriti curati dai medici in valle per timore dell’arresto in ospedale.
Il tutto per realizzare un’impresa inutile, futile se non truffaldina come ben sa chiunque si sia occupato da vicino della cosa: un carotaggio dal puro significato simbolico, in un terreno geologicamente già ben conosciuto e analizzato, fatto con l’unico scopo di mostrare burocraticamente a Bruxelles che qui si «fa qualcosa» e raccattare con un espediente i fondi europei stanziati. Un dispendio di denaro pubblico per intercettare flussi finanziari da redistribuire nella rete delle imprese e dei professionisti coinvolti in attività prive di utilità reale.
C’erano, dunque, in un «punto solo» - nello spazio sintetico di un episodio - un po’ tutti gli ingredienti della crisi italiana. Di questo lungo, strisciante 8 settembre della repubblica, senza Alleati e senza partigiani, in cui tutto sembra «andare giù» nel fragore del gossip e nell’impotenza delle azioni. C’era l’arroganza cieca di un potere logoro ma ancora capace di far male. C’era il ritorno arrogante, preponente, del nostro passato prossimo non risolto né emendato: la vergogna cruenta di quel G8 genovese, incrociata e sovrapposta alla vergogna sordida del mancato G8 sardo, l’uno all’insegna delle torture (impunite) della Diaz e di Bolzaneto, l’altro delle escort del Centro massaggi romano… C’era, infine - a far da capro espiatorio e a testimoniare un residuo di dignità - la solitudine politica di un pezzo di «popolo» che comunque resiste alla logica che ci ha portati fin qui. E non accetta la riduzione della propria comunità a merce da svendere e mettere a profitto.


Marco Revelli
il manifesto 19/2/10

NO TAV Notte del 18-02-2010. Il Blocco della valle di Susa

18 Febbraio 2010

Fonsarda, Tuvixeddu

Archiviato in: movimenti — matilde @ 12:30

Venerdì 19 febbraio, al T-Hotel di Cagliari (ore 17,30), Franco Melis presenta il suo ultimo libro: “Quei giorni a Fonsarda“.
Si tratta di una raccolta di “storie” che hanno come sfondo comune, incombente e pregnante, la lotta degli abitanti di un quartiere di Cagliari che si svolse alcuni decenni fa contro la costruzione di alcuni palazzoni, a scapito e danno di orti e mandorleti. Fu a mio avviso la prima battaglia che affrontava i temi del diritto dei cittadini a partecipare alla discussione e alle decisioni politiche che li riguardavano. Una sorta di bilancio partecipativo alla Porto Alegre; una specie di lotta no-global antesignana, che mirava a tutelare soprattutto la qualità dell’ambiente e delle relazioni tra le persone, che difendevano i “luoghi” degli incontri, delle chiacchierate, insomma della socialità del quartiere.
Da quelle battaglie - che si intrecciavano con le lotte studentesche e operaie degli anni ‘70 - nacque e si irrobustì una generazione di “sognatori concreti”, li chiamo io, che imparò a mettere lingua su ciò che non ritenevano giusto, e di denunciare, spesso inascoltati, il malaffare e le commistioni insane all’interno dei palazzi della politica cittadina.
La lotta degli abitanti di Fonsarda, così si chiama il quartiere “incriminato”, torna in auge quarant’anni dopo nel momento in cui, a Cagliari, si svolge un’altra simile battaglia contro i palazzoni: quella di Tuvixeddu.
I temi sono gli stessi, con in più la memoria storica di un’intera città da difendere, con il suo paesaggio e il suo passato. La necropoli punica più grande e importante del Mediterraneo rischia di essere “valorizzata” alla solita maniera della lobby del mattone: ti faccio il parco a mie spese, però intorno mi costruisco 28 unità immobiliari, per 14.630 metri cubi di costruzioni.
Gli amministratori locali, dando l’impressione di essere avvezzi a tutelare e favorire i privati piuttosto che l’interesse pubblico, usano la seguente tecnica: non si occupano minimamente di valorizzare gli spazi pubblici, che anzi lasciano in condizioni di abbandono evidente, e poi plaudono all’intervento del privato grazie al quale quello spazio pubblico ritorna, in parte, fruibile. Tutti felici e contenti. Punici, cagliaritani e costruttori.
Intorno a Tuvixeddu si sta svolgendo uno scontro a colpi di carte da bollo e di interventi parlamentari che, a gamba tesa, vorrebbero favorire gli interessi privati, attraverso un provvedimento che toglierebbe la competenza sui nullaosta paesaggistici alle sovrintendenze, in barba al Codice Urbani, per restituirla a comuni e regioni.
La differenza tra Fonsarda e Tuvixeddu mi pare però essere proprio sulla quantità e qualità del coinvolgimento popolare, degli abitanti del quartiere, dei movimenti e dell’intera comunità cagliaritana.
Dove siete, cari lottatori di Fonsarda?
Per capirne un po’ di più, e per ritrovarli, domani pomeriggio vado a sentire Franco Melis nella presentazione del suo “Quei giorni a Fonsarda”, venti storie inventate, forse tutte vere.

17 Febbraio 2010

A sa parti

Archiviato in: Senza categoria — admin @ 21:30

Mustafà riparava macchine fotografiche, banchi ottici in particolare, con quei soffietti che gli ricordavano il camino della sua casa a Imouzzer Kandar.

Mio padre lo chiamò proprio per quel gigantesco pezzo d’antiquariato della Linhof, le cui lastre 13/18 avevano immortalato persino il re d’Italia, nella sua ultima visita a Cagliari.

Bene, Mustafà arrivò verso le 14 di una domenica qualsiasi, di una stagione che non ricordo, di un anno che gira e rigira doveva essere il 2004; ricordo però che fuori pioveva. Era domenica perchè in seguito discutemmo se fosse giusto per dei cattolici far lavorare un musulmano proprio il giorno del Signore, tenuto conto che nel giorno del suo Signore non lavora manco a pagarlo a peso d’oro. Pilpul, direbbe Rah’el, la signora di religione ebraica della porta accanto. Pilpul. Come è pilpul stabilire la purezza (e quindi la mangiabilità) dell’uovo che la gallina ha deposto il sabato.

Oh, il sabato. Giorno santo della spesa al mercato. Il pesce, i molluschi e i crostacei che trovi a San Benedetto sono da leccarsi le dita. E questo avveniva regolarmente il sabato, ma soprattutto la domenica.

Proprio il giorno e all’ora che bussò Mustafà, mamma stava cuocendo le triglie e i calamari.

A sa parti, disse sorridendo mio padre. Mustafà lo guardò con un punto di domanda sopra la testa.

Si accomodi, Mustafà, un umile piatto di spaghetti alle vongole e una triglia…A sa parti. Anche senza Martini.

Mustafà ci raccontò del suo Marocco, mangiò e bevve con noi e poi aggiustò il banco ottico del nonno.

Ci chiese 5 euro. Babbo gliene diede 20 e lo ringraziò.

(Nella foto, Mustafà e mio padre)

 

«Ma il G8 a La Maddalena era giusto»

Archiviato in: movimenti — matilde @ 16:12


Intervista a Stefano Boeri, l’architetto che progettò il nuovo Arsenale de La Maddalena

Stefano Boeri, lei è l’architetto a cui la protezione civile e la Regione Sardegna hanno affidato la progettazione del nuovo Arsenale in vista del G8 poi spostato a L’Aquila. Le era mai venuto un dubbio su quello che accadeva attorno a lei?
La vicenda è iniziata come una sfida bellissima. Si trattava di usare un grande evento come il G8 non solo per adattare spazi abbandonati, ma per rimettere a posto un territorio inquinato, all’interno di un posto meraviglioso come l’Arcipelago di La Maddalena. Di più: si voleva usare questa ristrutturazione per lanciare un nuovo modello di sviluppo economico e sociale per quel territorio, dalle servitù militari al turismo sostenibile legato alla vela, all’artigianato nautico. Questa era la sfida lanciata nel dicembre 2007 da Renato Soru, condivisa con Prodi e Bertolaso. Quando mi è stato chiesto di partecipare, ho accettato con entusiasmo.
Ora che ha letto le intercettazioni?
Vivo da una parte una rabbia fortissima, perché queste ipotesi di corruzione rischiano di oscurare un anno di lavoro appassionato e onesto di decine di giovani tecnici, architetti e anche operatori della protezione civile. E dall’altro la soddisfazione di vedere che almeno le opere che abbiamo seguito sono pronte e saranno tra breve tempo usate. Insomma, la gran parte dei soldi impiegati non sono andati nelle tasche sbagliate.
Ha avuto mai qualche sospetto? Che alla velocità fosse immolata la trasparenza?
Se avessi avuto una prova di quanto si legge oggi sui giornali, sarei andato dai magistrati. Del resto, le intercettazioni fanno capire che tutto si è svolto con accordi che non erano visibili a noi che passavamo le giornate a disegnare e poi sul cantiere a verificare i disegni. Sinceramente, non sospettavo nulla del genere.
Ha avuto modo di conoscere Bertolaso, Balducci e De Santis?
Certo. De Santis è stato con noi per un periodo brevissimo. Balducci, l’ho conosciuto come soggetto attuatore delle opere e poi come presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Bertolaso l’ho incontrato molte volte, era una figura trainante di tutta l’operazione.
La procura scrive che c’è stato lo sventramento dell’isola.
In tutta serenità posso dire che è stato un lavoro di straordinario recupero ambientale e paesaggistico. Abbiamo progettato il recupero di 150mila metri quadri di banchine inquinate da idrocarburi e amianto, ristrutturato tre grandi edifici abbandonati e abbiamo costruito meno di quanto abbiamo demolito, stando sempre sotto i dieci metri di altezza, rispettando i criteri del piano paesaggistico della Sardegna voluto da Soru. Permettemi anche di dire che le strutture sono bellissime, un esempio di rispetto dell’ambiente. I lavori erano stati chiusi in tempo per il G8.
Immagini filmate recentemente mostrano una struttura abbandonata. Che rischia di diventare l’ennesima cattedrale nel deserto.
Sono immagini capziose, che fanno vedere una scrostatura di cinque metri di intonaco dovuta a scarsa manutenzione di un unico soffitto. Non faccio il capocantiere, ma assicuro che gli edifici sono oggi integri, è normalissimo che ci siano problemi di manutenzione in una zona di mare. Ora c’è un gestore che sta preparando gli edifici per la prossima Vuitton Cup di maggio. Da lì partirà la stagione turistica. Per quel che riguarda l’Arsenale, la parte che abbiamo seguito come progettisti, mi pare che le cose possano partire bene. Del resto, nel caso si fosse tenuto il G8 era previsto che il gestore cominciasse a lavorare dopo un anno di messa a punto degli edifici.
Non è una struttura sovradimensionata per la Vuitton Cup?
No. Ci saranno dieci equipaggi, e almeno 500 persone tutti i giorni a lavorare. Questo evento avrà un ruolo trainante per il nuovo polo nautico.
Cosa pensa della legge sulla protezione civile spa?
Bisogna ragionare sul perché si ricorre all’emergenza in casi che emergenze non sono. Anche se il G8 per la Maddalena era un’urgenza.

Sara Menafra

16 Febbraio 2010

Il massaggio del Tg1

Archiviato in: televisioni — admin @ 20:43


Lungo spot promozionale sulle meraviglie del famoso Salaria Sport Village. Black-out, invece, sull’indignazione degli aquilani. È la mistura un po’ indecente servita agli italiani dal Tg1 di Augusto Minzolini, alle otto di domenica sera. Il più seguito telegiornale nazionale non ha voluto mostrare le immagini, diffuse dagli altri tg, dei terremotati arrampicati sulle macerie con la rabbia scritta sui cartelli («io non rido»). Qualche flash, ma solo a notte fonda. Oscurare il luogo del dolore, cancellare dallo schermo l’indignazione provocata dalle frasi degli imprenditori intercettati. E scegliere di illuminare il luogo del benessere, accompagnando il pubblico in un rassicurante e confortevole tour nel paradiso del relax. Per dimostrare l’innocenza di Bertolaso, proprio quando le ultime intercettazioni alzano il velo su favori e favorite al servizio del grande capo.
Le «problematiche alla cervicale» del sottosegretario Guido Bertolaso, tessera di platino del centro benessere Salaria Village, hanno trovato accurata ospitalità nel Tg1 della sera (domenica, edizione delle 20). L’inviata di Minzolini, tra cyclette e vasche idromassaggio, ha intervistato le addette al relax, con voce fuori campo impegnata a spiegare come «una volta al mese» il capo della protezione civile si sottoponesse, «in una cabina dalla porta scorrevole, senza chiavi», alle cure del corpo stressato.  Sappiamo tutto di Francesca, delle sue referenziate qualità professionali, e nulla sulle telefonate tra i manager dei Grandi Eventi per abbigliare adeguatamente le brasiliane, o per ripulire il luogo degli incontri. Meglio evitare i dettagli scomodi e servire, alla grande platea della tv, l’appello finale di un dipendente, giustamente preoccupato di «mantenere i posti di lavoro». Uno spot non avrebbe potuto fare meglio.
Quanto al resto dell’inchiesta sulle ruberie degli «attuatori» dei Grandi Eventi, quasi niente, a parte le ragioni degli avvocati difensori degli indagati. Persino il gran ciambellano, Gianni Letta, si è dovuto accontentare di una fugace citazione (neppure un viva voce) sul che fare della società SpA della protezione civile, al centro dello scontro di potere interno alla maggioranza di centrodestra.
Ma peggio di tutti è andata alla gente dell’Aquila, molto arrabbiata con quei manager messi di buonumore dalla tragedia del terremoto. I sette milioni di telespettatori del Tg1 non hanno visto il cancello del centro storico dell’Aquila aprirsi sotto la spinta dei terremotati, non hanno visto la polizia schierata che prova a impedire lo sfondamento delle transenne, per poi lasciar passare le persone. Se ne sono andati a letto ignoranti e abbuffati di «fiori e frappe» dedicati ai cuori di S.Valentino e ai carri del carnevale.
Quando si parla, spesso a sproposito, di par condicio, assistiamo alla mobilitazione generale degli opposti schieramenti. Toccare i politici, mettere in discussione i talk-show di sicuro infiamma il dibattito sulla libertà di informazione. Se invece l’informazione la manipoli ogni giorno, ci fai l’abitudine e magari nessuno se ne accorge.

Norma Rangeri
il manifesto
16/2/10
 

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