
Prendiamoci una pausa dai comizi dell’amore di Berlusconi, dal pallottoliere delle presenze in piazza di destra e di sinistra, dall’appello vaticano al voto antiabortista ripetitivo e prevedibile come i suddetti comizi e proviamo a inserire l’anomalia italiana» nella cornice di una giornata carica di buone notizie dagli Stati uniti e dalla Francia. I conti in politica alla fine tornano, e non è un caso che la prima, storica vittoria della presidenza di Obama coincida con il primo, visibile segno di stanchezza del popolo e del populismo di Berlusconi a piazza San Giovanni: guardando a ritroso l’anno che abbiamo alle spalle, non aveva torto chi vedeva nell’elezione del presidente americano l’apertura di una fase che avrebbe portato inesorabilmente al declino il premier italiano. L’approvazione, dopo una lunga corsa a ostacoli che è lungi dall’essere finita, della riforma sanitaria americana, che malgrado tutti i compromessi a cui il testo è stato sottoposto resta una vera e propria rivoluzione per la mentalità e il sistema economico e politico di quel paese, consente fra l’altro di riconsiderare la questione molto dibattuta della natura della leadership di Obama, e di trarne qualche conseguenza per i fatti di casa nostra. Carisma, populismo, riformismo: la questione della leadership nelle democrazie occidentali in mutazione passa da qui. (continua…)


IV
Nella sera d’aprile il vecchio odore
di gelsomini e povere minestre
poetico mi perde nel terrore
di ritrovarmi qui, conscio, tra queste
contrade umane, tiepide, soavi,
- e la felicità di riconoscermi
ben radicato in questi luoghi gravidi,
quietamente, di suprema angoscia.
E’ l’incertezza della parte ignorata
di me che oggi è in vita, che nient’altro
sa ricavare da questa non rinata
ma ritrovata primavera, che un aspro
e dolce orgasmo, un attento abbandono.
Di trent’anni di vita questo è il dono! (continua…)
«Se andiamo avanti così per presentare le liste Berlusconi chiamerà Bertolaso», la battuta non era male. A Pier Ferdinando Casini il decreto con cui il governo aveva tentato di salvare la lista del Pdl a sostegno di Renata Polverini nelle regionali del Lazio non era piaciuto. Lo aveva criticato a modo suo, con questa uscita spiritosa, con un’altra dichiarazione più preoccupata per «il rispetto delle regole», ma in piazza con il Pd non c’era voluto andare. Perché, aveva spiegato, «l’opposizione si fa in parlamento». Ieri in parlamento è arrivato il decreto salva-liste e poteva facilmente essere fermato subito, definitivamente. Bastava che i deputati dell’Udc fossero stati in aula a votare per la pregiudiziale di costituzionalità che loro stessi avevano presentato. Ma non c’erano. La legge si è salvata e oggi sentiremo cosa dirà il Tar sulla lista del Pdl. Berlusconi non ha avuto bisogno di chiamare Bertolaso. Gli è bastato chiamare Casini. (continua…)
Ore 18,15 Consiglio comunale, il sindaco Floris esterna il suo pensiero sulle pale eoliche. L’aula pende dalle sue labbra.
Lui è contrario alle pale nel Golfo degli Angeli (sospiro di sollievo da entrambe le bancate, a sinistra e a destra) e ha letto sui giornali che anche altri primi cittadini delle città che si affacciano sullo stesso mare sono contrari. L’ha letto sui giornali? Pensavamo ci fosse già un coordinamento, un tavolo di raccordo (magari con due ricci sopra)…
Poi Floris ammette di non essere documentato sui possibili danni a poseidonia, spiaggia sommersa e spiaggia emersa. E che aspetta? Un altro ripascimento? Ma gli astanti, tranne Cugusi, fanno finta di non cogliere.
Però fa tenerezza, il sindaco. Ama il paesaggio di Cagliari e lo dice candidamente. Si vede e si sente che è cagliaritano. Ama le radici (medicamentose) della nostra città e dei suoi abitanti, ama il paesaggio storico, culturale, marino e logico (paesaggio logico?). Sì, logico, perchè è grazie alla logica che tornano alla mente il Poetto (e il ripascimento), Tuvixeddu e le tombe puniche (con l’assiro Cualbu), lo “storico” Sant’Elia (da buttare giù per Cellino), tunnel carpiali in via Roma e mica per togliere auto ma autobus… Insomma la summa è: meglio Zirone di Gigi Riva. Come è possibile che un uomo che ha fatto tutto questo sia ora nemico acerrimo delle torri eoliche? Dov’è la logica?
Eccola la logica: diporto e vela. Le pale disturbano le regate veliche e tutto ciò che intorno a loro ruota (le pale, appunto).
Suvvia sindaco, un po’ di coerenza. Ci sta bene la sua posizione controvento, ma stia più attento alle tantissime altre vertenze ambientali e ambientaliste che coinvolgono città e cittadini.
Grazie
cagliarimonamour
Non abrogato ma più semplicemente aggirato. Mai nominato, l’articolo 18 si avvia sulla strada di una rapida archiviazione. Dopo due anni di spola parlamentare, il cosiddetto «collegato lavoro» (il disegno di legge 1167 B) è arrivato ieri in lettura definitiva al senato, l’articolo incriminato (quello su conciliazione e arbitrato) è stato approvato in serata e già oggi l’intero provvedimento potrebbe diventare legge. Il governo riesce nell’impresa fallita otto anni fa e lo fa senza mai nominare l’oggetto in questione. L’articolo 18 viene di fatto svuotato, reso inesigibile, sostituito da un arbitrato cucito su misura sull’imprenditoria nostrana. Non decade ma servirsene sarà sempre più difficile. (continua…)
Incontro con l’economista egiziano, il cui ultimo libro ribadisce la ricerca di alternative per il superamento del capitalismo, considerato «una parentesi storica». Intanto, i processi migratori configurano un futuro di bidonville planetarie
Giuliano Battiston
Memorie di un marxista indipendente: così recita il sottotitolo del più recente libro autobiografico dell’economista egiziano Samir Amin, A 
Life Looking Forward (Zed Books, 2006), che ha dedicato buona parte della sua vita di studioso e militante alla ricerca di alternative per il superamento della parentesi storica del capitalismo. E che anche nel suo ultimo libro tradotto in italiano, La crisi. Uscire dalla crisi del capitalismo o uscire dal capitalismo in crisi? (Punto Rosso, pp. 208, euro 13), continua a rivendicare la necessità di appellarsi all’utopia critica e di «partire da Marx, senza fermarsi a lui», per capire e trasformare il mondo. Nonostante l’obsolescenza del capitalismo e il fallimento del modello neo-liberista – «un apartheid a livello globale» – Samir Amin è però consapevole degli ostacoli che si oppongono alla «lunga transizione al socialismo» che propone. Dopotutto, scrive nel suo ultimo libro, la crisi «non è il prodotto di una fiammata di lotte sociali», ma delle contraddizioni interne al sistema di accumulazione del capitale. E «l’iniziativa rimane comunque nelle mani del capitale». (continua…)