CagliariMonAmour chi si ribella gode

20 Febbraio 2010

Sì alla libera preghiera di tutti

Archiviato in: movimenti, Sardegna — matilde @ 19:28

Ai cagliaritani dubbiosi sulla liceità del riunirsi nella strada pubblica a pregare, dedichiamo questi articoli della Costituzione italiana e il servizio pubblicato oggi su L’Unione Sarda, a proposito della moschea in Marina. Per fortuna, almeno dal punto di vista della cultura della tolleranza - al netto di qualche eccezione, Cagliari non è il profondo nord padano…


Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Sondaggio su internet

Marina, il quartiere è favorevole alla nuova moschea

Sabato 20 febbraio 2010

Vedi le foto I bambini della scuola media Manno, in via del Collegio, ormai sono abituati: ritardano l’uscita del venerdì di qualche minuto, per aspettare che i musulmani inginocchiati in mezzo alla strada finiscano di pregare. La moschea nel cuore della Marina è piccola, neanche cento metri quadri, e tra senegalesi, tunisini, algerini e bengalesi almeno quaranta persone sono costrette a rivolgersi alla Mecca, scalzi, direttamente sui lastroni di granito della via. «È l’unico disagio, ma direi che questi ragazzi fanno quasi pena, non sanno dove andare a pregare. Una nuova moschea? Dovrebbe risolvere il problema», sintetizza Assunta Porcedda, insegnante di matematica. Una seconda moschea in via Barcellona, insieme a un “Centro studi sulle religioni del mondo”, non preoccupa più di tanto, nel quartiere a ridosso di via Roma. Anzi, molti sono favorevoli. Anche un’altra insegnante, Assunta Calabrò, racconta: «Molti dei nostri alunni sono musulmani. Alcuni vanno a pregare subito dopo la fine delle lezioni. Non è giusto che lo facciano in strada, serve più spazio». Il padre di uno studente che frequenta l’istituto, invece ha un’opinione di versa e va subito al dunque: «Quando si riuniscono a pregare, non si può passare. Occupano tutta la strada. Mi chiedo: se noi italiani occupassimo regolarmente il suolo pubblico in questo modo, arriverebbe immediatamente la polizia». Il progetto dell’imam Golam Kibria dovrebbe ricevere un finanziamento (circa 6.000, che serviranno a pagare buona parte dell’affitto di un locale in via Barcellona) da parte dell’assessorato alle politiche sociali del Comune.
Anche i lettori de L’Unione Sarda sono divisi sull’argomento: ieri mattina il 70 per cento di chi ha partecipato al sondaggio sulla Rete, nel sito Unionesarda.it era contrario a una nuova moschea nel quartiere Marina. Alle 18 invece la situazione si è ribaltata: il 59,82 per cento si è pronunciato a favore, il 37,76 per cento contro, indeciso il 2,42 per cento.
MICHELE RUFFI

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