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9 Luglio 2011

Dove sta andando questa pazza Italia

Archiviato in: politica, amarofantasy, movimenti, Cagliari — admin @ 19:46

Poveretto il mio padrone: pensa che il povero sia io. Così cantava il cantautore argentino Facundo Cabral, assassinato oggi da un gruppo di teppisti. E’ la logica capovolta di Marina Berlusconi: il cattivo è De Benedetti che ha intentato una causa contro Silvio Berlusconi, l’ha vinta e ha ottenuto il risarcimento dovuto (più basso di quanto richiesto, però). Il padre è il buono, scippato.

Qui in Italia chi fa le cazzate non ammette mai l’errore e rigira la frittata: i cazzieri sono altri. Ma al di là di questo - o forse anche a causa di questo, di questa incapacità che abbiamo sviluppato a non reagire - restano tutti i problemi economici e finanziari dell’Italia. Resta il debito pubblico altissimo, resta il credito privato altrettanto alto, resta l’evasione fiscale, restano e aumentano le differenze di reddito e ricchezza tra i pochi ricchi e i molti allo sbando, restano gli abusi edificatori, gli attentati alle bellezze archeologiche e paesaggistiche, resta l’ostilità a far funzionare decentemente la scuola e la sanità pubbliche, per non parlare delle pensioni pubbliche, distrutte per favorire la previdenza complementare.

All’ordine del giorno, per migliorare le cose, non c’è la rivoluzione socialista: basterebbe un po’ di senso pratico ed equità. Che forse è più della rivoluzione socialista. O no?

Berlusconi è alla fine e già si preparano le carte per il prossimo governo. Tra queste, c’è persino l’accordo sindacale e confindustriale su rappresentanza e (addio)democrazia. Mettere in piedi e gestire la manovra economica di Tremonti - persona che forse servirebbe al centrosinistra di Bersani -  richiede la tregua sindacale e una articolazione contrattuale che premi gli incrementi di produttività, depotenziando nei fatti la copertura economica offerta sin qui dai contratti collettivi. Ci avviamo a un periodo di grandi sacrifici.

E nonostante tutto, la speculazione e le agenzie di rating scommettono sul crollo dell’Italia.

Abbiamo perso la bussola e navighiamo quasi a vista per rimediare agli errori del passato e al DNA politico italiano: semi-corruzione e collusioni mafiose. In effetti si potrebbe proporre alla malavita onesta un patto: vi rendiamo immuni al carcere e vi concediamo di governare con trasparenza i vostri traffici, in cambio pagate le tasse allo stato italiano e ci risolvete una volta per tutte il problema del debito. Sono sicura che comprerebbero il debito a metà prezzo.

Per fortuna c’è Massimo Zedda, a Cagliari. E Pisapia a Milano. E De Magistris a Napoli. Soprattutto questi ultimi due sono a già a pieno ritmo e stanno affrontando i problemi sul tappeto. Massimo è ancora sulle staffe, ma i cavalli di razza si vedono all’arrivo. Quello che mi preme sottolineare è che il grande movimento che ha sostenuto i sindaci del rinnovamento pare spentosi all’improvviso.

Come sazio della vittoria, è tornato alle birrette del Poetto (forse neppure a quelle). Eppure bisogna partecipare, soprattutto adesso, e vigilare, soprattutto adesso. Pretendere la nascita di quei luoghi della democrazia o andare a prenderceli. Se le cose in Italia non vanno bene, non vanno bene neanche qui… e se peggiorano ci sarà bisogno di un grande movimento democratico.

Pennarrabbiata per cagliarimonamour.

2 commenti »

  1. Sono del parere che se non si lavora noi, cittadini, alle prossime elezioni, per ristabilire, una più attiva sovranità popolare che non abbiamo, avremo sempre gente del genere a governare. Dobbiamo lavorare di più sulle persone con scelte giuste che non dare attenzione ai partiti che sono organizzazione di tutto comodo ai politici, per raccogliere soldi col nostro consenso. Noi dobbiamo decidere del destino del nostro paese. Noi, infatti, dovremo scegliere i candidati da votare e non farceli imporre dai leader dei partiti, perché loro li hanno sempre scelti pensando solo alle proprie esigenze, ma non a quelle del paese, infatti ci sono sempre gli stessi, si mettono d’accordo tra di loro e si votano vicendevolmente. Noi vogliamo gente nuova con un nuovo modo di governare. Gente che viene da diverse estrazioni sociali. Abituata a dividere i nostri problemi e a portarne il peso come noi. Gente giovane che avendo una vita davanti da vivere vuole e lavora per un paese nuovo in cui vivere bene. Cambiare le leggi che regolano la politica e decidere esclusivamente per il popolo e con il popolo. Per ottenere tutto questo ci vuole un popolo maturo che la smetta di pensare di essere o sempre di destra o sempre di sinistra o di centro. Bisogna votare l’uomo. Guardare solo la persona e basta. E’ l’uomo che fa politica non il partito. Se è un uomo onesto, onesta sarà la sua politica, in qualunque partito si trovi. E così viceversa. Ci vuole una presa di coscienza e una unanimità di intendi.

    Commento di Livio — 9 Luglio 2011 @ 22:19

  2. Grazie del commento, Livio. L’idea sarebbe da sviluppare e da perfezionare. Oltre tutto quello che dici aggiungerei che prima di scegliere le persone dovrebbero farsi dibattiti pubblici per ascoltare quello che i candidati vogliono fare e come lo vogliono fare. Non bisogna mai fidarsi degli uomini soli al comando, eletti magari sulla base di un consenso di massa che con la politica non c’entra niente. Ti faccio l’esempio di Berlusconi: quanti italiani l’hanno scelto solo perché gestiva Mediaset ed era ricco? E quanti lo conoscevano realmente per quello che era? Insomma a me non sta tanto bene che “il popolo” scelga un primario solo perchè fa bene le operazioni di cistifellea. Non so se mi spiego. Bisogna trovare luoghi e spazi politici pubblici in cui le persone si confrontano e vengono scelte in base alla loro effettiva bravura e capacità.
    E poi, dico, giovani o non giovani, che nessuno pensi di costruirsi la carriera sulla politica: uno, massimo due mandati, e poi a casa a dare il cambio agli altri. Non credi?
    Con affetto, Sara

    Commento di Sara — 10 Luglio 2011 @ 08:19

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