Ma da dove vengono tutti i soldi dei russi? Possibile che in pochi anni siano riusciti ad accumulare tante ricchezze da permettersi di conquistare fette non piccole dei paradisi occidentali?
Qui da noi, in Sardegna, stanno comprando ville e terreni, progettando villaggi turistici e residence a mare, da Chia a Villasimius fino a Porto Cervo e Arzachena. Milioni di euro spesi per il loro ricchissimo tempo libero o investiti per redditizi rientri.
Sembra che, liberatisi dal regime pseudo-comunista e abbracciate le teorie liberiste, queste ultime abbiano garantito loro una crescita enorme e repentina.
Basta guardare le immagini di quel paese, trasmesse dai nostri mezzi di informazione, per renderci conto che la Russia è una nazione occidentale e moderna, con tutti i pregi e i difetti: negozi sfavillanti e colmi di merci, grandi magazzini multipiano in acciaio e cristallo, strade piene di automobili di grossa e media cilindrata, abbigliamento ricco e ricercato; ma anche mafia, droga e disoccupazione. Il prezzo del progresso.
Ma questa crescita improvvisa non mi convince. Non che dubiti della sua esistenza, anzi. Ma ho l'impressione che dietro le immagini della Russia attuale - e dietro quelle trasmesse prima del 1989 - ci sia una regia ideologica tesa ancora una volta a dimostrare la superiorità del capitalismo sul comunismo.
Sento ancora nell'aria una folle paura delle idee marxiste e del socialismo e vedo tante persone indaffarate ad esaltare le nostre libertà individuali, il diritto di voto, la ricchezza diffusa (?), la casa di proprietà...
E più indaffarate sono, più sorge il dubbio che temano che qualcuno faccia due più due, e che davanti a una realtà fatta di contraddizioni, di povertà diffusa (altro che ricchezza!), di mancanza di libertà sostanziale, di flessibilità e mobilità selvagge, ricominci a dubitare della bontà del capitalismo.
Sarebbe il caso, allora, di indagare maggiormente sia sulle disponibilità attuali dei russi che dell'economia del socialismo reale, quello, tanto per intenderci, che ha permesso alla misera (almeno al 90% della popolazione) russia degli zar, di diventare la seconda superpotenza mondiale e di portare i suoi abitanti a condizioni generali di vita più che dignitose, abbastanza omogenee e uniformi.
Non navigavano nell'oro?
Una volta mi è capitato di vedere, a Mosca, una squadra di sette operai mobilitata per sostituire una lampadina di un punto luce stradale. Molto tranquillamente, si sono prima messi a consumare una ricca colazione e a bere qualche gustosa bevanda chiacchierando del più e del meno, quindi tutti insieme si sono dedicati altrettanto tranquillamente al lavoro (che, per inciso, qui da noi sarebbe stato svolto in 5 minuti) .
Capito l'antifona? Il loro "avere poco" era anche frutto di una scelta: lavoravano poco. Noi invece siamo obbligati dal padrone a ritmi sempre più frenetici, a pause sempre più ridotte e alla assenza totale di controllo sull'organizzazione del lavoro e sulla produttività. Questa è stata la differenza.
Ma nonostante questo, anche in URSS veniva prodotta una massa enorme di plusvalore e con essa le condizioni per una notevole accumulazione e successiva ulteriore crescita. Il flusso di denaro esisteva e cresceva, e quello che vediamo oggi in tasca ai magnati degli affari (forse anche un po' mafiosi), proviene da lì.
Con questo non voglio assolvere l'ex URSS dagli errori e dai crimini commessi, denunciati in tempi non sospetti e controcorrente. Nè chiudere gli occhi davanti alla politica imperiale che Mosca portava avanti.
Ma non voglio neanche buttare il bambino insieme all'acqua sporca.
E come me, milioni di persone nel mondo credono che esista un'altra strada per affermare i princìpi marxisti e per garantire all'umanità una crescita più libera e uniforme e la distribuzione più equa della ricchezza, nel rispetto di ogni uomo e della natura che lo circonda.
Le libertà individuali (assai pregevoli e irrinunciabili) sono funzionali e necessarie al sistema della libertà di sfruttamento della forza-lavoro. Senza di esse, il capitalismo non avrebbe potuto crescere ed affermarsi per sostituire l'economia medievale e per garantire condizioni migliori di vita; ma se è vero che esiste un rapporto direttamente proporzionale tra libertà e sfruttamento capitalista, è tutto da dimostrare che senza capitalismo non ci sia libertà.
Questa convinzione e questo dubbio spaventano i governanti del pianeta: il fantasma che si aggirava per l'Europa, ora si aggira per tutto il mondo e continua a far paura.
Le vicende attuali sul nostro pianeta - le guerre, l'esportazione della democrazia, il FMI, il commercio globale - ci parlano anche di questa paura e della lotta tra conservazione e rivoluzione.
p.m.
prima parte