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Mar di Sardegna. Il bello, il brutto e lo sfregiato

Terra, 13 maggio 2004
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

Le belle.

I riconoscimenti assegnati anche quest'anno alle spiagge della Sardegna - ben 4 tra le prime 10 più belle d'Italia secondo Touring Club e Legambiente (clicca qui per l'articolo dedicato)- ci confermano e rassicurano su alcune questioni:

a) sono giuste le politiche di tutela della ricchezza paesaggistica e ambientale dell'isola, regalo indisponibile di madre natura, da conservare per le future generazioni;

b) la Regione sarda deve dotarsi di nuovi strumenti legislativi che i Comuni dell'isola, pur nel rispetto delle loro competenze autonome, non potranno stravolgere, cementificando e modificando radicalmente ciò che è patrimonio innanzitutto dei sardi, nel loro complesso;

c) l'ambiente deve essere considerato come il "capitale fisso" della fabbrica del turismo, che deve essere altro rispetto al mordi e fuggi attuale e altro rispetto alle tentazioni speculatrici di bassa lega.

Diversi Comuni sardi, e citiamo come esempio quelli di Arbus, Orosei, Arzachena e Bosa, si muovono in questo senso, a testimonianza che la vocazione turistica non è in contraddizione con quella ambientalista.

Le brutte.

Altri comuni, Cagliari e Quartu Sant'Elena in testa, pur con qualche timido segnale di cambiamento (la regolamentazione, finalmente, della presenza dei baretti sul litorale; la diversa attenzione - almeno così traspare dagli odg consiliari - verso le frazioni a mare), stanno fallendo, come da copione, l'obiettivo di rendere le città del Poetto città turistiche a pieno titolo.

Basti pensare alla gestione del territorio (il Parco Molentargius quasi abbandonato a se stesso, l'abusivismo di Medau Su Cramu, Sa Illetta cementificata, la spiaggia e il mare del Poetto irriconoscibili, la crescita esponenziale e disordinata della speculazione edilizia) e alla bassa qualità dei servizi (scarsi e male organizzati su quasi tutto il litorale quartese, assenza di passeggiate e piste ciclabili, trasporti pubblici quasi del tutto assenti per i disabili, cronica carenza di posti letto a prezzi accessibili per i giovani).

Le sfregiate

Infine, ci sono i casi negativi. Sono quelli di alcune bellissime località trasformate in basi militari, straniere e italiane, che utilizzano migliaia di ettari di territorio costiero per sperimentare armi la cui pericolosità nessun generale ci racconterà mai.

Sono quelli di molte località affogate in villaggi turistici che deturpano interi tratti di costa, per nove mesi all'anno deserti e desolati; ed è il caso della Certosa di Berlusconi, la cui idiota megalomania lo porta ad infischiarsene di norme e decenza, e a trasformare la costa in riva al mare in un suo bunker privato. E nessuno ne sa niente, e nessuno ha autorizzato, e nessuno farà niente per impedirglielo.

Ad essere sfregiate, purtroppo, non sono soltanto le coste o le norme di salvaguardia e tutela, ma le popolazioni locali, il loro rispetto per la legalità, la dignità con cui esse affrontano i problemi dell'isola (povertà e disoccupazione).

La ricchezza supersfrenata di certa gente e le "furbate" che la contraddistinguono, oltre che avvalorare l'ipotesi di un rapporto preciso tra illegalità e potere, sono uno schiaffo alla nostra terra e al suo bel mare.

cma

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