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Shardana, coscienza e conoscenza

Terra, 22 maggio 2004
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

Quattromila anni fa il Mediterraneo era solcato dalle veloci navi degli Shardana-Sardi, popolo di guerrieri dedito alle scorribande marinare, alla pirateria, ma anche ai commerci.
Provenienti da non-si-sa-dove, abitarono l'isola dai lauti raccolti e dal clima mite, che prese da loro il nome di Sardegna, e si unirono alle altre popolazioni locali con le quali diedero inizio a un fervido e ricco periodo di crescita e di benessere, caratterizzato dalle meravigliose torri chiamate nuraghi, dalla estrazione dei tanti metalli, dalla lavorazione del bronzo, dall'import-export di manufatti e tecniche di costruzione.
Gli Shardana-Sardi allora erano famosi; così come la loro isola Atlantide, la cui sterminata pianura - nel racconto di Platone - dava i suoi frutti per due volte all'anno, e i cui longevi e nobili abitanti dimoravano in favolose regge, gentili e ospitali con i forestieri, inflessibili e severi con i nemici. Amavano dare feste e mangiar bene, cacciare, allevare animali e viaggiare per mare.
In tutto il bacino del Mediterraneo troviamo tracce - ci dice chi sa leggerle - del passaggio e della permanenza di questi formidabili navigatori, a volte esploratori, a volte mercenari, quasi sempre anche commercianti.
Non conobbero la scrittura, ma i loro bronzetti sanno raccontarci tantissime cose sul loro modo di vivere e sulle loro divinità, sulla loro "cultura" e sulla loro "identità".
Fu intorno al 1.200 a.C. che questa identità fu travolta da un terribile cataclisma che bloccò per centinaia d'anni i commerci marittimi, trasformando il Mediterraneo in un fangoso mare morto.
I Popoli del Mare, i Micenei, gli Shardana-Sardi furono sconfitti da un susseguirsi di terremoti ed eruzioni vulcaniche, seguite da tsunami che sconvolsero le coste e le isole. La Sardegna fu divisa in due tronconi: la pianura del Campi-dan divenne un mare che bagnava Sulkis a sud-ovest e l'altipiano di Gesturi a nord-est.
Molti Shardana-Sardi scampati al maremoto, quelli che si trovavano a nord e a est del Campi-dan si rifugiarono verso l'interno e chiusero per sempre il loro rapporto con il mare; altri fuggirono verso la terra ferma continentale, solcando per l'ultima volta il mare, e allontanandosi il più possibile da esso; altri ancora, alleatisi con gli altri Popoli del Mare, tentarono invano l'assalto all'Egitto di Ramses, alla ricerca di terre e cibo.
Le rotte dello stagno si interruppero per sempre: cominciò l'età del ferro.
La maestria metallurgica degli Shardana-Sardi rifiorì in tanti luoghi del continente europeo, e sono in molti a ritenere i Celti, gli Etruschi e i Fenici in qualche modo discendenti delle genti isolane, "contaminati" dalla diaspora degli Shardana-Sardi e dalle loro abilità marinaresche.
Dopo qualche centinaio d'anni, i Fenici ritroveranno la rotta dell'ovest e, con essa, la Sardegna e la mitica Tartesso.
La storia della Sardegna, grazie alla scrittura fenicia, inizia allora.

Non so se sia andata veramente così. Non so neppure se Sardegna derivi veramente dal termine Shardana. Dubito che lo sapremo mai. Per approfondire l'argomento vi consiglio vivamente la lettura delle opere di Giovanni Lilliu, ma anche di Sergio Frau e Leonardo Melis.
Comunque sia, al di là del mito e della retorica che lo accompagna, la nostra resta una terra potenzialmente ricca e generosa verso i suoi abitanti, la cui storia - Shardana-Sardi o meno - è sì storia di chiusure e di timori, di solitudini e di spazi desolati, di silenzi e di dolore, ma anche di commistioni, di incontri e di scambi, di giovialità ed accoglienza, di identità perdute e ritrovate.
E' storia di tradizioni e di contaminazioni, di luoghi della memoria e di ambiente incontaminato, di gente a volte fiera a volte sottomessa.
E' una storia di almeno tre storie diverse che si riflettono anche nelle varietà linguistiche, ognuna con le sue zone di influenza: il campidanese, il logudorese, il nuorese, il gallurese. Lingue sarde che, con le miriadi di sottovarianti e varianti di pari dignità, rappresentano la diversità e la complessità del nostro universo. La Sardegna è veramente un continente e non va distrutta.
Paesaggio, ambiente, lingue, cultura, società vanno studiati e compresi, quindi difesi e valorizzati.
La rinascita culturale cui assistiamo - e cui partecipiamo? - in questi anni ( con il cinema, la letteratura, la musica, l'informatica e le produzioni locali) ci parla di questa voglia di identità e di progresso - che è già essa stessa nuova identità e progresso.
Questa battaglia è attualmente prioritaria. La contraddizione tipica della nostra società (capitale vs lavoro) si riflette sicuramente in essa, ma in prima linea, oggi, resta il problema di restituire ai sardi la coscienza e la conoscenza degli Shardana-Sardi.

L.T.
cma

Dominatori del mondo antico

SHARDANA, I POPOLI DEL MARE

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