Alcuni scienziati britannici hanno scoperto la formula magica per indurire, rendendoli più resistenti, i castelli di sabbia.
Pare che per ogni otto parti di sabbia, ce ne vada una di acqua. Dicono che la solidità di un castello dipenda dal modo in cui si compattano i granelli di sabbia e che, a questo, concorre la giusta quantità d'acqua.
Quando eravamo ragazzini, i nostri castelli erano tronchi di cono ricavati dal rovesciamento della sabbia pressata nel secchiello. Metà era sabbia umida, presa dalla riva del mare, un quarto era di sabbia asciutta, fine e bianca, il resto acqua azzurra, acqua chiara.
Il massimo per noi era riuscire a collegare, con le mura di sabbia, quattro di queste torri; i merli, le feritoie, persino i ponti (che si ottengono scavando un'apertura sotto un muro).
Era difficile che un castello durasse per tutta la mattina - tempo massimo dedicato al mare, perchè il pomeriggio c'era la pennichella e quindi la piazza - forse non durava neanche mezz'ora, così tutto intero.
C'era l'azione delle onde, gli scherzi sadici degli adulti, il nostro divertimento nel distruggere il tutto saltandoci sopra e tanti altri imprevisti (una volta lo distrusse un materassino, con signora allegata, lanciato dallo scirocco).
Ora non sarà più così semplice distruggerli; la fantasia dei bambini e dei loro genitori rimarrà impressa quasi per sempre sui litorali di tutto il mondo destando meraviglia e stimolando la socializzazione.
E' bello che degli scienziati si siano dedicati ai castelli di sabbia, anche se lo studio è stato commissionato da un sito che si occupa di vacanze e che organizzerà una gara internazionale di costruzioni di sabbia.
E' bello perchè ci parla della ricerca pura e di quanto sia importante il ruolo della scienza: oggi non vediamo grandi applicazioni utilizzabili a partire da questa scoperta: ne vediamo solo il lato poetico.
Domani, chissà, i futuri stabilimenti balneari potrebbero essere di sola sabbia, perfetto esempio di ecocompatibilità; oppure si potrebbero costruire le barriere antierosione costiera e non ci sarebbe più bisogno di quegli orribili ripascimenti "similballetto".
Ecco, dare carta bianca agli artisti della scienza, a coloro che magari producono un progetto ogni 10 anni, che non sanno dove indirizzare la prossima ricerca e si lasciano guidare dall'istinto.
Per dedicarsi magari al modo per materializzare i nostri sogni, renderli più facilmente realizzabili; o - il che è lo stesso - per eliminare le disuguaglianze sociali create dalla divisione del lavoro più che dalle presunte diverse capacità individuali.
Ed ecco perchè - almeno in Italia - qualcuno teme questo tipo di scienziati e gli studi che affrontano. Il settore della ricerca viene indebolito, gli si tolgono finanziamenti vitali e se ne depotenzia il ruolo. Per certi governanti i sogni devono rimanere sogni e la ricerca è solo quella applicata alla produzione, che permette di massimizzare i profitti e di ridurre i costi.
Ma anche questa non può spingersi troppo in là perchè non può obbligare a investimenti più grossi del necessario riducendo così i guadagni a breve.
La loro maggiore aspirazione è proprio quella "a breve", così come "a breve" è anche la nostra povertà relativa. I loro utili sono le nostre perdite, i loro sogni i nostri incubi, la loro salvezza la nostra perdizione.
Le loro parole provano a rassicurarci: "nel lungo termine vi faremo più ricchi e felici".
Ma, come diceva Keynes, nel lungo termine saremo tutti morti.
cma