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Chiudete a chiave il Poetto

Terra, 03 giugno 2004
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

Tra errori commessi dai nostri amministratori e inciviltà di molti bagnanti della domenica, il Poetto e alcune altre bellezze di Cagliari si stanno decomponendo.
A Monte Urpinu, ad esempio, oltre che papere e pavoni, si moltiplicano topi e cani. I primi scorrazzano liberamente nella zona giochi di legno per i bambini più piccini, i secondi pure: accompagnati dai loro padroni che trovano più semplice e gratificante far giocare le bestiole tra i verdissimi prati del parco che guidarli nella zona a loro riservata, sempre a Monte Urpinu, lasciano i loro ricordini sulla stessa erba su cui bambini e genitori fanno le capriole.
Almeno prima il Comune pagava un servizio di vigilanza che fungeva da deterrente contro i vandalismi; adesso, invece, i tagli nei trasferimenti statali al bilancio comunale si ripercuotono evidentemente nei livelli di pulizia, nei controlli, nelle disinfestazioni e derattizzazioni.
Ma le bellezze naturali della città non possono essere trattate con la sensibilità e la grazia di un ippopotamo in un negozio di cristalli. Lo stagno di Molentargius ne è classico esempio e non trovo valida la scusa della "confusione generata dalla molteplicità dei soggetti preposti alla nascita del consorzio di gestione del Parco".
Certo, è inutile continuare a piangere sulla sabbia versata (al Poetto): bisogna rimboccarsi le maniche per trovare soluzioni al degrado cui sembrano inesorabilmente destinati i nostri gioielli ambientali.
Come è possibile non destinare tutte le risorse disponibili alla soluzione di questi problemi? Come è possibile utilizzare i soldi per il gran premio di motonautica e non per la sistemazione dei cessi pubblici sul lungomare? Sono soldi vincolati a quella spesa? Non si possono utilizzare diversamente?
Nessun vincolo, nessun ostacolo è insormontabile, soprattutto quando in gioco c'è quel progetto di città turistica tanto amato dal sindaco Floris.
Lo stato di abbandono del Poetto è quasi drammatico. Il nuovo presidente della Regione dovrà accollarsi l'onere di una conferenza di servizi e quindi di un progetto serio di recupero. In attesa, suggerisco tre provvedimenti tampone per tentare di arginare il dilagare della sporcizia e delle azioni vandaliche:
  • chiudere al traffico privato (eccetto i residenti) il lungomare che va da Marina Piccola all'Ospedale marino;
  • predisporre una cancellata - sul tipo di Monte Urpinu - per delimitare la spiaggia (con un ingresso, controllato, ad ogni fermata dell'autobus) e chiuderla la notte;
  • attivare immediatamente un servizio di vigilanza 24 ore su 24.
    Tutti i provvedimenti sono necessari per decongestionare l'area e ridurre l'impatto metallico-umanoide che genera parcheggi selvaggi su tutta l'area, dispersione di sabbia, sovraffollamento e inquinamento acustico e tutti quei fenomeni legati all'ovvio aumento della probabilità di maleducazione all'aumento della massa umana presente.
    Non sarebbe male pensare pure a una sorta di ticket di ingresso o di numero chiuso.
    Nelle condizioni attuali è impensabile continuare a permettere le scorribande notturne sulla spiaggia, che non è una pista da ballo o una pattumiera, ma un delicato sistema ecologico già terribilmente compromesso.
    Nelle condizioni attuali è necessario proteggerla sotto la classica campana di vetro e ricominciare a goderla con parsimonia in attesa di tempi migliori.

    Lucky Tompson
    cma


    Meglio niente

    testo: Non diciamo cavolate. Adesso ci manca solo la spiaggia recintata. Ma siete veramente sicuri che per tenere pulito il Poetto bisogna chiuderlo in gabbia. Andate a vedere un pochino ciò che stanno facendo nella spiaggia di Quartu. Già da un mese la sabbia viene grigliata ogni giorno, sull'arenile sono stati messi i cestini portarifiuti, per non parlare della passeggiata in via di realizzazione. A Cagliari invece... E voi proponete di costruire una cancellata e di far pagare un biglietto di ingresso. Meglio niente grazie
    (senza firma: una dimenticanza)

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