Diciamoci la verità: quest'Europa non è ancora nel cuore della gente. I dati continentali sull'affluenza al voto per il rinnovo del Parlamento ci parlano di questa lontananza tra un istituzione che sembra solo un' unità monetaria, in cui dominano banche e multinazionali, e quasi tutti i popoli del Continente.
Qua e là c'è l'impennata di qualche singola nazione che ha votato con più entusiasmo, ma più per la valenza interna che ha assunto la competizione elettorale che per reale convinzione.
Perchè questa freddezza?
Crediamo che i movimenti nati in questi anni in risposta alla globalizzazione liberista e alla guerra preventiva, i milioni di persone che hanno occupato le piazze d'Europa, abbiano posto due questioni ineludibili. Ineludibili non perchè poste da essi, ma in quanto pensiamo espressione di un comune, generale, sentire:
quella di una maggiore partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni riguardanti la gestione della cosa pubblica e
quella del rifiuto della guerra senza "se" e senza "ma".
Ma l'Europa, su questi temi, è come sorda, irraggiungibile.
Quanto dista Bruxelles dai nostri quartieri?
Cosa possiamo fare affinchè noi contiamo di più?
Il processo di unificazione europea, iniziato concretamente quasi cinquant'anni, è ancora in alto mare. L'Europa non ha saputo dare risposte convincenti neppure alla domanda di maggiore benessere della sua gente e non ha assunto - ad esempio sulla pace - una posizione consona al volere della stragrande maggioranza degli europei; non ha offerto un progetto di coinvolgimento dei cittadini - se non quello formale e stantio del voto di delega; non ha dato valide prove di autonomia dalle politiche USA, ad esempio in materia di regole del commercio mondiale.
C'è bisogno di una scossa. Ma grandi scosse non ce ne sono state.
Neanche in Italia, dove pure la voglia di pace e di partecipazione si è manifestata con la crescita di quelle formazioni che su questi temi sono state univoche e chiare. Il ridimensionamento di Berlusconi e delle sue politiche individualiste ed egoiste è stato notevole, ma il centro destra non ne esce sconfitto.
La vera novità sono le elezioni amministrative, dove vincono quei candidati che meglio di altri rappresentano rinnovamento e rottura con il passato.
Volti nuovi e non compromessi.
Candidati che, come Cofferati a Bologna e Soru in Sardegna, hanno preso impegni precisi sul bilancio partecipativo (cioè sulla formale e concreta partecipazione di cittadini, associazioni e sindacati alle decisioni su alcuni capitoli del bilancio pubblico) e che intendono rompere con la gestione clientelare del potere, firmando al contempo impegni per la "liberazione" della propria terra dalla barbarie delle armi e della guerra.
E non è un caso che laddove il centrosinistra si è presentato compatto a sostegno di un volto "di qualità", la vittoria sia stata più netta di quella a livello nazionale, dove, ancora una volta, D'Alema e soci mostrano scarsa lungimiranza e poca capacità innovativa.
La formula del triciclo non funziona perchè non c'è niente di nuovo.
Ma la vera sfida comincia adesso. Noi, con il voto, abbiamo mantenuto gli impegni, ora ...tocca sempre a noi.