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Attacco a Soru

Terra, 29 luglio 2004
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

Non so se sia vero o se sia il frutto di una mia incofessata freudiana speranza, ma da qualche giorno a questa parte mi pare di sentire un'aria leggermente diversa, più pesante e astiosa, nei confronti di Renato Soru.
Come se, tolta di mezzo quasi tutta una classe di politicanti ("da paura") che hanno sfracellato i conti della regione e l'economia di tutta l'isola, il suo compito fosse giunto a compimento. Cioè: passata la paura di una riconferma di Pili, ora si fanno i conti dentro il centrosinistra.
L’attacco a Soru avviene su diversi fronti. Il primo è quello relativo alla vicenda del centro trapianti di fegato, ed è guidato da Liuzzi, direttore de La Nuova Sardegna.
Se ho ben capito la professoressa Dirindin, assessora alla sanità, avrebbe privilegiato l’ospedale Brotzu di Cagliari facendolo diventare unico centro regionale per i trapianti di fegato. Avrebbe di fatto boicottato l’ospedale SS. Annunziata di Sassari, già ricco di professionalità e di competenze necessarie ai trapianti, e la sua bozza di convenzione con l’Università di Roma (tra l’altro assai meno costosa di quella approvata tra l’ospedale di Cagliari e il "San Giovanni Battista" di Torino) favorendo un suo amico, primario a Torino.
Fermo restando che così come ci è stata raccontata dall’ottimo Liuzzi, si tratterebbe ben più di una gaffe della neo assessora alla sanità, e giusto per capire appieno i termini della questione, riteniamo che tutti i soggetti coinvolti - Liuzzi compreso - dovrebbero chiarire la vicenda, su alcuni punti in particolare:

1) quanto inciderebbe in termini economici avere in Sardegna 2 centri di trapianto di fegato;
2) se è vero che il costo di un trapianto è più elevato del rimborso statale, chi pagherebbe,e come, la differenza;
3) quali sono le motivazioni economiche e professionali per cui è stata scelta Cagliari;
4) chi ha corretto a penna la data di stipula della convenzione tra Cagliari e Torino, cercando così di nascondere il fatto che la convenzione era già fatta prima ancora che se ne parlasse.

Il secondo riguarda il conflitto di interessi che Soru, nella sua veste di quasi mero proprietario di Tiscali, si è portato dietro. L’avocazione a sé della gestione dell’informatizzazione della regione ha evidenziato ulteriormente il problema e non bastano le assicurazioni verbali a esorcizzare il problema.
Ad attaccare Soru c'è tutto il centrodestra isolano, ma non solo. Mi pare di leggere un certo astio in alcuni giornalisti, sempre della progressista Nuova Sardegna, e un ostentato silenzio in certi politici della maggioranza.
Che succede? Quali interessi sotterranei scorrono, come lava, sotto i banchi del centrosinistra? Chi si cerca di colpire e di far fuori, con questi attacchi?
Oppure siamo già davanti alla presa di coscienza dell'impreparazione di Soru e della sua inadeguatezza?
Qualcuno si è forse reso conto che non basta essere personalmente convinti della propria rettitudine e della propria sardità per fare cose rette a tutela dei sardi?
Da buon amante della dietrologia, pongo delle domande che forse, spero, non stanno nè in cielo nè in terra (magari nel mio piccolo sto concorrendo anch'io a questa specie di tiro al piccione, senza volerlo). Ma è ancora troppo presto per capire il significato preciso e lo sviluppo di questi attacchi portati da ambienti del centrosinistra. Che, almeno nel caso di Liuzzi, mi sembra non siano affatto attacchi strumentali nè fuori luogo, anzi assolutamente pertinenti e, in fondo, utili.
Su una cosa però mi sento di spronare il presidente Soru.
Il terzo fronte di attacco è legato alla qualità dei rapporti tra governatore e assessori e tra governatore e Consiglio regionale. Al di là delle buone intenzioni espresse, parrebbe prevalere in Soru un atteggiamento di supremazia, legata anche alla legge elettorale che gli consente il ricatto dello scioglimento della Legislatura.
Per sciogliere questo dubbio il presidente deve mantenere la promessa di maggiore coinvolgimento, nella sua attività, di associazioni, gruppi, movimenti e cittadinanza. Individui il metodo (sperando che non scelga quello utilizzato da qualche giovanotto di Progetto Sardegna che chiede a casaccio, via e-mail, pareri e suggerimenti, giudizi e coinvolgimento) e lo faccia. E' così che si socializza un'esperienza come quella di rappresentante del popolo sardo.
Mi piacerebbe che il suo motto diventasse "aquì manda el Pueblo y el Gobierno Obedece".

Lucky Tompson

cma

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