Iniziano le ferie e gli argomenti che si trattano sotto gli ombrelloni aperti del Poetto sono quelli classici, da ferragosto in arrivo, con una certa predominanza, quest'anno, per i contenuti ad alta gradazione politica. Infatti, la vittoria di Renato Soru alle regionali e la rinascita del concetto di sardità (?!) e dell'orgoglio isolano hanno avuto se non altro l'effetto di coinvolgere maggiormente i cittadini in discussioni simili.
E così capita di sentire qualcuno - con il simpatico accento di Sant'Avendrace - affermare, tra il serio e il faceto, che è giusto che i sardi non facciano più i camerieri a Marta Marzotto, oppure qualcun'altro della Marina dirsi sicuro che noi sardi torneremo a spadroneggiare sul Tirreno come facevano gli Shardana, o ancora qualche ex nobile castellano elogiare il progetto identitario nazionalista di Emilio Floris. Armando, guarda che è Mario, il sardista. O Bobore, sempre Floris è.
Poi ci si mette anche il signor Gavino Gaspa, consigliere nazionale del Psd'Az, ad affermare perentoriamente, a proposito di parchi e tutela ambientale, che "nessuno può amare e rispettare la Sardegna più dei Sardi".
Ora, a parte che scrivere la parola sardi in maiuscolo è un po' troppo sciovinista - oltre che scorretto - siamo veramente sicuri che sia così?
Siamo davvero convinti che negli scempi costieri perpetrati sull'altare del turismo d'elite e del presunto tornaconto della popolazione non ci sia il classico zampino del sardo, magari sindaco e magari proprietario di terreni e di imprese edili?
Crediamo veramente che tutti gli interventi statali siano sempre colonizzatori e sbagliati, e che ogni consiglio comunale isolano possa far meglio?
E cosa è meglio? Chi decide cosa sia più utile?
Risposte in tasca non ne abbiamo granchè. Ma vediamo che molti amministratori locali, sardi al 100 per cento, rispondono ai loro referenti nazionali più che ai cittadini e che le popolazioni locali hanno ben rare occasioni per decidere sul serio del proprio futuro e della gestione del territorio. Così come sentiamo e leggiamo di tanti milanesi naturalizzati sardi che vorrebbero proteggere la natura e il paesaggio dell'isola molto più di certi sindaci galluresi di oggi.
Ma non vorremmo cadere nello stesso errore che condanniamo in queste righe. La questione non è a nostro avviso Gallura o Milano, Sardegna o Italia, sardi contro tutti. Quello che sosteniamo è che all'interno di ogni comunità esistono pareri e interessi diversi e che con questi bisogna fare i conti.
Già altre volte abbiamo, modestamente, criticato quelle parti generiche del programma di Soru in cui mancava un'analisi concreta della società sarda. In cui l'interesse dei sardi diventava una mera formula retorica per dire tutto e il suo contrario.
Tant'è che anche lui, finalmente, ha dovuto dire chiaramente che nella sua azione di governo dovrà rompere le scatole a qualcuno. Era ora che lo dicesse.
La levata di scudi contro questa affermazione è stata di due tipi: penosamente "terzista" e buonista da parte di chi voleva per forza distinguersi (pur dichiarandosi pro-Soru) e palesemente interessata e "suggerita" da parte degli avversari del centro destra.
E invece, per noi, resta una frase intimamente legata a quella analisi di classe che però manca, in tutto il progetto di Sardegna Insieme, o che traspare un po' troppo nebulosamente: andrebbe invece chiarita e discussa maggiormente.
Ad esempio, esiste o non esiste più un blocco sociale omogeneo cui riferirsi come governo regionale di centro sinistra? La minore consistenza numerica degli occupati nell'industria significa qualcosa, e cosa? La piena occupazione è interesse di tutti i sardi o c'è qualcuno che rema contro?
In alcuni momenti, è vero, gli interessi di tutti i cittadini possono coincidere. Ad esempio quando per poter entrare in Europa abbiamo dovuto dare una botta al livello del debito pubblico, con pesanti sacrifici a carico di tutti (anche se i sacrifici pesano sempre di più sulle spalle di chi ha di meno). Oppure quando si enunciano dei princìpi: il rispetto della Costituzione è nell'interesse di tutti (ma e proprio così?).
In genere però bisogna fare delle scelte; e in genere si deve scegliere chi scontentare e chi privilegiare; si sceglie di governare "contro" qualcuno. Semmai si potrà ragionare sul fatto che sia un imprenditore a dover fare queste scelte.
Come la mettiamo allora, signor Gaspa? Posto che non esistono momenti istituzionali di coinvolgimento delle popolazioni sarde (a parte le elezioni, ma questo vale sempre) chi decide sul parco nazionale dell'Asinara e su quello del Gennargentu?
Vogliamo, insieme, dare "voce deliberante" ai cittadini o ci fidiamo sempre e comunque dei rappresentanti politici?
Caro Leo
Ho letto l'editoriale 173. Sullo stesso tema ti giro una mia puntualizzazione ad un intervento (allegato) del Prof. Francesco Floris su " Sardismo: storia cultura e politica" . In appendice la oramai nota poesia in lingua campidanese della signora Benedetta di Donori con traduzione a fronte.
Saluti da Donori
Fabrizio
Gentile Professor Floris
Su Newsletter dei Riformatori n° 72 del 23 Luglio 2004 è stata data ospitalità alla sua riflessione dal titolo " Sardismo: storia cultura e politica" l'ho letta con attenzione perchè l'argomento è per me di vivo interesse. Lei inizia facendo riferimento alle recenti ed infuocate polemiche elettorali sul sardismo e sulle ipotetiche primogeniture politiche. Immagino si riferisca al fallito tentativo dell'Ex Presidente della Regione Sardegna On. Mario Floris di formare, poco prima delle scorse elezioni regionali, una coalizione con i partiti dell'area Sardista da opporre come terza via ai due poli ben più consistenti e rodati di M.Pili e R. Soru. Mi pare che proprio Lei assieme ai Professori Francesco Cesare Casula e Silvano Tagliagambe abbia dato l'adeguato e necessario supporto culturale al progetto politico del polo nazionalitario. Ricordo infatti che eravate presenti a fianco dell'Onorevole Mario Floris nel tavolo della sala congressi CIS dove, nel Marzo 2004, il progetto era stato presentato in maniera ufficiale. Nel suo intervento di oggi conclude con un' esortazione all'unità in nome dei valori che stanno alla base del Sardismo mettendo da parte le inutili polemiche riguardanti la primogenitura politica di quelle idee. Non conosco i dettagli delle polemiche a cui Lei si riferisce ma posso pensare che sia stato il Segretario del Partito Sardo D'Azione Giacomo Sanna ad avanzare eventuali diritti di primogenitura. Se così fosse è difficile potergli dar torto anche se ciò è di importanza secondaria. Assume invece maggiore rilievo in questo contesto, il concetto da lei espresso alla fine del suo intervento: indipendentemente da una eventuale primogenitura è importante una riflessione politico culturale con un invito forte all'unità da crearsi sulla base di quei valori che appartengono a tutti in quanto esprimono i caratteri costitutivi del nostro essere sardi. Immagino che il vostro progetto nazionalitario sia stato elaborato proprio partendo dall'idea basilare dell'importanza e necessità dell'unità dei Sardi. Ed è un vero peccato che il lavoro avviato non abbia potuto tradursi in un progetto politico integrato da sottoporre al vaglio dell'elettorato nella scadenza elettorale del 12 e 13 Giugno 2004. Se ciò è potuto avvenire, a mio parere lo si deve imputare soprattutto alla scelta della persona attorno alla quale il progetto è stato costruito. Probabilmente l'Onorevole Mario Floris, per il suo passato e per le sue note operazioni politiche non era il soggetto più adatto a rappresentare le istanze sardiste. Avendo io comunque una visione molto limitata sull'operato dell'Onorevole Floris durante la sua rodata esperienza di politico e amministratore, è probabile che il mio parere possa essere confutato da dati di fatto che dimostrano in maniera inequivocabile il suo essere "Sardista". In ogni caso non dovremmo mai dimenticare che la limitatezza di vedute e di conoscenza, in forma e quantità diverse, è una caratteristica che accomuna indistintamente tutti gli uomini: dai più umili a quelli che troneggiano e pontificano dall'alto del loro bagaglio culturale chiusi talvolta in torri d'avorio che deformano fortemente la corretta percezione di come girano le cose di questa nostra terra. Non conosco le motivazioni che hanno spinto Giacomo Sanna a dire no alla proposta di alleanza avanzata dall' On. M. Floris nè quelle di Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione che poi ha formato una coalizione col Psd'Az dando vita a Sardigna Libera. Certo è che negli stessi giorni in cui si svolgeva l'incontro di presentazione del progetto nazionalitario alla sala congressi del CIS, sempre a Cagliari, ma alla Corte d'Appello del Tribunale, aveva luogo un'altro avvenimento. Un gruppo di persone di varie associazioni ed esponenti di Sardigna Natzione, con Bustianu Cumpostu in prima fila, rovesciavano sul tavolo del funzionario preposto una valanga di moduli contenenti le firme di circa sedicimila cittadini Sardi. Sicuramente una piccola minoranza del nostro non numeroso popolo ma una minoranza costituita da persone con un livello di consapevolezza probabilmente superiore alla media regionale.Quelle sedicimila firme servivano a chiedere che venisse indetto un referendum per abrogare la Legge Regionale Sarda n° 8 del 19 giugno 2001. Quella legge apriva un varco per consentire l'arrivo in Sardegna di centinaia di tonnellate di scorie industriali altamente inquinanti e pericolose, costituite dai cosiddetti " fumi di acciaieria". Quella legge portava la firma dell'allora Presidente della Giunta Regionale Onorevole Mario Floris.
Il governo regionale di Floris legalizzava in tal modo l'arrivo in Sardegna di rifiuti tossici di cui altre regioni Italiane e altri stati esteri hanno la necessità di disfarsi. Col pretesto di estrarre piccole quantità di materiali utili, nella nostra isola sono potuti arrivare, per restarci in maniera definitiva, grandi quantità di rifiuti contenenti metalli pesanti cancerogeni, estremamente nocivi per il territorio e per le creature viventi che lo abitano. Tra quelle sedicimila firme ve ne erano N° 199 di cittadini di Donori che avevano risposto all'appello del 23 Febbraio 2004 del loro sindaco .Egli forse paventava la possibilità che parte di quelle scorie potessero essere smaltite ai confini del territorio di Donori nel nuovo impianto per rifiuti pericolosi di Serdiana che poco tempo prima la Giunta regionale dell'Avv. Italo Masala aveva illegalmente riapprovato. I moduli contenenti le 199 firme raccolte a Donori furono portati in Corte d'Appello e consegnate insieme a tutte le altre. Tra le 199 firme consegnate non vi era quella dell'Assessore all'Ambiente del Comune di Donori: che questi sia da annoverarsi tra la stragrande maggioranza di cittadini sardi aventi un basso livello di coscienza ambientale ? Chissà.
Resta in noi di Donori il rammarico e la delusione per non aver potuto raggiungere la cifra tonda delle 200 firme.
Fabrizio Corongiu
Sardismo: storia, cultura e politica
di Francesco Floris
Le recenti ed infuocate polemiche elettorali sul sardismo e sulle ipotetiche primogeniture politiche, relative al contenuto culturale che questo concetto esprime, inducono ad una breve riflessione su questo concetto.
Il sardismo va riferito non a questo o a quel partito politico, ma ad un complesso di idee che si è manifestato nella cultura della nostra isola a partire dalla seconda metà del XIX secolo; esso, in sintesi, è riferibile ad una visione complessiva della realtà sarda, spiegabile entro alcuni fattori che concorrono a costituirla quali la lingua, la storia, le tradizioni popolari, la cultura.
Appare quindi evidente che il concetto di sardismo è intimamente connesso a quello di identità ed acquista un significato profondo quando, dopo l'unità d'Italia, i problemi della Sardegna e le differenze tra il tessuto sociale e culturale della nostra isola si manifestò con maggiore evidenza.
Scrittori, pittori, scultori, uomini di pensiero e storici concorsero a studiare e rendere sempre più evidenti i caratteri del sardismo; questo sforzo culturale fece nascere anche un rinnovato orgoglio nazionale e la profonda convinzione in molti settori dell'opinione pubblica che solo i sardi sarebbero stati in grado, se uniti, di risolvere i loro problemi.
A voler ben guardare l'idea che uniti si vincono le avversità e ci si rigenera è molto comune nella cultura romantica europea, gli stessi intellettuali che diedero avvio al Risorgimento italiano si appellavano, tra l'altro, ad essa. Gli intellettuali sardi, che nei decenni precedenti lo scoppio della prima guerra mondiale espressero questi concetti, hanno quindi un posto importante nella cultura europea e si riallacciano a movimenti di idee di grande spessore.
Durante la prima guerra mondiale, poi, l'esperienza della Brigata Sassari fu importante non solo per i combattenti, ma per tutta la cultura sarda; sembrò infatti che le energie morali, che era stata capace di liberare, fossero in grado di far passare questo patrimonio di idee dalla dimensione culturale a quella dell' impegno politico. Nacque così il Partito Sardo d'Azione che, indubitabilmente, può essere considerato il partito che storicamente, per primo, ha dato dimensione politica a queste idee, ma la stessa storia di questo partito, le sue evoluzioni, i complessi passaggi attraverso i quali uno dei suoi padri, Emilio Lussu, lo condusse dimostrano che qualsiasi patrimonio di idee vive e si modifica nel tempo, arricchendosi delle esperienze che noi uomini facciamo.
Non è pensabile che si possa avere una dimensione cristallizzata di idee da utilizzare per proporre una costruzione politica, se così fosse, chi lo facesse si porrebbe automaticamente fuori dalla normale concezione del fare politica. E' evidente allora che il patrimonio culturale che sta alla base del sardismo non è deducibile da rispettabili battaglie del passato, ma attende di essere vissuto ed interpretato alla luce della nostra capacità attuale di comprendere ed utilizzare gli elementi che lo costituiscono.
Una riflessione politico culturale sugli stessi non si risolve quindi col richiamo alla primogenitura, ma con un invito forte all'unità in nome di quei valori che, in quanto esprimenti i caratteri costitutivi del nostro essere sardi, appartengono a tutti noi.