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Brevi note sul caso Ranno/Fideuram

Terra, 17 agosto 2004
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

Imbrogli e malaffari esistono da quando stregoni e sacerdoti hanno cominciato a pensare all'anima degli altri e al corpo proprio.
E più la società umana si è riempita la bocca di libertà e iniziativa privata, più è apparso evidente che si trattava di preamboli per facili arricchimenti a danno dei più deboli.
Più si è parlato (e si parla) di deregolamentazioni e democrazia, più sono aumentate (e aumentano) le truffe e i crack finanziari.
Noi, seppure tutte le inchieste e le indagini di tribunali e parlamenti parlano solo di responsabilità individuali di singoli casi, abbiamo il sospetto che esista un legame tra le due cose.
Si moltiplicano, in giro per il mondo, i casi Enron, Parmalat, Shell, Argentina.
In questo clima, anche la nostra piccola Cagliari si dà da fare per cercare di imitare le ben più grosse porcherie altrui. Tutto è cominciato (si fa per dire) con i capi della Fideuram che sbarcano in città e cominciano ad acquistare sul mercato gli addetti ai borsini delle banche cittadine e chiunque (segretari comunali e faccendieri vari) poteva garantire un bel po' di miliardi di portafoglio. Cominciava l'era del promotore finanziario a provvigione.
Ma procediamo con ordine.
Fino agli anni '80 il sistema bancario nazionale viveva in un regime monopolistico in cui dominavano le politiche di "cartello" volute da Assicredito e ACCRI prima, e ABI dopo. Nessuna evoluzione di processo, nessuna innovazione di prodotto, scarsa attenzione alla formazione professionale e a una corretta politica dei costi: stipendi altissimi e scarsissima attenzione al cliente che, però, veniva ricompensato da tassi passivi convenienti e da "sofferenze" elevate.
Quindi l'apertura del mercato alla concorrenza internazionale e le bolle speculative governate e dirette in larga parte dalla finanza internazionale, che hanno determinato, negli anni '90, una pesante ristrutturazione del sistema bancario e un peggioramento delle condizioni contrattuali e salariali della categoria. Sempre scarsa l'attenzione al cliente, che assurgeva, allora, al ruolo di "pollo" da spennare.
L'impoverimento dei bancari e le nuove politiche ultra concorrenziali favorivano così il nascere e il proliferare dei promotori finanziari a provvigione, autonomi e slegati dalla categoria, provenienti in molti casi da settori diversi da quello del credito. Ma, mentre nella fase di espansione della bolla speculativa - momento in cui si sono riversati nell'affare centinaia di loschi figuri alla ricerca del facile guadagno - andava bene per tutti, scoppiata la crisi sono calati i margini di guadagno e la guerra si è fatta più aspra..
E' iniziata la caccia anche al piccolo cliente (quello da un migliaio di euro), da portare via alla banca concorrente, promettendo mare, monti e...professionalità (la magica parola che apre tutte le porte senza spiegare niente).
Al cliente doveva essere venduto di tutto, senza scrupoli e senza remore di sorta; doveva essere venduto quello che al momento era più conveniente al gestore e alla banca. I consulenti e gli addetti ai portafogli clienti venivano "educati" a fregare anche il miglior amico; figuriamoci il poveraccio senza raccomandazioni.
I problemi si sono ingigantiti e molti titoli sono diventati carta straccia. Ai consulenti è rimasto il problema di inventarsi il modo per raccattare fondi freschi e quindi provvigioni.
Con queste premesse era possibile un caso Ranno, per quello che ci hanno raccontato le agenzie di stampa (e cioè la storia di una promotrice che ha pensato di portare via - promettendo alte remunerazioni - milioni di euro di portafoglio alle altre banche. Pensiamo con grande gioia della Fideuram).
Chi pagherà i danni?
Con queste premesse sono ancora possibili comportamenti e atteggiamenti dannosi per i risparmiatori. Le banche stanno provando a correre ai ripari con iniziative come "Patti chiari" - che dovrebbe consentire ai clienti di poter confrontare agevolmente prezzi e costi dei servizi tra le banche aderenti.
Ma sono soprattutto i lavoratori del credito e i loro sindacati a tentare di dare una svolta positiva al rapporto banca-lavoro-risparmiatori. Nella piattaforma per il rinnovo del loro contratto collettivo hanno inserito il concetto di bilancio sociale (o bilancio etico) che prevede, tra le altre cose, l'impegno delle banche a offrire ai propri clienti prodotti "validi" e "certificati", con trasparenza e chiarezza, senza raggiri e trucchetti. E che prevede, in tal senso, la formazione continua e puntuale dei dipendenti e una funzione diversa dei promotori finanziari.
I crack e le bancarotte ci saranno sempre. Speriamo con minor dolo.

cma

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