A sentire parlare Soru ti immagini che la laurea alla Bocconi sia una leggenda metropolitana. Non tanto per la forma - chè non siamo formalisti - quanto per la caratteristica densità del pensiero che esala dai suoi discorsi, aliena alle alte sfere celesti dei bocconiani.
La sua - non ce ne voglia il senso umoristico dei lettori se non stiamo ironizzando - è la sagacia, la cultura, la saggezza dei contadini del Campidano.
Quella che riconosce e sa: il ciclo delle stagioni dai segni della terra, il perchè è meglio piantare certi alberi anzichè degli altri, come si governano gli animali, come si educano figli e braccianti al rispetto delle tradizioni; il valore dei paesaggi e la supremazia dell'uomo, comunque, su questi.
La domanda è: perchè non è rimasto a fare il contadino anzichè buttarsi nell'agone politico?
Il mondo così blasfemo dei partiti e del consiglio regionale non è in grado di comprendere lo spessore del contadino Soru, il suo ruolo e la sua lungimiranza. Non è in grado di apprezzare il valore di una scelta sofferta - ma pregna della competenza di cui sopra - come quella del taglio dei pini e degli eucaliptus per contrastare gli incendi.
Solo chi sa, capisce.
E capisce anche che si può arrivare a non rispettare norme e autorizzazioni, a scatenare un conflitto istituzionale, una pulizia etnica, una faida paesana, un processo, pur di dare seguito alle proprie convinzioni (e a quelle del botanico di fiducia) e concretizzarne le idee.
L'uomo è fatto così. Costruisce a Santa Gilla perchè gli ambientalisti non gli hanno presentato una petizione con mille firme che chiedesse il contrario; parcheggia sopra il marciapiede davanti a casa sua per non disturbare il transito dell'autobus di linea; taglia pini e li sostituisce con macchia mediterranea perchè vuole difendere la Sardegna dagli incendi.
E' vero, noi siamo cittadini, viziati dalla dolce vita della metropoli, dalla pausa caffè di mezza mattina, dalla passeggiata ecologica con il cagnetto: come possiamo comprendere?
Alla nostra mente poco aperta si affacciano spesso domande e dubbi privi di senso e di significato; ad esempio: quei pini sacrificati sull'altare della campagna di prevenzione incendi erano lì da sempre o ce li aveva piantati il precedente proprietario del lotto?
Nella nostra ignoranza pensiamo che la domanda non sia peregrina perchè - nel caso fossero da sempre lì - vorremmo capire come la loro eliminazione si concilii con gli impegni elettorali di Soru e con i suoi accorati appelli alla tutela delle coste e del loro paesaggio, all'etica delle regole e della buona amministrazione.
Non ci rendiamo conto, invece, che la nostra è la solita pedanteria di chi è abituato a protestare senza assumersi responsabilità di governo. Facciamo le barricate per tutelare gli alberi di piazza Giovanni ma non capiamo un accidente dei problemi legati al prezzo del latte, alla nuova politica comunitaria agricola, alla rotazione delle colture, alle tradizioni agro-pastorali.
Come ci permettiamo di intervenire?
Siamo convinti che ognuno possa e debba amministrare e decidere sulla propria terra, nel rispetto delle leggi vigenti; ma ci frulla il pensiero - non è copyright nostro - che in questo mondo tutto si tiene e che, magari, la desertificazione del Gennargentu (le risorse prima o poi finiscono e non basta dire no al parco per salvarle) possa determinare la scomparsa di un'isola dei Caraibi. Le leggi vigenti tengono conto di questo, o è il caso di aggiornarle?
Allo stesso modo ci pare che una pineta debba avere diritto ad un processo, prima di essere distrutta. E a questo processo non può partecipare solo la parte accusatrice con i suoi avvocati, forte del diritto di proprietà. Dovrebbe partecipare il mondo intero.
E forse i veri contadini del Campidano la pensano come noi.
Nel nostro inguaribile ottimismo ci consola, però, un'altra convinzione, legata alla reale sostanza delle persone. Ma di questo vi annoieremo la prossima volta.
cma
Il contadino Soru e la pineta
Facendo l'insegnante elementare mi sono occupato spesso, in questi ultimi anni, di piantare alberi, con i miei alunni, nei cortili delle scuole ove ho lavorato.
Alberi e arbusti della macchia mediterranea, le "nostre" piante.
Abbiamo scavato con le nostre zappette decine e decine di buche, abbiamo messo a dimora le piantine, abbiamo dato loro sostegno con dei pali, le abbiamo innaffiate, curate e studiate per anni.
Ho messo a disposizione (gratis) la mia automobile, usandola a mò di camioncino, per trasportare pali di castagno, fitocelle, terriccio... con seguito di spese di autolavaggio a mio carico.
Ho fatto tutto ciò perchè credo ci sia un assoluto bisogno di insegnare ai bambini un pò di quella "saggezza e conoscenza contadina" di cui parlavate nel vostro articolo.
Io non son certo contadino, ma la frequentazione delle nostre montagne ed una grande passione mi hanno consentito di imparare tanto dalla nostra natura.
Non sono quindi disposto a farmi insegnare da qualche giornalista poco attento o da qualche consigliere regionale "rampante" cosa sia il rispetto per l'ambiente o la coerenza con i propri ideali.
Evidentemente io e questi personaggi abbiamo una sensibilità ambientalistica molto diversa.
Se essi non capiscono che c'è qualche "lieve differenza" tra il voler "tagliare-e-basta" un centinaio di alberi di Piazza Giovanni e il voler sostituire un rimboschimento artificiale fatto con essenze non "nostre" con una messa a dimora di piante tipicamente mediterranee, non posso, purtroppo, farci niente.
Posso solo dire che, se fossero stati miei alunni, questa "piccola differenza" avrebbero imparato a riconoscerla al volo.
In un caso, infatti, si tratta della distruzione parziale di un polmone verde della città.
Senza sostituzione alcuna delle piante tagliate.
Nell'altro caso si tratta della migliorìa di un terreno boscoso. I pini e gli eucalipti sono stati usati spesso in passato nei rimboschimenti perchè crescono velocemente, ma presentano tutta una serie di controindicazioni per cui, quando è possibile, è bene sostituirli con altre essenze.
Siccome sono un sostenitore ad oltranza della legalità, dico: se qualcuno ha operato senza le necessarie autorizzazioni (lo sapremo dai giudici), che paghi.
Quindi, si preparino, i nostri "solerti" giornalisti e consiglieri. Riscoprendo tutto a un tratto la loro pura coscienza ambientalista, si preparino a riempire i giornali di pagine, pagine e pagine di articoli sugli scempi e le illegalità compiute in questi ultimi anni. Da chi non si chiamava Soru.
Andrea Scano