Al Jazeera ha dato la notizia che aspettavamo. Simona Torretta, Simona Pari e i due ostaggi iracheni sono liberi. Con loro liberi anche altri ostaggi: il diplomatico iraniano e 4 egiziani.
Le 2 Simone sono state consegnate alla Croce Rossa e, mentre scriviamo, sono già in volo per l'Italia.
Abbiamo temuto e sperato, ci siamo mobilitati e ci siamo depressi. Il nostro terrore era che in Iraq fosse saltato tutto e che nessuno fosse più in grado di dare alcun ordine, neppure gli ulema, neppure gli sceicchi. Il rischio era che neppure i precetti dell'Islam riuscissero a fermare le condanne a morte delle sequestrate.
E' presto per dirlo, ma forse qualcosa sta cambiando.
I dubbi, sempre più numerosi, sulla opportunità di continuare la guerra, avanzati da parti consistenti della amministrazione USA; la richiesta di una Conferenza internazionale sotto l'egida ONU e con la partecipazione della "resistenza" irachena; il ruolo della Francia e quello dell'opinione pubblica inglese; il risveglio politico di larghi settori del società e della cultura araba; persino il diverso atteggiamento del governo italiano (incalzato e sorretto dalle opposizioni), ad esempio, verso la necessità dei bombardamenti americani sulle città irachene.
Per ultimo, ma non certo per importanza, la presa di coscienza da parte dei rapitori, che nessun iracheno era dalla loro parte. Forse non le avrebbero uccise comunque, ma la protesta e la condanna del mondo arabo sono state importanti per questa svolta.
Adesso può essere meno complicato un percorso che porti a far tacere le armi e dia nuovamente la parola alla politica, alla società civile irachena, all'Islam e a tutti coloro che il popolo iracheno, con libere e immediate elezioni, sceglierà.
Non facciamo morire la speranza.
cma