"Le parole sono importanti", recita lo slogan pubblicitario di una trasmissione televisiva.
Quelle pronunciate ieri in Consiglio Regionale da Renato Soru lo sono senz'altro: desecretare gli accordi Stato italiano/USA sulla base nucleare di Santo Stefano, nell'arcipelago della Maddalena; restituire l'isola alla piena sovranità nazionale e regionale; ringraziare gli USA per quanto fatto ma pregarli al contempo di levare le tende.
Mai nessun presidente della regione (a parte Mario Melis) era arrivato così in fondo e lontano. Mai parole sono state così pesanti come macigni, così chiare come l'acqua dell'isola, così leggere perchè liberatorie.
In questo senso, Renato Soru rappresenta il frutto e la sintesi delle decennali lotte di comitati (Gettiamo le basi), associazioni e società civile sarda. Senza quelle lotte, Soru non avrebbe mai potuto pronunciare un simile discorso. Allo stesso modo, senza la coerenza del neo presidente della regione, esse non avrebbero avuto sbocco.
Non si tratta quindi, nè di demagogia nè di retorica (il povero La Spisa continua ad essere verde d'invidia), ma di un processo di liberazione (anche delle coscienze) iniziato diversi anni fa e rinvigorito dalla attuale fase internazionale, in cui, a detta di tutti i "media" più importanti del mondo, i movimenti pacifisti rappresentano la seconda superpotenza mondiale.
I tempi sono maturi per la richiesta di chiusura della base americana e per un ripensamento generale sulla presenza militare in Sardegna. I tempi sono maturi per assegnare alla nostra isola un ruolo importante nell'Europa meridionale, una portaerei di pace e solidarietà internazionale, di cooperazione allo sviluppo economico delle società africana a araba musulmana.
Questo sì, renderebbe Cagliari capitale del Mediterraneo.
Qualcuno, tra il serio e il faceto, riconosce alle basi militari una funzione di tutela del territorio e di salvaguardia delle coste: a Teulada e a Quirra ci sono gli unici angoli della Sardegna non ancora cementificati.
E' vero. Ma troppi segreti, troppi dubbi sulla loro pericolosità per la salute di militari e popolazioni, troppi lati oscuri, hanno accompagnato la nascita e la permanenza dei tanti poligoni di tiro.
Adesso abbiamo la possibilità e l'opportunità di tutelarle ugualmente, le coste, restituendole comunque alla gestione degli amministratori locali e all'utilizzo responsabile a fini turistici. Di più: togliendo di mezzo una delle possibili cause di leucemie, linfomi e malformazioni congenite, registrati nei territori limitrofi alle basi, tra la popolazione civile.
Dunque Soru mantiene le promesse fatte a questo proposito in campagna elettorale e, con coraggio, afferma "l'incompatibilità della base militare con le politiche sociali di sviluppo dell'arcipelago maddalenino".
Le parole sono importanti perchè, come in questo caso, sono la bussola dell'agire: sono impegni precisi che, nel nostro piccolo, contribuiremo a mantenere.
cma