Non penso ci sia qualcuno, in giro per il mondo, ancora seriamente convinto che la guerra in Iraq sia nata per paura delle armi di distruzione di massa di Saddam. Anche il motivo di ripiego - l'eliminazione di un pericolo dittatore - si sta rivelando per quello che è. Un bluff.
In Iraq, oggi, sconfitto Saddam e rivelatasi infondata la presenza di pericolose armi chimiche o nucleari, gli americani continuano a stare e a bombardare. A bombardare!
Gli effetti collaterali di questi bombardamenti si moltiplicano: bambini, donne e vecchi muoiono investiti dalle bombe intelligenti e dalle macerie delle loro case distrutte.
C'è - ci può essere - un valido motivo perchè tutto ciò succede?
Solo un cieco non vede alcun legame tra il peggioramento della situazione a Baghdad - e in tutto l'Iraq - e i bombardamenti di Bush, la presenza di truppe straniere, la guerra in cui anche noi italiani siamo invischiati.
E solo chi è in malafede si contorce alla ricerca di spiegazioni razionali e motivi umanitari. Puah!
Sono rarissimi i casi di guerre scoppiate per ragioni che non fossero economico-militari. E' pressochè inesistente l'investimento multimiliardario che una guerra comporta senza un calcolo ben preciso dei ricavi attesi.
Sgombrato il campo dall'ipocrisia umanitaria, resta il pantano Iraq e il problema del come fare per uscirne.
Un compito immane, da strateghi del breve termine e da politici scafati.
La strada, ritengo, è duplice, e va seguita in contemporanea dalle forze pacifiste internazionali in campo (nessuno in Italia si illude di riuscirci da solo) e dai loro alleati:
una nuova grande mobilitazione che chieda
a) la fine dei bombardamenti;
b) il ritiro delle truppe belligeranti:
un'offensiva diplomatica per la conferenza internazionale sull'Iraq, che veda l'ONU garante dell'imparzialità e che ammetta tutte le forze irachene di opposizione (guerriglieri compresi, ovviamente).
E' un'opzione di cui si discute in Francia e in altre nazioni non coinvolte nella guerra. Adesso anche in Italia. Le elezioni di novembre negli Stati Uniti d'America possono dare l'assenso definitivo, se a vincerle sarà la parte meno coinvolta della società USA: democratici e progressisti.
Da parte mia, rinnovo l'impegno per una giornata di manifestazioni e cortei in tutto il mondo insieme a quella che il New York Times definiva la seconda superpotenza mondiale: il popolo della pace.
Per un immediato 'cessate il fuoco'; per il rientro a casa - subito - dei soldati italiani; per la liberazione di tutti gli ostaggi e i prigionieri di guerra.
Sara
cma