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Un Paese slegato

Terra, 16 ottobre 2004
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

Viene prima l'uovo o la gallina? La riforma federalista dello Stato provocherà la divisione del Paese o è la conseguenza di una scissione che è già nelle cose?
Penso che le leggi di riforma si adeguino sempre a una situazione concreta, già esistente. Quasi mai avviene il contrario. Le differenze tra nord e sud - di tasso di occupazione, di indice di ricchezza, di volume di scambi, esportazioni e consumi, per non parlare di lingua, tradizioni e cultura - sono sempre esistite e in questi ultimi lustri leghisti addirittura aumentate.
Le rimostranze lombarde contro Roma ladrona, del resto, non sono neppure un'invenzione della lega, ma affondano le radici in quel risentimento, diffuso tra l'imprenditoria, contro le alte tasse che volavano verso Terronia.
Vedevo l'altro giorno un bel film italiano anni '50 - non chiedetemi il titolo perchè non lo ricordo - dove il rag. Brambilla diceva esattamente le stesse cose che oggi ripetono i vari Cè, Calderoli e compagnia.
L'unità d'Italia è roba recente e non si è mai definitivamente conclusa.
Ma l'adeguamento delle norme alla realtà non è mai qualcosa di automatico, una necessità immanente: è invece un processo politico che può essere fermato o largamente e positivamente condizionato.
Per il momento, l'attuale centrosinistra non solo non ha fatto un grosso lavoro di sbarramento ma, nel recente passato, ha favorito - blandendo sia la lega che il cavaliere - l'accelerazione di questo processo (eppure i dirigenti sono sempre lì a dirigere, che cavolo). L'ha favorito contribuendo a creare l'illusione di un liberismo volano di sviluppo; contribuendo a smembrare i diritti acquisiti dei lavoratori; inseguendo le gabbie salariali come occasione di crescita (differenziata, però).
Ma sorvoliamo.
Il centrodestra ha inserito un cuneo nelle divisioni già esistenti e ha fatto leva. L'obiettivo è spolpare l'osso e mollare gli ormeggi della solidarietà e della democrazia parlamentare.
Quello che mi preme affermare, da sardo indipendentista, è che dobbiamo passare al contrattacco e riaffermare, noi, la nostra autonomia, noi, la nostra capacità imprenditoriale, noi, la nostra cultura.
Sarebbe ora.
Abbiamo potenzialità e possibilità per ripensare a uno sviluppo integrato con l'Europa e con il mondo intero, senza intermediazioni nordiste, semmai ne abbiamo avuto.
E poichè è prematuro abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione, potremmo magari pretendere - dagli imprenditori nordisti che operano quaggiù da noi - un tale incremento di tasse e tributi regionali da costringerli ad abbandonare l'isola. Ma lasciando qui, troppo facile altrimenti, ricchezze e attività: mollate l'osso che lo gestiamo noi.
Costa Smeralda, Villasimius, Forte Village. Sarebbero tutto un altro sapore, in mano nostra. E nel parco della Certosa di Berluska, ci farei una casa di accoglienza per anziani, grande, enorme. La sera, tutti in villa a giocare a carte con Silvio, se vuole. Altrimenti si gioca da soli, nonni.

Leonardo Casu
cma

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