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Nord Sardegna inquinante

Terra, 23 ottobre 2004
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

Il Registro europeo delle emissioni elenca le aziende del continente a "maggiore vocazione inquinante".
Dal sito di reporterassociati apprendiamo che l'Italia compare con ben 12 aziende e, tra queste, due sono sarde: lo Stabilimento Syndial di Porto Torres, responsabile del 14,3% del totale delle emissioni di diossine e di furani; il depuratore consortile di Olbia (Sassari) che produce il 10,1% delle emissioni di fosforo e il 18,4% di TOC.
Per essere una regione a vocazione turistico ambientale non c'è male.
Complimenti.
Rappresentiamo in campo europeo più del 16 per cento dei grandi inquinatori italiani.
Proprio mentre giunge altissimo il grido di allarme di scienziati e medici sullo stato di salute della Terra, e mentre ci vengono confermate le nostre convinzioni sull'inquinamento atmosferico della città di Cagliari (ne riparleremo nei prossimi giorni), scopriamo (ma è una scoperta di vecchia data, per noi) che la grande industria isolana non è foriera solo di buste paga e cassa integrazione, ma anche di danni ambientali notevoli.
Lo sapevamo. Speriamo che lo sappiano anche i sindaci di Porto Torres e Olbia e le ASL competenti.
La contraddizione tra tutela della salute e necessità del reddito prodotto da queste attività umane è vecchia quanto la rivoluzione industriale. La sfrutta persino l'onorevole Cicu che, salutando positivamente la proposta del presidente della regione sarda per la chiusura delle basi americane nell'isola, avverte: prima bisogna cercare un' alternativa economica a chi, con le basi militari, ci campa. Un modo per dire che non si cambia niente?
Certo è che va affrontata. E presto.
Fino ad ora ha prevalso l'indirizzo industrialista, che ha sempre minimizzato il danno ambientale arrecato e che ha pensato principalmente ai grandi profitti (le buste paga sono il contorno necessario, per i padroni). Ma ora la sensibilità ambientalista è cresciuta; e con essa il lavoro di ricerca e studio per assicurare, al nostro immediato presente, la possibilità di uno sviluppo ecocompatibile. Uno sviluppo sostenibile.
Riteniamo che nella fase di riconversione industriale e di bonifica ambientale ci siano opportunità di creazione di lavoro produttivo e duraturo. Riteniamo che debba essere comunque la collettività a farsi carico di eventuali, temporanei squilibri. E che in una società sarda ancora più a misura d'uomo ci sia il bandolo della matassa del lavoro per tutti.
Gli ostacoli, però, sono forti, e non sono certo di natura tecnico-scientifica.
Chi li pone?

cma

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