Nel momento in cui scriviamo, i medici confermano la morte clinica. Una flebile speranza ci tiene avvinghiati alle agenzie di stampa: aspettiamo una resurrezione.
Qualcuno accenna a una specie di censura sulla sua morte in attesa della conclusione del summit dei palestinesi per decidere la successione; qualcun'altro dice che è vivo, anche se in condizioni gravissime.
Gli israeliani sono in stato di massima allerta per paura di disordini.
Allora non facciamo un'orazione funebre.
Spinti dalla commozione siamo andati alla ricerca di tutte le notizie immaginabili e non, a frugare archivi, a rileggere la sua storia, a ripescare nel passato recente e lontano.
Perchè?
Perchè il presidente Arafat è parte della nostra vita e perchè scandendo il suo nome e per la causa del popolo palestinese abbiamo manifestato, gridato, lottato tante volte. Parte della nostra giovinezza si è plasmata anche sulla dolorosa ingiustizia del secolo scorso, quella che ha privato di uno stato un popolo, e si è formata insieme ad Al-fatah e all'OLP.
Cercare di lui è come frugare nei nostri ricordi, nei diari delle scuole superiori in cui preparavamo gli interventi alle assemblee, organizzavamo le occupazioni e le autogestioni.
Gruppo di studio sulla questione palestinese.
Arriva un compagno da Gerusalemme.
Mir mir feddayn...
Grazie ad Arafat la questione palestinese è diventata priorità nelle agende politiche delle diplomazie di tutto il mondo, anche se per cause troppo complesse e difficili da comprendere - almeno per noi - non è mai diventata "la" questione da risolvere. Compromessi, sotterfugi, carognate, e ancora oggi i palestinesi sono lì a reclamare il diritto a uno stato.
E grazie al Nobel per la pace, assegnatogli nel '94, la lotta per i propri diritti e contro le ingiustizie è diventata funzione inequivocabile di pace. Non c'è contraddizione tra lotta per la propria terra e per i diritti della propria gente e la pace. Chi lotta per la giustizia lo fa anche per la pace.
E chi lotta per la giustizia, come Arafat, ha sempre condannato il terrorismo.
cma
Fabrizio (http://sivola.blog.tiscali.it) [Venerdi 5 Novembre 2004 ore 21:17:33]
Condivido la risposta di Maria: nel Medio Oriente si è incancrenita una situazione troppo complessa, per caricarne la colpa sul solo Arafat. A lui vanno riconosciuti meriti personali innegabili (creare e portare avanti nei decenni la causa palistinese) e limiti collettivi di inadeguatezza negli ultimi anni. Cioè: i Palestinesi stanno affrontando da troppo tempo il passaggio da popolo senza terra a società con una terra propria - hanno, soli tra i popoli arabi della zona, istituzioni mutuate dall'occidente. E sono anche il popolo + tradito dalle dichiarazioni dell'occidente a cui tentavano di ispirarsi. Se fossi Palestinese, anch'io sarei un potenziale fondamentalista, ma di sicuro la colpa non la darei ad Arafat. (per chi vuole capire "le mezze seghe sono altre" - scusate la parentesi)
NNS (http://politica_liberta.blog.tiscali.it) [Venerdi 5 Novembre 2004 ore 15:46:44]
Centrato perfettamente la questione Arafat: è riuscito a coagulare intorno alla sua persona il problema palestie e a porlo all'attenzione del mondo, senza di lui non si sarebbe mai parlato di una nazione palestinese ed il nobel, nondimentichiamolo, gli è stato dato per essere riuscito a moderare le spinte terroristiche e a far accettare ai palestine ed alle nazioni arabe un accordo con Israele, senza di lui anche Israele non avrebbe avuto alcun riconoscimento dagli arabi. Se poi vogliamo continuare a fare tifo e non politica, a buttarla sul solito squallido ragionamento italiano, quando anche a Berlusconi (o Schifani) avranno assegnato un premio Nobel si potrà dire che ha una statura internazionale.
maria (http://pigiotto.blog.tiscali.it) [Venerdi 5 Novembre 2004 ore 15:20:56]
Marcell o, non ti sembra di essere un po' troppo severo con chi non raggiunge l'obiettivo che si è prefisso? Del resto i motivi possono essere tantissimi... Eppoi fermare i terroristi non è mica così semplice quando essi si frappongono e sovrappongono a una lotta di liberazione. Tu pensa che neanche i nostri governanti sono riusciti a fermare i terroristi prima cha ammazzassero Biagi, D'Antona, Moro e tutti gli altri.... non era semplice
marcell_o (http://marcell_o.blog.tiscali.it) [Venerdi 5 Novembre 2004 ore 13:26:29]
anch'io non apprezzo arafat per un motivo semplice: non ha fatto bene il suo lavoro che doveva essere creare uno stato per il suo popolo, creare condizioni migliori per il suo popolo (non dico fare la pace con gli israeliani) e possibilmente fermare i terroristi, almeno quelli nocivi alla causa palestinese... senza considerare che governava in modo nepotistico, corrotto e...
leonardo (http://pigiotto.blog.tiscali.it) [Venerdi 5 Novembre 2004 ore 13:04:18]
Ciao Chaplin. Scrivo a nome di cagliarimonamour (cma) innanzitutto per ringraziarti di essere passato a visitare il mio (nostro) blog e per il commento lasciato: non tutti hanno la voglia o il coraggio di farlo. Poi per chiarirti che no, Arafat non lo abbiamo minimamente paragonato o eletto a santo. Non crediamo ai santi. O meglio crediamo che anche i santi ogni tanto siano diavoletti. E' un personaggio importante della storia recente del mondo, ma soprattutto un uomo importante per noi perche fà parte della nostra storia personale e collettiva, individuale e politica. E comunque, sui suoi meriti, non hanno dubbi nè americani nè fascisti, nè D'Alema nè Andreotti. Persino Berlusconi lo apprezza. Tu, invece, a quanto pare, no. E perchè?
Chaplin Telkul (http://italiainutile.blog.tiscali.it) [Venerdi 5 Novembre 2004 ore 12:28:01]
Santo pure lui? E poi vi chiedete perché Bush è stato il presidente USA più votato di tutti i tempi?