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Spesa proletaria contro il carovita

Terra, 6 novembre 2004
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

Oggi, alcune centinaia di ragazzi della "Rete per il reddito" e dei Disobbedienti, hanno occupato un ipermercato romano e distribuito ai passanti la merce "sequestrata al ciclo naturale".

Il ciclo naturale della merce è quello che prevede, dopo la sua produzione, la distribuzione, la messa in mostra delle sue fattezze, la vendita (che è, da un lato, consumo e, dall'altro, trasformazione in denaro), la riproduzione della stessa merce.

La spesa proletaria è stato l'antipasto gustoso alla marcia pomeridiana dei precari, i nuovi lavoranti intermittenti, che per mettere insieme uno stipendio utile alla sopravvivenza devono lavorare (quando ci riescono) tre mesi. La legge 30 - che perfeziona la frittata cominciata con il centrosinistra - deregolamenta e destruttura il lavoro così come lo abbiamo conosciuto e ci prepara alla modernità, fatta di lavoratori in affitto, lavoratori a chiamata, a staffetta, due in uno e così via.

Il lavoro precario abbassa il prezzo di tutto il lavoro e tende a far salire i profitti che - questa è l'idea sottostante - dovrebbero trasformarsi in investimenti e in allargamento della base produttiva, con nuovi posti di lavoro, quindi, e una nuova eldorado. Ma dacché la storia ha superato le Colonne d'Ercole, non si è mai visto che l'impoverimento generalizzato dei lavoratori abbia creato sviluppo e ricchezza. Al contrario, è solo il maggiore benessere collettivo a poter accendere i motori della ripresa.

In questo, è necessaria l'azione di supporto e di governo dello Stato. Cioè, siamo ai sogni, vista l'aria che tira.

Ed è così che a noi lavoratori, cui almeno da un decennio a questa parte viene chiesto di lavorare - e lavoriamo - di più, vengono corrisposte paghe relativamente più basse rispetto a un mondo di merci (da noi stessi prodotte) con prezzi relativamente sempre più alti.

Azzo azzo azzo, se non consumo sai che sollazzo! Inca inca inca non c'è enalotto o lotteria che vinca!

Sui banconi del mercato, sugli scaffali dei grandi magazzini, la merce ci fa le smorfie, ci schernisce, ci chiama e ci rifiuta, si contrappone a noi e, come se fosse una regina, domina i rapporti e le relazioni tra gli esseri umani.

Per una volta, i ragazzi disobbedienti alle leggi del mercato hanno rotto le regole, infranto il patto scritto dai padroni, e si sono riappropriati di una piccolissima, simbolica, parte di lavoro sociale. Spesa proletaria. Autoriduzione del prezzo. Consumo libero secondo le necessità di ognuno.

Dopo un primo momento di stupore e smarrimento, clienti e cassieri dell'ipermercato romano, sono stati al gioco. E il pubblico ha pure cominciato a servirsi da solo, gratis. La polizia, a distanza, non interveniva. Fino a quando il direttore del grande magazzino ha proposto ai ragazzi la fine della protesta spendacciona in cambio del perdono (della non denuncia). I ragazzi hanno accettato e se ne sono andati tra gli applausi dei presenti.

Che sia iniziata la nuova era dell'uomo padrone e signore dei suoi prodotti?

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