La scuola italiana ha scioperato, oggi, contro i tagli e contro la riforma Moratti. Un'imponente manifestazione romana e tante altre sparse per le città italiane, con sit-in e cortei, confermano la combattività di docenti, insegnanti e personale ata della scuola pubblica italiana.
L'80% circa dei dipendenti ha risposto all'appello di CGIL CISL UIL GILDA e COBAS. O forse è meglio dire il contrario vista la pressante richiesta di mobilitazione attuata dalla base e considerato il grado di consapevolezza di tutto il personale della scuola sulla pericolosità di questa controriforma.
Su di essa si stanno incentrando le attenzioni malsane del Governo, alla ricerca continua di costi e spese da tagliare (che poi significa soprattutto, ma non solo, riduzione di organico) per finanziare quella specie di riduzione delle tasse che non riduce un bel niente, poichè ciò che dà da una parte, lo toglie dall'altra con gli interessi.
Su di essa si concentra il disegno restauratore della classe borghese, che prevede la distrazione dei fondi verso la scuola privata e, comunque, una quota minore di spesa pubblica per l'istruzione. I ricchi sapranno trovare il modo per far studiare i loro rampolli, garantendo così la riproduzione esatta dei rapporti sociali.
Il futuro della scuola pubblica è quindi segnato; ma già il presente è pieno di segnali negativi.
Per fare un esempio banalissimo: nelle scuole elementari le ore curricolari dei bambini sono già diminuite, essendo passate dalle 29 dell'anno scorso (+ 1 di mensa) alle 26 di quest'anno (+ 3 di laboratori e 1 di mensa).
Al tutor (insegnante prevalente) viene imposto l'insegnamento di quasi tutte le materie e il coordinamento dell'attività degli altri insegnanti.
Come dire che, crescendo di un anno, i bambini necessitano di meno ore e di meno specializzazione. E' chiaro, infatti, che il tutor non può garantire il giusto equilibrio "orario" dell'insegnamento delle diverse materie e sarà costretto dalla realtà concreta della classe a privilegiare una materia, a fermarsi in un'altra.
Se è condivisibile l'idea di una figura che abbia maggiori responsabilità e compiti di coordinamento all'interno del gruppo di insegnanti, ciò è possibile solo se, a questo insegnante, vengono garantite 2 cose:
- un adeguato riconoscimento;
- risorse e personale in numero adeguato;
cioè l'esatto contrario di quanto sta avvenendo realmente.
I laboratori sarebbero una grande cosa se aumentassero l'offerta formativa complessiva (extra curricolare) e se ci fossero i soldi per renderli meno aleatori. Ma la verità è che non si riesce a partire neppure con le ore di informatica. Neppure con l'inglese, in alcuni casi.
Sarebbe veramente una brutta "squola" quella pensata dalla Moratti, se non ci fossero loro (lavoratori e studenti) a renderla più accettabile.
Sarà forse su questo, che punta Letizia?
cma