Oggi il Papa ha parlato di tolleranza. Lo ha fatto davanti ad alti esponenti di tre grandi religioni monoteiste per riaffermare che nessuna di esse gode di alcuna supremazia e che in nome di nessuna di esse si può attentare alla pace e alla solideriatà umana.
Il Papa è evidentemente preoccupato da questa ondata di integralismi alla cui crescita, forse, ha involontariamente contribuito lui stesso, al tempo dei conflitti nella ex Jugoslavia. Come il vortice di un tornado, le guerre religiose si sono fuse ai conflitti etnici e si sono ingigantite, e ancora oggi si nutrono dei peggiori istinti xenofobi e dell'intolleranza diffusa verso "gli altri da noi".
L'Asia ribolle di questi conflitti. L'Africa esplode con queste catastrofi.
Il nostro mondo occidentale non è immune da tutto ciò. Anzi, contribuisce in modo determinante a questa ventata di intolleranza: contro chi fà uso di sostanze stupefacenti, contro l'Islam, contro l'omosessualità, contro chi ribella al potere costituito e, non appaia fuori luogo, contro il welfare e la consapevolezza - che la teoria dello stato sociale insegna - del legame tra uguaglianza e solidarietà e diritti diffusi e pace sociale: come viatici alla tolleranza e al rispetto.
Oggi tutto questo sta pericolosamente barcollando e, in alcune realtà come quella statunitense, diventa maggioranza l'idea della supremazia del dio cristiano, della supremazia della cultura occidentale e dei valori della tradizione nazionalista.
Chi e come si opporrà a questa idea di società? Come evolverà questa spirale di violenza iniziata subito dopo il crollo dell'URSS con le guerre all'Iraq, nel Kossovo, in Afghanistan, in Nepal, Sri Lanka, Sudan, Congo, Colombia, Costa d'Avorio e in tutte le altre terre del mondo?
"I conservatori cristiani non devono fare compromessi" scrive sul Los Angeles Times un ex giocatore di baseball convertitosi all'integralismo cristiano. "La sinistra strega con pozioni ed elisir serviti ogni giorno dalle sue roccaforti dell'accademia, di Hollywood e dei vecchi media. Vomita sulla morale, sulle tradizioni e sui valori che per noi sono sacri: Dio, famiglia e paese...Noi non vogliamo diventare europei. Non vogliamo diventare laici. Siamo eccezionali. Siamo unici. E siamo la più grande forza del mondo per il bene, malgrado quel che possono dire la sinistra, i terroristi o le Nazioni unite. È per questo che noi costituiamo l'ultima speranza del mondo per la libertà. Noi continueremo a essere questa città splendente sulla collina. E ne accettiamo piena responsabilità; siamo fieri di essere invidiati dal mondo".
Il delirio di onnipotenza che attanaglia gli USA (governanti e molti suoi abitanti) significa essenzialmente che per salvaguardare il loro primato (e il loro standard economico, come diceva Bush) sono pronti a scatenare guerre non solo per il petrolio, ma, in un futuro prossimo, per l'aria incontaminata dell'Amazzonia (il polmone verde brasiliano deve diventare proprietà di tutto il mondo, secondo gli USA) e per le riserve d'acqua del pianeta.
Ecco che il Papa invita alla tolleranza e parla ai religosi ma perchè sentano tutti. Sa (e dice), Giovanni Paolo II, che guerra e terrorismo rendono gli uomini schiavi della violenza e dei soprusi; che il "non avrai altro dio oltre che me" non ha mai significato combattere il dio "straniero", ma semmai vedere in lui una proiezione della propria verità, un mezzo per espanderla e portarla a tutti.
La guerra non è un insieme di regole a cui i combattenti devono attenersi: è l'assenza stessa delle regole. In guerra non possono esistere convenzioni di Ginevra e tutele di civili e prigionieri. In Iraq si uccidono gli ostaggi e i prigionieri feriti e disarmati, si violentano le donne e si torturano i nemici, si impedisce ai civili di scappare e si spara sulle ambulanze. Da una parte e dall'altra.
Non capisco chi, giustificando talune guerre "umanitarie", si meraviglia che invece capiti tutto ciò. La guerra è figlia dell'intolleranza, ma la strada perchè tutti lo capiscano è ancora lunga.
A percorrerla, possono aiutare le parole di Giovanni Paolo II.
"La tolleranza è possibile, e costituisce un valore di civiltà, che pone le premesse per un più ampio e solidale sviluppo umano, civile e sociale. Nessuno ha il diritto di presentare o usare le religioni come strumento di intolleranza, come mezzo di aggressione, di violenza e di morte. Al contrario, la loro amicizia e stima reciproca, se è anche sostenuta dall'impegno di tolleranza dei governanti, costituisce una ricca risorsa di autentico progresso e di pace".
Pixim
cma