In questo periodo siamo un po' distratti, lo ammettiamo. Ci capitano le cose sotto il naso {commissioni di indagine sul Poetto, scioperi dei dipendenti regionali (o dipendenti di Soru?), alberi poco saldi in Piazza Garibaldi, con parcheggi caldi caldi} e non ce ne accorgiamo, non scriviamo niente. E che diamine. Bellus skescius di giornalisti.
Ma perderci anche il ritorno delle rondini, a novembre, quello no.
Dunque, ieri il Censis ha presentato uno studio riguardante il grado di benessere e di dinamismo delle aree metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia.
I criteri e gli indici presi in considerazione sono consultabili, insieme a tutta la ricerca, sul sito www.rur.it. In sintesi riguardano la demografia e la struttura della popolazione, le attività economiche e la specializzazione produttiva, il livello di occupazione e di ricchezza, la qualità dei servizi, cultura, svago e tempo libero.
A seconda dei risultati raggiunti le città sono state divise e inserite in gruppi omogenei contraddistinti (con una singolare e azzeccata metafora) dal nome di un uccello:
le aquile (le aree metropolitane come Roma, Milano e Torino, città medie come Bologna e Firenze e le città venete di Venezia e Verona; tutte caratterizzate da alto livello di benessere, potere economico e complessità sociale);
i falchi (le città dello sviluppo, città del nord come Aosta, Bolzano, Bergamo, Brescia e Como più le marchigiane Ancona e Macerata, e ancora Pisa e Siena; caratterizzate da alti livelli di sviluppo economico, di benessere e di attività culturale);
i pellicani (i centri produttivi, con città come Forlì, Arezzo, Prato, Modena, Rimini, Ascoli Piceno, Pesaro; tutte con una forte presenza industriale e con il più elevato tasso di attività della popolazione);
i gabbiani (le città del benessere maturo, come Genova, Imperia , Savona e La Spezia, Perugia, Grosseto, Livorno e ancora Pescara, Campobasso e Lecce; sono le città dall'economia solida ma statica, caratterizzate dalla tendenza all'invecchiamento della popolazione);
le rondini (i poli della rincorsa, in larga parte città del sud, come Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro, Avellino, Caserta, Catanzaro, che presentano una realtà dinamica tesa al raggiungimento dei valori medi italiani in tutti i settori, ma ancora caratterizzate dall'assenza di una solidità di fondo);
le anatre (le città arretrate, cioè le città del sud rimanenti come Napoli, Palermo, Messina, Reggio Calabria, Foggia, Agrigento, che mantengono le ultime posizioni in tutti i settori analizzati, nonostante una maggiore vivacità rispetto al passato).
Le città della nostra isola, quindi, sono classificate come rondini. Tra tante notizie negative, un barlume di speranza si intravvede grazie a un ritrovato dinamismo e una voglia di emergere figli forse di quell'identità che lentamente stiamo ricostruendo.
Ma facciamo ancora parte di quell'insieme di città al di sotto della media nazionale. E se dal punto di vista del dinamismo, come dicevamo, ci collochiamo nella fascia alta, lo sviluppo e il benessere collettivo sono i nostri talloni di Achille, e ci collochiamo nella parte bassa del tabellone insieme a tutte le altre città del sud, piccole (come le nostre città) e grandi.
Insomma, i segnali di un possibile rinascimento economico (trainato magari dalla crescita in campo culturale e informatico) ci sono tutti, ma gli ostacoli legati al mancato rinnovamento politico e amministrativo, alla conservazione del potere delle grandi famiglie e alla assenza di riforme, possono limitare il volo della rondine.
cma