Questo è l'editoriale n. 200 di cagliarimonamour. E come i famosi nn. 100 e 200 di Tex Willer, usciamo con un'edizione speciale a colori.
A dire il vero gli editoriali sono più numerosi, ma per non smentire la nostra scarsa capacità organizzativa, alcuni li abbiamo numerati e altri no. Certi sono dispersi in qualche sottopagina dimenticata, altri fanno bella mostra di sè in siti amici, altri ancora arrancano in pagine che trattano tutt'altri argomenti.
Ci riproponiamo quasi ogni giorno di mettere un po' d'ordine (facciamo le grandi pulizie di Natale?), ma poi vallo a trovare il tempo.
Il tempo.
Quando credi di esserti ritagliato una bella mezz'oretta ecco che le agenzie battono la condanna di Dell'Utri e allora al diavolo le pulizie: c'è qualcosa di ben più importante da fare.
Come prima cosa, ad essere sinceri, registriamo una certa confusione mentale che ci suggerirebbe di smetterla qua per riordinare le idee, oltre che il sito. Berlusconi innocente, il suo amico Dell'Utri riconosciuto come l'anello di congiunzione tra mafia e politica, mafia e imprenditoria.
E' vero, non abbiamo mai creduto che le sentenze della magistratura potessero fare la storia. Le sentenze raccontano e interpretano pezzetti di storia e consegnano ad essa responsabilità personali.
Però, che casino signori giudici. Prima, con le vostre indagini e imputazioni ci inducete a credere che Berlusconi sia stato un evasore fiscale, un corruttore di magistrati, un falsificatore di bilanci, un costruttore abusivo. Godiamo nell'attesa di vedere confermate le nostre convinzioni su un periodo tragico della nostra nazione.
E invece no. Altri di voi ci ributtano nello sconforto e ci riconsegnano un Berlusconi lindo e puro. Innocente.
Ci assale il dubbio che le sentenze, se non possono fare la storia, possano cancellare quella già scritta.
Questa è la verità: Berlusconi è innocente. E non solo ce ne dobbiamo fare una ragione, ma ci dicono anche che dobbiamo rallegrarcene, visto che il presidente del Consiglio dei Ministri italiano non è un delinquente.
Allora non ci convincono neppure le richieste di dimissioni avanzate da Cossiga e da altri politici del centrosinistra (Carneade, chi era costui?) che vedono nella prescrizione un'ombra sulla fedina penale di Berlusconi.
E perchè mai?
Beviamolo per intero, questo calice. In Italia esiste la presunzione di innocenza fino all'espletamento di tutti i gradi del giudizio. Figuriamoci se non deve sentirsi innocente anche uno i cui reati sono caduti in prescrizione. E soprattutto Silvio, che può vantare - è anni e anni che lo ripete - un accanimento terapeutico senza precedenti nei suoi confronti.
Siamo quasi convinti e rassegnati ed ecco che oggi, invece, arriva la notizia che un suo fedelissimo, Marcello Dell'Utri, è stato riconosciuto colpevole di collusione con la mafia siciliana. Era l'anello di congiunzione tra mafia e politica, mafia e affari. Gli hanno dato 9 anni.
La condanna al carcere non è una bella cosa. Per nessuno. E' innanzitutto una sconfitta della società, ancor più quando a venire condannati sono i rappresentanti del popolo che del popolo hanno tradito la fiducia.
E pur con l'augurio di non vederlo finire in galera, questa sentenza ci rende felici perchè restituisce qualche certezza sul nostro passato, sulle nostre convinzioni e sui nostri teoremi. E' solo il primo grado, ma quanto pesa, ragazzi.
E' una sentenza che sembra proporci nuovamente un Paese in cui la malavita organizzata ha conquistato i gangli vitali del sistema, o li ha occupati in modo permanente; in cui la mafia ha fatto il salto di qualità e si presenta in doppiopetto nei salotti buoni della finanza, nei mercati globali, nelle imprese di tutti i settori, nei partiti.
E' verosimile un quadro del genere? Quanti politici ci sono condannati per associazione mafiosa o per favoreggiamento? Basta l'assoluzione di Andreotti ad assolvere tutto il quadro dirigente nazionale oppure è una assoluzione che assolve solo il potente ex democristiano?
E la condanna in primo grado di Dell'Utri condanna solo lui stesso oppure coinvolge l'intero management di Forza Italia?
Le vicende personali continuano ad intrecciarsi con quelle pubbliche e collettive che poi saranno storia. Le sentenze presenti e future aiuteranno la corretta lettura di questa lunga notte della Repubblica. Ma la nostra vita di cittadini e soprattutto di lavoratori di questo Paese ci ha già formato un'esperienza epidermica molto forte e radicata.
E' nei posti di lavoro che viviamo e subiamo gli attacchi più pesanti alla nostra dignità, al nostro ruolo e al nostro fare quotidiano da parte di imprenditori sempre più disposti a tutto per aumentare i loro profitti.
Basta sapere come vengono affrontate le questioni relative alla sicurezza nei posti di lavoro. Basta sapere dei giri di vite verso i diritti sindacali, le conquiste individuali, le donne e i precari. Non c'è nessun lavoratore che non sperimenti questo ogni giorno sulla propria o l'altrui pelle.
E' come cittadini che ci accorgiamo delle truffe perpetrate in nome di una falsa libera concorrenza e di un mercato che è libero solo nella possibilità di fregare i più deboli.
Le generalizzazioni a volte sono sporchi giochetti ideologici che tentano di nascondere la realtà, ma forse c'è già una storia - la cui esistenza ci viene incidentalmente confermata da talune sentenze e dagli stessi organi dello stato (che denunciano una mastodontica evasione fiscale, contributiva, retributiva...) - che condanna una classe dirigente, nel suo complesso corrotta e corruttrice.
cma