Se diamo uno sguardo ai livelli di inquinamento dell'aria ci accorgiamo che le polveri sottili (PM10) stanno nuovamente superando, spesso e di molto, i valori soglia. Qualcuno direbbe che è un fatto normale in questo periodo tardo autunnale, ma bisognerebbe schiaffeggiarlo per risvegliarlo dal torpore mentale e per ricordargli che attentare alla salute umana è normale in qualsiasi perido dell'anno, nelle società a regime capitalistico.
Anzi, considerata la crisi economica e il livello talmente basso dei salari da non permettere un ulteriore loro erosione (ma non ci metto la mano sul fuoco che non riescano ad abbassarli ancora), il grande capitale tende a mantenere costante il saggio del profitto - oltre che con gli altri trucchi - adulterando i prodotti e risparmiando su sicurezza e tutela ambientale.
Le grandi lobbies economiche, affaristiche, industriali, non possono permettersi di avere un' ottica ad ampio raggio e un respiro di lunga durata. Il tutto e subito di sessantottesca memoria è il loro cavallo di battaglia operante e vincente. Come corollario, e per loro maggiore libertà, viene ridotta e depotenziata la funzione degli Stati e delle amministrazioni pubbliche. Rassegnamoci.
Rassegnamoci? Manco morti.
Legambiente Sardegna (nella persona di Luigi Lai, medico cardiologo) ci informa che studi americani recentissimi affermano che ogni aumento di 10 microgrammi a metro cubo di polveri sottili, il rischio morte per la popolazione aumenta del 15%, mentre diventa il triplo per chi ha avuto un infarto e per i diabetici.
Se a questo fattore di rischio ambientale sommiamo le emissioni dannose prodotte dalla combustione di petrolio e carbone, possiamo capire meglio la certezza del rischio per la salute di tutti, e stiamo parlando di cancro, malattie cardiovascolari, ictus cerebrale, mortalità infantile.
Al rischio diretto (provate a pensare a ciò che inalano i cittadini alle fermate degli autobus come quelle di via Roma lato mare, ai bambini con le mamme che fanno shopping nel Corso o in via Sonnino o in via Dante, agli anziani che chiacchierano in piazza Yenne o in piazza Repubblica, a tutti gli abitanti delle viuzze del centro città, ancora più esposte ai gas di scarico delle auto) si somma il rischio indiretto (alluvioni, inondazioni, uragani, cambiamenti climatici, innalzamento dei mari, danni all'agricoltura, alla pesca, alla fauna in generale, agli incendi).
Davanti a queste sciagure che sono già realta, purtroppo, è inammissibile che i Governi del pianeta cincischino ed è assurdamente irresponsabile il comportamento della delegazione italiana al Cop10 di Buenos Aires (un nome un programma) e le affermazioni dei nostri rappresentanti che anzichè accelerare sul rispetto del protocollo di Kyoto, si accodano agli USA e sostengono che in futuro la riduzione di emissioni inquinanti possa essere volontaria.
Tanto a loro che gliene frega. Sono ricchi e privilegiati. Sulle loro case mai potrà accadere quello che è accaduto (tanto per fare l'ultimo esempio) a Villagrande Strisaili, a Galtellì, o nelle Filippine.
Per loro, i cambiamenti climatici sono semmai l'occasione per fare una settima in più di vacanze, ai tropici, visto che la Costa Smeralda sta incominciando a puzzare troppo di pecorino sardo.
Leonardo Casu
cma