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Madre natura

Terra, 28 dicembre 2004
QUISQUILIAE
CAGLIARI E DINTORNI
RESTO DEL MONDO
E D I T O R I A L I
F O R U M

C A R T O L I N E
S C R I V I C I
L I N K

Sarà perchè la mia attuale situazione psicologica è sul depresso andante, ma la immane tragedia che ha sconvolto l'Asia meridionale mi appare ancora più terrificante e non priva di conseguenze luttuose per tutto il pianeta.
Un terremoto che, a detta degli esperti, potrebbe avere addirittura spostato l'asse terrestre reclama vendetta: nuovi assestamenti sismici e altri maremoti - magari dall'altra parte del pianeta - ulteriori cambiamenti climatici, squilibri ancora più accentuati.
Non può che essere così.
Non sarà oggi, non sarà tra un mese, ma avverrà. Qualcosa è già avvenuto.
Madre natura ha i suoi tempi e i suoi ritmi. Come la partitura di una sinfonia beethoveniana, le sue note sono, ai nostri occhi, qualche volta sublimi, molte altre angosciose e ci obbligano a una riflessione.
Siamo talmente piccoli e indifesi davanti ad essa che forse è il caso di riconsiderare il nostro ruolo e la funzione della nostra esistenza. Non possiamo più pensare di scannarci a vicenda (o meglio, di scannare i più deboli) per qualche pozzo di petrolio in più; o imporre la democrazia a tutti i costi, compresi quelli, impagabili, ambientali. Non dobbiamo depotenziare la ricerca scientifica e rinchiudere i rubinetti del sapere, della conoscenza, in copyright fuori luogo e senza senso per l'umanità.
Siamo tutti sullo stesso pianeta. E anche se non fossimo particolarmente sensibili alla sofferenza altrui, o fossimo dei razzisti incalliti, dovremmo (dobbiamo) imparare a considerarci un tutt'uno e a vedere nello studio e nella prevenzione di simili catastrofi l'unica possibilità di sopravvivenza della nostra specie.
Chi non capisce questo o, peggio, continuerà a dividere più che a unire, ad arricchirsi a danno degli altri e del pianeta, a privatizzare saperi diffusi e medicine tradizionali (facendoli passare come proprie invenzioni) è un nemico dell'umanità.
Abbiamo già i nomi e i cognomi. Ma non vogliamo la loro distruzione, chè andrebbe a contraddire lo spirito unitario che ci deve muovere.
Vogliamo che cambino idea o che vengano messi in minoranza.
I poveri del pianeta, e chi sta con loro, devono ribellarsi allo status quo e imporre ai governi politiche che mettano in primo piano la pace, la salvaguardia e la tutela dell'ambiente del pianeta, la ricerca dei metodi di prevenzione più efficaci da mettere a disposizione di tutti, la libera circolazione del sapere e la libera diffusione della conoscenza.
In un mondo meno egoista e distratto il numero dei morti causati dallo tsunami asiatico sarebbe stato più basso.
Ma non è mai troppo tardi.

Pixim
cma

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