Senza offesa per gli esimi politici che ho scelto come destinatari del mio commento odierno, avrei preferito iniziare questo 2005 non bisesto con qualcosa di più allettante e attraente, con un argomento più importante per i destini dell'umanità tutta, con lo stato degli aiuti alle popolazioni colpite dal maremoto, o anche solo con qualche pettegolezzo frivolo sui vip più in vista dell'anno appena trascorso.
Ma ero ancora talmente stordito dalle nottate passate alla ricerca dell'invedibile cometa da non essere assolutamente in grado di articolare alcunchè, e da rischiare seriamente un sonno da mosca tze tze se non avessi letto sui quotidiani di questo assolato 4 gennaio le frasi di Lorrai e Floris su opere pubbliche e parcheggi.
A queste dichiarazioni - i cui autori ringrazio - devo la sveglia di soprassalto, condita da un raro senso di stupore che mi assale solo quando leggo stronzate. Il che non vuol dire che queste lo siano nè che non le dica anch' io. Solo che ho la fortuna di non leggermi sui giornali.
Sia Floris che Lorrai se la prendono con il comitato di cittadini del quartiere San Benedetto, a Cagliari, reo di osteggiare la costruzione di un parcheggio multipiano per auto in una zona già congestionata e ricca solo di squallidi palazzoni. Il primo li accusa in sintesi di essere cittadini di sinistra e di strumentalizzare tutte le cose che la sua giunta fa; il secondo addirittura li apostrofa per le proteste ingrate, visto che grazie a questo mostro d'acciaio di 4 piani il valore delle case di San Benedetto crescerà.
Entrambi gli amministratori sostengono le ragioni dei commercianti del mercato civico che sperano, grazie ai nuovi 400 posti auto, di rinvigorire le vendite.
Per età e formazione i nostri cari politici appartengono a quella schiera di cagliaritani che crede nel valore della crapula a tutti i costi e che individua nella mole degli scambi commerciali ittici la qualità della vita dei cittadini del comune.
Nelle loro scuole hanno imparato che la miseria del dopoguerra può essere sconfitta solo con la crescita a dismisura e senza freni nè regole dell'economia "di mercato" (e il boom degli anni '60 pareva dargli ragione) e con il privilegio accordato alla lobby dell'auto e del trasporto su gomma.
Per loro, il valore dell'appartamento è più importante della salute dei suoi abitanti (si vabbè, esagero, si tratta di un'iperbole, ma che allora stiano più attenti a quello che dichiarano ai giornalisti) e di quella degli abitanti di un intero quartiere. Davanti alla povertà, pensano loro, la prevenzione delle malattie deve fare un passo indietro.
Eppure, a prescindere da tutte le altre considerazioni, proprio ciò che dicono di voler tutelare è maggiormente minacciato dalle loro scelte. Infatti il volume degli affari dei commercianti di San Benedetto e il valore degli immobili del quartiere non è avvantaggiato dalla loro politica dei parcheggi.
Cagliari non è l'unica nè la prima città ad avere il problema del traffico in centro storico. L'esperienza degli altri comuni (di solito più avanzati del nostro in termini di qualità della vita e di servizi: lo dicono tutte le statistiche nazionali) dimostra però che attirare le auto in centro costruendo parcheggi non fa altro che moltiplicare il fenomeno e rendere inutili in quanto cronicamente insufficienti i parcheggi costruiti.
E' un po' come ostinarsi a dare una medicina - già rivelatasi inadatta - al nuovo paziente affetto dalla stessa malattia.
Il valore delle case, poi, non aumenta di certo se, affacciatosi alla finestra, l'acquirente si trova di fronte, e più in alto ancora, un simpatico automobilista che ha appena finito di gasare la finestra e si accinge a godersi lo spettacolo della signorina del secondo piano che si fà la doccia. Io non comprerei mai un simile appartamento, neanche con uno sconto sul prezzo.
Viceversa lo comprerei se avessi sotto casa un bel giardinetto e se il quartiere fosse servito e fornito di servizi avanzati; se potessi fare una passeggiata in via Paoli senza l'ansia di dover respirare benzene e magari in bicicletta; se sapessi che al mercato del pesce la gente ci va in autobus e gratis e che le buste della spesa ci possono essere recapitate a domicilio (e sempre gratis). La concorrenza delle megalopoli delle cittamercato non la si affronta con qualche parcheggio in più.
Bene: che senso ha dare corso ai propri piani se hai contro gli stessi cittadini che dici di voler tutelare? Possibile che non esistano margini di discussone e di revisione, come per il progetto di piazza Giovanni XXIII? Cosa ne pensa la circoscrizione? E cosa ne pensa di un quartiere in cui l'unico spazio verde esistente - piazza Galilei - è stato abbandonato a se stesso fino alla completa trasformazione, in cui non esiste una biblioteca o uno spazio pubblico di aggregazione? E quale è il vero progetto per piazza Garibaldi?
Se Floris e Lorrai facessero un ulteriore sforzo, potrebbero dare un senso ancora più profondo all'idea che hanno della città. Non pretendo la realizzazione immediata del lungomare agognato - che pure è un'opera importante e meritoria, finalmente - nè mi accanisco sulle strade dissestate - che sono un problema fisiologico di una città che punta al miglioramento dei suoi servizi - mi basterebbe un maggiore rispetto del ruolo e della volontà dei cittadini, riuniti anche in comitati spontanei, una maggiore umiltà e attenzione verso le esperienze altrui e un coinvolgimento più ampio delle intelligenze di quartiere, che sono molte.
pennarrabbiata
cma