Quel termine "gente" che ho messo tra virgolette nel titolo sta ad indicare l'imbarazzo e la diffidenza con cui tratto alcune generalizzazioni.
Cosa vuol dire "gente"? Chi sono quegli "italiani" ai quali i politici dicono di fare costante riferimento? E chi i titolari dei diritti sul territorio?
Insomma, prima di passare dal particolare al generale è meglio chiarire bene i termini della questione.
Voglio dire: un conto è affermare "tutti i cavalli hanno 4 zampe", oppure "gli inglesi bevono il tè alle ore 17,00 locali circa" - affermazioni sufficientemente vicine alla realtà - tutt'altra cosa è dire "Silvio Berlusconi fà gli interessi degli italiani" oppure "Romano Prodi ha fatto quelli degli europei".
Ci sono ambiti e argomenti in cui è difficile non vedere che "gli interessi" in campo sono almeno due, diversi e distinti, a volte persino opposti. La composizione stessa delle nostre istanze politiche ci parla, grossomodo, di mezza Italia di centrosinistra e mezza di centrodestra.
Una realtà - quella parlamentare - che non riesce ad essere unita ed univoca neppure quando si tratta di emergenze umanitarie. Figuriamoci quando si tratta di pensioni, prezzi, tasse, scuola...parchi.
E a proposito di parchi, ma anche di coste, la vicenda del Gennargentu e quella del decreto che vieta le costruzioni fino a 2 km. dal mare, mi paiono emblematiche di una contraddizione che si sta sviluppando e incancrenendo:
chi decide su cosa?
Al di là degli aspetti giurisprudenziali e di diritto costituzionale, nonchè delle già regolamentate competenze a legiferare, ho l'impressione che le vicende storiche seguite alla morte di Tito (la prendo molto alla larga) e al disfacimento di Yugoslavia e URSS abbiano dato la stura alle recriminazioni geografiche più disparate.
Da quelle sacrosante dei paesi baltici a quelle un po' più bislacche dei nostri padani.
Il risultato è che anche qui da noi si è innescata una reazione a catena per cui le Regioni vogliono più autonomia dallo Stato che invece, almeno su alcune questioni, è restio a darne; le Province la vogliono dalle Regioni che invece vorrebbero abolire questi enti intermedi; i Comuni la pretendono in nome della nuova filosofia costituzionale; i comitati di cittadini la reclamano - in quanto cittadini del Comune - per gestire a loro piacimento il territorio.
Noi sardi (altra generalizzazione impropria?) rappresentiamo un'anomalia. Infatti, pur essendo un popolo che vanta da sempre la propria specificità e il proprio diritto alla autonomia, da un lato non riusciamo a elaborare neppure un nuovo Statuto, dall'altro - sull'onda di questa nuova cultura pseudo decentratoria - chiediamo allo Stato la cancellazione del Parco del Gennargentu e alla Regione l'abolizione del decreto salva coste.
La Regione si adegua e chiede anch'essa allo Stato l'abrogazione del decreto Ronchi, ma non ne vuol sapere di restituire agli abitanti di Olbia e di Alghero il loro "diritto" a gestire le loro coste.
Salvo poi scoprire che a non volere il parco sono soprattutto i cacciatori e i loro referenti nei vari consigli comunali e che ad Olbia e ad Alghero le opposizioni non la pensano come i sindaci e che l'ostracismo verso la legge salva coste è soprattutto degli imprenditori edili. O giù di lì.
Ma allora?
Allora non lo so.
Forse bisognerà cominciare col diffidare di chi parla a nome di tutti e nell'interesse di tutti.
E poi rendersi conto che, ferme restando le prerogative e le competenze legislative esistenti, la strada delle riforme non è ancora tracciata del tutto e che altre se ne prospettano, magari più ambigue e confuse, con un colpo al cerchio del decentramento e uno alla botte dell'accentramento.
Che fare?
pg8
cma